La Grande Compagnia è un'importante compagnia di ventura formata prevalentemente da mercenari stranieri, attiva nell'Italia del XIV secolo.

Storia Fondazione La Grande Compagnia, detta anche Compagnia della Corona o Compagnia dei Tedeschi, venne fondata nel 1342 dal nobile e mercenario svevo Guarnieri d'Urslingen, detto il Duca Guarnieri, insieme ai bolognesi Ettore da Panigo e Mazarello da Cusano, su imitazione dell'esperienza della Compagnia di San Giorgio di Lodrisio Visconti, di cui fece parte uno dei tre fondatori, l'Urslingen predetto, in occasione della Battaglia di Parabiago del 1339...

Alla sua creazione, il comando di questa compagnia di ventura venne assunto proprio dall'Urslingen, che licenziato da Pisa al termine del lungo conflitto contro Firenze per il dominio su Lucca, raccolse oltre 3.000 barbute, in prevalenza tedesche. Il Panigo e il Cusano, furono invece al servizio dei Fiorentini, ed erano a capo della componente italiana della compagnia. Tra coloro che fecero subito parte della compagnia, vi figurarono tra gli altri, il duca Rainaldo d'Urslingen, fratello maggiore di Guarnieri, il figlio di quest'ultimo anch'esso di nome Rainaldo, e i cavalieri Enrico di Bur e Rinaldo Giver, quest'ultimo detto Malerba..

La Grande Compagnia di Guarnieri d'Urslingen (1342-1351) La compagnia dell'Urslingen operò fin da subito con devastazioni e saccheggi di numerosi castelli e villaggi della Toscana, dell'Emilia e della Romagna.. Furono attaccate e molestate Firenze, Siena, Bologna e Perugia. Nell'ottobre 1342, la Grande Compagnia passò al soldo di Francesco Ordelaffi, signore di Forlì, e i suoi venturieri si rovesciarono su Rimini, la cui signoria era retta da Malatesta III Malatesta, comandante delle truppe fiorentine all'epoca della guerra contro Pisa, di cui molti di essi erano al servizio.. In seguito, la compagnia passò al soldo del medesimo Malatesta, nella sua guerra contro il cugino Ferrantino Malatesta, che sconfisse togliendo a questi Fossombrone e Fano.

Le Signorie di Bologna, Ferrara e Ravenna, e i comuni di Faenza e di Imola, si coalizzarono e diedero vita ad un'alleanza militare per contrastare la Grande Compagnia e difendersi dai suoi attacchi... La milizia di Bologna in particolare, era formata da 2.700 cavalli, e la città venne attaccata da una squadra formata da 200 barbute guidata da Ettore da Panigo, che fu bloccata. Il Panigo tentò in seguito di attaccare la Toscana attraverso gli Appennini, dove si scontrò dapprima con le masnade al servizio dei conti Ubaldini e in seguito con le milizie al servizio di Firenze, governata da Gualtieri di Brienne, duca d'Atene, che fecero prigionieri lo stesso Panigo, il di lui fratello Galeotto, il Malerba e Berto di Bazellerio.

Nel gennaio 1343, l'Urslingen si accordò con Taddeo Pepoli, signore di Bologna, e la Grande Compagnia passò quindi al servizio dei comuni di Bologna, Ferrara, Verona, Imola, Faenza, Ravenna e Rimini, in cambio di enormi compensi. Inoltre, con il Pepoli fece un accordo in cui obbligava la Grande Compagnia a non far danni ovunque si trovasse, e per questo, furono anche marchiati i cavalli per il loro riconoscimento. A seguito di questo accordo stipulato, le milizie della Grande Compagnia attaccarono Parma, Modena e i rispettivi contadi, dove si resero responsabili di devastazioni, saccheggi e di orrendi crimini ai danni delle popolazioni... La stessa sorte toccò anche al Reggiano, dove i venturieri passarono per attraversare il Po e dirigersi verso Mantova. Nel Mantovano, a marzo, i venturieri della Grande Compagnia furono respinti dall'esercito dei Gonzaga, che in loro soccorso chiamarono i Visconti e Mastino II della Scala e li bloccarono a Quistello.. Il mese successivo, ad aprile, cessate le ostilità coi Mantovani e accordatosi coi signori lombardi, l'Urslingen, ospite del Marchese di Ferrara, condusse i suoi uomini sul Po per allontanarli dai domini degli Estensi e degli Scaligeri e divise la compagnia per schiere o insegne: dieci bandiere proseguirono per la Toscana, al fine di portarsi a Lucca (nel Frignano tuttavia subirono numerose perdite per gli attacchi degli abitanti degli Appennini), otto puntarono su Carpi; i rimanenti attraversarono il Po e ritornarono in Germania... L'Urslingen fu catturato a Ferrara e liberato solo dopo avere pagato una somma di denaro, e poté così fare rientro in Germania passando per le Alpi friulane, dove i suoi mercenari si resero autori di ulteriori episodi di violenze e saccheggi sulle popolazioni.

