La chiesa di San Lorenzo è un luogo di culto cattolico di Brescia, situata in via Moretto, a nord dei moderni palazzi della Camera di Commercio, a pochi metri da piazza Bruno Boni. Le origini dell'edificio affondano nei primi secoli di esistenza del cristianesimo e il medesimo ha subito un primo rifacimento durante il Quattrocento, per poi essere completamente rinnovata e portata all'aspetto attuale dai lavori della metà del Settecento, voluti dal prevosto Giovanni Pietro Dolfin. Ricca di opere d'arte pittoriche e scultoree, eccelle nella magnificenza dei suoi altari ed è sempre stata figurata come importante centro religioso all'interno del panorama cittadino.

Storia I primi documenti che parlano della chiesa risalgono all'XI secolo, segnalandola nell'ubicazione in cui si trova tuttora, anche se al tempo si trovava fuori dalle mura cittadine. Un catalogo di vescovi bresciani di quell'epoca indica "ad sanctum laurentinum" la sepoltura del vescovo San Ottaziano, a capo della diocesi cittadina intorno alla metà del V secolo. È questo un dato molto importante per risalire alla fondazione della chiesa, poiché al tempo era tradizione seppellire i vescovi all'interno delle chiese da essi fondateFedele Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300 descritti per regione-La Lombardia, Bergamo 1929. Se questa supposizione è vera, ed è comunque verosimile, la chiesa di San Lorenzo affonderebbe la sua fondazione in epoca paleocristiana.

I resti del vescovo, fra l'altro, esistono ancora oggi, racchiusi in un'arca marmorea sotto l'altare maggiore insieme a quelli di san Vigilio, forse suo successore. I primi interventi di rilievo sull'edificio si hanno alla fine del Quattrocento per volere del prevosto Bernardino Fabio: "quattro pilastri per parte erano stati aggiunti che erano dei stessi pilastri ancora più vecchi. Servivano essi pilastri per fortificare i detti muri, e formavano dalla parte verso strada l'imboccatura di tre cappelle; sostenevano indi essi quattro archette sopra delle quali appostavano le trezzere e le tegole, le quali formavano la copertura della chiesa"Giovanni Pietro Dolfin, Libro B della Fabrica di San Lorenzo, 1751-1764.

All'inizio del Cinquecento viene commissionato al Romanino il Compiano su Cristo morto per la cappella della Passione, dove rimase almeno fino al 1871 per poi essere venduto e trasferito in varie collezioni private in Italia e in Inghilterra. Si trova oggi a Venezia, nelle Gallerie dell'AccademiaSandra Moschini Marconi, Gallerie dell'Accademia di Venezia, opere d'arte del secolo XVI, Roma 1962. Da questo momento in poi, molti altri artisti lavorano nella chiesa dando lustro al Cinquecento laurenziano, fra i quali nuovamente il Romanino, ma anche Callisto Piazza, Lattanzio Gambara, Pietro Marone e Prospero Rabaglio. Nel Seicento, con la diffusione del culto di San Carlo Borromeo, la chiesa si arricchisce di un altare a lui dedicato, decorato da una pala di Francesco Giugno.

Anche le altre due cappelle della chiesa, dedicate alla Passione e al Corpo di Cristo, rimangono luoghi di costante e intensa devozione e vengono progressivamente arricchite da strutture marmoree e dipinti, in questo caso di Grazio Cossali e Pietro Ricchi. In questa fase della sua storia la chiesa è di impianto medievale, con tre cappelle sul lato sud (dedicate al Santissimo Corpo di Cristo, alla Passione e alla Madonna della Misericordia, in successione dall'ingresso) e una sul lato nord, dedicata a San Carlo Borromeo. Il tutto è completato da una grande quantità di opere pittoriche, tele e affreschi, dei prima citati autori.

Nel 1602 viene soppresso l'Ordine degli Umiliati, che amministrava la parrocchia, con una bolla di Papa Pio V e questa passa alle Monache Agostiniane.

