Nell'opera si nota che Adamo è in diretta dipendenza dalla metafisica della luce di Roberto Grossatesta, e, riecheggiando motivi neoplatonici, prospetta una deduzione del molteplice dall'Uno secondo un processo scalare che richiama l'insegnamento dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita, del Liber de causis e di Avicenna.
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