Mogadiscio (AFI: ; in somalo Muqdisho; ) è la capitale della Somalia, stato dell'Africa orientale (Corno d'Africa). Etimologia L'origine del nome ufficiale Muqdisho non è chiara; si dice che sia la versione somala dell'arabo maqad shah ossia "trono imperiale dello scià". La città è anche conosciuta localmente con il nome di Hamar.

In lingua italiana, la città era in passato indicata anche come Magadoxo o Magadosso.

Geografia fisica Territorio Mogadiscio è situata a 2° di latitudine Nord e 45°20' di longitudine Est, sulla costa dell'Oceano Indiano nel Corno d'Africa, nella regione di Benadir, nel sud della Somalia.

Il fiume che scorre nell'interno, ad alcune decine di km di distanza dalla città, Uebi Scebeli, noto anche come Shabelle, nasce nel centro dell'Etiopia e arriva a una trentina di chilometri da Mogadiscio, prima di dirigersi verso sud-ovest, quasi parallelo alla costa dell'Oceano Indiano. Solitamente secco durante i mesi di febbraio e marzo, il fiume fornisce acqua essenziale per la coltivazione della canna da zucchero, del cotone, delle banane e di altri alberi da frutto.

Clima Per essere una città situata così vicino all'equatore, Mogadiscio ha un clima relativamente secco, classificato come caldo e semiarido, come per gran parte del sud-ovest della Somalia. Al contrario, le città nel nord-est della Somalia hanno generalmente un clima arido. (direct: Final Revised Paper)

La temperatura media in città è di 27 °C, con una media massima di 30 °C e una media minima di 24 °C. Le precipitazioni sono scarse, circa 430 millimetri nell'arco di tutto l'anno, con 47 giorni di pioggia su 365 giorni. La città ha mediamente 3066 ore di sole all'anno, con 8,4 ore di sole al giorno.Clima di Mogadiscio mogadishu.climatemps.com

Le stagioni sono determinate dai monsoni. Il monsone di nord-est spira nel periodo dell'inverno boreale, e quello di sud-ovest nei mesi della nostra estate. I periodi intermedi sono chiamati tanganbili (termine swahili che significa "due venti"). In lingua somala, le stagioni sono: jilaal (nel periodo del monsone di nord-est, da dicembre a marzo, secco e piuttosto caldo); gu da aprile a maggio, con le piogge del grande tanganbili; hagay da giugno a settembre, col monsone di sud-ovest; dayr ottobre-novembre (piccolo tanganbili). Lungo la costa la temperatura è abbastanza costante, compresa tra 25 °C e 35 °C in tutti i giorni dell'anno. Le condizioni di benessere dipendono quindi esclusivamente dai venti.

Storia Le origini e la colonizzazione europea Mogadiscio fu fondata da viaggiatori arabo-persiani nel X secolo e ciò incrementò lo sviluppo economico del territorio circostante, che si estese un secolo dopo tra le città Swahili sulle coste dell'Africa orientale. La città può essere anche, da un punto di vista storico, considerata l’erede dell’antica città-stato di Sarapion, un insediamento di commercianti e navigatori fondato dagli antenati dei moderni Somali che risaliva ad almeno 1.000 anni prima. Secondo una tradizione, Maometto avrebbe indicato a Ill, padre di Sab e di Samáli (da cui deriverebbero i Somali) di partire e stabilirsi nel luogo detto poi "Hamàr Gegèb", ossia il "paese distrutto". Secondo la Cronaca dei Re di Kilwa, riportata nel 1628 dal portoghese João de Barros, le città di Mogadiscio e Brava sarebbero state fondate da arabi della regione del Golfo (Al Ahsa), che erano sfuggiti alle persecuzioni d'un sultano.

La federazione Mogadisciana si trasformò all'inizio del XIII secolo in un Sultanato ereditario fondato dal sultano Abu Bakr b. Fakhr ad Din, del clan degli Ajuran, che fondò anche la Dinastia di Garen La città raggiunse il suo massimo splendore e in quel periodo furono fondate le tre principali moschee: Jaamac Hamarweyne, Fakhreddin e Arbaca Rukun.

Posta alla frontiera degli Zendj,Zendj o Zengi erano chiamate dagli arabi le popolazioni nere della costa orientale dell'Africa (da cui il nome di Zanguebar o Zanzibar). V. Enrico Cerulli: Somalia: scritti vari editi ed inediti. I. Storia della Somalia; L'Islām in Somalia; Il Libro degli Zengi. (A cura dell'Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia.) [v], 363 pp. col. front., 26 tavole. Roma: Istituto Poligrafico dello Stato, 1957). alle porte dell'Abissinia, nel XIV secolo Mogadiscio era una grande, ricca e popolosa città, con cento grandi moschee e un porto fiorente per il commercio. Molto diffusa era la vendita del legno di sandalo o sandalo citrino (Santalum album), una pianta tropicale dal legno profumato a cui veniva attribuito grande significato per la fragranza e le qualità medicinali. Fiorente era anche il commercio dell’ebano, dell’avorio e delle cotonate.

Ibn Battuta, esploratore marocchino di origine berbera che per quasi trent'anni viaggiò tra Africa, India, Sud-Est asiatico e Cina, soleva dire che "un solo cittadino di Mogadoxo (uno dei nomi di Mogadiscio) mangiasse quanto un'intera brigata". Nel 1330 visitò la città che descrisse come una vasta e fiorente località, importante centro di produzione e commercio di stoffe. Era allora capo della città il "barbaroi" (nome utilizzato in passato per indicare i somali) Abu Bakr ibn 'Umar, di cui era molto apprezzata la cortesia e la fastosità, che, come tutti i suoi sudditi, amava molto la buona cucina. Abu Bakr parlava perfettamente, oltre la sua lingua nativa cioè il Somalo, anche l’Arabo.

