Mori (Móri in dialetto trentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Trento.
Geografia fisica Territorio Il comune di Mori occupa la parte meridionale della Vallagarina, l'ultimo tratto fra le montagne della valle percorsa dal fiume Adige prima del suo ingresso in pianura Padana poco a nord di Verona. Si trova immediatamente a sud-ovest di Rovereto () e a una decina ad est del lago di Garda. A circa più a nord si trova Trento, il capoluogo di provincia.
Idrografia Il corso d'acqua di maggiore rilievo del comune di Mori è il fiume Adige. Esso scorre da nord a sud lungo il confine est del comune.
Il rio che caratterizza la pianura di Mori è il Rio Cameras. Nasce dal lago di Loppio e si immette nel lato destro del fiume Adige. Il Rio Cameras nel tempo è stato pesantemente artificializzato contenendolo entro argini di cemento armato, tanto da renderlo per gran parte del suo percorso un canale a cielo aperto. Nel tratto che attraversa l'abitato, in corrispondenza della piazza Cal di ponte, e nell'adiacente piazza Malfatti esso risulta tombato.
All’interno del comune di Mori è il lago di Loppio, caratterizzato dalla presenza dall'isola di San Andrea, sede di antichi insediamenti. Il lago, in quanto tale è molto compromesso, esso è ridotto da molti decenni a zona umida, in quanto con la realizzazione della galleria Adige-Garda, che scorre sotto il lago, si provvide al suo svuotamento realizzando dei camini di scolo. Da anni si discute circa un suo recupero.
Origini del nome Il nome viene tradizionalmente associato ai "mori" (dal latino morus alba, pianta produttrice di more), cioè al gelso. Intenso è stato l'allevamento dei bachi da seta fin dal XV secolo, alimentati appunto con le foglie dei gelsi.
Storia del nome In un placito del 26 febbraio dell'845 tenuto a Trento, in cui si discuteva una causa tra Andelbergo, abate del monastero di Santa Maria in Organo di Verona, e alcuni uomini di Tierno, Avio, Mori e Castione per alcune prestazioni di servitù, compare per la prima volta il nome di Mori (Murius). In altri documenti poi del 1180, 1220 e 1234 e posteriori appaiono anche nuove forme: de Murio, Morio, Moriensis, Muriensis.
Questo sembrerebbe smentire la tradizionale associazione del nome Mori con il termine latino "morus alba" (pianta produttrice di more) cioè al famoso gelso, del quale nella Vallagarina fu iniziata la coltura solo al principio del Quattrocento. Altra opinione verosimile è che il nome sia stato ispirato dalla terra spesso scura, talvolta nera (famosa è la località di Terra Nera).
Paolo Orsi, l'unico studioso di toponomastica che ha tentato di studiare il nome ci ha dato una sua ipotesi, che il nome derivasse da Vicus Murius, per Murianus, dal gentilizio Murius, un nome romano che ci richiama a una gens Muria. L'interpretazione ci offre notevoli difficoltà.
Lo storico locale Luigi Dal Rì pensava a un'origine molto antica del nome Mori, a un periodo prelatino-retico, probabilmente come altri paesi (Peri, Nomi). Con l'avvento dei romani i reti e i paesi retici sarebbero stati distrutti, solo alcune zone remote o lontane ai maggiori punti d'interesse, come ad esempio parti del territorio moriano sarebbero state risparmiate. Le prove le troviamo nella toponomastica locale dove abbiamo numerosi termini prelatini come Pipel e Perghem, situati infatti nella zona di più antico insediamento del paese, quella di Mori Vecchio. Per l'origine del nome Mori secondo Dalrì allora non è da escludere il prelatino Mur o altri termini di un antico tedesco come Muhre o Mos che starebbero a indicare una zona dai terreni acquitrinosi.
Storia Mori seguì nei secoli le vicende di Trento, facendo parte prima del Ducato di Trento, poi del Principato vescovile di Trento, nella Contea del Tirolo, seguendo le sorti di questo sotto il dominio del principe vescovo di Trento prima, poi dei napoleonici, poi dell'impero d'Austria sino al passaggio al Regno d'Italia nel 1919, con il trattato di Saint-Germain.
