Un importante provvedimento preso durante il suo regno fu l'emanazione dell'editto noto come Constitutio Antoniniana, che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero di condizione libera. L'estensione della cittadinanza fu una spinta importante all'uniformazione delle amministrazioni cittadine: sparì la gerarchia fra le città e ormai la differenza fra i sudditi dell'Impero non era più sul piano della cittadinanza, ma sul piano del godimento dei diritti civili, fra honestiores e humiliores. Aspirando alla gloria militare, Caracalla sfruttò la propaganda imperiale per far passare per grandi vittorie le battaglie contro le popolazioni germaniche dei Catti e degli Alamanni, che si erano concluse in realtà con trattative diplomatiche. Per mantenere l'appoggio dell'esercito, innalzò ancora i compensi ai soldati, aumentò a questo scopo le imposte e proseguì nella politica di svalutazione del denaro inaugurata dal padre.

La sua ambizione fu quella di emulare Alessandro Magno, e per questo avviò una nuova campagna contro i Parti; durante la preparazione della guerra in Oriente, nel 217 Caracalla cadde vittima di una congiura ordita dal prefetto del pretorio, Opellio Macrino, che si fece proclamare imperatore e trattò la pace con i Parti.

Biografia Origini familiari

Caracalla nacque Lucio Settimio Bassiano a Lugdunum (l'odierna Lione, in Francia), nella Gallia Lugdunense, il 4 aprile del 188, figlio di Lucio Settimio Severo, di origini puniche e berbere per parte paterna e italiche per parte materna (la nonna paterna, Fulvia Pia, apparteneva alla gens Fulvia) nonché governatore della provincia alla sua nascita e poi imperatore nel 193, e della siriaca Giulia Domna, augusta e detentrice, durante il dominato del marito prima e del figlio dopo, di un potere politico mai raggiunto prima da una donna all'interno dell'impero. Aveva un fratello minore, Publio Settimio Geta.

Il suo vero nome, alla nascita, risultava essere quello di Lucio Settimio Bassiano, ma il padre lo volle in seguito cambiare in Marco Aurelio Antonino, per suggerire una parentela con la dinastia degli Antonini, in particolar modo con l'imperatore Marco Aurelio. Fu poi soprannominato "Caracalla", poiché soleva indossare un particolare mantello militare con cappuccio lungo fino ai piedi, di origine celtica, che introdusse e rese popolare egli stesso a Roma.

Nel 198 Caracalla ricevette il titolo di Augusto a soli 10 anni di età; cominciò pertanto a essere associato al comando fin da piccolo, anche se ottenne un potere effettivo solo alla morte del padre. Settimio Severo volle che lo accompagnasse nelle campagne militari contro gli Scoti, mentre il fratello Geta restava nelle retrovie ad amministrare la giustizia. Caracalla da giovane venne educato con tutte le attenzioni dai genitori, come un giovane principe; tuttavia, preferiva le battute pronte ai lunghi discorsi. Nonostante non fosse alto di statura, anzi piuttosto tarchiato, era dotato di resistenza e forza notevole, sapeva nuotare e si faceva ungere di olio, per poi cavalcare per molte miglia. Divideva il pasto semplice dei soldati e si sapeva adattare a una vita spartana; in battaglia era coraggioso ma anche irruente, tanto che alcune volte rischiò la vita sfidando i nemici a duello.

