La crisi dei missili di Cuba, nota a Cuba come crisis de octubre ("crisi di ottobre") e in Russia come Карибский кризис (Karibskij krizis, "crisi dei Caraibi"), fu uno stato di grave tensione politica e diplomatica tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica, generato dal dispiegamento di missili balistici sovietici in territorio cubano. L'episodio, avvenuto durante la presidenza Kennedy, fu uno dei momenti più critici della guerra fredda e più a rischio di innesco di un conflitto nucleare.
Reagendo all'installazione di missili PGM-19 Jupiter presso basi situate in Italia e Turchia (1959) e alla fallita invasione della baia dei Porci (1961), il leader sovietico Nikita Chruščёv decise di posizionare missili con testata nucleare a Cuba come deterrenza contro una possibile invasione statunitense dell'isola. Chruščёv e Fidel Castro raggiunsero un accordo segreto circa il dispiegamento dei missili nel luglio 1962, e poco dopo fu avviata la costruzione delle rampe di lancio. Benché il Cremlino negasse l'installazione di missili ad appena 140 km dalle coste degli Stati Uniti, i sospetti statunitensi furono confermati da un aereo da ricognizione Lockheed U-2 della United States Air Force, che il 14 ottobre 1962 fornì le prove fotografiche della presenza a Cuba di missili a medio raggio R-12 e raggio intermedio R-14. A seguito di questa conferma, gli Stati Uniti imposero il 24 ottobre un blocco navale militare per impedire l'arrivo di nuovi missili a Cuba, chiedendo lo smantellamento e il ritorno in Unione Sovietica dei missili già installati. Furono avviati anche preparativi per attacchi aerei ai siti di lancio e per un'invasione dell'isola, che prevedibilmente avrebbero potuto far precipitare la crisi verso una guerra aperta tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Dopo un lungo periodo di fitti negoziati, il presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy e Chruščёv giunsero a un compromesso: ufficialmente i sovietici avrebbero smantellato le loro armi a Cuba e le avrebbero riportate in patria in cambio del pubblico impegno statunitense a non tentare una nuova invasione dell'isola; in segreto, gli Stati Uniti avrebbero anche acconsentito a smantellare i loro missili Jupiter in Italia e in Turchia. Gli Stati Uniti tolsero quindi il blocco di Cuba il 20 novembre 1962, una volta confermato il ritiro di tutti i missili sovietici dall'isola. La vicenda mise in evidenza la necessità di una rapida, chiara e diretta linea di comunicazione riservata tra Washington e Mosca, e condusse infine all'istituzione della "linea rossa" tra le due capitali.
Contesto Guerra fredda
Gli Alleati della seconda guerra mondiale, usciti vincitori dal conflitto nel settembre 1945, erano composti da Stati molto diversi tra di loro: se Francia, Regno Unito e Stati Uniti d'America erano Stati fondati su un sistema multipartitico con libere elezioni democratiche e dotati di un'economia di mercato basata sul modello capitalista liberale, l'Unione Sovietica era un regime autoritario, monopartitico e con economia pianificata di tipo comunista basata sull'ideologia del marxismo-leninismo..
Tali differenze sfociarono in breve tempo in forti tensioni che dettero origine alla cosiddetta "guerra fredda": un conflitto caratterizzato non da combattimenti diretti su larga scala ma basato soprattutto sulla lotta ideologica e geopolitica delle due superpotenze per l'influenza globale. A parte lo sviluppo di arsenali di armi nucleari e il dispiegamento di vaste forze militari convenzionali, la lotta per il dominio fu espressa attraverso mezzi indiretti, come la guerra psicologica, le campagne di propaganda, lo spionaggio e gli embarghi di vasta portata. Il mondo si divise in un "blocco occidentale" guidato dagli Stati Uniti e da altre nazioni del Primo Mondo, soprattutto dell'Europa occidentale, e da un "blocco orientale" diretto dall'Unione Sovietica e dal suo Partito Comunista (PCUS); accanto ad essi si formò poi il movimento dei paesi non allineati. Parte dei paesi del blocco occidentale erano riuniti in un'alleanza militare difensiva nota come Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO), mentre alcuni paesi del blocco orientale a loro volta si erano uniti nel Patto di Varsavia.
