Crespi d'Adda (AFI: ; Grèssp o Crèssp in dialetto bergamasco) è una frazione del comune italiano di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, che in passato faceva parte del comune di Canonica d'Adda, al quale apparteneva in quanto a sud del Fosso bergamasco.

Consiste in un villaggio operaio per ospitare le maestranze operanti nel settore tessile cotoniero, sorto a opera di Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1877 e passato poi nelle mani del figlio Silvio. Per l'eccezionale stato di conservazione del suo patrimonio storico e architettonico, nel 1995 fu annoverato tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO. È infatti il villaggio operaio meglio conservato dell'Europa meridionale: benché esistano altri esempi simili, essi sono concentrati più nell'Europa centro-settentrionale.quelli che si trovano in Italia, come il villaggio Leumann a Collegno e il nuovo quartiere operaio di Schio in provincia di Vicenza, comprendono alcune modifiche architettoniche di epoche successive che a Crespi non sono presenti, in quanto la proprietà di azienda e abitato è stata congiunta fino agli anni settanta.

Geografia fisica Territorio Il paese sorge tra il fiume Adda a ovest, il Fosso bergamasco a nord, il fiume Brembo a est. Rappresenta, con la punta, il punto più a sud dell'Isola bergamasca.

Clima Si trova nella zona climatica E.

Origini del nome Il nome Crespi d'Adda viene dall'omonima famiglia bustocca che fondò il villaggio nel 1877. Il nome viene acquisito in via ufficiale l'11 aprile 1889, quando avvenne il passaggio dal comune di Canonica a quello di Capriate.

Storia Medioevo Nel 949 vi è la prima menzione del territorio, con il toponimo Arnicho, in un documento diplomatico. Nel 1157 sorge una controversia tra prevosto di S.Fermo di Marne e badessa del monastero di Santa Margherita che sorge alla confluenza del Brembo nell'Adda. Con la pace di Lodi nel 1454 viene riconfermato il confine del XIII secolo del Fosso bergamasco, il territorio è dunque milanese anche se posseduto da cittadini della repubblica di Venezia, a cui appartengono i vicini paesi dell'Isola Bergamasca: Brembate e Capriate San Gervasio.

Età moderna Nel 1570 vengono apposti dal Ducato di Milano tre cippi di confine. Nel 1721 Crespi viene rappresentato nel catasto teresiano come pascoli e terreni incolti. Nel 1889 passa a fare parte del comune di Capriate d'Adda, che verrà poi a sua volta fuso con il comune di San Gervasio d'Adda nel 1928 a formare il comune di Capriate San Gervasio. A seguito della seconda guerra d'indipendenza italiana, nel 1859 passa con il resto della Lombardia al regno di Sardegna e nel 1861 diventa parte del regno d'Italia.

Età contemporanea

Il villaggio fu edificato dal 1876 al 1877 da Cristoforo Benigno Crespi che scelse quest'area, vicina al fiume Adda, per costruire un cotonificio. La fondazione si fa risalire al 1877, anno in cui il bustocco Crespi acquista 85 ettari di terra dai comuni di Capriate San Gervasio e Canonica d'Adda. I lavori di costruzione vengono affidati all'architetto Ernesto Pirovano e all'ingegnere Pietro Brunati. Il villaggio è poi stato portato avanti dal figlio di Cristoforo, Silvio Crespi.

L'ambizioso progetto di Crespi prevede di affiancare agli stabilimenti - in modo simile a quanto già accadeva nell'Inghilterra della rivoluzione industriale - un vero e proprio villaggio che ospitasse alcuni operai della fabbrica e le loro famiglie. Il neonato insediamento viene dotato di ogni struttura necessaria: oltre alle casette delle famiglie operaie (complete di giardino e orto) e alle ville per i dirigenti (che furono costruite in seguito), il villaggio era dotato di chiesa (copia in scala ridotta del Santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio), scuola, cimitero, ospedale proprio davanti alla fabbrica, campo sportivo, teatro, stazione dei pompieri e di altre strutture comunitarie.