Età moderna Nei secoli XV e XVI in cui la parte meridionale del territorio trentino fu più volte sotto l'attacco espansionistico della Serenissima Repubblica di Venezia anche il territorio di Mori fu coinvolto nelle vicende politiche della regione e alcune fonti storiche locali ricordano un periodo di circa settant’anni di governo venezianoO. Chizzola, La ruina di qua da Trento. Mori nella zona nera, Mori, Tipografia Malfatti, 1919, p. 14. come la vicina Rovereto (sulla sponda sinistra dell'Adige). In seguito il territorio rientrò nell’ambito dell’organizzazione amministrativa del principato vescovile di Trento, nel sistema dei cosiddetti «quattro vicariati», che raggruppavano il territorio vescovile in destra Adige a sud di Trento.
Età contemporanea Nella prima metà dell'Ottocento l'economia moriana si basa sulle attività di trattura e filatura della seta. Le filande Salvotti, Lupatini, Grigolli, Salvadori e Lutteri più i due filatoi lungo il Cameras rappresentano l'unica fonte di occupazione dell'età preindustriale. Le malattie del baco da seta fanno però sprofondare l'attività in una crisi solo in parte lenita dal sorgere di una fabbrica di carta a mano, una pelletteria e una segheria. La coltivazione della vite prende sempre più piede con i filari di Negrara e Marzemino. Le condizioni sociali sono tuttavia aggravate da un'epidemia di colera, dalle malattie della vite e dall'inondazione provocata dal Cameras nel 1868. La fine del secolo coincide con una decisa ripresa economica che va di pari passo con una sempre più diffusa istruzione popolare. Parte della popolazione moriana trova occupazione in alcune fabbriche roveretane, dove vige l'oculata amministrazione del barone Malfatti. La vera industrializzazione resta solamente un miraggio, in quanto i pochi capitali presenti vengono investiti in proprietà terriera, scansando così il rischio del nuovo e dell'avventura, come osservò il de Cristiani nel 1766 "la diffidenza porta ad un ritardo dello sviluppo”. Alla vigilia della prima guerra mondiale 8 cantine della borgata esportano vini pregiati in Austria-Ungheria (per oltre ettolitri), ma solo la cantina Grisi è attrezzata su base industriale. La coltura della vite dà un impiego a tempo parziale per 200 operai, mentre il tabacco (da poco tempo affacciatosi sul panorama agricolo trentino) richiede il lavoro di 150 persone per 5 mesi. Una cinquantina di persone lavora nelle segherie, falegnamerie, concerie e piccole industrie alimentari. Una scuola con cinque classi più una classe serale è già presente a Mori, insieme ad un teatro all'aperto. Dopo la prima guerra mondiale molte persone sono costrette a sopravvivere con il "sussidio profughi”, che verrà presto sospeso. Nel 1921 la S.C.A.C, che fabbrica manufatti in cemento, apre a Mori Stazione, dando così occupazione a numerosi moriani. La situazione economica è messa a dura prova dal cambio delle corone in lire, che fa registrare una perdita del 40%, costringendo così 5/6 famiglie l'anno ad emigrare all'estero in cerca di fortuna. Nel 1928 il regime fascista decreta l'accorpamento di Mori e San Felice, ampliando la superficie comunale fino a .
Simboli Lo stemma era stato riconosciuto con DCG del 17 dicembre 1936 e successivamente approvato con D.G.P. del 13 dicembre 1988, n. 16237.Approvazione dello stemma e del gonfalone del Comune di Mori, in Bollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 10, suppl. 1 del 28/02/1989, p. 3.
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Santuario di Montalbano. Simbolo della borgata, è situato nei pressi dei ruderi del castello di Montalbano di Mori, posti un centinaio di metri più in alto della quota del paese. Chiesa di San Rocco risalente al XVI secolo. Chiesa di Santa Maria a Binde Chiesa di Santo Stefano Chiesa di San Biagio Chiesa di Sant'Apollonia Chiesa di Sant'Antonio Chiesa della Presentazione di Maria nella frazione di Besagno. Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo nella frazione di Pannone. Chiesa dei Santi Felice e Fortunato, nella frazione di Valle San Felice. Chiesa di Sant'Anna, nella frazione di Valle San Felice. Chiesa del Nome di Maria, nella frazione di Loppio. Chiesa di Sant'Agata a Corniano. Chiesa dei Santi Quaranta Martiri, nella frazione di Molina.
