Rosate (Rosàa in dialetto milaneseOrtografia classica, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia.

Geografia fisica Idrografia Il territorio del comune di Rosate è attraversato da numerosi canali artificiali per l'irrigazione dei campi. Tutti questi canali derivano (tranne due) dal Naviglio Grande, l'imponente via d'acqua che collega il fiume Ticino a Milano. Il comune è inoltre attraversato, lungo il suo confine occidentale, in prossimità di Morimondo, dal Naviglio di Bereguardo.

Rosate è priva di bacini idrici naturali o artificiali di dimensioni considerevoli, tuttavia sono presenti alcuni fontanili attivi con acqua sorgiva.

Storia

Le origini

L'antico villaggio di Rosate era abitato sin dall'epoca romana e dimostrazione di questo fatto sembra essere un frammento marmoreo ascrivibile all'epoca imperiale rinvenuto proprio nel territorio comunale ove si può distinguere chiaramente la scritta [...] AVLLVS COM [...], accompagnata da un fascione di decorazione con foglie di acanto.

Si ha ragione di credere ad ogni modo che il borgo fosse già importante in epoca precedente, ovvero al tempo della dominazione dei Celti come sembrerebbe suggerire il toponimo tipicamente terminante in -ate, a indicare luoghi attorniati da boschi.

Il periodo altomedievale Borgo importante durante tutto l'alto medioevo, Rosate fu uno dei capoluoghi storici del Contado di Burgaria, una delle contee che suddividevano la Marca di Lombardia, durante le dominazioni di Longobardi, Franchi e in parte sotto il Sacro Romano Impero Germanico. Nel X secolo divenne sede della Pieve di Santo Stefano da cui giunsero a dipendere una quarantina di chiese nell'area.

In paese si trasferì la dinastia degli Avogadri (o Avvocati) che discendevano da un ramo collaterale della potente famiglia dei da Besate; questi iniziarono a costruire un fortilizio che finirà con lo svilupparsi nei secoli successivi in un vero e proprio castello fortificato. Tra il 1018 ed il 1031, l'arcivescovo di Milano Ariberto da IntimianoSecondo altre fonti, l'infeudazione sarebbe stata compiuta (o perlomeno supportata fortemente) dal vescovo di Pavia dal momento che il contado della Burgaria era dal 977 stato concesso a quest'ultimo dall'imperatore del Sacro Romano Impero per quanto riguarda il potere temporale, mentre per la gestione spirituale l'area continuava a dipendere dall'arcidiocesi di Milano., infeudò la terra di Rosate ad Anselmo IV Avogadri per ricompensarlo dell'attività da lui svolta come avvocato della Curia milanese, aggiungendovi la possibilità di erigere altri castelli nell'area, come appunto farà a Basiano (oggi frazione del comune di Morimondo).

Il basso medioevo Nel 1159 abbiamo notizia certa nel borgo di un fortilizio medievale che venne assaltato da Federico Barbarossa una prima volta, poi nuovamente nel 1167 ed infine dalle forze armate di Pavia nell'anno 1200. Per far fronte a questi continui attacchi, la comunità di Rosate deliberò la realizzazione di nuove fortificazioni con del legname acquistato dall'abbazia di Morimondo tra il 1236 ed il 1265.

Nel 1190 Rosate ottenne il permesso di tenere settimanalmente mercato e lo sviluppo della cittadina continuò a metà Duecento con l'istituzione di una pescheria per l'allevamento e la pesca di prodotti ittici che veniva diretta ed amministrata per conto dei feudatari dai frati Crociferi o dai Templari; tale pescheria era attiva ancora all'epoca del Catasto Teresiano in pieno Settecento.