Crespi d'Adda assume la sua forma finale intorno agli anni 1920 e ancora oggi è riconoscibile il suo impianto geometricamente regolare attraversato dalla strada principale che collega il villaggio a Capriate San Gervasio. La fabbrica, gli uffici e la casa padronale sono situati sul lato della strada che dà verso il fiume, mentre gran parte degli altri edifici sono dislocati sul lato opposto, in una griglia scandita da tre strade parallele alla principale.

Il villaggio rimane di proprietà di un'unica azienda fino agli anni 1970, quando diversi edifici, soprattutto residenziali, furono venduti ad altri privati. In quel periodo si registrò un calo dell'attività industriale dovuto, tra le altre cose, allo spopolamento del villaggio operaio.

Nel 1889 la frazione di Crespi, fino ad allora compresa nel comune di Canonica d'Adda nel circondario di Treviglio, fu assegnata al comune di Capriate d'Adda nel circondario di Bergamo.Legge nº 6043 dell'11 aprile 1889, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia nº 106 del 3 maggio 1889 In data 11 ottobre 2013 il complesso dell'ex cotonificio viene acquistato dall'imprenditore Antonio Percassi con l'intenzione di utilizzarlo come quartier generale delle sue aziende.

Patrimonio UNESCO

All'inizio degli anni novanta, a livello comunale, fu proposto un piano regolatore che prevedeva nuove edificazioni nell'area del villaggio operaio. L'associazione culturale locale "Centro Sociale Fratelli Marx" (CSFM), sostenuta dal locale circolo di Legambiente e da diverse persone consapevoli del valore del villaggio, volle contrastare questa proposta decidendo di proporre l'iscrizione del sito di Crespi d'Adda nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Fu costituita la Consulta per Crespi, che iniziò un'opera di informazione e pressione sui politici e gli organi di informazione locali per scongiurare l'applicazione del piano urbanistico.

L'operazione ebbe successo e riuscì a convincere l'Amministrazione a non realizzare le edificazioni previste nell'area storica del villaggio e ad appoggiare la richiesta di inserimento nella Lista. La redazione del dossier di nomination da presentare all'UNESCO venne affidata a due membri del CSFM: Andrea Biffi ed Enzo Galbiati (cfr. Belli Guido, Chorus. A programme for balanced and sensitive development of heritage and culture: the case of Crespi d'Adda. Osservatorio Culturale, ed. Regione Lombardia, Milano gennaio 1997). In una fase successiva dell'istruttoria l'UNESCO richiese un approfondimento sullo stato di autenticità del sito, affidata all'esperto di archeologia industriale Edo Bricchetti. Accompagnava la candidatura un progetto di valorizzazione culturale del villaggio operaio e della comunità residente ideato dal CSFM, presentato nel corso del Convegno Internazionale organizzato per promuovere la candidatura di Crespi d'Adda, a cui partecipò Giancarlo Riccio, Ambasciatore Diplomatico e all'epoca Codirettore del Centro per il Patrimonio Mondiale UNESCO di Parigi (Riccio fu determinante per l'inserimento di Crespi nella Lista).

Il 5 dicembre 1995 il "Villaggio operaio di Crespi" è entrato a fare parte della Lista del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. È uno degli esempi meglio conservati di villaggio operaio industriale che esistano al mondo. Contrariamente a siti analoghi, lo stabilimento è stato funzionante fino al dicembre 2003 e le case sono tuttora abitate. Nel 2013, un soggetto privato ha rilevato la proprietà del sito, presentando un piano di riutilizzo, che è risultato compatibile con le priorità e gli obiettivi stabiliti dall'UNESCO.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa del Santissimo nome di Maria La chiesa, dedicata al Santissimo nome di Maria, fu costruita tra la primavera del 1891 e il 1893 sotto la direzione dell'ingegnere Pietro Brunati. Cristoforo Benigno Crespi volle che la chiesa del villaggio fosse una copia esatta del Santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio, la sua città natale, chiesa in stile bramantesco già all'epoca dichiarata monumento nazionale come opera dei primi anni del XVI secolo.

