Il romanzo è un genere della narrativa scritto in prosa. Origini e caratteristiche fondanti del romanzo sono argomento di dibattito tra gli studiosi. Certamente si può affermare che una premessa importante del romanzo moderno è da individuare nella prima produzione in lingua d'oïl (XI secolo): le narrazioni in versi di questa tradizione, sia che recuperassero temi greco-romani sia che rielaborassero temi cavallereschi (ciclo bretone e ciclo carolingio), venivano indicate già allora con il termine romanFerroni, 1995, cit., p. 56..

Il principale carattere di novità rispetto alle tradizioni narrative immediatamente precedenti (e al genere epico in particolare, con le sue imprese militari collettive) è il modo diverso di porsi in rapporto col tempo. Fa parte dell'arte moderna (nominata contemporanea alla nascita del Romanzo) e necessariamente deve contenere quel modo di narrare nuovo e di contrasto con l'arte del passato.

La Teoria dell'Estetica di Theodor Adorno si sofferma sull'incompiutezza dell'opera, ossia il suo essere sempre in formazione: mentre gli altri generi epici tendono a fermare il Tempo partendo da un inizio e arrivando a una fine, il Romanzo non ha un fine, non mette il punto. Altre caratteristiche stilistiche come il progressivo focalizzarsi dell'attenzione sul singolo individuo o su piccoli gruppi di cavalieri, immersi in vicende che hanno un misto di storico e di "meraviglioso".

L'"esperienza assoluta" del cavaliere, irretito nella sua aventure (termine che in francese antico indicava inizialmente solo il destino o il caso e che finisce per indicare il complesso delle peripezie e il perfezionamento etico di chi le attraversa), sviluppa negli scrittori l'esigenza di una narrazione meno ingessata, "capace di rappresentare un mondo complesso e variamente articolato". Il romanzo è dunque costruito da una struttura della storia più o meno complessa e da una varietà di personaggi più o meno ampia. Questa profonda articolazione ha dato vita a numerosi sottogeneri: si passa dal genere storico al fantastico, dal giallo al romanzo epistolareDizionario corriere.it, Dizionario Sapere.it.

Etimologia Il termine "romanzo" ha origini dalle forme del francese antico romans, romant, roman o romanzLa -z finale, sorta per ragioni etimologiche come continuazione della c di romanice, è stata poi sentita come morfema segnacaso: da romanz, sentito come nominativo, discese un romant accusativale. Con la crisi del sistema della declinazione finì per prevalere la forma romant. Perdendosi però il valore fonetico della -t finale, questa finì per scomparire e roman sarà la forma corrente a partire dal XVI secolo (cfr. Aurelio Roncaglia, "Romanzo". Scheda anamnestica d'un termine chiave, p. 3).. Romanz, in particolare, è forma sostantivata dell'aggettivo romanz, che deriva dall'avverbio latino volgare romanice (romanice loqui, ovvero "parlare alla romana", il quale deriva dal latino romanus): parlano romanice i cittadini di origine romana, mentre il ceppo barbarico era indicato complessivamente come teudisca lingua:

A partire dall'età carolingia, si inizierà a parlare di romana lingua (spesso rustica romana lingua):

In Francia, Romanz s'applicò inizialmente al volgare "preso in blocco"Roncaglia, cit., p. 2.: il termine, cioè, non indicava una specifica lingua romanza. Gli stessi testi antichi danno atto di questo lento differenziarsi delle parlate romanze. Nel FloovantFloovant, ed. S. Andolf, 1424 (cfr. "ROMAN" in Le mots de Jules Verne su web.atilf.fr)., ad esempio, troviamo scritto:

Ne dà testimonianza anche Brunetto Latini, esule fiorentino in Francia, che sente di specificare a proposito del suo Tresor:

Durante la prima metà del XII secolo, in Francia, avviene una scissione dove romanz significa anche discorso orale o testo scritto in lingua volgare. Nella seconda metà del XII secolo indica un'opera narrativa per la lettura che riprende leggende del mondo antico (Antica Grecia e Roma). Nel XIII secolo avviene lentamente la crisi delle declinazioni e i termini romanz, romant cominciano ad essere modificati in roman, che indicava la trasposizione in prosa dei precedenti romanzi in versi.