Il 7 marzo 1751, domenica, diventa una data importantissima nella storia della chiesa. Al suo interno, difatti, si riunisce la "General Vicinia", istituzione di antica storia civile, rappresentativa della volontà degli abitanti del quartiere, per decidere la sorte della chiesa, ormai pericolante. Il pavimento era sconnesso in più punti, l'umidità era consistente a causa del torrente Garza che scorreva poco lontano e il tetto necessitava di urgenti riparazioni. A capo della riunione è il prevosto Giovanni Pietro Dolfin, a San Lorenzo dall'agosto dell'anno precedente, trasferitovi da chiesa di San Zeno al Foro (Brescia). Era già noto per la ricostruzione di quella parrocchiale, salvata praticamente dal crollo con la realizzazione di un nuovo edificio elegante, ricco d'arte e più adeguato al servizio liturgico. Espresse le varie opinioni, viene quindi votato l'ordine del giorno: 185 sì contro 7 no attestano la volontà di affidare al prevosto Dolfin l'incarico di procedere alla ristrutturazione di San Lorenzo. È inoltre dichiarato esplicitamente dai parrocchiani il singolo impegno di contribuire all'impresa: i motivi a supporto sono di carattere spirituale, ma ne andava anche del prestigio del quartiere, che in sostanza coglieva l'occasione di misurarsi con la città, dove le novità in fatto di riedificazioni di edifici religiosi si stavano moltiplicando, spesso assumendo anche dimensioni rilevanti.

Approvato dunque dalla Vicinia il documento del 7 marzo, il cantiere ha ufficialmente apertura. Con il benestare della Curia, viene costituita una confraternita pro Fabrica, i cui membri dell'uno e dell'altro sesso assumono l'impegno di fornire un contributo settimanale di due soldi, nonché un lavoro manuale e la "cerca" finalizzata a raccogliere elemosine. La confraternita fu denominata "Suffragio della Fabrica", gratificata anche da particolari "vantaggi spirituali" concessi da Papa Benedetto XIV con una breve datata 21 maggio 1751Rossana Prestini, La chiesa di San Lorenzo in Brescia, La Scuola, Brescia 2001.

In sostanza, si può dire che la storia della chiesa termini qui: l'enorme e ardito lavoro di rifacimento promosso dal Dolfin cambiò completamente il volto interno ed esterno dell'edificio ma, quando il cantiere ebbe finalmente termine, nel 1761, ma con code fino alla consacrazione del 1763, non si ebbero più interventi rilevanti nei secoli successivi, tranne piccole modifiche, soprattutto abbellimenti, agli altari interni. Bisognerà aspettare fino agli ultimi anni del Novecento per registrare delle modifiche degne di nota: in questo periodo, infatti, la parrocchia di San Lorenzo avvia un programma di recupero e sistemazione degli ampi spazi all'interno delle proprietà confinanti con la chiesa, rendendoli adatti ad ospitare iniziative di carattere sociale con particolare attenzione nei riguardi degli anziani.

Gli edifici attigui alla parrocchia vengono restaurati e modificati all'interno per accogliere vari locali, fra cui un oratorio, una sala lettura e un centro per la pastorale giovanile a pianterreno, un'ampia sala per manifestazioni culturali al primo piano e una piccola casa di riposo per anziani al secondo, provvista di sei camere da letto con bagni, cucina, soggiorno e sala da pranzo, con capacità di circa dieci ospiti. Per quanto riguarda la chiesa, l'ultimo intervento al suo interno avviene nel 2000, quando la dolfiniana cappella del Battistero viene restaurata e modificata: il pavimento viene rifatto e si ha l'aggiunta di un altare, mentre l'originale apparato pittorico viene integrato da alcune opere recenti.

Struttura Esterno

La facciata della chiesa di San Lorenzo viene edificata fra il 1753 e il 1757 su progetto del Capo mistro Domenico Corbellini, assunto dal prevosto Dolfin come architetto della fabbrica. I materiali provengono tutti dalle cave di Rezzato e Botticino e sono approntati da maestranze sul posto.