Carriera politica e legami matrimoniali con Fulvia Plautilla

Nel 200, il potente e ambizioso prefetto del pretorio Gaio Fulvio Plauziano si accordò con Settimio Severo per dare in moglie a Caracalla la giovane figlia Fulvia Plautilla. I due si sposarono con grande sfarzo, e al banchetto del matrimonio partecipò anche lo storico Cassio Dione, una delle maggiori fonti su Caracalla. Tuttavia, nel 205, Caracalla accusò di alto tradimento e fece giustiziare Plauziano; Plautilla divenne un personaggio scomodo, per cui il marito decise di accusarla di adulterio e divorziare. Secondo una tradizione, il futuro imperatore si sarebbe rifiutato di dormire e di mangiare con la moglie, così da non avere figli da lei; probabilmente invece Caracalla era sterile poiché, nonostante avesse avuto delle amanti, non ebbe mai figli. Dopo il divorzio, Caracalla esiliò Plautilla e suo fratello Ortensiano sull'isola di Lipari, dove nel 212 furono giustiziati. Cassio Dione suggerisce l'idea che Caracalla fosse una figura cinica e sanguinaria, ma in quel periodo storico, in uscita da una notevole crisi, probabilmente eliminare rapidamente tutti i possibili rivali era visto come l'unico modo di mantenere il potere.

La conquista del potere (211)

Morto l'imperatore Settimio Severo durante una spedizione militare contro le tribù nel nord della Britannia, nel 211, per volontà dei consiglieri, Caracalla succedette al padre assieme al fratello Geta. I fratelli conclusero velocemente la pace con i barbari e tornarono a Roma, dove ben presto la situazione divenne insostenibile, poiché nessuno dei due fratelli era disposto a dividere il potere imperiale. Vivevano divisi in due quartieri separati nei palazzi imperiali del colle Palatino, dove la loro personale corte di funzionari, accoliti e guardie del corpo alimentava le sfide tra di loro. A seguito di alcuni dissapori, a dicembre Caracalla uccise con la spada Geta, inutilmente difeso dalla madre, che nella foga venne ferita alla mano. Caracalla poi fuggì dal palazzo e ottenne il sostegno dei pretoriani, convincendoli di essere stato minacciato di morte dal fratello e soprattutto promettendo loro grandi donativi per il loro appoggio.

Caracalla si presentò in Senato, con l'armatura sotto la toga e scortato dalle sue guardie, per tenere il discorso di insediamento per avere l'approvazione del Senato, che ormai privo di un potere politico effettivo lo confermò imperatore. Preso il potere, si accanì contro il partito dei sostenitori del fratello a Roma, facendone strage, senza risparmiare donne e bambini, e per Geta fu stabilita la damnatio memoriae: fu vietato farne il nome, le monete con la sua effigie furono fuse, e le sue citazioni e il suo volto furono cancellati da tutti i monumenti imperiali, come si può ancora vedere nell'Arco degli Argentari e nell'Arco di Settimio Severo a Roma, nella colonna onoraria mancante nel ponte dei Severi in Siria, nei rilievi della famiglia imperiale in vesti faraoniche nel tempio di Khnum a Esna e nel Tondo severiano.

Nel 216 si recò in Egitto per visitare la tomba di Alessandro Magno, di cui aspirava a emulare le gesta. Ad Alessandria fu accolto con grandi onori, celebrandolo come "amante di Serapide" e "sovrano del mondo". Tuttavia, in precedenza gli alessandrini avevano prodotto una satira di successo, ironizzando sulla statura poco elevata di questo imperatore, contrapposta alle sue ispirazioni a imitare Achille e Alessandro; si facevano paragoni tra Giulia Domna e la tragica Giocasta, per il fatto che l'imperatore aveva ucciso il fratello Geta per prendere il potere e forse alludendo a un rapporto incestuoso tra madre e figlio. Caracalla non aveva gradito, ma dissimulò la sua vendetta, deciso a punire la città in modo esemplare eliminando ben alessandrini. L'imperatore chiese di visitare il santuario di Serapide, dove fu accolto con grandi feste e banchetti; una volta radunati davanti all'esercito tutti i migliori giovani della città, con la scusa di voler arruolare nuove leve, ne ordinò la strage. Le sue truppe saccheggiarono a lungo i quartieri della città, che vennero divisi poi da un muro sorvegliato da soldati, forse per impedire ulteriori saccheggi e ritorsioni tra le diverse fedi della città. Anche gli egiziani, tranne i lavoratori utili ad alcuni servizi essenziali, come le terme, furono espulsi dalla città, perché ritenuti troppo numerosi. Grazie a questa dimostrazione di forza, l'imperatore rafforzò maggiormente il suo potere, che finì per essere totalmente dispotico.