Pur essendo feudatari in loco, gli Avogadri non avevano ad ogni modo il controllo completo di tutta la terra dal momento che gli arcivescovi di Milano disponevano ancora di notevoli possedimenti che, a partire dal 1239, vennero infeudati dall'arcivescovo Guglielmo I da Rizolio alla famiglia nobile milanese dei Pusterla. Gli Avogadri, come valvassori degli arcivescovi milanesi, a partire dal 1180 subinfeudarono a loro volta la riscossione delle decime della pieve di Rosate dapprima alla famiglia Da Rosate e poi ai Terzaghi. La presenza della vicina abbazia di Morimondo sicuramente influenzò la nascita sul territorio di numerose cascine ed aree agricole produttive sul modello delle grange certosine, con esempi nelle cascine Bertora e Canobbia, sopravvissute sino ai nostri pur con notevoli alterazioni.

Il dominio visconteo e sforzesco Nel 1325 il castello che fu degli Avogadri, passò a Marco Visconti, il quale diede ordine di costruire un nuovo fortilizio che però non si sovrapponesse a quello esistente. A partire dalla metà del Quattrocento, la casata degli Avogadri poteva dirsi ormai completamente decaduta al punto che non deteneva più cariche pubbliche in loco e pertanto il feudo di Rosate venne rivenduto alla regia camera ducale che lo assegnò agli Stampa e poi ai Varese (che ebbero appunto il suffisso "da Rosate") che dal 1493 ottennero titolo comitale grazie ad Ambrogio Varese da Rosate, protomedico di Ludovico il Moro.

Nel 1494 a Rosate sorse inoltre il monastero di Santa Maria della consolazione detto popolarmente "della Stella", fondato da fratelli Montanari e Candiani di Milano, retto dalle monache agostiniane. Il convento venne ad ogni modo trasferito a Milano già dal 1502.

Con la caduta di Ludovico il Moro, l'avvento dei francesi ed il ritorno degli Sforza, nel 1512 il conte Ambrogio Varese da Rosate fece formale richiesta per vedersi ripristinato il titolo di cui era stato spogliato durante la dominazione straniera; ottenne l'assenso di Massimiliano Sforza, ma nel 1521 venne nuovamente privato del titolo a favore del conte Francesco Stampa. La famiglia Varese da Rosate rientrò in possesso del proprio titolo nel 1551.

Il periodo spagnolo Nel 1523 il territorio di Rosate dovette sopportare la permanenza dell'esercito francese sceso in Italia a contrapporsi a quello imperiale per il dominio sul ducato di Milano e comandato dall'ammiraglio di Francia Guillaume Gouffier de Bonnivet. I soldati portarono con loro la peste e la popolazione rosatese, per scampare al pericolo, fece voto di erigere una cappella campestre dedicata a San Rocco, patrono degli appestati, sulla strada che dal cimitero del paese conduceva verso Casorate Primo.

Nel 1573 san Carlo Borromeo fece la propria prima visita sul territorio della pieve di Rosate, premurandosi anche di verificare l'avvenuta chiusura del convento degli Umiliati presente sul territorio come disposto dalla bolla papale di Pio V emanata nel 1571 a seguito di un attentato subito dal Borromeo per mano di un frate di quell'ordine. Nel 1584 l'abitato venne colpito da una epidemia di vaiolo.E. Arcari, Rosate e dintorni, Eco di Rosate, 1981.

Nella mappa del 1581 che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, il paese è indicato come Rox.

Nell'ottobre del 1629, anche Rosate venne colpita dalla peste manzoniana e nel giugno del 1636 a Rosate si accamparono le truppe spagnole dirette verso il ducato di Mantova dove era scoppiata da poco una guerra di successione. I franco-piemontesi, vincitori a Vigevano, invasero ed occuparono anche Rosate.

Il dominio austriaco Dopo le alterne vicende del panorama storico europeo tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, nel 1746 il rosatese venne occupato dapprima dagli spagnoli di Filippo V e poi dagli austriaci di Maria Teresa.

In questo stesso periodo le campagne di Rosate, largamente coltivate a vite, vennero intaccate dalla filossera e subirono notevoli problemi.