Scavi archeologici hanno restituito monete delle dinastie cinesi Song, Ming e Qing, cingalesi e della regione vietnamita di Annam (le città stato della civiltà Swahili importavano infatti ceramiche arabe, porcellana cinese e tessuti indiani, mentre esportavano legno, avorio, conchiglie, schiavi e ferro). Ross E. Dunn descrive Mogadiscio e altre città musulmane dell'Africa orientale come "una specie di America medievale, una terra fertile e ben irrigata di opportunità economiche e una terra di salvezza da siccità, carestia, sovrappopolazione e guerre interne".

Si sa che nel secolo XV e nel XVI la città fu governata dalla dinastia Mudhaffar (Muzaffar), alla cui opera vengono attribuite opere di architettura civile tuttora esistenti. Nel 1499, Vasco da Gama bombardò la città, la quale quattro anni dopo si arrese a Tristão da Cunha. L'arrivo dal territorio semi-desertico del Nord-est dei Somali Abgàl e Hauia nella vallata dello Shabelle tolse alla città il controllo del suo retroterra. Nel XVIII secolo Mogadiscio fu occupata dai Somali Darandolle.

Durante i secoli dell'espansione coloniale, la città non fu mai occupata né dai Portoghesi, né dagli Inglesi, né da altri Paesi europei, ma nel 1871 fu accorpata con tutta la regione del Benàdir ai possedimenti del sultano di Zanzibar. Il governatore (wali)Suleiman Inda Weyn ("occhi grandi") portò via dalla città iscrizioni marmoree, manoscritti e altri oggetti di valore per inviarli a Zanzibar.

Il periodo coloniale italiano

Nel 1892 la città e la regione del Benàdir furono affittati dal Sultano di Zanzibar all'Italia, che se ne impossessò definitivamente nel 1905. Unendo tale territorio ai sultanati somali che si estendevano verso nord-est sino al Capo Guardafui, l'Italia creò la colonia della Somalia. Il territorio della Somalia fu controllato dagli Italiani fino al 1941, quando vi fu l'intervento delle forze britanniche presenti in Kenya durante la Seconda guerra mondiale. Numerosi coloni italiani si radicarono durante gli anni trenta nella Somalia italiana, specialmente nella capitale Mogadiscio dove vi erano alcune piccole industrie manifatturiere.

Le entrate della colonia somala, anche se non rilevanti, finanziarono un programma di opere pubbliche che permise il completamento della Ferrovia Mogadiscio-Villaggio Duca degli Abruzzi, la risistemazione della rete stradale con la creazione della "Strada Imperiale" tra Mogadiscio ed Addis Abeba, e la costruzione di una diga funzionale alla realizzazione del porto di Mogadiscio. Fu inoltre concepito un moderno Piano Regolatore per la città.

Nel 1928 fu costruito un Arco di Trionfo per la visita del Principe Umberto, su disegno dello scultore piemontese Cesare Biscarra, realizzato con un'unica gettata di calcestruzzo; la dedica ancora resiste sulla sua fronte: "Ad Umberto Romanamente". Nel 1934, in occasione della visita del Re Vittorio Emanuele III a Mogadiscio, la città si arricchì di due opere dell'architetto razionalista Carlo Enrico Rava, un nuovo Arco di Trionfo sul Lungomare (dedicato ufficialmente a "S.M. il Re Imperatore", ma popolarmente ribattezzato "Il Binocolo", per la sua forma), e l'Albergo Croce del Sud (che fu tra i migliori contributi dell'architettura moderna nella Somalia, oggi completamente distrutto e sostituito da un centro commerciale).

Nel 1935 vivevano in Somalia oltre 50.000 italo-somali, che costituivano il 5% della popolazione. Di questi, 20.000 risiedevano a Mogadiscio, rappresentando circa il 40% dei 50.000 residenti della città. Nel marzo 1940 vivevano a Mogadiscio oltre 30.000 italiani che rappresentavano il 33% della popolazione totale della città (90.000 residenti). Frequentavano le scuole italiane locali che le autorità coloniali avevano aperto.

Mogadiscio nel 1940all'inizio della seconda guerra mondialeera la seconda città più italianizzata (dopo Asmara in Eritrea) nell'Africa Orientale Italiana.B. D'Ambrosio. Studio sulla Mogadiscio italiana. Università di Genova; Istituto di Geografia. Genova, 1979

L'indipendenza somala e la dittatura

Nel 1941 gli inglesi occuparono la città, nell'ambito della campagna dell'Africa Orientale Italiana, delegando agli italiani alcuni compiti in merito all'amministrazione civile e vi rimasero fino al 1950, quando ritornarono gli Italiani in veste di amministratori del protettorato somalo per conto dell'ONU (Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia, AFIS).

La SYL italofoba Lega dei Giovani Somali massacrò 54 italiani e 14 somali filoitaliani nell'eccidio di Mogadiscio l'11 gennaio 1948, quando in città era presente una commissione britannica.pagina 775 di Rassegna Enciclopedica, editore Labor di Milano, stampata nel 1952; nella voce "Mogadiscio" è riportata l'informazione seguente L'11 gennaio 1948, in occasione della visita di una commissione delle maggiori Potenze, vi ebbe luogo, a opera della italofoba Lega dei giovani somali, un eccidio in cui morirono 54 italiani e 14 somali Nei disordini fu uccisa anche la giovane Hawo Tako, militante della SYL, che divenne un simbolo di emancipazione per tutte le donne somale e fu celebrata in seguito con un monumento, posto vicino al Teatro Nazionale, nei luoghi della strage.