Il mondo si trovò quindi diviso, secondo le parole dell'ex primo ministro britannico Winston Churchill, da una «cortina di ferro fatta calare sull'Europa da Stettino sul Baltico a Trieste sull'Adriatico».
Relazioni USA-URSS
All'inizio degli anni 1960 la competizione militare e politica tra statunitensi e sovietici raggiunse toni molto accesi. Il lancio il 4 ottobre 1957 dello Sputnik 1, primo satellite artificiale della storia, fece credere che l'Unione Sovietica fosse in netto vantaggio per quanto riguardava gli armamenti missilistici, con particolare riferimento al settore dei missili balistici intercontinentali (ICBM) capaci di colpire gli Stati Uniti con testate nucleari partendo direttamente dal territorio sovietico. L'esistenza di questo "divario missilistico" (missile gap) tra Unione Sovietica e Stati Uniti, per quanto alimentata da dichiarazioni propagandistiche del segretario del PCUS Nikita Chruščëv e da errate valutazioni dei servizi di intelligence occidentali, era tuttavia completamente illusoria: nel novembre 1959 Chruščëv dichiarò che l'Unione Sovietica stava producendo ICMB a un ritmo di 250 unità al mese, quando in realtà nel dicembre di quell'anno le disponibilità sovietiche si riducevano ad appena quattro missili intercontinentali tipo R-7 Semërka, inaffidabili e vulnerabili rispetto ad attacchi preventivi..
Ciò nonostante, il missile gap fu un tema molto dibattuto nella dirigenza politica e militare statunitense: i missili volavano a velocità enormemente superiori a quelle di un aereo da bombardamento, e a differenza di quest'ultimo non potevano essere abbattuti dalle difese antiaeree dell'epoca. La possibilità che la forza di bombardieri dello Strategic Air Command, perno delle capacità di attacco nucleare statunitensi, venisse spazzata via nelle sue stesse basi da un improvviso attacco di missili intercontinentali sovietici spinse l'amministrazione del presidente Dwight D. Eisenhower, martellata dall'opposizione sul tema del missile gap, a varare sul finire del 1957 un ampio ventaglio di programmi di potenziamento della componente missilistica degli Stati Uniti. Questi programmi, oltre a portare allo sviluppo di vari esemplari di ICBM statunitensi nonché dei primi esempi di sottomarini lanciamissili balistici, previdero anche l'installazione di missili balistici a medio raggio tipo PGM-19 Jupiter vicino ai confini dell'Unione Sovietica: entro l'ottobre 1959, 30 Jupiter erano stati schierati in dieci basi nel sud dell'Italia e altri 15 Jupiter in cinque basi nella Turchia occidentale..
Il missile gap fu uno dei temi principali della campagna elettorale che portò, nel gennaio 1961, John Fitzgerald Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti; una volta eletto, comunque, Kennedy lasciò cadere il tema, visto che nuovi rapporti di intelligence confermarono che il lieve vantaggio iniziale in campo missilistico dei sovietici era stato largamente colmato dagli statunitensi.. Nel 1961 i sovietici disponevano di soli 25 ICBM,. mentre lo sviluppo di modelli più avanzati era tormentato da incidenti, problemi ingegneristici e progettuali; l'Unione Sovietica disponeva di missili balistici a medio raggio in discreta quantità, circa 700, ma questi erano inaffidabili e imprecisi, e non in grado di raggiungere il cuore del territorio statunitense. Gli Stati Uniti, d'altra parte, potevano contare su 170 ICBM già operativi, mentre l'industria bellica ne stava rapidamente costruendo altri; inoltre, disponevano anche di otto sottomarini lanciamissili armati con 16 missili UGM-27 Polaris, ciascuno con una gittata di chilometri e in grado di trasportare una testata nucleare. Gli Stati Uniti avevano un notevole vantaggio nel numero totale di testate nucleari ( contro ), nella tecnologia necessaria per garantire un lancio preciso e anche riguardo ai missili antiaerei e alle forze navali e di aria; i sovietici, tuttavia, avevano un vantaggio di due a uno nelle forze di terra convenzionali, soprattutto per quanto riguardava i cannoni da campo e i carri armati schierati in particolare nel teatro europeo....
