Lomicidio di Elisa Claps è un caso di cronaca nera che vide vittima una studentessa di 16 anni. Scomparve a Potenza il 12 settembre 1993 e se ne persero le tracce per più di sedici anni, fino a quando il suo cadavere venne rinvenuto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità il 17 marzo 2010.

Le indagini successive appurarono che la morte della giovane avvenne lo stesso giorno della sua scomparsa e identificarono l'assassino in Danilo Restivo, ventunenne all'epoca dell'omicidio. Nel periodo in cui la sorte di Elisa Claps era ancora sconosciuta, Restivo venne sospettato anche dell'assassinio di una vicina di casa, Heather Barnett, compiuto il 12 novembre 2002 nella cittadina di Bournemouth, nel Regno Unito, per il quale è stato successivamente condannato.

Il caso, benché risolto, pone ancora oggi diversi interrogativi a causa di depistaggi, omertà e alcune ombre investigative.

Storia Scomparsa

Elisa Claps era nata a Potenza il 21 gennaio 1977, figlia di Antonio (tabaccaio e guardia giurata) e di Filomena Iemma (impiegata presso il Catasto di Potenza), e aveva due fratelli maggiori: Ermenegildo (detto "Gildo") e Luciano. Era una studentessa al terzo anno del liceo classico di Potenza, con l'ambizione di laurearsi in medicina ed esercitare la professione in Africa con Medici senza frontiere. La mattina di domenica 12 settembre 1993 uscì di casa dicendo al fratello Gildo che si sarebbe recata a messa nella vicina chiesa insieme a un'amica e che sarebbe rientrata entro le 13:00 per raggiungere la famiglia, che doveva pranzare nella casa di campagna a Tito. Secondo le testimonianze, la giovane aveva concordato con l'amica tale versione, ma in realtà voleva recarsi presso la chiesa della Santissima Trinità, sita nel centro di Potenza, per incontrare un amico che doveva consegnarle un regalo per la promozione agli esami di riparazione. Da quel momento, di Elisa si persero le tracce.

Le indagini L'inchiesta venne inizialmente assegnata alla Procura della Repubblica di Potenza e il caso affidato alla PM Felicia Genovese. Si scoprì che la persona incontrata da Elisa quella mattina era Danilo Restivo, ventunenne originario di Erice, in Sicilia, trasferitosi da ragazzino con la famiglia a Potenza, dove il padre Maurizio aveva assunto l'incarico di direttore della Biblioteca nazionale potentina. Restivo risultò essere stato l'ultima persona ad aver visto la ragazza.

La ricostruzione che il giovane diede dei propri spostamenti dopo l'incontro fece sorgere alcuni sospetti da parte degli inquirenti; infatti, alcune ore dopo la sparizione di Elisa, Restivo si presentò con gli abiti insanguinati al Pronto Soccorso dell'ospedale cittadino per farsi medicare un taglio alla mano, raccontando ai medici d'essersi ferito in seguito a una caduta accidentale avvenuta nel cantiere vicino alla chiesa della Santissima Trinità, dove si stavano costruendo delle scale mobili. Tuttavia, la ferita sembrò provocata da una lama. I vestiti che il giovane indossava quella domenica apparvero vistosamente insanguinati, ma non vennero sequestrati immediatamente, per giunta Restivo si rese irreperibile per i due giorni successivi giustificandosi con la necessità di aver dovuto affrontare un esame universitario a Napoli. Una volta rintracciato dagli inquirenti, affermò di aver parlato con Elisa per qualche minuto per chiederle consiglio su come comportarsi con una comune amica della quale si era innamorato, inoltre raccontò che Elisa gli avrebbe confidato di essere spaventata a causa di un individuo che l'aveva importunata mentre stava entrando in chiesa. Dopodiché, sempre secondo il racconto di Restivo, la ragazza si sarebbe allontanata, mentre lui si era trattenuto a pregare.

