Portava lo stesso nome del padre, Garibaldo, morto tre mesi prima della sua nascita, lasciando la moglie vedova con undici figli.

Biografia La famiglia Benifei, originaria di Campiglia Marittima, fu costretta nel 1922 a rifugiarsi a Livorno a causa delle persecuzioni fasciste. I fratelli maggiori di Garibaldo, Rito (anarchico) e Antonio (socialista), erano infatti attivi politicamente e nel mirino del regime.

Nel 1924 Garibaldo dovette abbandonare la scuola per contribuire al sostentamento familiare: lavorò come garzone in vari bar, poi come portantino presso la vetreria Rinaldi e, fino al 1931, come fattorino al consolato americano. In quello stesso anno aderì all'organizzazione clandestina del Partito Comunista d'Italia. Nello stesso periodo, suo fratello Eros, iscritto al PCI dal 1928, venne inviato a Parigi per frequentare una scuola politica del partito.

Nel 1933 Benifei fu arrestato per attività sovversiva, accusato di possedere volantini di propaganda antifascista. Picchiato duramente in questura, venne condannato a un anno di reclusione, che scontò nel Palazzo dei Domenicani di Livorno, dove conobbe Sandro Pertini. L'arresto avvenne una mattina di luglio: sua madre, gravemente malata, morì poco dopo, e quella fu l'ultima volta che la vide.

Scarcerato nel 1934, trovò impiego in una fabbrica di radiatori e riprese la militanza clandestina, occupandosi del soccorso rosso, della diffusione di volantini e dell'organizzazione di riunioni segrete. Nuovamente arrestato nel 1939, fu condannato dal Tribunale Speciale a sette anni di carcere per sovversione e trasferito nel 1940 alla prigione di Castelfranco Emilia, dove rimase fino al 26 agosto 1943, un mese dopo la caduta di Mussolini.

Rientrato a Livorno, partecipò alle prime riunioni della concentrazione antifascista, embrione del futuro Comitato di Liberazione Nazionale locale, composto da esponenti socialisti, repubblicani e comunisti. Tra la fine del 1943 e l'estate del 1944 prese parte alla guerra di liberazione nelle formazioni partigiane attive nella zona.

Il 24 gennaio 1945 sposò la partigiana Osmana Benetti, compagna di vita e di lotta conosciuta nell'ottobre 1943. Il loro fu il primo matrimonio civile celebrato a Livorno nel dopoguerra, officiato da Furio Diaz, primo sindaco della città liberata il 19 luglio 1944. Il matrimonio, durato circa 65 anni, divenne un simbolo della rinascita cittadina. Osmana, registrata all'anagrafe con quel nome ma conosciuta da tutti come Osman – come la chiamava il padre che avrebbe voluto un figlio maschio – ricevette con Garibaldo i doni dei compagni: lenzuola, asciugamani e tovaglie, fedi nuziali in acciaio offerte dai lavoratori del cantiere e lire donate dalla federazione livornese del PCI.

Dopo la Liberazione, Benifei si dedicò alla riorganizzazione del movimento cooperativo nella provincia di Livorno, operando dapprima all'Isola d'Elba e poi a Piombino. Fu presidente provinciale della Legacoop, membro del consiglio nazionale dell'organizzazione e presidente della Federazione provinciale cooperative di Livorno, attiva anche nell'entroterra pisano. Rivestì inoltre l'incarico di commissario politico della Divisione Interprovinciale Livorno-Pisa e ricoprì vari ruoli in enti di volontariato, tra cui la Società Volontaria di Soccorso e l'Ente Comunale di Assistenza.

Dal 1950 al 1976 fu inserito in un elenco della Questura di Livorno di "persone pericolose per l'ordine pubblico"

Figura di spicco dell'antifascismo livornese, Benifei fu per molti anni testimone attivo della memoria della Resistenza. Partecipò a incontri nelle scuole e accompagnò gli studenti, insieme alla moglie, nei luoghi degli eccidi nazisti, trasmettendo alle nuove generazioni i valori di libertà e giustizia. Nel 1996 pubblicò il volume autobiografico Per la libertà (Coop Toscana Lazio).

Iscritto nel corso della sua vita al Partito Comunista Italiano, al Partito Democratico della Sinistra, ai Democratici di Sinistra e infine al Partito Democratico, festeggiò il 31 gennaio 2012 il suo centesimo compleanno.

Il 19 dicembre 2014 ricevette l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana.

Garibaldo Benifei si spense a Livorno il 24 aprile 2015, alla vigilia della Festa della Liberazione, all'età di 103 anni. Al momento della sua morte era il partigiano più anziano d'Italia.

Il 28 settembre 2015 il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, insieme al figlio Maurizio Benifei, inaugurò una targa commemorativa nella sala del consiglio comunale. Nove mesi più tardi, all'età di 93 anni, morì anche la moglie Osmana Benetti.

Onorificenze

Note

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