Con le riforme religiose volute dall'imperatore Giuseppe II del Sacro Romano Impero sul finire del XVIII secolo, il governo austriaco incamerò i beni del monastero di Vigano Certosino ed il castello di Coazzano che dipendevano dalla pieve di Rosate, Nel 1786 Rosate fu inserita nella provincia di Pavia. sopprimendo inoltre il capitolo canonicale della pieve che venne poi ripristinato sotto il regno di suo fratello e successore, Leopoldo II.

Dall'epoca napoleonica alla seconda guerra d'indipendenza Il capitolo della pieve di Rosate venne nuovamente soppresso nel 1796 con l'avvento della Repubblica Cisalpina napoleonica ed i suoi beni vennero incamerati dal demanio. Il periodo napoleonico apportò a Rosate la costruzione delle principali vie di comunicazione in direzione di Vermezzo. Nel 1797 il comune di Rosate venne inserito nel dipartimento del Ticino.

Col ritorno degli austriaci nel 1815, Rosate venne integrata nel V distretto di Pavia e vennero istituite le prime scuole elementari comunali, dirette dal parroco di Gaggiano. Il 1815 fu inoltre l'anno della mote di Niccolò Varese da Rosate, ultimo conte feudatario della città. Il 1823 fu l'anno in cui il rosatese Giuseppe Maria Bozzi, dopo essere stato per diversi anni prevosto ad Abbiategrasso, divenne vescovo di Mantova, e quasi contemporaneamente si manifestò tra gli abitanti della cittadina il desiderio di ingrandire e rimodernare la propria chiesa parrocchiale, i cui lavori si conclusero quasi un decennio dopo.

Con lo scoppio della prima guerra d'indipendenza italiana nel 1848, Rosate contribuì con notevole slancio patriottico alle spese sostenute dal governo provvisorio di Milano dopo la cacciata degli austriaci a seguito delle Cinque Giornate di Milano, inviando un ostensorio in argento, due candelabri, un aspersorio e un secchiello per l'acqua benedetta.

Nel 1859, nel pieno della seconda guerra d'indipendenza italiana, Rosate fu nuovamente al centro dei movimenti militari per l'unificazione nazionale, subendo l'occupazione delle truppe austriache che bivaccarono a lungo nelle cascine circostanti il paese per poi spostarsi dal 29 aprile di quello stesso anno in direzione di Abbiategrasso dove contavano di sorprendere i franco-piemontesi invasori; i generali francesi puntarono invece sull'attraversamento del Ticino a Ponte Nuovo di Magenta, riuscendo così a giocare sul tempo le lente truppe imperiali. Dopo la Battaglia di Magenta, il 7 giugno 1859 a Rosate entrò trionfante il generale francese Neil.

Dall'unità d'Italia a oggi Nel 1860, appena dopo la cacciata degli austriaci dalla Lombardia, l'ormai libero comune di Rosate deliberò l'acquisto dell'antica e pericolante chiesa di San Maurizio nel centro cittadino con l'intento di costruirvi in loco la nuova sede del municipio locale che venne completata nove anni dopo.

Nel 1911 venne aperto il primo asilo infantile comunale, mentre al 1888 risaliva l'idea della costruzione delle prime scuole elementari che verranno completate in seguito.

Durante la prima guerra mondiale, il comune di Rosate ebbe 57 caduti in tutto, ma ancor più vittime mieté in quello stesso periodo l'influenza spagnola che, portata in paese da un militare al fronte che ne era infetto, riuscì ad essere arginata solo l'anno successivo.

Nel periodo del fascismo, venne realizzata a Rosate un'importante opera pubblica consistente in una fognatura comunale che andava a sostituirsi a un canale di scolo generale realizzato anni prima.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale e l'istituzione della Repubblica Italiana, Rosate venne chiamata a fronteggiare un nuovo dramma: dopo settimane di intense piogge, per lo straripamento di molti dei canali irrigatori presenti sul territorio comunale, quasi tutto il paese rimase allagato, con picchi in alcune case di un metro d'altezza. La medesima alluvione si ripeté anche nel 1967.

Simboli

La descrizione araldica dello stemma è la seguente: