Biografia Laureato in giurisprudenza, avvocatoL'eco del delitto a Lecce. Chi era il Filippelli, La provincia di Lecce (1924:A. 30, giu., 22, fasc. 24), pp. 1-2., nel 1920 si trasferì a Milano, aderì al fascismo ed entrò a lavorare al Popolo d'Italia. Dopo la marcia su Roma divenne segretario di Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.

Nell'aprile 1923 divenne azionista e amministratore delegato di un nuovo quotidiano, il Corriere Italiano, che iniziò le pubblicazioni in luglio e nell'ottobre ne fu anche direttore.

Fu coinvolto nel delitto Matteotti (10 giugno 1924), avendo egli noleggiato e fornito ai sequestratori capeggiati da Amerigo Dumini, la Lancia Kappa su cui il deputato socialista venne rapito ed uccisoEnzo Magrì books.google.it. Dopo il delitto, la polizia risalì immediatamente all'identità del pagatore del noleggio attraverso la targa del veicoloMauro Canali, Il delitto Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004 - pag. 162. e così, subito dopo il riconoscimento, venne emesso un ordine di arrestoMaurizio Barozzi, Il delitto Matteotti, Roma, 2015 a suo carico, sollecitato espressamente da Mussolini; inoltre, su tutti i quotidiani italiani fu pubblicata la sua foto segnaleticaClaudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 298.. A causa di ciò, Filippelli decise di rendersi irreperibile e, prima di farlo, di stendere un memoriale a salvaguardia della propria incolumità fisicaClaudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 283.. Iniziò così a scrivere - già il 14 giugno 1924Edizione nazionale dei processi Matteotti, Chronicon del delitto Matteotti, p. 237, nota 972. - un promemoria per proclamare la sua innocenza, descrivendo nei particolari tutto ciò che sapeva del delitto; scrisse inoltre dell'esistenza di un organismo di polizia politica interno al Partito nazionale fascista, la cosiddetta Ceka del Viminale, all'interno del quale era stato organizzato l'assassinio.

Il 15 giugno 1924, poco dopo la scomparsa di Matteotti e poco prima del tentativo di fuga, Filippelli fu accolto da Filippo Naldi nel suo castello di Vigoleno, sulle colline a 20 km da Borgo San Donnino. Tuttavia, a causa dello stato di agitazione del collega - provocato dall'essere stato riconosciuto, poche ore prima, da alcune persone presso la stazione del capoluogo - i due erano stati costretti a trasferirsi presso l'albergo Aquila Romana di Borgo San Donnino, insieme anche ad un giornalista del Corriere Italiano, Giuseppe Galassi. Anche questa sosta, però, non era durata a lungo, visto che, subito dopo l'arrivo, erano stati costretti a fuggire di nuovo per eludere l'intervento di un commissario di polizia.

Filippelli, dopo essere arrivato a Nervi (quartiere di Genova), tentò di fuggire in Francia il 17 giugno a bordo di un motoscafo, ma fu catturato a pochi metri dalla riva e successivamente tradotto, in stato d'arresto, in carcere dalle forze dell'ordineC. Oltremonti, Intorno al delitto Matteotti, s.n., 2025, pp. 207 e ss.. Due giorni dopo il giornale di cui era direttore cessò le pubblicazioni. Tale fuga ebbe una eco improvvisa in tutta ItaliaClaudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 299. Il giorno successivo tutta la stampa criticò la polizia, accusandone il capo Emilio De Bono di inefficienza. Il 18 giugno De Bono fu spinto a lasciare la carica di capo della polizia.

Una volta in carcere confermò ai giudici le accuse contenute nel memoriale contro Amerigo Dumini, Cesare Rossi, il quadrumviro Emilio De Bono e lo stesso Mussolini; quest'ultimo come mandante del delittoPeter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce, Marco Tropea, Milano, 2001, p. 174.

Nel febbraio 1925 apparve sulla rivista antifascista fiorentina Non mollare, diretta da Carlo Rosselli, il suo memoriale contro MussoliniFrancesco Luigi Ferrari, Lettere e documenti inediti, Ed. di Storia e Letteratura, 1986 da books.google.it. Chiamato come testimone, il 24 marzo 1925, ritrattò le accuse contro De Bono nel processo celebrato al Senato, riunito in Alta Corte di giustizia contro quest'ultimo.

Il successivo 1º dicembre 1925 venne scarcerato, dopo essere stato amnistiato dall'accusa di sequestro di persona ed assolto in istruttoria da quella di omicidio premeditato; ormai, però, era diventato inviso al fascismo: fu espulso dal PNF e sottoposto a vigilanza da parte della poliziaGiovanna Bosman, Filippelli, Filippo in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 47 (1997). e radiato dall'ordine degli avvocati su proposta di Roberto Farinacci.

Tra il 1927 e il 1928 collaborò con le forze dell'ordine per tendere una trappola al suo vecchio amico ed ex dirigente fascista Cesarino Rossi (ex capoufficio stampa di Mussolini e coinvolto nel delitto Matteotti insieme ad Aldo Finzi), che grazie alla sua complicità«Quando nel 1927, in mezzo a grandi difficoltà economiche, Rossi inviò una richiesta di aiuto al vecchio amico Filippo Filippelli – coinvolto nel delitto Matteotti per aver fornito l’automobile ai rapitori - questi consegnò la lettera alla polizia»: v. 1926-2026: Cent'anni dal processo Matteotti a Chieti, Attività di ricerca prevista dalla Convenzione 17.09.2024 tra l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara ed il Tribunale di Chieti, sezione 2. venne arrestato. A seguito di questa collaborazione gli venne restituita la tessera del partito e gli fu elargito un milione di lire in cambiali.

Nel marzo del 1932 fu nuovamente arrestato con l'accusa di furto ai danni di una società di pneumatici, la Dunlop: condannato ad otto anni di reclusione, fu liberato per indulto nel 1934. Una volta tornato a Milano, il 18 maggio 1936 entrò come amministratore unico nella società Azeta, impegnata nello sfruttamento industriale e commerciale di un processo di azotazione dei semi per le colture agricoleArch. centr. dello Stato, Segr. part. del duce, Carteggio riservato, b. 45, fasc. 242/R, 27 genn. 1939.. Nel novembre del 1938 l'impresa fallì e Filippelli, temendo di essere arrestato per la terza volta, fuggì prima in Egitto e poi in Belgio.

Mentre si trovava a Bruxelles, si "candidò" come informatore della polizia italiana negli ambienti antifascisti in cambio della garanzia di poter rientrare in Italia senza essere perseguito dalla giustizia italiana, che nel frattempo lo aveva condannato per bancarotta fraudolentaArch. centr. dello Stato, Min. dell'Int., Dir. gen. di P. S., 31 genn. 1939.. Le forze dell'ordine, ritenendo inconsistenti le sue capacità di penetrazione tra gli antifascisti, declinarono l'offerta.

Nell'aprile del 1947 fu amnistiato, seppur contumace, dalle accuse di complicità e favoreggiamento nel reato di sequestro di persona nel secondo processo Matteotti. Morì a Roma il 27 giugno 1950.

Citazioni cinematografiche Nel film del 1973 Il delitto Matteotti, per la regia di Florestano Vancini, il ruolo di Filippo Filippelli è interpretato dall'attore Pietro Biondi.

Note

Bibliografia Domenico Saudino, Sotto il segno del littorio. La genesi del fascismo, Libreria sociale, 1933 Mauro Canali, Il delitto Matteotti, Il Mulino, Bologna, 1997, 2004, 2015 Collegamenti esterni

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