Campione olimpico dei pesi welter nel 1960, campione mondiale dei pesi superwelter tra il 1965 e il 1966, campione europeo dei pesi medi tra il 1965 e il 1967, campione mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970. Nel 1968 ha vinto il prestigioso premio di Fighter of the year, unico italiano ad aver conseguito tale riconoscimento.

Il suo primo match della trilogia contro Emile Griffith è stato nominato Fight of the year del 1967, premio attribuito tre anni dopo anche al match da lui perso contro l'argentino Carlos Monzón. L'undicesima ripresa del match in cui mise KO Luis Manuel Rodríguez fu premiata come "Round of the year" per il 1969.

È stato l'unico pugile italiano ad aver detenuto il titolo mondiale unanimemente riconosciuto di due categorie di peso (medi e superwelter). Nei pesi superwelter, possono fregiarsi di tale impresa solamente altri nove atleti. Prima di lui, tra i pugili europei, soltanto Marcel Cerdan era riuscito a conquistare il mondiale dei medi in terra statunitense. È stato inoltre uno dei pochi pugili non statunitensi ad aver conquistato e difeso più volte il titolo mondiale indiscusso dei pesi medi nella storia del pugilato mondiale. Inoltre, le sue quattro vittoriose difese consecutive del mondiale indiscusso dei medi lo pongono alle spalle solamente di Marvin Hagler e Carlos Monzón come numero di difese consecutive a segno.

Nel 1992 è stato inserito nella International Boxing Hall of Fame, primo italiano a ricevere questo riconoscimento. Pur non in possesso della cittadinanza statunitense, è stato ammesso anche nella National Italian-American Sport Hall of Fame (così come leggende quali Rocky Marciano e Joe Di Maggio), per le sue imprese sportive ottenute sul suolo USA.

La carriera pugilistica Nasce a Isola d'Istria, una località marina all'epoca territorio italiano, poi passata nel dopoguerra alla Jugoslavia e quindi alla Slovenia. I suoi antenati, come racconta nel suo libro autobiografico, sembra che siano provenuti da Caorle, paese di pescatori della costa veneta.

La passione pugilistica di Nino Benvenuti inizia a tredici anni in una piccola palestra allestita nella propria abitazione di Isola d'Istria spinto dal suo stesso padre che, in gioventù, si era dedicato a questo sport. Passa poi ad allenarsi all'Accademia pugilistica di Trieste, percorrendo ogni volta in bicicletta la relativa distanza.

In questi anni la famiglia Benvenuti, residente nella Zona B del Territorio Libero di Trieste, sotto amministrazione jugoslava, subisce la repressione anti italiana. Il figlio maggiore, Eliano, è arrestato e imprigionato senza motivo per sette mesiBenvenuti: «Portarono via mio fratello solo perché era italiano…», in: Il secolo d'Italia, 9 febbraio 2015. Successivamente anche la loro abitazione con giardino viene requisita. I Benvenuti preferiscono allora stabilirsi a Trieste, nella zona A amministrata dagli Angloamericani, dove già il capofamiglia ha il suo esercizio ittico. Trieste passerà definitivamente all'Italia solo nel 1954.

Dilettantismo

L'ascesa pugilistica di Benvenuti comincia a livello locale vincendo tornei regionali e interregionali fino ad arrivare al titolo italiano nella categoria dei novizi nel 1954. Approda alla Nazionale dilettanti nel 1955.

Il 1956 inizia favorevolmente per Benvenuti che, in gennaio, vince il primo titolo italiano dilettanti, a Parma, nei pesi welter (67 kg.). Poi, però, perde la madre, appena quarantaseienne, per il peggioramento delle condizioni cardiache già rese precarie dalle sofferenze del periodo della repressione titina. In una tournée della Nazionale Italiana in Turchia, Benvenuti subisce l'unica sconfitta da dilettante in un match da lui dominato sul ring contro lo sconosciuto Akbas, nonostante le proteste dei rappresentanti della Federazione Pugilistica Italiana. Vane furono le pressioni dell'organismo per ottenere l'annullamento del match il cui esito è rimasto nel palmares del pugile. Alla fine dell'anno il responsabile tecnico Steve Klaus, convinto che l'istriano avrebbe avuto comunque una luminosa carriera, preferisce non rischiarlo, ancora diciottenne, in una dura competizione come le Olimpiadi e lo esclude dalla nazionale per Melbourne.

