Il è stato un incrociatore pesante della Marina imperiale giapponese, seconda unità appartenente alla classe Mogami e così chiamato in onore dell'omonimo fiume che scorre nella prefettura di Ōita. Fu varato dal cantiere di Nagasaki nel maggio 1934 come incrociatore leggero, e assunse il suo aspetto definitivo dopo che, nel 1939-1940, fu dotato di cinque torri binate con cannoni da 203 mm.

Appartenente alla 7ª Divisione incrociatori, nel corso degli anni trenta prestò servizio nel teatro di guerra cinese; dal maggio 1940 riprese il servizio come incrociatore pesante e, nell'estate 1941, fece parte delle forze navali dispiegate dall'Impero giapponese per vigilare sull'occupazione dell'Indocina francese. Nel dicembre 1941, in contemporanea all'attacco di Pearl Harbor, appoggiò gli sbarchi in Malesia e poi le operazioni anfibie in Sumatra meridionale (febbraio 1942); quindi scortò il convoglio occidentale per l'invasione di Giava e, nella notte del 28 febbraio-1º marzo, ebbe parte determinante nella battaglia dello Stretto della Sonda. Dopo un periodo di pausa, con il resto della divisione e altre forze prese parte all'incursione giapponese nell'Oceano Indiano all'inizio di aprile, affondando alcuni mercantili. Nella seconda metà di maggio si spostò a Guam e, parte della 2ª Flotta con il resto della divisione d'appartenenza, salpò nel quadro della complessa offensiva contro l'atollo di Midway. La battaglia si concluse con una disfatta della flotta di portaerei nipponica e quindi l'ammiraglio Isoroku Yamamoto ordinò di bombardare l'atollo: la 7ª Divisione era quasi arrivata quando fu richiamata indietro. Nel corso del ritorno il Mogami impattò con il Mikuma, che aveva mal eseguito un'accostata generale per evitare un possibile attacco di un sommergibile ed entrambi furono lasciati indietro dal resto della divisione; avvistati, furono attaccati nel corso del 6 giugno da decine di bombardieri e aerosiluranti imbarcati che inflissero danni pesanti al Mikuma. L'incrociatore, distrutto dalla detonazione dei suoi stessi siluri, affondò infine durante la sera, con gravi perdite tra l'equipaggio.

Caratteristiche

Il Mikuma formava con i gemelli , Suzuya e la classe Mogami, derivata da un progetto che la stipula del trattato navale di Londra, nell'aprile 1930, aveva costretto a mettere da parte. Pensata inizialmente come gruppo di incrociatori leggeri, prevedeva sei esemplari da tonnellate, dotati di quindici cannoni da 155 mm in cinque torri trinate, dodici tubi lanciasiluri da 610 mm e capaci di 37 nodi di velocità. Inoltre lo stato maggiore generale impose di concepire le navi perché fosse possibile, in futuro, rimuovere le torri originarie per imbarcarne altre con pezzi da 203 mm. Sin da subito si comprese che le specifiche erano esagerate e già nel 1931 fu preventivato un dislocamento di tonnellate: allo scopo di contenere il peso (obiettivo del tutto mancato), fu introdotta massicciamente la saldatura e la struttura portante dello scafo fu ridotta in maniera drastica..

Il Mikuma presentava una lunghezza alla linea di galleggiamento di 197 metri (201,50 fuori tutto), una larghezza massima di 18 metri e un pescaggio di 5,50 metri. Il dislocamento a pieno carico durante le prove in mare fu calcolato in //. L'unità era gestita da un equipaggio di 860 tra ufficiali, sottufficiali e marinai. L'armamento principale comprendeva quindici cannoni Type 3 da 155 mm lunghi 60 calibri (L/60) suddivisi in cinque torri, disposte due a poppa sovrapposte e tre a prua: di queste, la centrale era la più bassa e poteva sparare solo in bordata. Sul primo ponte (nella sezione compresa tra le torri poppiere e l'imponente fumaiolo, altra peculiarità della classe) furono ricavate quattro camere – due per murata – dove furono posti altrettanti impianti trinati di lanciasiluri da 610 mm brandeggiabili, equipaggiati con un sistema di ricarica rapida. Numerosa era la dotazione contraerea, con due impianti binati in torri corazzate ospitanti pezzi Type 10 da 120 mm L/45, quattro installazioni doppie di cannoni Type 96 da 25 mm L/60 e due doppie di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm. Sul ponte di poppa, infine, si trovavano due catapulte e due hangar per il ricovero di quattro idrovolanti da ricognizione.