La riproduzione dell'edificio avvenne scrupolosamente sia nelle dimensioni che nei più minuti particolari architettonici e decorativi; la sola variante introdotta fu nell'avere tenuto il piano del pavimento rialzato di 0,70 m sul piano della piazza circostante mediante l'aggiunta di una zoccolatura in ceppo locale e di una scalinata in marmo di Verona in corrispondenza della porta di ingresso. Tutte le vetrate che illuminano la chiesa sono di vetro antico del diametro di circa 12 cm e tutte provenienti dalle demolizione di vecchie fabbriche.

Cimitero

Il cimitero di Crespi d'Adda, situato a sud del villaggio, al termine del viale principale, fu realizzato tra il 1905 e il 1908 su disegno di Gaetano Moretti, che vinse un concorso pubblico voluto da Silvio Crespi e bandito dall'Accademia di belle arti di Brera.

Il cimitero ha un impianto di forma quadrata: l'ingresso si trova a nord, mentre sul lato opposto si innalza il mausoleo della famiglia Crespi realizzato in ceppo rustico e cemento decorativo, in stile eclettico e di gusto esotico. Le sepolture degli operai e dei loro famigliari sono caratterizzate da semplici croci in pietra ordinate in file e un tempo delimitate da siepi di mirto. Tombe con un apparato decorativo più ricco si trovano lungo i muri laterali del camposanto e potevano essere scelte dagli operai, a proprie spese, come alternativa al modello standard realizzato a carico della ditta..

Col tempo il cimitero, che è rimasto in funzione, ha perso parte del suo originario rigore: tombe e monumenti di nuova realizzazione si sono sostituiti o aggiunti alle originali sepolture.

Architetture civili Albergo Costruito nel 1886 assieme all'edificio che in seguito diventerà il dopolavoro.

Bagni pubblici Accanto all'ospedale era presente un edificio di un piano che un tempo accoglieva i bagni pubblici, utilizzati dagli abitanti del villaggio fino a quando non furono introdotti i servizi igienici collegati alle singole abitazioni. L'interno dell'edificio era dominato da una grande vasca che sopperiva alle necessità di svago e pulizia degli operai.

Casa padronale

La casa padronale è l'edificio visivamente più ricco di Crespi d'Adda: era la casa che la famiglia Crespi usava durante le permanenze nel villaggio. Fu realizzata tra il 1893 e il 1894 in stile tardo romantico con le forme riprese dalle costruzioni medievali, tanto che l'edificio è spesso conosciuto come Castello. Originariamente di proprietà dei Crespi, dopo essere passato al comune di Capriate San Gervasio e usato come scuola, oggi è di proprietari privati e in disuso..

Cascina Magna

Oltre agli edifici già descritti a Crespi d'Adda si trovano altre costruzioni residenziali. Tra queste la Cascina Magna, situata a sud-est del villaggio vicino alle case dei dirigenti. Terminata nel 1921, era una residenza plurifamiliare. Erano poi presenti dodici baracche in legno, collocate a nord-est del villaggio nei primi anni 1920 per accogliere i reduci della guerra di Abissinia. Queste costruzioni furono con il tempo adibite a depositi e magazzini per attrezzi agricoli, non essendo adeguate alle esigenze abitative. Oggi ne rimangono sette, alcune delle quali sono state oggetto di restauri per restituire loro l'uso residenziale.

Case dei dirigenti Le case per i dirigenti sono quelle più articolate dopo la casa padronale. Sono situate nella zona sud-orientale del villaggio e furono probabilmente progettate da Ernesto Pirovano. Sono tutte diverse tra loro e presentano piante asimmetriche e diversi elementi aggettanti, verande e balconi. Sono caratterizzate da apparati decorativi in legno, pietra, cotto, maiolica policroma e cemento decorativo. In queste abitazioni sono presenti salotti, studi e locali di rappresentanza e si inseriscono all'interno di ampi giardini..

Case del medico e del parroco