La parata del Pride (letteralmente parata dell'orgoglio), nota anche come Gay Pride o marcia dell'orgoglio LGBT, è una manifestazione pubblica aperta a tutti (indipendentemente dall'orientamento sessuale e dall’identità di genere) per celebrare l'accettazione sociale e l'auto-accettazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, asessuali, non-binarie, intersessuali e queer, dei relativi diritti civili e legali e più in generale l'orgoglio gay. La manifestazione spesso serve anche per rivendicare diritti localmente non ancora acquisiti come il matrimonio tra persone dello stesso sesso o legislazioni meno discriminatorie, più inclusive o tutelative delle persone LGBTQIA+. Questo tipo di evento si svolge in moltissime nazioni del mondo, nella maggior parte dei casi con cadenza annuale e nel periodo del mese di giugno per commemorare i moti di Stonewall avvenuti a New York, momento di svolta epocale per quanto riguarda il movimento LGBTQ+ moderno.

Nel 2019, la parata di New York che celebrava il 50º anniversario dei moti di Stonewall è risultata essere il pride più numeroso di sempre, con cinque milioni di partecipanti nella sola Manhattan.

Antecedenti

Nel 1965, nei primissimi tempi dei movimenti per i diritti delle persone omosessuali, la notizia che a Cuba venivano allestiti campi di lavoro forzato a cui erano destinati gli omosessuali ispirò l'organizzazione di proteste presso la sede delle Nazioni Unite e di fronte alla Casa Bianca.

Nelle prime ore del mattino di sabato 28 giugno 1969, a New York, nel Greenwich Village di Lower Manhattan, scoppiarono dei violenti disordini in seguito all'ennesimo raid della polizia in un bar frequentato da omosessuali e transgender, lo Stonewall Inn di Christopher Street. L'eco suscitata da quella ribellione diede forza al movimento LGBT che iniziò da allora ad acquisire maggiore visibilità e peso politico-sociale, rivendicando e spesso ottenendo maggiori diritti e maggiore rispetto.

Le prime parate

A Chicago il 27 giugno 1970, ultimo sabato del mese, l'associazione Chicago Gay Liberation organizzò una marcia che da Washington Square Park ("Bughouse Square") doveva arrivare fino alla Water Tower in corrispondenza della Michigan Avenue ma che si prolungò spontaneamente fino al Richard J. Daley Center. La data venne scelta sia perché i moti di Stonewall dell'anno precedente erano avvenuti l'ultimo sabato del mese sia perché si voleva che la manifestazione fosse il più possibile visibile grazie all'alta affluenza del pubblico ai negozi di Michigan Avenue nella giornata del sabato. Anche le parate successive di Chicago si sono svolte l'ultimo sabato di giugno, data che venne poi scelta per la manifestazione anche in molte altre località.

Il 28 giugno 1970 in California si svolsero due manifestazioni in forma di marcia, una a Los Angeles e l'altra a San Francisco. Nel timore di non ottenere il permesso da parte delle autorità di polizia, gli organizzatori della marcia di Los Angeles scelsero un nome volutamente ambiguo, "Christopher Street West" e l'allora capo della polizia di Los Angeles, Edward M. Davis, rispose inizialmente che "per quanto mi riguarda, concedere il permesso di marciare a un gruppo di omosessuali sarebbe come concederlo a un gruppo di ladri e rapinatori". La commissione di polizia concesse il permesso malvolentieri e comunque dietro la richiesta di un pagamento di oltre di dollari. Dopo che l'American Civil Liberties Union protestò ufficialmente, la polizia ritirò tutte le condizioni salvo chiedere un contributo di dollari per il servizio di sicurezza da parte dei poliziotti. Anche quest'ultima richiesta venne alla fine ritirata dopo che la Corte Suprema della California ordinò alla polizia di concedere il permesso senza condizioni e di fornire la protezione ai manifestanti "come avrebbe fatto per qualsiasi altro gruppo", invocando il principio costituzionale della libertà di espressione. I rischi di disordini erano elevati, dato che uno degli organizzatori continuò a ricevere minacce di morte fino al giorno stesso della manifestazione, tuttavia tutto si svolse in modo pacifico: i manifestanti si ritrovarono in McCadden Place di Hollywood e poi marciarono fino all'Hollywood Boulevard. La rivista LGBT The Advocate riportò che "oltre 1000 tra omosessuali e loro amici hanno dato vita non a una semplice marcia di protesta ma a una vera e propria parata lungo l'Hollywood Boulevard."

