LUniversità di Lucca, detta anche Università lucchese o, dopo l'incorporazione del Granducato di Toscana nel Regno di Sardegna, Regia Università di Lucca, è stato un ateneo attivo a Lucca dal 1787 al 1867.
Storia Origini medievali Prima che fossero aperte le prime università, nell'alto medioevo, la trasmissione delle conoscenze al livello più alto avveniva presso i grandi monasteri e le scuole scrittorie delle cattedrali. A Lucca, che a quell'epoca fu capitale prima di un ducato longobardo e poi della Marca di Tuscia, esistette certamente una scuola scrittoria ove si potevano studiare le lettere, la teologia, la legge e forse anche la medicina. Da questa antica scuola scrittoria deriva il fatto che gli arcivescovi di Lucca conferivano lauree. Per il XV secolo, ad esempio, nei documenti della Cancelleria Arcivescovile si trovano i nomi di oltre 130 persone addottoratesi a Lucca per concessione della suprema autorità ecclesiastica. Tale usanza, come vedremo, perdurò, anche se solo a livello cerimoniale, fino alla metà del XIX secolo. Il 6 giugno 1369 l'imperatore Carlo IV concesse allo stato lucchese l'istituzione di uno Studium Generale. Il 13 settembre 1387 tale concessione venne anche dal Papa Urbano VI. Un solo tentativo fu fatto per creare lo studium durante il XIV secolo, per la precisione nel 1376, ovvero quando si aveva solo la sanzione imperiale. Tale tentativo si esaurì senza risultati per motivi che i documenti conosciuti non ci permettono di appurare.
Alla metà del secolo XV il Gonfaloniere Giovanni Gigli si adoperò perché il Consiglio Generale della Repubblica di Lucca stanziasse i fondi necessari all'apertura dell'università. La proposta del Gigli riscosse un'ampia maggioranza. Il 31 ottobre 1455 fu così incaricata una commissione di sei saggi che avrebbe dovuto fare tutto il necessario per inaugurare i corsi entro un anno e mezzo. All'erigendo Studium vennero destinati quattromila fiorini. Anche in questo caso l'Università non fu aperta.
Si può comunque parlare di origini medievali dell'ateneo lucchese per due motivi. Principalmente perché, utilizzando le sanzioni imperiale e papale, pur non dando vita ad uno studio completo, lo stato lucchese volle istituire per la durata di quattro secoli alcune cattedre superiori stipendiando dei professori. Il secondo motivo è poi da individuarsi nel fatto che, nel XVIII secolo, il governo della Repubblica, nell'erigere lo studium, si riferì proprio ai documenti imperiale (1369) e papale (1387) per legittimare la nuova istituzione.
In letteratura troviamo solo il nome di due professori operanti in epoca medievale. Essi sono Raffaele da Lucca, lettore di Filosofia, Logica e Retorica dal 1376 e Lando da Colle, lettore di Medicina dal 1389Sabbatini 2006; .
Gli storici locali si sono spesso chiesti quali fossero i veri motivi che affossarono la possibilità di aprire l'Università nei secoli XV e XVI, quando l'ambiente culturale lucchese era molto vivace e l'economia ancora fiorente. I vari autori hanno nel tempo fornito molteplici risposte. Torselli, Del Prete e Barsanti individuano il principale problema nel voler evitare, da parte dei vari governi, pericoli per la quiete interna dello stato, in un periodo in cui esso era dilaniato da varie problematiche, dalle congiure dei Poggi, di Pietro Fatinelli e di Francesco Burlamacchi al dilagare delle idee religiose riformate nelle classi dirigenti. Gli stessi studiosi appuntano anche l'attenzione sul fatto che, fin dal secolo XIV, quando la libertà fu pagata all'imperatore Carlo IV centomila fiorini, si impegnasse gran parte delle risorse del tesoro per difendere l'indipendenza della Repubblica. Il Tommasi (1847) parla invece della “solita ripugnanza allo spendere”, che caratterizzava i governi della Repubblica, individuando in questo il motivo della mancata apertura di una “istituzione sì santa, posta tanto tempo in non cale dalla incuria e grettezza de' padri”.
In tempi recenti si è fatto osservare come non fosse poi tanto raro, fino al XVIII secolo, il tenere le maggiori istituzioni universitarie fuori dalle città capitaliGiambastiani 2007; a titolo di esempio basti qui far osservare come il Ducato di Milano avesse la sua maggiore università in Pavia, la Repubblica di Venezia l'avesse a Padova, mentre il Granducato di Toscana l'avesse in Pisa. In sostanza, la libera circolazione di idee che contraddistingueva le università era vista come possibile fonte di instabilità politica e si preferiva decentrare l'importante funzione dell'insegnamento in centri minori. La Repubblica di Lucca, in età moderna ormai ridotta in un territorio ristretto e privo di città diverse dalla capitale preferì, per quattro secoli, rinunciare allo Studium.