È evidente anche dalla statuaria imperiale, che lo raffigura sempre inquieto e accigliato, che Caracalla preferiva essere temuto che amato. Cassio Dione riferisce che era soprannominato Caracalla "Tarautas", dal nome di un gladiatore dell'epoca che era spregiudicato e sanguinario.Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXIX, 9, 3.

Regno (211-217) Riorganizzazione dell'esercito

Prima di morire, il padre Settimio Severo aveva consigliato ai figli il mantenimento del favore dell'esercito, quale primaria, se non unica, preoccupazione. Eliminato il fratello Geta, Caracalla si riconciliò con la madre, per affidarle la parte burocratica e amministrativa dello Stato. Preso atto che non vi erano persone fidate per un ruolo così importante, Giulia Domna prese a tenere la corrispondenza imperiale, con la quale vagliava le petizioni formali e consigliava il figlio nelle decisioni politiche da prendere. Al tempo stesso, curava la riscossione della tasse, necessarie per assicurare la logistica delle numerose spedizioni militari. Giulia Domna era uguale all'imperatore negli onori imperiali, aveva una parte dell'impero e aveva la sua corte, guardia pretoriana e guardie del corpo germaniche. Mentre Caracalla si occupava della guerra, dei problemi di frontiera e dei presidi militari, Giulia Domna si occupava degli affari di Stato, informando e assistendo il figlio in caso di emergenza. Caracalla metteva il nome della madre accanto al proprio nei suoi ordini al Senato e ai militari.

Caracalla seguì fedelmente il consiglio paterno: come già aveva fatto il padre, alzò la paga del legionario, portandola a 675 denari, e concesse molti benefici alle truppe, con le quali spesso condivideva le campagne e la dura vita militare, garantendosi così la loro fedeltà. Preso atto che la fanteria romana non era efficace contro la cavalleria dei Parti, aggiunse per la campagna contro di essi una nuova unità militare, arruolata in Grecia: la falange macedone. Egli stesso indossava la corazza leggera macedone, sempre ispirandosi ad Alessandro Magno. Caracalla inoltre si fece amiche le tribù germaniche di frontiera: ammirava il valore dei guerrieri germanici e ne arruolò diversi nella sua scorta personale. Grazie alla politica di Caracalla, l'esercito romano raggiunse l'apice della sua efficienza e potenza, e arruolarsi nell'esercito imperiale divenne un impiego ambito per la paga generosa e le possibilità di carriera e prestigio.

Amministrazione finanziaria ed economica

Nel periodo dei Severi, il commercio con l'Oriente e in particolare con Palmira, l'Etiopia, la Siria e l'India ebbe grande sviluppo. Il commercio riguardava soprattutto le spezie, la seta e gli animali esotici, questi ultimi indispensabili per i giochi circensi; gli elefanti, in particolare, andavano anche all'esercito di Caracalla. Le continue guerre tuttavia misero le casse imperiali in difficoltà, a causa anche dell'aumento della paga dei soldati, e costrinsero l'imperatore a diminuire del 25% la quantità di argento nei denari; coniò dunque una nuova moneta, chiamata "antoniniano", nel 215, che valeva due denari normali.

Politica religiosa

In ambito religioso Caracalla fu tollerante: l'imperatore, che personalmente non gradiva esser chiamato con l'appellativo divus (dio), ostentava un meticoloso rispetto verso tutti gli dei e visitava spesso i principali santuari e oracoli; era appassionato di astrologia, per cui a volte prendeva decisioni e assegnava incarichi in base alle date e ai segni zodiacali. Il mantello lungo che l'imperatore indossava per ragioni pratiche era forse collegato anche al dio della guarigione Telesforo, che ne indossava uno simile. Costruì a Roma nuovi grandiosi templi per Iside e Serapide e non intraprese persecuzioni contro i cristiani o gli ebrei; durante il suo impero si diffusero inoltre a Roma, portati dalle truppe, nuovi culti orientali quali l'adorazione del Sol Invictus e il mitraismo.

Politica estera