la Repubblica è un quotidiano italiano con sede a Roma fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari. Dal 1985 è il secondo quotidiano generalista d'Italia per diffusione totale (cartacea più digitale) e per quantità di lettori, dopo il Corriere della Sera.
Storia Fondazione Il quotidiano nasce dall'iniziativa di Eugenio Scalfari, già direttore del settimanale L'Espresso.Un quotidiano con la testata «La Repubblica d'Italia» era già esistito a Roma nell'immediato dopoguerra. Il giornale, però, ebbe vita breve (1947-1949). Il nome viene scelto in omaggio al piccolo giornale portoghese che nel 1974 aveva dato voce alla "rivoluzione dei garofani". Scalfari chiama con sé alcuni colleghi fidati: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Amedeo Massari direttore amministrativo, Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Rosellina Balbi, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi, Corrado Augias, Enzo Golino, Edgardo Bartoli, Fausto De Luca, Paolo Filo della Torre, Enzo Forcella, Orazio Gavioli, Giuseppe Turani.
Del gruppo iniziale doveva far parte anche Andrea Barbato con il ruolo di vicedirettore, ma il giornalista lascia alla vigilia del primo numero, essendo stato chiamato alla direzione del TG2 post-riforma. Le vignette satiriche sono affidate alla matita di Giorgio Forattini. La redazione occupa appena quattro stanze, in via Po 12 a Roma, sede anche dellEspresso. L'atto di costituzione della società editrice venne firmato nella villa Bocca Trezza di Giorgio Mondadori, detta "Mille e una rosa", a Sommacampagna (VR) un sabato del luglio 1975.
Dagli inizi all'affermazione (1976-1986)
La nuova testata di Eugenio Scalfari sceglie di collocarsi nell'area della sinistra laica e riformista. Alla sua sinistra, i quotidiani più letti nell'Italia di metà anni 1970 sono l'Unità e Paese Sera. Inizialmente la Repubblica non intende scontrarsi frontalmente con essi, ma differenziarsi. Vuole infatti essere visto come un "secondo giornale": un quotidiano di approfondimento, per un pubblico che ha già letto altrove i fatti del giorno. A differenza dei quotidiani generalisti, la Repubblica non tratta la cronaca e lo sport.
la Repubblica debutta in edicola mercoledì 14 gennaio 1976. Si presenta al pubblico con un formato berlinese, più piccolo di quelli usualmente adottati all'epoca dagli altri giornali nazionali: sei colonne invece delle tradizionali nove; è composto di 20 pagine ed esce dal martedì alla domenica. Al posto della terza pagina tradizionale, la cultura è collocata nel paginone centrale.
Quando il giornale nasce, la messa in pagina non è ancora definita compiutamente; dopo numerosi assestamenti, la griglia raggiunge un'impostazione standard. La pagina, che inizialmente conteneva soltanto testi e titolazioni, inizia a essere movimentata con l'aggiunta di illustrazioni, fotografie e disegni. Il grafico, Franco Bevilacqua, inventa i blocchi prefigurati: l'articolo della Repubblica si compone di testo e fotografie insieme.Ad esempio, un articolo con due foto "misura" 60 righe, uno con una foto "misura" 40 righe.
Durante i primi due anni di vita il quotidiano crea il proprio pubblico, ondeggiando tra la sinistra extraparlamentare e quella riformistaLa stampa italiana nell'età della TV, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 9.. Scalfari coglie la novità rappresentata dal movimento del Settantasette; la Repubblica lo aggancia e lo segue da vicino. Il punto di forza del quotidiano sono i commenti, sempre incisivi e schierati: anche le cronache hanno un taglio politico. Alla schiera dei collaboratori si aggiunge Giampaolo Pansa, proveniente dal Corriere della Sera, nel ruolo di inviato speciale a Milano. La sede di Repubblica occupa un piano, il quarto, di un palazzo in piazza Indipendenza di proprietà della famiglia Amodei, editore del Corriere dello Sport - Stadio, che ha sede e redazione nello stesso edificio.
Il 1978 è l'anno della svolta. All'inizio, la vendita media è di copie. In marzo l'Italia è sconvolta dal rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, a opera delle Brigate Rosse: durante i cinquantacinque giorni del sequestro la testata di Scalfari appoggia incondizionatamente la linea della fermezza contro le richieste dei brigatisti, mentre segue con attenzione nettamente critica la scelta "trattativista" del PSI di Bettino Craxi. La linea di opposizione al segretario socialista, che sarà il leitmotiv del quotidiano per i successivi dieci anni, è già tracciata. Nello stesso anno appare l'inserto Satyricon: è il primo inserto di un quotidiano italiano dedicato interamente alla satira.Fu una vera palestra: con Satyricon nacquero Giannelli, Riccardo Mannelli, Vauro, Sergio Staino, Ellekappa. Sul finire del 1978 la Repubblica arriva a toccare le copie, avvicinandosi alle 150 mila che Scalfari si era prefisso come traguardo alla fondazione del quotidiano.