Le attività della Grande Compagnia ripresero con la venuta in Italia del re Luigi I d'Ungheria, che dichiarò guerra alla cognata la regina Giovanna I di Napoli, accusata di aver fatto assassinare il marito e di lui fratello Andrea: nel novembre 1347, l'Urslingen venne assoldato dal sovrano magiaro assieme a 1.500 barbute... L'esercito del Re d'Ungheria penetrò nel Regno di Napoli partendo da L'Aquila, alla cui difesa venne chiamato l'Urslingen a capo di 500 cavalieri, che in breve tempo ridussero la città all'obbedienza. Qui, i mercenari della Grande Compagnia, per le molestie recate agli abitanti ebbero uno scontro con i soldati di Lalle I Camponeschi, divenuto signore della città marsicana. Ristabilito l'ordine, l'Urslingen, al comando di un contingente di 1.000 cavalli, fu inviato a Sulmona, assediata congiuntamente ai 2.000 fanti comandati da Ugolino da Fano. Espugnata Sulmona, l'esercito del Re d'Ungheria puntò verso Napoli, ed ebbe un conflitto durato ottanta giorni nei territori del Principato e della Terra di Lavoro, contro un esercito di 2.500 cavalieri organizzato a Capua dal principe Luigi di Taranto, amante e nuovo consorte della Regina di Napoli.. Nel gennaio 1348, le truppe angioine vennero sconfitte, e perciò la Regina Giovanna e il marito abbandonarono il Regno e si rifugiarono in Provenza.

La Grande Compagnia venne licenziata dal Re d'Ungheria, per l'accusa di tradimento fatta a Guarnieri d'Urslingen da Ulrico di Wolfart, e passò al soldo di Nicola Caetani, conte di Fondi.. Nel febbraio 1348, a Terracina l'Urslingen formò una milizia costituita da 3.000 barbute, che per ordine del Conte di Fondi attaccò e devastò tutti i castelli della Campagna romana a lui ostili, in particolare Anagni, incendiata e la cui popolazione venne sterminata, poiché responsabile dell'uccisione di dodici suoi ambasciatori. Di fronte alla ferocia e all'estrema crudeltà dei mercenari della Grande Compagnia e del suo capo, le città di Firenze, Siena, Perugia e Arezzo si coalizzarono e diedero vita ad un esercito di 3.000 cavalieri comandato da Alamanno degli Obizzi: la compagnia dell'Urslingen subì ingenti perdite, e venne decimata in battaglia e a causa della peste. La compagnia passò in seguito al servizio del Regno di Napoli, dove fecero ritorno dall'esilio la Regina Giovanna e il consorte Luigi di Taranto: a settembre, la Grande Compagnia, costituita da un contingente di 1.200 unità, venne inviata ad assediare la rocca di Lucera, strappata al controllo di Luigi de Sabran, conte d'Apice.. In Puglia, la compagnia dell'Urslingen subì notevoli sconfitte da parte dell'esercito del Regno d'Ungheria, che nella zona era presente con un cospicuo contingente di 30.000 unità ed era comandato da Stefano Lackfi, voivoda di Transilvania, e da Corrado di Wolfart detto Corrado Lupo. Costretti alla resa e fatti prigionieri, l'Urslingen e i mercenari da lui comandati, passarono nuovamente al servizio del Re d'Ungheria.

