Loffensiva del Têt fu un attacco a sorpresa su larga scala sferrato dall'esercito nordvietnamita e dai Viet Cong durante la guerra del Vietnam. L'offensiva fu lanciata la notte del capodanno vietnamita (Tết Nguyên Ðán), cioè tra il 30 e il 31 gennaio 1968Herbert Y. Schandler, Lyndon Johnson and Vietnam: The Unmaking of a President, p. 74 e avvenne durante la presidenza di Lyndon B. Johnson.

Gli attacchi delle forze comuniste colpirono pressoché tutte le maggiori città del Vietnam del Sud e ottennero inizialmente notevoli successi, cogliendo impreparate le forze armate americane e sudvietnamite. Dopo violenti scontri e pesanti perdite per entrambe le parti, le forze americane e sudvietnamite ripresero il controllo della situazione, riconquistando le posizioni inizialmente perdute.

L'offensiva del Têt fu un momento decisivo della guerra del Vietnam; nonostante il mancato successo militare, costituì una grande vittoria morale e propagandistica per i Viet Cong e il Vietnam del Nord e provocò una grave crisi politica e psicologica negli Stati Uniti. Entro poche settimane il presidente Lyndon B. Johnson decise di ritirarsi dalla vita politica e di arrestare l'escalation, dando inizio a colloqui di pace che furono portati a termine dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense Henry Kissinger, durante la successiva amministrazione di Richard Nixon.

Le fasi della guerra

Nel luglio 1967, una riunione della dirigenza del partito comunista analizzò la situazione politico-militare in Vietnam del Sud e decise di riorientare le proprie operazioni per prendere di mira due debolezze politiche fondamentali degli Stati Uniti: in primo luogo, il grave divario tra governo e opinione pubblica statunitense circa il sostegno alla guerra e i suoi progressi; secondariamente, le tensioni esistenti tra l'esercito statunitense e i suoi alleati vietnamiti.

La dirigenza decise di concentrarsi su poche operazioni di alto profilo, che avrebbero fatto presa sul pubblico americano e sui media, piuttosto che combattere il conflitto lontano dai maggiori centri urbani. Questo avrebbe sollevato il morale del Nord, sperabilmente ispirato sollevazioni a Sud e fornito l'impressione, realistica in caso di successo, che gli Stati Uniti d'America e l'ARVN non stessero vincendo la guerra e che ci sarebbe voluto molto tempo prima che questo avvenisse. La nuova politica segnò anche una vittoria dei "falchi" sulle "colombe" all'interno della dirigenza del partito comunista, e alla fine del 1967 circa 200 ufficiali anziani tra le colombe furono epurati. La strategia delle colombe si basava su un mix di guerriglia a bassa intensità, accordi diplomatici e sulla richiesta di maggiori aiuti all'URSS, soprattutto in campo aeronautico.

I "falchi", guidati da Lê Duẩn, segretario generale del partito, e dal generale Nguyễn Chí Thanh, responsabile politico-militare dei Viet Cong, invece volevano mantenere il Vietnam equidistante da Cina e URSS, oppure preferivano un'alleanza tattica con l'ingombrante vicino settentrionale; essi inoltre erano determinati a passare decisamente all'offensiva per ottenere la vittoria in tempi brevi. Contrariamente a quanto supposto da molti giornalisti, i governanti vietnamiti non tenevano in gran conto l'opinione pubblica occidentale e furono i primi a essere sorpresi del clamore che l'offensiva suscitò in occidente, dall'esplodere dei movimenti pacifisti e contro la guerra e dall'impatto che questa operazione portò sulla politica interna americana e sulle elezioni presidenziali.