L'apparato motore era costituito da dieci caldaie Kanpon che alimentavano quattro turbine a ingranaggi a vapore, a ciascuna delle quali era vincolato un albero motore con elica; era erogata una potenza totale di  shp e la velocità massima toccava i 37 nodi. La riserva di carburante arrivava a tonnellate di olio combustibile, permettendo un'autonomia pari a miglia alla velocità di 14 nodi. La corazzatura aveva rinunciato alle linee curve delle precedenti classi e presentava uno spessore di 100 mm alla cintura (65 mm per la parte sommersa), cui erano solidali controcarene spesse 65 mm (25 mm nella fascia inferiore, dove si trovava lo scafo a doppio fondo); cintura e controcarene arrivavano a 140 mm in corrispondenza delle riservette. Le paratie stagne trasversali allo scafo erano spesse 105 mm, attorno alle macchine di governo 100 e 35 mm; il ponte di coperta era spesso 60 (zone orizzontali) o 35 mm (aree inclinate), il primo ponte 40 mm, torri d'artiglieria e barbette 25 mm. La torre di comando era racchiusa in un guscio spesso 100 mm, dimezzato per il tetto.

Già in fase di completamento il Mikuma e il resto della classe cominciarono a essere modificati: dopo l'incidente occorso alla torpediniera Tomozuru (il 12 marzo 1934 si rovesciò durante una tempesta, a causa del baricentro troppo alto e del rapporto negativo tra larghezza e dislocamento), gli hangar furono eliminati e gli idrovolanti ridotti a tre, la torre di comando, le sovrastrutture di prua e l'albero di trinchetto ridimensionati. Durante le prove di tiro in mare nel marzo 1935, però, si verificarono rotture e deformazioni lungo le saldature dello scafo. Danni simili, ma più estesi, si ebbero durante il cosiddetto incidente della 4ª Flotta, quando tale squadra fu investita da un violento tifone durante un'esercitazione tra Hokkaidō e le isole Curili, riportando danni anche molto gravi su numerose navi. Il Mikuma fu perciò trasferito alla riserva e subito posto in bacino di carenaggio per un'accurata ricostruzione, che durò sino all'ottobre 1937: quasi tutte le giunzioni saldate furono rimpiazzate con i più tradizionali rivetti, le paratie trasversali furono irrobustite, furono aggiunte controcarene più larghe su quelle originarie, le sovrastrutture furono ulteriormente abbassate e la riserva di siluri fu ridotta ad appena sei ordigni; tuttavia i pezzi Type 10 furono rimossi in favore di quattro cannoni Type 89 da 127 mm L/40, montati a coppie in due impianti corazzati. A lavori terminati il dislocamento era salito a tonnellate a pieno carico, il pescaggio a 5,90 metri e la larghezza a 19,20 metri, a detrimento della velocità massima (35 nodi).

Dopo la denuncia del trattato del 1930 e il rifiuto del suo rinnovo, si poté procedere tra il 1939 e la primavera 1940 alla sostituzione delle artiglierie principali con cinque torri binate, ospitanti dieci cannoni Type 3 numero 2 da 203 mm L/50: il Mikuma fu così riclassificato incrociatore pesante, incrementò il suo dislocamento a tonnellate e la larghezza dello scafo a 20,20 metri. Durante quest'intervento furono inoltre introdotti i siluri Type 93 da 610 mm nei lanciatori (con scorta di dodici armi) e rimpiazzate le catapulte con modelli recenti più capaci.

Servizio operativo Costruzione e primi anni L'incrociatore leggero Mikuma fu ordinato nell'anno fiscale edito dal governo giapponese nel 1931. La sua chiglia fu impostato nel cantiere navale di Nagasaki, gestito dalla Mitsubishi, il 24 dicembre dello stesso anno e il varo avvenne il 31 maggio 1934; fu completato il 29 agosto 1935.

Non appena iscritto nei registri della Marina imperiale giapponese, fu unito con il Mogami nella 7ª Divisione incrociatori e posto alle dipendenze della 4ª Flotta, circostanza che lo coinvolse nell'incidente del settembre 1935. Sullo scorcio del 1937 rientrò in servizio e nel gennaio 1938, con il Mogami, il Suzuya e il Kumano (nel frattempo completati) riformò la 7ª Divisione, che spese il successivo anno in operazioni di pattugliamento e appoggio lungo le coste della Cina; di nuovo fermo in porto in vista del potenziamento dell'artiglieria principale, il Mikuma si riunì ai gemelli nella 7ª Divisione il 1º maggio 1940. Dopo altri mesi di azioni nel Mar Cinese Orientale, fu inviato nelle acque dell'Indocina francese allo scopo di fare pressione sul locale governo coloniale e favorire la mediazione nipponica nella guerra franco-thailandese, tornando in patria in febbraio. Tra il 1935 e il 1941 il Mikuma fu comandato dai seguenti capitani di vascello: un ufficiale rimasto senza nome (29 agosto-11 novembre 1935), Moriji Takeda (11 novembre 1935-1º dicembre 1936), un secondo ufficiale anonimo (1º dicembre 1936-1º dicembre 1937), Naosaburō Irifune (1º dicembre 1937-15 dicembre 1938), Kōsō Abe (15 dicembre 1938-20 luglio 1939), Kyūji Kubo (20 luglio-15 novembre 1939), Susumu Kimura (15 novembre 1939-1º novembre 1940) e Shakao Sakiyama.

1941-1942