Sempre il 28 giugno 1970, i gruppi attivisti di New York organizzarono la loro parata, denominata "Christopher Street Liberation Day" in esplicita celebrazione dei moti di Stonewall dell'anno precedente. Il 2 novembre 1969, con una risoluzione durante l'incontro della Eastern Regional Conference of Homophile Organizations (ERCHO) a Philadelphia, gli attivisti Craig Rodwell, il suo compagno Fred Sargeant, Ellen Broidy e Linda Rhodes proposero l'idea della prima parata gay a New York:

La proposta della marcia ebbe il voto favorevole di tutti i partecipanti alla riunione con l'eccezione della Mattachine Society di New York, che si astenne. Al meeting erano presenti anche membri del Gay Liberation Front (GLF) come ospiti del gruppo di Rodwell, l'Homophile Youth Movement in Neighborhoods (HYMN)..

L'organizzazione della marcia di New York iniziò a gennaio 1970 e con fatica perché alcune delle associazioni gay cittadine più importanti, come la Gay Activists Alliance (GAA), opponevano difficoltà per mandare i loro rappresentanti e la Mattachine Society continuava ad avere una posizione scettica. Fu fondato un comitato organizzatore, guidato da Craig Rodwell, Fred Sargeant, Ellen Broidy, il britannico Michael Brown (in seguito deputato conservatore al parlamento del Regno Unito), Marty Nixon e Foster Gunnison, che si occupò di trovare i finanziamenti necessari. Nella convinzione che una giornata festiva avrebbe attirato più partecipanti, il comitato fissò la data per la parata al 28 giugno 1970, una domenica.. Quando nell'aprile 1970 Michael Kotis divenne presidente di Mattachine al posto di Dirk Leitsch, terminò anche ogni residua opposizione alla marcia da parte di questa associazione..

Facevano parte del comitato organizzatore anche Judy Miller, Jack Waluska, Steve Gerrie e soprattutto Brenda Howard, una donna bisessuale, che ebbe un ruolo decisivo nel lavoro di coordinamento e preparazione, tanto da essere considerata "la madre del Pride". In merito al ruolo di Brenda Howard, l'attivista bisessuale Tom Limoncelli dichiarò in seguito "se qualcuno vi chiede perché esiste la marcia dell'orgoglio omosessuale o perché giugno è il mese del Pride, ditegli che è perché una donna bisessuale di nome Brenda Howard pensava che così dovesse essere".

Le prime marce erano sia serie che a carattere festoso e servirono da ispirazione al sempre più ampio movimento degli attivisti; furono ripetute negli anni a seguire e ogni anno si svolsero in un numero di città del mondo crescente. Ad Atlanta e New York le marce erano chiamate "Marce di liberazione gay" (Gay Liberation Marches) e il giorno del loro svolgimento "Giorno di liberazione gay" (Gay Liberation Day); a Los Angeles e San Francisco divennero note come "Marce della libertà gay" (Gay Freedom Marches) e il giorno di svolgimento come "giornata della libertà gay (Gay Freedom Day). Questi nomi si diffusero via via che altre città, comprese quelle di minori dimensioni, iniziarono ad avere le loro manifestazioni. L'ideologia alla base delle parate è una critica alla logica che stabilisce cosa sia "eteronormativo" e "normale" o "giusto" e pertanto considera come atto di dissidenza sociale qualsiasi azione che appaia come "omosessuale". La parata rompe questo schema esibendo la cultura queer apertamente nella società. Le marce e le parate si diffusero in tutto il mondo: a Londra il primo gay pride rally si svolse il 1º luglio 1972, a tre anni di distanza dai moti di Stonewall.