Il generale Võ Nguyên Giáp, uno dei capi delle "colombe", non condivideva completamente le strategie aggressive di Thanh e Lê Duẩn e nel settembre 1967 pubblicò un suo documento di analisi politico-militare che affermava che la guerra stava evolvendo in senso favorevole alle forze comuniste ma che era necessaria prudenza e tempo per logorare lentamente gli americani. Nonostante le divergenze, Giáp fu però pragmaticamente mantenuto al comando, sia per la sua grande esperienza sia per il prestigio conquistato battendo i francesi con un misto di guerriglia e combattimenti convenzionali. Una delle ragioni per cui questa strategia si rivelò così efficace fu che i leader statunitensi, fornendo notizie fuorvianti, stavano semplicemente mentendo al pubblico americano su quello che realmente accadeva in Vietnam, cosa in seguito ammessa dall'allora segretario alla Difesa Robert McNamara e da altri alti ufficiali statunitensi (lo dimostrano svariati documenti, registrazioni audio, eccetera).

All'inizio del 1968 gli americani erano stati indotti a credere che vietcong e nordvietnamiti fossero sull'orlo della sconfitta e che gli USA avrebbero presto vinto la guerra; l'impressione era corroborata dai comportamenti del presidente Lyndon B. Johnson e del segretario McNamara, che tennero nascoste le informazioni sulla reale situazione in Vietnam. Un gruppo di eminenti consiglieri di Johnson, conosciuti come i "saggi", dopo il Têt si volse contro l'intervento diretto in Vietnam.

Inoltre esistevano notevoli discrepanze tra le stime delle forze comuniste impegnate nel Vietnam del sud secondo la CIA ( circa) e i servizi delle forze armate (circa ). Anche l'esercito del Vietnam del sud tendeva a minimizzare le forze vietcong dopo le dure offensive dal 1966 e del 1967. Le cifre della CIA si rivelarono quelle più corrette e, anzi, probabilmente erano frutto di una stima per difetto, poiché nelle settimane immediatamente precedenti l'offensiva i vietcong riattivarono alcuni loro reparti dormienti, mentre truppe nordvietnamite penetrarono, in piccoli gruppi, al Sud. Inoltre i nordvietnamiti e i vietcong disponevano di un servizio di informazioni eccellente e molto ben collaudato, che si stava pienamente riprendendo dai colpi subiti negli anni precedenti.

La pianificazione dell'operazione

La pianificazione complessiva dell'operazione fu condotta dal comandante dell'NVA (Armata Nordvietnamita) Võ Nguyên Giáp, e in loco dal Colonnello Generale Tran Van Quang, Segretario Generale del partito nella regione del Tri-Thien e comandante del quartier generale della regione militare in cui Huế era situata. Furono pianificate una serie di audaci incursioni in tutto il Sud, coinvolgendo ogni città degna di nota e utilizzando praticamente tutte le unità, pianificando quasi quaranta attacchi principali e innumerevoli scontri minori.

In previsione dell'offensiva, l'NVA aveva inviato a sud soldati addizionali e un ingente carico di armi, con armi di fanteria inviate nella sola Cocincina.

L'offensiva si prevedeva ardua dal punto di vista tattico, ma venne pianificata per il suo potenziale effetto strategico. La dirigenza nordvietnamita era conscia della debolezza del fronte interno statunitense e dello scarso supporto domestico per una guerra che veniva già dichiarata come vinta dal comando americano. Un'offensiva su larga scala, con (persino minimi) guadagni territoriali e numerose vittime americane, avrebbe causato aspre critiche negli Stati Uniti. Si contava inoltre sul fatto che gli sforzi dell'NLF e dell'NVA avrebbero provocato una sollevazione popolare generale nel Sud.

La festività del Têt era stata tradizionalmente rispettata con una tregua, fin dai combattimenti contro i francesi. Il fattore sorpresa era di capitale importanza, perciò l'NLF e l'NVA annunciarono che avrebbero rispettato un "cessate il fuoco" di sette giorni a partire dal 31 gennaio. Questo periodo di tempo inusualmente lungo fu scelto per confortare i militari americani, che lo avrebbero interpretato come un segnale di urgente bisogno di pausa da parte dei vietcong, e avrebbe anche incoraggiato i comandanti dell'ARVN a concedere licenze alle loro truppe. L'NVA era consapevole che attaccare durante il Têt avrebbe causato risentimento tra i civili.