Nel 1349 riprese il conflitto tra gli Angioini e gli Ungari: l'esercito guidato dal Voivoda di Transilvania, di cui la Grande Compagnia faceva parte, attraversò la Capitanata e la Terra di Lavoro, e alcuni castelli come Lucera, Troia e Canosa, subirono notevoli devastazioni... Esse si resero responsabili di atroci delitti quali saccheggi, rapine, stupri e omicidi ai danni delle inermi popolazioni dei casali conquistati. Le truppe comandate dal Lackfi occuparono Aversa, dove sostarono per bloccare il flusso di vettovaglie verso Napoli. Per attirare il nemico in battaglia, gli Ungheri e i Tedeschi che formavano il contingente simularono la lite tra loro: a Meleto avvenne il primo scontro, conclusosi con la vittoria delle truppe ungare. Esaurito il denaro del Voivoda di Transilvania per pagare i venturieri al suo soldo, a partire da giugno i miliziani della Grande Compagnia si resero autori di numerosi saccheggi e violenze nei centri occupati, quali Aversa e Capua, fino al periodo di Natale, che cessarono nel gennaio 1350 a seguito di un accordo raggiunto con Luigi di Taranto sulla base di 120.000 fiorini.

L'Urslingen e la Grande Compagnia, ridotta a 500 cavalieri, abbandonarono così i territori molestati del Regno di Napoli e si diressero in Romagna. Alla Grande Compagnia si unì Corrado di Landau, detto il Conte Lando, che fu uno dei comandanti dell'esercito del Lackfi assieme a Corrado Lupo e all'Urslingen medesimo. La compagnia passò al soldo di Giovanni Manfredi e di Francesco Ordelaffi, costoro in guerra contro Astorgio di Duraforte, conte e rettore papale di Romagna, che li privò delle rispettive signorie su Faenza e su Forlì, passate quindi sotto la diretta dominazione pontificia... Nel periodo compreso tra febbraio e maggio del 1350, con il supporto della Grande Compagnia, il Manfredi poté impadronirsi di Faenza, e l'Ordelaffi, oltre a riprendersi Forlì e Cesena, assediò e conquistò il castello di Bertinoro, e si impadronì anche di Meldola, Castrocaro e Castelnuovo, tutti domini della Chiesa. Il Duraforte, ritiratosi a Imola con il comandante del piccolo esercito pontificio Niccolò della Serra, organizzò un esercito di 2.200 cavalieri, molti dei quali forniti dai signori di Bologna, Milano e Verona. A luglio, l'Urslingen e la Grande Compagnia, da Faenza si spostarono a Bologna, dove furono assoldati dal locale signore Giovanni Pepoli, alla difesa della città minacciata dall'esercito del Duraforte.. Nonostante fossero al servizio del Signore di Bologna, il Duca Guarnieri d'Urslingen e le 1.200 barbute della sua compagnia saccheggiarono e depredarono la città emiliana, abbandonata ad ottobre dopo la vendita fatta dal Pepoli ai Visconti per 200.000 fiorini.. La Grande Compagnia passò in seguito al servizio dello Stato Pontificio. Bologna fu nuovamente assediata, ma i venturieri furono bloccati e sconfitti dall'esercito di Galeazzo II Visconti.

Nel gennaio 1351 l'esercito pontificio (che all'epoca veniva formato solo per specifiche campagne militari) si sciolse, e non riuscendo più a pagare, l'Urslingen e i miliziani della sua compagnia si ritirarono a Dozza (pochi km ad ovest di Imola), dove conobbero un periodo di inattività e di miseria. A marzo, passarono per tre mesi agli stipendi di Mastino della Scala. Passata infine al soldo dei Visconti, la Grande Compagnia si sciolse poco dopo con il ritorno del Duca Guarnieri in Svevia, dove morì due anni più tardi..

La Grande Compagnia di Fra' Moriale e del Conte Lando (1352-1363)