Intanto in Italia tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV secolo già Dante e poi Petrarca utilizzarono il termine romanzo identificando la "narrazione in prosa":

Nel XV-XVI secolo il termine roman indica una poetica narrativa, in versi o in prosa cavalleresca-avventurosa eroico amoroso-pastorale che si concentrano sull'analisi e evoluzione dell'eroe. Nel XVII secolo roman indica il romanzo moderno vicino a come noi lo conosciamo(cfr. Aurelio Roncaglia, "Romanzo". Scheda anamnestica d'un termine chiave, p. 3).

In conclusione è la lingua francese che ha lasciato sul termine italiano romanzo la sua impronta fonetica più rilevante. Invece nelle altre lingue neolatine e l'inglese la trasposizione del termine francese ha assunto significati e sfumature differenti rispetto all'italiano: romance nella concezione iberica non si modifica nel termine arcaico francese ma assume il significato di una composizione dotata di uno specifico metro, un poema che discende dalla tradizione orale il termine romance in inglese sta ad indicare le forme narrative di carattere eroico e mitico, propense all'utilizzo dell'allegoria e densamente affollate di elementi fantastici, mentre le narrazioni in cui la rappresentazione della vita e la cornice sociale sono realistiche vengono invece indicate con il termine novel.

Storia del romanzo

Sebbene la parola romanzo abbia fatto la sua comparsa in età moderna, caratteristiche del romanzo si ritrovano in numerose opere antiche. Forme primordiali di romanzo sono state rintracciate già duemila anni prima di Cristo in Egitto appartenenti al filone fantastico, sentimentale, politico, satirico (per esempio i romanzi Le avventure di Sinuhe e Il racconto del naufrago). Specialmente in età ellenistica infatti i gusti letterari tesero a narrazioni di vario genere, dall'epico al mitologico, dall'umano al fantastico, caratterizzate da una lunghezza piuttosto limitata a dispetto della tradizione omerica. LIscrizione sacra di Evemero è uno dei primi esempi del romanzo utopico. L'età ellenistica nei secoli II e III d. C. ci ha lasciato i romanzi di Caritone, Senofonte Efesio, Longo Sofista, Eliodoro, Achille Tazio e Luciano di Samosata la cui Storia vera è il più illustre antenato dei romanzi di fantascienza. Il romanzo Le incredibili meraviglie al di là di Tule di Antonio Diogene è il primo esempio di romanzo in cui viene usato l'espediente del manoscritto ritrovato. Antecedente del romanzo moderno è considerato il romanzo di Nino.

Alla letteratura latina di età imperiale appartengono due celebri romanzi: il Satyricon di Petronio e lAsino d'oro di Apuleio. In India si possono rintracciare intorno al VII secolo d.C. forme embrionali di romanzo nella letteratura indù. Tra il X e XI secolo, il Giappone ci offre un testo con una concezione simile al romanzo contemporaneo: La storia di Genji è un vero e proprio romanzo di indagine psicologica eseguita attraverso le storie di un Don Giovanni dell'epoca.

Anche in Cina, intorno al XIV secolo il romanzo diventa un genere popolare ed intorno al XVI secolo viene prodotto il famoso Chin P'ing Mei. Nel Medioevo si ricordano i romanzi di genere cortese-cavalleresco di Chrétien de Troyes, quelli a carattere didattico-allegorico (Roman de la Rose, il Fiore), o di impronta favolistica (Roman de Renart). Seguirono poi i romanzi di Andrea da Barberino. Il pubblico lettore dei romanzi si allargò successivamente dalle classi aristocratiche a quelle borghesi-mercantili aprendo la via a nuove sperimentazioni narrative come il Filocolo e lElegia di Madonna Fiammetta di Giovanni Boccaccio.