Nel 1957, Benvenuti passa nella categoria dei superwelter che, nei dilettanti, è al limite dei 71 kg. Conquista il secondo titolo italiano a Bologna e la medaglia d'oro agli europei di Praga. Due anni dopo, a Lucerna, bissa il successo continentale. Nel frattempo conquista altri tre titoli italiani dilettanti: nel 1958 a Terni, nel 1959 e nel 1960 a Milano, per un totale di cinque cinture italiane in cinque anni. Il suo obiettivo rimane però l'Olimpiade, sogno cullato sin da bambino.

Alle Olimpiadi di Roma, nella categoria di Benvenuti avrebbe combattuto lo statunitense Wilbert McClure, oro ai III Giochi panamericani di Chicago 1959. Onde evitare spiacevoli sorprese, il nuovo responsabile della Nazionale, Natale Rea, convince il triestino a calare di quattro chili per combattere nei pesi welterOrlando “Rocky” Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, p.153.

Benvenuti, pur debilitato dalla dieta, domina i primi turni, vincendo sempre con il verdetto unanime di 5:0. Batte il futuro campione d'Europa della categoria Jean Josselin, il futuro campione del mondo dei superwelter Ki-soo Kim, il bulgaro Shishman Mitsev e il britannico Jimmy Lloyd. Affronta in finale il sovietico Jurij Radonjak.

Il primo round è equilibrato. Durante l'intervallo l'allenatore Rea suggerisce al triestino di osare con il sinistro, subito dopo un attacco di destro del sovietico, approfittando della conseguente apertura difensiva dell'avversario. Benvenuti esegue alla perfezione il suggerimento. Il sovietico va al tappeto e, pur rialzandosi, vede ormai compromessa ogni speranza di vittoria. Il pugile italiano sale sul più alto gradino del podio, con il verdetto ai punti di 4:1. La medaglia gli verrà consegnata in una custodia con all'interno una dedica a penna firmata da Jesse Owens.

Benvenuti conquista, oltre all'oro, anche la prestigiosa coppa Val Barker, destinata al pugile tecnicamente migliore del torneo, precedendo il mediomassimo Cassius Clay. Nella storia dei Giochi olimpici Benvenuti, insieme a Patrizio Oliva, è l'unico italiano che può fregiarsi di questo riconoscimento.

Si ritira dal mondo del dilettantismo con lo score di 108 vittorie e una sola sconfitta. È un record straordinario. Tra i grandissimi della boxe, solo Sugar Ray Robinson è rimasto imbattuto da dilettante, ma combattendo solo 85 match. Sugar Ray Leonard ha ottenuto più vittorie (165) ma con 5 sconfitte. Muhammad Ali ha nel suo record amatoriale 99 vittorie e 8 sconfitte; Joe Frazier 38-2Joe Frazier, Smokin' Joe. The Autobiography, MacMillan, 1996, p. 31; George Foreman, 22-4. Anche il record amatoriale di Carlos Monzón (73-6-8) impallidisce di fronte a quello di Benvenuti.

Esordio nel professionismo

Dopo le Olimpiadi, Benvenuti passa al professionismo nei pesi medi, nella scuderia del bolognese Bruno Amaduzzi, già geometra comunale e poi organizzatore di incontri di pugilato e managerStella Silvano, I due volti di Amaduzzi, manager esigente dal cuore d' oro, in: Gazzetta dello Sport, 15 ottobre 2000 del peso massimo Francesco Cavicchi. Il suo allenatore è Libero Golinelli. Al trentesimo incontro, dopo esser sceso sempre vittorioso dal ring, spesso prima del limite, Benvenuti è designato a combattere per il titolo italiano, allora vacante.

Nei suoi due primi incontri per il titolo italiano, Benvenuti dimostra di aver saputo assimilare perfettamente gli insegnamenti del suo allenatore della Nazionale dilettanti, Natale Rea. Il 1º giugno 1963, infatti, mette KO alla undicesima ripresa con un micidiale montante sinistro l'amico-rivale Tommaso Truppi aggiudicandosi la cintura italiana. Stessa sorte ha, il 31 agosto successivo, a Priverno, il suo primo sfidante Francesco Fiori che, pur rialzandosi dopo il sinistro ricevuto alla terza ripresa, viene giudicato non più in grado di proseguire.