Gli inquirenti scoprirono che Restivo aveva l'abitudine d'importunare le ragazze delle quali s'invaghiva, effettuando spesso telefonate mute nelle quali si sentiva la colonna sonora del film Profondo rosso o il brano Per Elisa di Ludwig van Beethoven. Un'altra abitudine di Restivo era quella di tagliare di nascosto ciocche di capelli a giovani donne con un paio di forbici che portava sempre con sé. Alcune amiche di Elisa dichiararono che Restivo, con la scusa di offrire loro piccoli doni, aveva tentato di corteggiarle (ma senza successo) e che era abitudine del giovane cercare di ottenere appuntamenti dalle ragazze da cui era attratto, diventando poi aggressivo e violento nel momento in cui queste ultime rifiutavano i suoi approcci.

Una volta appreso che la giovane aveva avuto un appuntamento con Restivo, la famiglia di Elisa focalizzò la sua attenzione verso il ragazzo, dichiarando che, con ogni probabilità, aveva ucciso Elisa e ne aveva occultato il corpo. I familiari, perciò, chiesero ripetutamente agli inquirenti d'indagare a fondo su di lui, ma senza esito. Nel 2002, ossia nove anni dopo la sparizione della sorella, Gildo Claps, in accordo con tutta la famiglia, ebbe l'idea di creare la prima associazione dei familiari delle persone scomparse: lAssociazione Penelope.

Il ritrovamento del cadavere Mercoledì 17 marzo 2010, oltre sedici anni dopo la sparizione, i resti di Elisa vennero ritrovati in fondo al sottotetto della chiesa potentina della Santissima Trinità, dove la ragazza si era recata il giorno della sua scomparsa. Il cadavere venne scoperto per caso da alcuni operai durante lavori di ristrutturazione per infiltrazioni d'acqua, dovute a un temporale abbattutosi su Potenza qualche giorno prima; oltre ai resti umani, vennero trovati anche un orologio, gli occhiali, gli orecchini, i sandali e quel che restava dei vestiti della giovane. Il reggiseno appariva tagliato e i jeans aperti, suggerendo che la ragazza avesse forse subìto un'aggressione a sfondo sessuale prima di essere uccisa. Quest'ultima ipotesi rimane ancora da confermare. A seguito di ciò, il 1º aprile 2010 la Procura di Salerno, a cui era stato trasferito definitivamente il caso nel 2001 (dopo che nel 1999 vi era arrivato per competenza funzionale), dispose il sequestro cautelare della chiesa.

Il ritrovamento venne giudicato dai familiari della vittima una messa in scena, ritenendo che fosse avvenuto in precedenza e che fosse stato tenuto nascosto dal parroco della chiesa, Don Domenico Sabia (detto "Don Mimì"); alcuni anni prima del ritrovamento del cadavere, la madre di Elisa aveva dichiarato di sospettare del religioso, poi deceduto nel marzo del 2008, perché non le avrebbe mai permesso d'ispezionare i locali della chiesa, mentre il fratello di Elisa chiese all'arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo di «dire finalmente la verità su quanto accaduto».

Particolare scalpore derivò anche dal fatto che, appurata la circostanza del ritrovamento del cadavere da parte del viceparroco già alcuni mesi prima del rinvenimento di cui fu data notizia alle autorità, questi abbia affermato di aver taciuto il fatto poiché quel giorno l'arcivescovo era impegnato e non riuscì a raggiungerlo telefonicamente, decidendo di riprovare il giorno dopo, cosa che non fece poiché gli passò di mente. Maggiori dettagli su come si giunse alla scoperta del cadavere trapelarono solo in seguito, quando nel gennaio del 2013 si chiusero le indagini della magistratura sulle due donne delle pulizie che avevano avvertito il parroco della scoperta fatta nel sottotetto, rilasciando però dichiarazioni discordanti.

