Già comproprietario del quotidiano Le Journal, venne fucilato nell'aprile 1918 al poligono di Vincennes, dopo essere stato condannato dal Tribunale di Parigi per spionaggio in favore della Germania.

Biografia Le origini Paul-Marie Bolo nacque da Claude-Philibert-Albert BoloIl padre è stato citato talvolta come solicitor (Cfr. Shelby Foster Westbrook , “Bolo Pacha - A forgotten story about men & women who made history in WWI”, Trafford Publishing, Victoria, 2010), talvolta come produttore di vini e proprietario di enoteca (Cfr. Severance Johnson, “The enemy within - Hitherto unpublished details of the great conspiracy to corrupt and destroy France”, The James A. McCann company, New York, 1919)., figlio di un notaio originario del dipartimento delle Bocche del Rodano, e da Marguerite Colas “Journal des débats politiques et littéraires”, Parigi, 30 aprile 1918.. Dopo avere abbandonato gli studi, poco più che ventenne lavorò prima come coiffeur, poi come odontoiatra insieme ad un socio, tal Joseph Boulan, ma dopo tre mesi il Tribunale di commercio di Marsiglia ordinò lo scioglimento della loro societàSeverance Johnson, “The enemy within - Hitherto unpublished details of the great conspiracy to corrupt and destroy France”, The James A. McCann company, New York, 1919..

In seguito si buttò nel business dei cereali insieme ad un nuovo socio, il pittore Panon, suo amico d'infanziaCorrado Augias, “Giornali e spie - Faccendieri internazionali, giornalisti corrotti e società segrete nell’Italia della Grande Guerra”, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1994., ma, a causa degli scarsi guadagni, insieme decisero, poco dopo, di comune accordo, di passare al commercio di aragoste, dopo avere tentato anche la strada del commercio di generi colonialiShelby Foster Westbrook , “Bolo Pacha - A forgotten story about men & women who made history in WWI”, Trafford Publishing, Victoria, 2010.. Fallita però anche quest’ultima impresa, tentarono la strada della ristorazione, senza tuttavia ottenere risultati soddisfacenti.

Fu così che Bolo, dopo avere mandato quasi in rovina l'amico pittore, convincendolo a pagare alcuni suoi debiti, decise di fuggire all'estero, prima a Barcellona e poi a Valencia, insieme a Mathilde Panon, ossia la moglie del suo ormai ex socio. Trovatisi a corto di denaro, i primi tempi i due amanti furono costretti a vivere addirittura in una soffitta, e Paul-Marie fu costretto persino a lavorare come cameriere presso un café locale.

Successivamente, però, utilizzando il nome di Paul Berner, riuscì ad aprire una taverna, La Valencia del Cid, e a darla in gestione alla compagna. La mantennero fino a quando Mathilde decise di dare in pegno alcuni gioielli, al fine di racimolare il denaro necessario per trasferirsi, insieme al compagno, a Parigi. Misteriosamente, però, una volta arrivati nella capitale francese iniziarono a sfoggiare un lusso del tutto inaspettato.

Il trasferimento in Argentina Si disse che tale lusso era dovuto al fatto che Bolo era riuscito a farsi consegnare una somma da investire, ammontante a un migliaio di franchi, dalla sua governante, Madame Miége. Ma si disse anche che era stato per non essere stato in grado di farla fruttareBolo restituì alla governante solo una parte della somma, circa 500 franchi. Molti anni dopo, però, la donna riuscì a portarlo in Tribunale e a farlo condannare a un mese di prigione e al pagamento di una multa di 25 franchi (Cfr. Severance Johnson, “The enemy within - Hitherto unpublished details of the great conspiracy to corrupt and destroy France”, The James A. McCann company, New York, 1919). che, tra il 1892 e il 1893, insieme ad altri, aveva deciso di fuggire nuovamente, per andare a cercare fortuna in Argentina, dopo però essere stato ripetutamente tartassato da colei che reclamava i propri soldi.