XVI secolo In questo secolo di grandissima vivacità culturale ed economica per la Repubblica di Lucca, pur in assenza di uno studio generale, va segnalata l'attività di insegnamento in città di alcune delle figure principali della cultura italiana dell'epoca. Tali personaggi, in varie città, italiane ed estere, occuparono a più ripresa cattedre superiori. Sulle cattedre pubbliche delle scuole lucchesi insegnarono Antonio Bendinelli, Aonio Paleario e Gherardo Sergiusti. Oltre a queste pubbliche cattedre, che pur non inserite in una università completa erano istituzioni dello stato, va segnalata la scuola teologica del convento di San Frediano, diretta da Pietro Martire Vermigli ove insegnarono Paolo Lazise (cattedra di latino), Celso Martinengo (cattedra di greco) e Emanuele Tremellio (cattedra di ebraico). A questo panorama va aggiunta la presenza in città di Celio Secondo Curione che fu precettore in una casa privata. Tutto il vivace ambiente culturale che caratterizzò la prima metà del secolo fu spazzato via dalle accuse di eresia, che indussero la gran parte dei maestri sopra nominati a fuggire fuori d'Italia. D'altro canto la città di Lucca, che ospitò anche Ortensio Lando e dette i natali a Andrea Della Rena (detto Ammonio), si configurò come un centro estremamente legato al pensiero di Erasmo da Rotterdam. Tra gli allievi delle cattedre lucchesi, in particolare del Bendinelli e del Paleario, si segnala Pietro Simone Simoni, fondatore del Collegio Medico della città e successivamente esule a Ginevra perché accusato di eresia dove insegnò filosofia nella locale università (Accademia di Ginevra); indi il Simoni passò ad insegnare a Parigi, Heidelberg ed infine all'Università di Lipsia. Nell'ultima parte della sua vita riprese la professione medica a Praga e in Polonia.
XVII secolo Nel XVII secolo le notizie sulle cattedre pubbliche sono più scarse e sarebbero necessari ulteriori studi sui documenti. In quel periodo si affermò in città anche la scuola tenuta dai Chierici Regolari della Madre di Dio presso il convento di S. Maria Corteorlandini. Tra i professori di questa scuola ricordiamo il teologo Costantino Roncaglia (che tenne la cattedra fino al 1720) e il grecista Francesco Franchi, tra gli studenti Ippolito Marracci, Ludovico Marracci, e Bartolomeo Beverini. In seguito Ludovico Marracci vi divenne docente. Questo grande studioso tradusse il Corano in latino e passò, nel 1656, ad insegnare dalla cattedra di lingua araba alla Sapienza di Roma. Lo storico e poeta B. Beverini invece divenne lettore di retorica presso le scuole dello stesso convento di S. Maria Corteorlandini a partire dal 1653; in seguito, nel 1666, il Senato della Repubblica di Lucca lo nominò pubblico lettore di Eloquenza e questo vale a dimostrare come le cattedre pubbliche ricevessero ancora cure ed attenzioni da parte del governo. A testimonianza di come il XVII secolo meriterebbe studi più approfonditi vi sono alcuni altri dati frammentari. In quel secolo fu infatti istituito in città un primo Orto Botanico destinato alla coltivazione delle piante medicinali. Anche per creare quest'Orto si ideo una soluzione originale, diversa da quella attuata nei centri universitari, dove le istituzioni botaniche dipendevano dall'ateneo. A Lucca il governo dette in uso gratuito a due botanici, Tomaso e Gregorio Fulcheri, una casa ed un terreno siti in via della Caserma, a patto che essi si impegnassero a coltivarvi le specie vegetali di maggiore utilità farmaceutica. Presso l'ospedale di San Luca vi era poi un'attività di ricerca in campo anatomico, come testimoniato dal ritrovamento, in scavi condotti nell'antica cappella ospedaliera al principio del XXI secolo, di alcuni crani umani sezionati a scopo sperimentale. D'altro canto si sa che a Lucca fu attivo il medico Francesco Maria Fiorentini, già laureatosi a Pisa e corrispondente di Francesco Redi, Marcello Malpighi, C. Auber e del Munser. Il Fiorentini invitò a Lucca lo Stenone e compilò un'opera anatomica ritenuta di grande importanza per la conoscenza dei vasi linfatici. Questo grande medico pubblicò infatti uno studio sulla materia lattescente prodotta nella regione mammaria ed ascellare nei cadaveri; fece anche parte dell'Offizio sopra le Scuole, suprema magistratura della Repubblica preposta alla pubblica istruzione e gli furono offerte cattedre alla Sapienza di Roma e all'Università di Parma. Oltre agli studi certamente fatti sui cadaveri dal Fiorentini, sappiamo anche che i Conservatori di Sanità, nel 1641 autorizzarono il Dottor Giacinto Corvetti da Tereglio ad aprire i cadaveri. Tale autorizzazione fu ribadita, nel 1664, a favore di Giuliano Corvetti, figlio di Giacinto, e dei dottori Ariani e Marcucci; i cadaveri venivano prelevati dalle carceri del Sasso e sezionati presso l'ospedale di San Luca. Proprio con Giuliano Corvetti viene inaugurata, presso lo stesso ospedale di Sal Luca, la cattedra di anatomia (1692). Conosciamo anche i nomi di due allievi del Corvetti, Francesco Brezzi e Agostino Guidotti. Alla fine del XVII secolo sappiamo dunque per certo che, pur in assenza di uno studio completo, il governo lucchese manteneva, a spese del pubblico erario, professori che occupavano cattedre superiori. Tali erano certamente le cattedre di materie filosofiche, teologiche e letterarie già citate per il XVI secolo ed anche questa cattedra di anatomia. Per chiudere il quadro su un periodo troppo poco conosciuto va poi ricordato che le leggi statali imponevano ad alcune matricole e collegi professionali (antenati degli attuali ordini professionali) di impartire pubbliche lezioni, tenute dagli iscritti, destinate ai praticanti, agli aspiranti, ma anche, cosa assai interessante, a chiunque volesse parteciparvi. Anche in quest'ultimo caso si tratta del tentativo, in alcuni casi riuscito, di ottenere un'alta qualità delle figure professionali che si andavano a formare in uno stato privo di un completo istituto superiore di studi.
Sovvenzioni a favore degli studenti all'estero e Collego Sinibaldo