Durante gli anni ottanta avvenne un cambiamento culturale nel movimento gay: i comitati organizzatori vennero diretti da attivisti meno radicali che eliminarono dal nome termini come "liberazione gay" e "libertà gay" sostituendoli con "Gay Pride", "orgoglio gay".

Descrizione

Molti pride mantengono tuttora il loro carattere originario di manifestazione politica e di attivismo, soprattutto nelle nazioni meno aperte nei confronti dell'omosessualità. In generale, il carattere dell'evento dipende notevolmente dal contesto politico, economico e religioso delle varie località. Nelle città più aperte all'accettazione, il corteo assume un carattere festivo e colorato e l'aspetto politico rimane ancorato al concetto di celebrazione. I cortei più grandi prevedono carri, ballerini, drag queen e musiche ad alto volume; tuttavia anche questi cortei normalmente includono elementi politici ed educativi, come per esempio la partecipazione di politici locali e di associazioni pro-diritti LGBTQ+ di vario tipo; in alcune realtà partecipano anche rappresentanti di confessioni religiose gay friendly come la Metropolitan Community Church, la Chiesa unita di Cristo e le chiese unitariane universaliste, associazioni di genitori di figli LGBT e associazioni di dipendenti LGBT di grandi aziende.

Anche i cortei dal tono più festoso mantengono momenti dedicati al ricordo delle vittime dell'AIDS e della violenza omofoba. Gli eventi più importanti sono finanziati dalle istituzioni pubbliche e da sponsor privati e in alcuni casi promosse come attrazione turistica delle città ospitanti. In alcune nazioni questi eventi vengono chiamati anche "Pride Festival" e si svolgono in parchi pubblici o aree pedonalizzate delle città, con tanto di chioschi informativi, concerti musicali, ristoranti e bar all'aperto, concorsi ed eventi sportivi. La linea di demarcazione tra spettatori e partecipanti in alcuni casi non è netta, mentre lo diviene chiaramente nei casi in cui compaiono episodi di ostilità.

Sebbene ai moti di Stonewall e agli avvenimenti successivi parteciparono a pieno titolo donne lesbiche e persone transgender e bisessuali, oltre che omosessuali maschi di ogni colore e provenienza sociale, storicamente questi eventi vennero chiamati gay, termine che all'epoca esprimeva in senso generale tutto l'intero spettro che costituisce la comunità LGBTQ+.

A cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta, con il cambio generazionale e la progressiva scomparsa o disimpegno dei partecipanti diretti ai moti di Stonewall e degli organizzatori dei primi eventi, avvenne anche un cambio nel linguaggio, con l'introduzione di terminologie più precise e inclusive, che talvolta provocarono resistenza soprattutto tra le comunità meno informate sugli eventi storici, e cambiamenti nel nome delle manifestazioni, qualificate prima come "gay e lesbica" e infine LGBTQ+ o semplicemente "Pride".

Principali eventi nel mondo

Africa Mauritius A partire dal giugno 2006, nella città di Rose Hill si svolge la Rainbow Parade Mauritius, organizzata dal Collectif Arc-en-Ciel, un'associazione non governativa LGBTI di Mauritius, in collaborazione con altri gruppi non governativi locali.

Sudafrica

La prima parata del pride in Sudafrica si svolse a Johannesburg il 13 ottobre 1990, verso la fine dell'apartheid e fu il prime evento di questo tipo su tutto il continente africano. La Sezione Nove della Costituzione del Sudafrica del 1996 stabilisce i principi di uguaglianza di fronte alla legge e di libertà da qualsiasi discriminazione anche sulla base dell'orientamento sessuale.

Il comitato organizzatore dello Joburg Pride del 2013 si spaccò in seguito a un conflitto interno sulla questione se l'evento dovesse continuare a mantenere un significato politico. A maggio 2013 venne costituito un nuovo comitato alternativo con l'obiettivo di organizzare un "Pride del popolo" che era "inteso come un movimento inclusivo ed esplicitamente politico per la giustizia sociale".