Abbandonò Mathilde, che tornò dal marito pittore, e, dopo avere conosciuto, in una città del sud della Francia, la sua futura moglieNon prima, però, di avere circuito una certa Michaela Estouba, promettendole di sposarla, ma abbandonandola, tuttavia, poco dopo (Cfr. Severance Johnson, “The enemy within - Hitherto unpublished details of the great conspiracy to corrupt and destroy France”, The James A. McCann company, New York, 1919., la cantante Henriette Soumaille, presentandosi a lei come Monsieur Bolo de Grangeneuve, si trasferì con lei a Buenos Aires. In realtà vi si trasferirono per la carriera canora di Henriette. La donna, all'arrivo nella capitale, trovò un ingaggio al Casinò della stessa. Dopo ogni serata, però, era Bolo ad incassare i guadagni della compagna, loro unica fonte di sostentamento.

Il primo matrimonio Il 14 aprile 1894 Bolo la sposò in uno dei Municipi di Buenos Aires e firmò il contratto di matrimonio col nome Bolo de Grangeneuve. A un certo punto, però, iniziò a manifestare un carattere violento, che iniziò a provocargli dei guai, fino a farlo finire in prigione. Quando però la moglie trovò i soldi per pagare la cauzione, lui tornò di nascosto in Francia, lasciandola sola in Argentina. Non contento, al ritorno si recò ad Albi, dove viveva la famiglia di Henriette, la truffò e scomparve di nuovo.

Il ritorno in Francia Il secondo matrimonio Nel 1902 iniziò a lavorare come rappresentante della Binet, famosa casa produttrice di champagne, e di una azienda di distillati di Ornans, la Cusenier,. Nel novembre 1904Dominique Fradet, “L'Affaire Bolo Pacha”, Éditions Fradet, Reims, 2018. avvenne l'incontro con la cantante Marcelle Gay, meglio conosciuta come la donna che il 15 maggio 1905, poco dopo la morte del proprio marito, divenne la sua seconda moglie. Il vero nome della Gay era Pauline Moiriat, ed era stata sposata con un negoziante di vini di nome Fernand Muller, morto il 13 aprile 1904.

Dopo la morte di Muller, la Moiriat aveva ottenuto una eredità milionaria, comprese due abitazioni di lusso, una, chiamata Villa Velleda Villa Velleda e Bolo Pascià., ubicata a Biarritz, e l'altra, ubicata a Parigi, al 17 di Rue de Phalsbourg. Fu in quest'ultima che la donna andò a vivere con il nuovo marito, allora ancora bigamo, per effetto del matrimonio, mai annullato, con la Soumaille. Bolo ottenne anche una procura per disporre delle ricchezze della moglie.

L'incontro con 'Abbās Hilmī II Dopo essere entrato definitivamente nell'industria del vino, grazie alla cantina di successo posseduta dalla moglie a BordeauxKolleen M. Guy, “When Champagne became french - Wine and the making of a national identity”, The Johns Hopkins University press, Baltimore and London, 2003., Bolo creò la Confédération générale agricole pour la défense des produits purs, la quale nel 1907 si associò con la Fédération des Syndicats Viticoles. A quel tempo Bolo era già in ottimi rapporti sia con il presidente del Tribunale di prima istanza del Dipartimento della Senna, Ferdinand Monier, sia con il Ministro francese dell'Agricoltura, Joseph Ruau.

Era già quindi molto ben introdotto negli ambienti del potere quando, il 5 luglio 1914, a Parigi, attraverso Marie Lafargue Marie Lafargue (Bayonne 13-11-1871 - ?-1932, una cantante lirica francese che si esibiva regolarmente anche a Il Cairo, e Yussef SaddikAA.VV., “The Fortnightly Review, Volume 109”, Chapman and Hall, 1918., ciambellano nonché eminenza grigia dell'allora ancora'Abbās Hilmī II fu chedivè d'Egitto dal 7 gennaio 1892 al 19 dicembre 1914. chedivè d'Egitto 'Abbās Hilmī II, riuscì ad incontrare e conoscere quest'ultimo e a farsi nominare nientemeno che suo agente finanziario e suo rappresentante unico in Europa.

