Grillo è un personaggio dellOrlando furioso di Ludovico Ariosto, menzionato in due ottave del diciottesimo libro del poema.

Il personaggio Le origini

Grillo è uno degli innumerevoli guerrieri cristiani che combattono in difesa di Carlo Magno assediato a Parigi dai Mori del re africano Agramante. Di lui il poema non dà informazioni riguardo alla famiglia e alla provenienza.

La morte

Durante una delle tante giornate di combattimenti viene ucciso il comandante saraceno Dardinello. Due suoi giovani soldati, Cloridano e Medoro, intendono recuperarne il corpo per onorarlo con le giuste esequie. Usciti di notte, penetrano nell'accampamento dei nemici, che giacciono addormentati; Cloridano informa il compagno del suo proposito di farne strage, e passa subito all'azione entrando in un padiglione dove sgozza con la spada sei giovani guerrieri (tra cui un cortigiano di Carlo Magno e il cavaliere Palidone da Moncalieri). La seconda tenda in cui Cloridano fa irruzione è quella che ospita Grillo insieme al greco Andropono e al tedesco Conrado: i tre vi giacciono dopo aver banchettato per tutta la notte all'aria aperta. In particolare, Grillo dorme col capo appoggiato a un grosso barile di vino da lui interamente vuotato, e non per nulla sta sognando di gozzovigliare. Il saraceno decapita Grillo, in modo tale da fargli sgorgare dal busto sia il sangue sia il vino bevuto; mentre la testa, benché recisa, non esaurisce subito le funzioni vitali, nel sogno che si protrae anche dopo la decollazione. Quindi Cloridano colpisce mortalmente Andropono e Conrado (un po' meno ubriachi di Grillo, per aver alternato il gioco alla crapula).

" Così disse egli, e tosto il parlar tenne, ed entrò dove il dotto Alfeo dormia, che l'anno inanzi in corte a Carlo venne, medico e mago e pien d'astrologia: ma poco a questa volta gli sovenne; anzi gli disse in tutto la bugia. Predetto egli s'avea, che d'anni pieno dovea morire alla sua moglie in seno: ed or gli ha messo il cauto Saracino la punta de la spada ne la gola. Quattro altri uccide appresso all'indovino, che non han tempo a dire una parola: menzion dei nomi lor non fa Turpino, e 'l lungo andar le lor notizie invola: dopo essi Palidon da Moncalieri, che sicuro dormia fra duo destrieri. Poi se ne vien dove col capo giace appoggiato al barile il miser Grillo: avealo voto, e avea creduto in pace godersi un sonno placido e tranquillo. Troncògli il capo il Saracino audace: esce col sangue il vin per uno spillo, di che n'ha in corpo più d'una bigoncia; e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia. E presso a Grillo, un Greco ed un Tedesco spenge in dui colpi, Andropono e Conrado. che de la notte avean goduto al fresco gran parte, or con la tazza, ora col dado: felici, se vegghiar sapeano a desco fin che de l'Indo il sol passassi il guado. Ma non potria negli uomini il destino, se del futuro ognun fosse indovino. "

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, canto XVIII, ottave 174-177)

Interpretazione dell'episodio

La sortita di Cloridano e Medoro ricorda quella compiuta da Eurialo e Niso nell'Eneide ai danni dei Rutuli addormentati. Nel testo ariostesco i dormienti ubriachi Grillo, Andropono e Conrado possono essere messi in relazione col giovinetto Serrano e con Reto, le uniche tra le vittime di Eurialo e Niso per le quali si parla esplicitamente di sopore dovuto all'ubriachezza (benché la si possa sospettare anche per altri dormienti, come i servi di Ramnete giacenti in mucchio tra le armi, o l'auriga di Remo disteso sotto i cavalli). Anche se Reto non viene ucciso nel sonno (la morte lo coglie quando ha da poco riaperto gli occhi), il miscuglio di sangue e vino da lui vomitato è lo stesso che esce dal busto reciso di Grillo, peraltro paragonato da Ariosto a una botte forata (" esce col sangue il vin per uno spillo / di che n'ha in corpo più d'una bigoncia "). Entrambi i personaggi si caratterizzano per una marcata tendenza alla bestialità, mancante invece in Serrano, il bevitore virgiliano che con Grillo condivide la morte per decapitazione: nonostante la gozzoviglia, il volto del giovanissimo rutulo conserva infatti tutta la sua bellezza, e il suo giaciglio si cosparge di solo sangue, così come quelli di Lamiro e Lamo, e il letto di Remo, gli altri tre guerrieri che nell'episodio classico subiscono il taglio della testa.

" Vicino uccide tre servi che giacevano a caso tra le armi, e lo scudiero di Remo; all'auriga trovato sotto i cavalli col ferro squarcia il collo riverso; poi decapita il loro padrone, e lascia il tronco rantolante nel sangue; la terra e i giacigli s'intridono caldi di nero umore. E anche Lamiro e Lamo, e il giovane Serrano, che aveva giocato fino alla notte più tarda, bellissimo d'aspetto; giaceva con le membra vinte dall'eccesso del dio.[...] Non minore la strage di Eurialo; ardente anch'egli imperversa, e nel folto assale una grande anonima folla, Fado, e Erbeso, e Reto e Abari inconsapevoli; Reto si era svegliato e tutto vedeva, celandosi atterrito dietro un grande cratere: mentre si alzava Eurialo gli immerse da presso la spada in pieno petto, e la estrasse con molta morte. Quegli emette l'anima purpurea, e morendo rigetta vino misto a sangue; questi, fervido incalza nell'agguato. "

(Virgilio, Eneide, libro IX, traduzione di Luca Canali)

Bibliografia

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, libro XVIII.

Voci correlate

Decapitazione Reto Serrano (Eneide) Remo (Eneide) Lamiro e Lamo Cloridano Andropono e Conrado Palidone da Moncalieri Alfeo (Orlando furioso)

Categoria:Personaggi dell'Orlando furioso Categoria:Personaggi del ciclo carolingio Categoria:Decapitazione