Il 15 novembre 1963, per il quarantesimo match, Amaduzzi individua il nicaraguense Luis Guitierrez, un pugile semisconosciuto ma esperto e forte colpitore. Apparentemente, doveva essere un'altra "passeggiata" ma alla prima ripresa Benvenuti subisce il primo atterramento della carriera. La stampa non sempre favorevole al triestino scriverà di un “lungo conteggio” che gli avrebbe evitato il KOLamberto Artioli, Nino Benvenuti, in: Orlando “Rocky” Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, pp. 94-97. In realtà Benvenuti si rialza al conteggio di tre e l'arbitro prosegue a contare, come da regolamento, sino all'otto. Poi si sofferma ad ammonire il nicaraguense per comportamento scorretto, circostanza che avrebbe dato il tempo a Benvenuti di riprendersi. La scorrettezza della boxe di Guitierrez risulta però oggettiva, tanto che nel prosieguo del match è richiamato ufficialmente due volte. Al secondo round, Benvenuti sembra già essersi ripreso. Fa prima piegare in due il nicaraguense con un pugno al costato e poi gli infligge un durissimo colpo alla mascella. Guitierrez evita il knock-down aggrappandosi all'italiano e facendolo ruzzolare con lui al tappeto. Alla settima ripresa, la mascella del centramericano è pericolosamente gonfia e il medico ne dichiara l'impossibilità a proseguire. Benvenuti è proclamato vincitore per Kot. Le radiografie del giorno dopo certificheranno che la mandibola destra di Guitierrez aveva effettivamente subito una fratturaLa Stampa, 17 novembre 1963, p. 10.

Campione mondiale dei pesi medi junior Nel frattempo, il 7 settembre 1963, Sandro Mazzinghi aveva conquistato il titolo mondiale dei pesi medi junior battendo lo statunitense Ralph Dupas, confermandosi nella rivincita, il 2 dicembre successivo. Tra i dilettanti, il coetaneo Mazzinghi era stato un semplice comprimario di Benvenuti, tanto da non riuscire a qualificarsi per le Olimpiadi di Roma, sconfitto da Carmelo Bossi, proveniente dalla categoria dei welter. Nulla a che vedere con l'eccezionale carriera dilettantistica del triestino. Benvenuti non è affatto d'accordo a farsi mettere in ombra dal toscano di Pontedera, nel panorama del pugilato italiano. Nasce allora la rivalità tra Benvenuti e Mazzinghi, alimentata a dismisura dalla stampa.

Pur di sottrarre la cintura mondiale al rivale, Benvenuti è disposto a scendere al di sotto dei kg. 69,850, limite della categoria dei medi junior, tra i professionisti. Purtroppo, inizialmente è Mazzinghi ad avere più gravi problemi extrasportivi per affrontare il triestino. Nel gennaio 1964 la sua auto si schianta contro un albero e la moglie Vera muore sul colpo; Mazzinghi si salva, ma riporta una frattura della scatola cranica e l'ostruzione del labirinto auricolare.

Il toscano risale sul ring il 24 aprile successivo, ma è ancora sotto shock, tanto che il poco più che discreto Charlie Austin lo costringe al conteggio. Solo una provvidenziale ferita dell'avversario riesce a evitare una clamorosa sconfitta del Campione del MondoDario Torromeo, Anche i pugili piangono: Sandro Mazzinghi. Un uomo senza paura nato per combattere, Absolutely Free, 2016.

Il 30 luglio 1964 Benvenuti difende il titolo italiano dei pesi medi dall'assalto di Fabio Bettini, vincendo ai punti in dodici riprese. Mazzinghi evita ancora il confronto e i risultati non eccezionali sembrano non dargli torto. Batte un Tony Montano in forte difficoltà a rientrare nel limite di pesoGiuseppe Signori, Troppo facile Montano per Sandro Mazzinghi, in: L'Unità, 5 ottobre, 1964 e rischia il KO, nel finale, anche da Fortunato Manca.