La facciata è piuttosto alta e slanciata, divisa in due ordini da un'alta trabeazione. L'ordine inferiore, corinzio, è formato da semicolonne sporgenti e da lesene che ne movimentano molto il profilo. Si ha un primo timpano ad arco ribassato che poggia direttamente sulla trabeazione. Il secondo ordine è molto semplice, senza capitelli e trattato a fascia, ma comunque molto aggettante, risolto con una modesta trabeazione su cui poggia il timpano di coronamento, triangolare, sfondato al centro da una decorazione a stemma. Al di sotto si apre il finestrone circolare che illumina l'interno, probabilmente resto dell'antico rosone della facciata medievale.

Il corpo della facciata possiede anche due ali minori laterali, molto basse rispetto alla verticalità dell'elemento centrale, e che quasi non vengono notate nell'insieme. Le due ali ospitano gli ingressi laterali e sono risolte con piatte lesene ioniche. I due portali sono sormontati da un timpano rettangolare e come coronamento dei due corpi si ha una finta balaustra, decorate da vasi portafiori in marmo e un putto al centro, i primi di Giovanni Pietro Calegari, i secondi autografo di Antonio Calegari. Scrive il Dolfin: "Di particolare tenerezza è quello (il putto) di destra: visetto pensoso rivolto verso il basso, al sagrato e alla strada, braccino sinistro elevato ad invitare i passanti alla casa del Signore".

Di ordine ionico è anche il portale d'ingresso principale alla chiesa, sormontato da una trabeazione recante la scritta "VOS FIDE STATIS HOC FIDE STAT" (fede che nel tempio ha eletta dimora), e da un timpano triangolare, sormontato da un frammento di trabeazione recante due putti di Antonio Calegari sui lati e una statua di San Lorenzo al centro, proveniente dalla vecchia chiesa e opera di Giovanni Antonio Carra o Prospero Antichi.

Interno

L'interno si presenta come ampio e accogliente, dominato dalla tinta giallo-ocra e da molte sue variazioni che ricopre ogni superficie visibile delle pareti e del soffitto. L'impianto è a navata unica, molto movimentato dal continuo sporgere dei pilastri e rientrare delle cappelle laterali, tre per lato di cui due, quelle centrali, di dimensioni e larghezza considerevoli. I due ingressi laterali non danno direttamente sulla navata, ma in due piccole anticamere direttamente collegate ad essa: quella nord, fra le due, è stata oggi trasformata nella cappella del Battistero.

Il prospetto degli alzati è abbastanza tradizionale, risolto con un ordine corinzio di lesene e colonne libere a tutta altezza che ricopre le pareti in modo unitario. Una trabeazione corre ininterrotta lungo il profilo di imposta della copertura, formata da due cupole in successione, una al centro della navata, più grande, e una sul presbiterio, più piccola e di forma ellittica, intervallate da volte a botte. A nord-est della chiesa si apre la sacrestia, composta da tre vani di diversa funzione (vedi dopo). L'illuminazione interna è assicurata dal finestrone in facciata, dalle aperture sopra gli altari laterali e dalla fascia finestrata alla base della cupola maggiore.

Le opere La chiesa conserva, come già detto in partenza, un ricco patrimonio artistico, che non si limita alle sole opere pittoriche ma si estende anche agli altari, due in particolare, quello maggiore e l'altare della Beata Vergine della Provvidenza, capolavori di intarsi e cesellatura del marmo. Le altre cappelle, il presbiterio e la sacrestia ospitano soprattutto opere pittoriche di valore, firmate da molti autori dal Cinquecento al Settecento.

Ingresso destro

Nell'andito di accesso della porta laterale destra è conservato parte del mausoleo fatto erigere nel 1538 dal prevosto Alessandro Averoldi per contenere le spoglie del parente Bartolomeo Averoldi, vescovo di Calamona nell'isola di Candia, in precedenza generale degli Umiliati. Il sarcofago, anticamente posto nella terza cappella di destra della vecchia chiesa, raffigura il vescovo, vestito con gli abiti liturgici, addormentato su un fianco, con testa puntellata sul braccio destro e un libro aperto debolmente retto da quello sinistro. La statua poggia su un alto basamento iscritto, dove si ricorda il personaggio qui sepolto e viene espressa la volontà di Alessandro Averoldi di essere sepolto nella medesima chiesa assieme al congiunto.