Inoltre, dopo avere conosciuto Bolo, il chedivè si innamorò perdutamente di una canzonettista da lui presentatagli, tale Andrée Luzanges. E, forse, fu anche sulla scia di tale suo improvviso innamoramento se 'Abbās Hilmī II, forse in segno di gratitudine verso il faccendiere marsigliese, il 25 luglio 1914 decise di incaricarlo di condurre il negoziato per il rinnovo della concessione del Canale di Suez e, verso la fine di agosto dello stesso anno, volle nominarlo Pascià.

Unitamente a tutto ciò, 'Abbās Hilmī II gli concesse anche l’amministrazione di tutti i suoi beni, stimati in 100 milioni di franchi.

I rapporti con Emil Jellinek Prima dell'incontro con il chedivè, il faccendiere era entrato in contatto anche con un personaggio altrettanto importante, Emil Jellinek. Importante perché nel 1908 era stato nominato Console onorario dell'Impero austro-ungarico presso il Principato di MonacoAA.VV., “Across the Board, Volume 20”, Conference Board, Incorporated, 1983., ma anche perché aveva contribuito alla creazione del marchio automobilistico Mercedes e, soprattutto, perché era considerato una sorta di caporete dello spionaggio austro-tedesco nel sud della Francia.

E, in quanto caporete, secondo alcuni potrebbe essere stato anche attraverso lui, e non solo grazie ad 'Abbās Hilmī II, che, prima dell’inizio della guerra tra Francia e Germania, il faccendiere marsigliese riuscì ad entrare in contatto e a collaborare fattivamente con tale spionaggio.

La tragedia di Giulio della Chiesa Una presenza, quella di Jellinek nella vita di Bolo, che contribuì sicuramente, sia a facilitare la sua ascesa al potere all’interno della corte del chedivè, sia a fare in modo che i suoi rapporti con la Chiesa cattolica (nati e sviluppatisi di certo anche grazie al fratello sacerdote cattolico Henry Bolo) rimanessero intatti, anche quandoTra il 1904 e il 1921 (Cfr. Liliana Senesi, “La questione dei Pii stabilimenti francesi a Roma e a Loreto nei rapporti tra Francia, Italia e Santa Sede, 1870-1956”, A. Giuffrè, 2009 - Pag. 184)., a causa della rottura delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Francia, quest’ultima non ebbe più alcun rappresentante ufficiale presso la Sede (al contrario dell'Impero Austro-ungarico, presente allora con Johann von Schönburg-Hartenstein)William A. Renzi, “In the shadow of the sword: Italy's neutrality and entrance Into the Great War, 1914-1915”, P. Lang, 1987 - Pag. 154..

Infatti, sul finire del 1914, con l'aiuto finanziario della GermaniaPotenza-cardine, insieme ad Impero Austro-ungarico, Impero ottomano e Regno di Bulgaria, della alleanza degli Imperi centrali durante la prima guerra mondiale., alleata dell'Austria-Ungheria e desiderosa, pertanto, di mettere a frutto il neutralismo della Santa Sede, Bolo tentò, insieme al deputato Filippo Cavallini Filippo Cavallini nel Dizionario biografico degli italiani., di dare vita ad una banca cattolica con un capitale di ben 100 milioni, e lo fece però riuscendo a coinvolgere anche uno dei fratelli dell’allora neoeletto Papa Benedetto XV-Giacomo Della Chiesa fu eletto Papa nel settembre 1914. Papa Benedetto XV, ossia il marcheseGiovanni Fasanella, Antonella Grippo, “1915 - Il fronte segreto dell'intelligence. La storia della Grande guerra che non c'è sui libri di storia”, Sperling & Kupfer, Segrate, 2014. Giulio della Chiesa, in quanto figura sicuramente fondamentale, soprattutto in quel momento, per il mantenimento dei rapporti con il Vaticano.