Il 19 maggio 2010 Restivo, nel frattempo trasferitosi a Bournemouth (nella contea del Dorset, in Inghilterra), venne fermato dalla polizia e accusato del brutale assassinio dell'allora sua vicina di casa Heather Barnett, avvenuto nel 2002. Da tempo era tenuto sotto controllo dalla polizia locale, che nel maggio 2004 lo aveva anche ripreso mentre in una zona boschiva, armato di stiletto, pedinava con atteggiamento sospetto donne del luogo. Alla data del 28 maggio 2010 i risultati dell'autopsia sui resti del corpo di Elisa erano ancora secretati, ma gli inquirenti comunicarono che era stata raggiunta da tredici colpi inferti da un'arma da taglio e a punta.

Il 29 giugno 2010 alcune foto contenute nella perizia medico legale filtrarono alla stampa. Il 6 luglio 2010 il direttore dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Vincenzo Pascali, riferì ai consulenti delle parti che, dalle tracce di sperma trovate sul materasso posto vicino al cadavere, erano stati estratti due profili genetici diversi tra loro e che, su uno strofinaccio sequestrato nei locali del centro culturale Newman (che ha sede nella canonica, sotto al sottotetto), si riuscì a estrarre un terzo profilo genetico sovrapponibile a uno di quelli individuati sul materasso. Pertanto, sarebbe stato possibile risalire a due individui di sesso maschile che utilizzarono tale materasso come alcova.

Il 12 settembre 2010 si tenne a Potenza una manifestazione in ricordo di Elisa da parte dell'associazione Libera, con centinaia di cittadini che scesero in piazza per chiedere giustizia. Il fratello Gildo sottolineò che alcuni lavori di ristrutturazione nel sottotetto della chiesa della Trinità erano già stati effettuati nel 1996 per riparare alcuni danni provocati da un forte terremoto: egli dichiarò che durante questi lavori, durati circa un anno, l'impresa appaltatrice "[...] incernierò dei cassettoni proprio in corrispondenza del cadavere di mia sorella. Ridicolo pensare che nessuno abbia mai visto niente". Oltre a ciò, sostenne che, nel 2008, qualcuno avrebbe rimosso del materiale che copriva il corpo e avrebbe successivamente chiesto conto di ciò all'arcivescovo, per cui Gildo era convinto che quest'ultimo sapesse qualcosa oppure che non fosse in grado di gestire i membri della propria arcidiocesi, concludendo con l'opinione: "Il ritrovamento è stato solo una messinscena".

In quella stessa occasione, Don Marcello Cozzi, referente locale di Libera, invocò l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere conto al Consiglio Superiore della Magistratura (da lui presieduto) dell'operato di Felicia Genovese, PM che coordinò le indagini nel periodo potentino, sospettata di aver volontariamente insabbiato il caso: i relativi sospetti si acuirono quando, nella camera da letto di Danilo Restivo, fu trovata un'agenda con un post-it giallo su cui era annotato a penna nera il numero di telefono della PM, indicata in modo confidenziale come "Licia Genovese". Per di più, un pentito di mafia parlò di collegamenti tra il padre di Danilo Restivo e il marito della Genovese, che era un imprenditore nel settore sanitario in Basilicata, ma il magistrato fu ugualmente prosciolto dalle accuse in seguito. Nel 2001 il caso fu comunque trasferito alla Procura di Salerno, dove una nuova squadra investigativa riprese le indagini da zero. Come dichiarato dalla dirigente della squadra mobile di Potenza, era evidente che le precedenti investigazioni erano state condotte, fino a quel momento, con “superficialità”. Si era più volte occupata del caso anche la trasmissione Rai Chi l'ha visto?, con uno specifico intervento sinottico di Marco Travaglio.

L'8 ottobre 2010 il GIP di Salerno Attilio Franco Orio accolse la richiesta dei PM titolari dell'inchiesta, Rosa Volpe e Luigi D'Alessio, di una seconda perizia da effettuare sui resti di Elisa, dopodiché fissò per il 18 ottobre un secondo incidente probatorio per il conferimento del quesito al CTU, il comandante del RIS di Parma e tenente colonnello dei Carabinieri Giampietro Lago.