Architetture civili A Mori è presente il palazzo Salvotti, che si affaccia sulla piazza della frazione di Mori vecchio e che fronteggia la chiesa di Santa Maria a Bindis.
Architetture militari Nella frazione di Pannone, situata a , in val di Gresta, sorgono, in posizione dominante su di un dosso, i ruderi del castello medievale di Castelgresta, un tempo di proprietà della nobile famiglia dei Castelbarco.
Fra i luoghi notevoli rientrano ormai anche i luoghi della Grande Guerra (1914-1918), alcuni recuperati e valorizzati da varie associazioni per il centenario. Si tratta di fortificazioni e postazioni costruiti prima o durante il periodo bellico sul territorio comunale che ha visto il paese di Mori proprio sulla linea del fronte. Da una parte sono stati valorizzati dai volontari della ‘Schützekompanie Destra Ades’ i siti lasciati dall'esercito austro-ungarico come quello nella località Asmara sopra la frazione di Ravazzone o il caposaldo sul Monte Nagià Grom, a sudovest della frazione di Manzano, reso nuovamente percorribile e curato dalla Sezione ANA di Mori. Dall'altra parte sono stati recuperati le postazioni italiani sul Monte Giovo ed est della frazione di Besagno e sul Dos del Gal vicino alla località Talpino.
Altro Di rilevante interesse è un edificio di archeologia industriale, dove nel tempo si sono succedute INA Industria Nazionale Alluminio, Montecatini, Alumetal, Alluminio-Italia. Le attività sono ormai cessate dal 1982, e da allora non si è riusciti a trovare una nuova destinazione. Si sono succeduti due progetti di riconversione senza approdare ad una soluzione. L'ultimo prevedeva di realizzare un polo del gusto, una vetrina dei prodotti italiani sulla via che porta al Brennero.
Siti archeologici Luoghi di ritrovamenti archeologici sono: la grotta del Colombo sita nei pressi della frazione di Sano e l'isola di San Andrea sul lago di Loppio. Il palazzo Salvotti che si affaccia sulla piazza della frazione di Mori vecchio e che fronteggia la chiesa di Santa Maria a Bindis.
Il paese è teatro di varie manifestazioni, le più importanti delle quali sono il "Carnevale", la "Festa di Primavera" e soprattutto la "Ganzega d'Autunno", che si svolge il primo fine settimana di ottobre.
Il Carnevale di Mori si caratterizza per essere il più lungo del Trentino. Ben otto manifestazioni sono organizzate dalle singole frazioni e si susseguono nei fine settimana per circa un mese.
Cultura
Istruzione
Scuole
Asilo Nido "La Formica"; Scuola Materna Il Girasole di Tierno; Scuola Materna Della Comunità Maria Peratoner; Scuola Primaria di Mori; Scuola media Bartolomeo Malfatti.
Eventi
La Ganzega d'Autunno A cavallo degli anni 1880-1930, nel pieno dell'ondata di miseria che colpì l'Italia, molte famiglie furono costrette ad abbandonare il loro paese per recarsi in America in cerca di fortuna.
La forza lavoro era stata falcidiata: la prima guerra mondiale aveva sottratto dalla terra molti giovani braccianti e lasciato grandi vuoti tra le genti rurali. Con il ritorno in patria i profughi si trovarono di fronte a scenari di paesi completamente distrutti, e tessuti sociali da ricostruire.
Le giornate della Ganzega d'Autunno si pongono come obiettivo quello di riportare lo spirito della vita trentina, la voglia di fare festa che nasceva quando, alla fine del raccolto, la gente si ritrovava insieme per festeggiare: per far "ganzega".
La festa di San Giuseppe e la grostolada