Nel XV secolo lArcadia di Jacopo Sannazaro è un romanzo pastorale che si rifà a modelli dotti. Negli anni che vanno dal XVI secolo al XVII secolo materia della narrazione è il romanzo verosimile e il romanzo si trova in una posizione intermedia tra storia ed epica. Un primo romanzo moderno fu Gargantua e Pantagruel di Rabelais (XVI secolo). A questo proposito sono d'esempio i romanzi picareschi, con la loro pluralità di scrittura e di riferimento a diversi sottogeneri, come il cavalleresco e l'avventuroso. Il primo romanzo europeo di questo periodo è da considerarsi il Don Chisciotte che, grazie alla sua forma che demistifica la tradizione cavalleresca e cortese, rappresenta la prima opera letteraria classificabile come "romanzo" nell'accezione moderna del termine. Ma è solo alla fine del XVII secolo che l'idea di fiction prende piede nella produzione letteraria e così il romanzo comincia a prendere forma e a guadagnare uno spazio tra i generi letterari.

In assoluto, come primo romanzo viene considerato il Genji monogatari della giapponese Murasaki Shikibu, scritto nell'XI secolo. Questo romanzo tratta della vita sentimentale del protagonista Genji, figlio cadetto di un imperatore, costretto a rinunciare alla successione al trono iniziando una carriera politica con conseguente ascesa al potere. Il Genji monogatari viene considerato il primo romanzo psicologico.

Fu caratteristico del XVII secolo il nascere e diffondersi, soprattutto in Francia, del romanzo, cioè di una letteratura narrativa di ampiezza e complessità assai maggiori della novella e destinata alla lettura, più amena e di svago che letteraria, di un largo pubblico. I moralisti dell'epoca lo ostacolarono per lungo tempo (un'ordinanza settecentesca della corona di Spagna, che agiva in pieno accordo con la Chiesa, proibiva la diffusione dei romanzi in tutte le colonie americane a causa della vacuità, della presunta dannosità per i costumi del nuovo genere letterario).

In realtà i primi "veri" romanzi sono da attribuire alla prima metà del XVIII secolo. Essi si volgono nella direzione dell'epistolario e delle memorie dove la forma narrativa che viene adottata in prevalenza, diventa quella che tende di più all'autenticità e alla verosimiglianza. Verso la fine del secolo si sviluppa un altro filone tematico che è quello del libertinaggio, che segna una tappa importante nella storia del romanzo settecentesco. Così rivendicata la qualità del nuovo genere, appare in Inghilterra una nuova fase di rottura e un punto insieme di arrivo e di partenza per tutta la storia letteraria europea. Grandi romanzieri furono Daniel Defoe, Jonathan Swift, Samuel Richardson, Henry Fielding.

In Francia, nell'età dell'Illuminismo, emersero i romanzi di Voltaire e Rousseau; in Germania quelli di Wolfgang Goethe. Quello che cambia in tutta Europa agli inizi del XIX secolo è l'intera società: l'avvento della borghesia e del nazionalismo, di spinte rinnovatrici, catalizza nel romanzo le inquietudini di un'intera epoca, con accenti diversi a seconda del Paese interessato: piace ai lettori dell'epoca il tema dello sviluppo dell'individuo. Gli argomenti-cardine di tutta la narrativa realistica sono la famiglia, le vicende e i rapporti che si realizzano al suo interno e che influenzeranno tutta la letteratura sia in Francia che fuori.

Grande fortuna ha anche il genere del romanzo storico, iniziato dallo scozzese Walter Scott, e rappresentato in italiano dal capolavoro di Alessandro Manzoni I promessi sposi. Nell'Italia del XVIII secolo il romanzo ha una vita stentata, sia per ragioni storico-sociologiche, sia per ragioni teorico-estetiche che portavano a guardare con diffidenza a una forma narrativa così diversa da quella tradizionale. Ancora nella seconda metà del Settecento si assiste al persistere del romanzo ispirato ai modelli stranieri, con le caratteristiche dell'avventura e della completa assenza di problematicità dei personaggi. Nella seconda metà del secolo è importante il fenomeno della letteratura d'appendice che consente al lettore il processo di immedesimazione nella vicenda.