La situazione nel campo degli armamenti nucleari lasciava l'Unione Sovietica vulnerabile a un devastante attacco a sorpresa degli Stati Uniti, e ciò spinse Chruščëv a inscenare un bluff per mascherare questa debolezza. Il segretario del PCUS riteneva Kennedy troppo giovane e inesperto delle questioni internazionali, e quindi debole di fronte alle dimostrazioni di forza sovietiche. Pertanto, Chruščëv portò avanti con maggiore forza le pretese sovietiche, avanzate fin dal 1958, di estromettere le forze occidentali dalla parte ovest di Berlino, occupata dai quattro alleati sin dalla conclusione della seconda guerra mondiale: Berlino Ovest rappresentava un'agevole via di fuga per i cittadini della Repubblica Democratica Tedesca filo-sovietica, oltre che essere percepita dai sovietici come un "covo di spie" occidentali. Le minacce sovietiche di arrivare alla guerra se gli occidentali non si fossero ritirati da Berlino portarono a un prolungato stato di crisi dal giugno al novembre 1961: Berlino Ovest era militarmente indifendibile per gli occidentali, ma questi non vi potevano rinunciare sotto le minacce sovietiche senza perdere prestigio e credibilità sul piano internazionale. Kennedy rispose quindi con fermezza alle pressioni di Chruščëv, e decise un forte aumento delle spese militari per colmare il divario coi sovietici anche nelle forze convenzionali. La crisi di Berlino del 1961 fu infine risolta dalla decisione sovietica di costruire una barriera di separazione (il muro di Berlino) che isolasse il settore ovest e impedisse la fuga dei tedeschi dell'est, ma le truppe occidentali rimasero in città nonostante la minaccia di una guerra; scoperto il suo bluff, Chruščëv cercò altri punti di pressione su cui mettere alle strette Kennedy...
Rapporti USA-Cuba
Dopo Berlino, un importante elemento di frizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica era rappresentato da Cuba. Nel gennaio del 1959 il Movimento del 26 luglio guidato da Fidel Castro riuscì a scacciare dall'isola l'impopolare dittatore Fulgencio Batista, che gli Stati Uniti avevano precedentemente sostenuto.. Dopo un periodo di studio del nuovo governo insediato a L'Avana, gli Stati Uniti decisero di opporsi a un movimento, radicale benché non ancora dichiaratamente marxista-leninista, che rischiava di ispirare azioni simili contro altri governi amici dell'America Latina.. Soltanto dieci mesi dopo la rivoluzione cubana, la statunitense Central Intelligence Agency (CIA) sviluppò un piano per un'azione paramilitare contro Cuba, oltre a reclutare agenti nell'isola per compiere atti di terrorismo e sabotaggio, uccidere civili e causare danni economici.. Castro denunciò pubblicamente i sabotaggi statunitensi e, nel febbraio 1960, siglò un trattato commerciale e di assistenza con l'Unione Sovietica; nel luglio 1960 gli Stati Uniti tagliarono unilateralmente le loro importazioni da Cuba, portando nell'ottobre 1960 i cubani a espropriare varie attività economiche statunitensi presenti nell'isola. Il 3 gennaio 1961 gli Stati Uniti interruppero le relazioni diplomatiche con Cuba.