L'NVA aprì anche esitanti colloqui di pace con l'esercito americano: speravano di rafforzare l'impressione della loro debolezza e che gli USA avrebbero cercato di forzare concessioni da parte del governo sudvietnamita in risposta alle condizioni impostate dal Nord.

L'inganno più significativo e costoso fu quello di presentare agli USA una grave minaccia, lontana dal sud urbanizzato, e così due grandi basi statunitensi a nord, vicino al confine, furono bersagliate. Con il ricordo di Điện Biên Phủ si sperava che gli attacchi ad avamposti isolati avrebbero attratto l'attenzione dell'esercito USA (e dei media). Le due basi erano a Dak To e Khe Sanh. Dak To fu attaccata a novembre e l'attacco a Khe Sanh sarebbe iniziato pochi giorni prima delle operazioni nel sud.

Le similitudini tra Điện Biên Phủ e Khe Sanh erano intese a incantare i consiglieri statunitensi. Khe Sanh era vicina al Sentiero di Ho Chi Minh, a soli 20 km dal confine tra Nord e Sud e a 8 km dal Laos. In quel terreno elevato e difficile, i rifornimenti potevano essere impossibili con il brutto tempo. Un'ulteriore complicazione fu che la base si estendeva su una vasta area. La vicina base delle Forze speciali di Lang Vei sembrava anch'essa vulnerabile. Khe Sanh era difesa da due reggimenti dei marines, comandati dal colonnello Lownds e da una forza numericamente simile delle truppe dell'ARVN.

La reazione statunitense

La risposta dei militari statunitensi fu irregolare per colpa di un'intelligence sul campo troppo contraddittoria. Che Khe Sanh sarebbe stata una grande battaglia era convinzione comune: il personale del Vietnam Studies and Observations Group dava per certo e imminente uno scontro decisivo. La base americana fu rinforzata e migliaia di UGS furono sparpagliati nella giungla circostante con l'operazione Niagara. L'intelligence statunitense identificò almeno uomini dell'NVA nelle vicinanze.

I combattimenti furono più intensi attorno a Khe Sanh. L'NVAC schierò tre divisioni di regolari attorno alla base, per un totale di circa uomini. L'azione iniziò lì attorno dieci giorni prima del Têt, con attacchi di prova e scambi di colpi di artiglieria. Due posizioni sulle colline furono catturate il 20 gennaio, tagliando la base dalle rotte terrestri di rifornimento. L'attenzione al MACV e a Washington era ossessionata da Khe Sanh, e altri problemi furono trascurati o sminuiti. L'assalto principale non iniziò fino al 5 febbraio. Lang Vei fu travolta il 7 febbraio, le linee a Khe Sanh furono pesantemente attaccate, e il campo fu preservato solo grazie a massicce incursioni aeree e allo sbarramento di artiglieria (oltre 30 000 missioni furono fatte volare in difesa della base). Dopodiché il ritmo rallentò, la battaglia divenne più un assedio, anche se ci furono ulteriori assalti dell'NVA il 17-18 e il 29 febbraio. Khe Sanh fu ufficialmente salvata il 6 aprile e i combattimenti cessarono il 14 aprile. Probabilmente circa 8 000 soldati dell'NVA morirono attorno a Khe Sanh.

Al sud i combattimenti iniziarono il 29 gennaio, quando unità dell'NLF iniziarono prematuramente gli attacchi in quattro città provinciali. I restanti attacchi dell'NLF/NVA iniziarono nella notte del 30-31. Tutte le capitali provinciali meno otto furono attaccate, cinque delle sei città autonome e 58 altre città importanti. I principali attacchi furono a Buôn Ma Thuột, Quang Nam, Dalat, Mỹ Tho, Cần Thơ, Ben Tre, Nha Trang, e Kontum. Solo a Huế, l'antica capitale, e a Saigon l'NVA ebbe un successo significativo, ma la sperata sollevazione popolare (khnoi nghai) praticamente non avvenne: molti sudvietnamiti dimostrarono un forte supporto per l'ARVN.