Nel 1979, con una tiratura media di copie, il quotidiano raggiunge il pareggio di bilancio. La foliazione aumenta da 20 pagine a 24. Il giornale decide, per la prima volta, di coprire gli eventi sportivi; a fondare l'apposita redazione viene chiamato Mario Sconcerti. Tra il 1979 e il 1980 appare poi la rubrica a disegni Tutti da Fulvia sabato sera, di Pericoli e Pirella. Sempre nel 1980 il terrorismo colpisce da vicino la Repubblica: il 7 maggio il cronista Guido Passalacqua viene gambizzato dallo stesso gruppo che il 28 ucciderà Walter Tobagi.
Nel 1981 uno scandalo travolge il quotidiano nazionale più venduto, il Corriere della Sera, che si scopre essere de facto controllato, sia finanziariamente sia editorialmente, dalla loggia P2. Ciò consente alla Repubblica di aumentare il numero dei lettori e di strappare al giornale concorrente alcune firme prestigiose, tra cui quelle di Enzo Biagi e Alberto Ronchey. Scalfari intravede l'opportunità di portare il suo giornale ai primi posti e lancia nuove iniziative per allargarne il bacino d'interesse; tra gli altri, porta la foliazione a 40 pagine, per dare più spazio alla cronaca varia, agli spettacoli e allo sport. La sua testata diventa un "giornale omnibus", ovvero un quotidiano per tutti i tipi di lettori. Nel 1983 viene nominato caporedattore centrale Franco Magagnini.
Per quanto riguarda la linea politica, il giornale continua ad appoggiare la sinistra riformista; cambiano invece i termini del confronto con i partiti al governo: da una parte permane l'opposizione a Craxi, mentre si registra una maggiore apertura verso Ciriaco De Mita, principale esponente della sinistra democristiana.La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 28. I risultati non si fanno attendere: nel 1985 la Repubblica vende in media copie, circa in più della media del 1981. Il quotidiano di Scalfari supera La Stampa divenendo così il secondo quotidiano italiano.
Nel 1986, data del suo decimo compleanno, il giornale romano decide il varo di un settimanale finanziario, un dorso che esce come supplemento tutti i lunedì: Affari & Finanza, diretto da Giuseppe Turani. Il Corriere è sempre più vicino; finalmente, nel dicembre 1986 la Repubblica riesce per la prima volta a superare la testata milanese: copie contro le del concorrente.
La gara con il Corriere della Sera
Nel gennaio 1987 il quotidiano lancia un gioco a premi: si chiama Portfolio, ed è in pratica una lotteria che si basa sulla Borsa. I lettori sono quindi invogliati a comprare il giornale tutti i giorni per controllare i valori delle azioni. Il gioco si rivela molto più redditizio dei supplementi (che aumentano le vendite solo per uno o due giorni alla settimana): il quotidiano romano guadagna in tre mesi quasi copie, sfiorando le di vendita media.La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 37. la Repubblica consolida la sua posizione come primo giornale d'Italia.
Il Corriere della Sera non sta a guardare e risponde colpo su colpo, offrendo un rotocalco in omaggio al sabato (Sette). La replica de la Repubblica è Il Venerdì, il cui primo numero esce il 16 ottobre, nello stesso giorno in cui già offre Affari & Finanza. Anche nel 1988 la Repubblica rimane saldamente il primo quotidiano italiano, con una vendita media di copie, duecentomila in più del Corriere, fermo a .Giampaolo Pansa, La Repubblica di... cit., pag. 226. La testata di via Solferino riprenderà il primato solo nel 1989 con Replay, un altro gioco a premi.
Con gli anni 1990, nuove iniziative editoriali arricchiscono l'offerta informativa del quotidiano di Scalfari, che inaugura il numero del lunedì acquisendo per 50 milioni di lire il marchio Lunedì di Repubblica, rivista satirica, primo giornale vero/falso edito da Vincenzo Sparagna, già autore di Frigidaire.Il Gruppo Editoriale L'Espresso, in un primo momento, aveva denunciato per plagio Sparagna, ma perse la causa: il tribunale riconobbe la legittimità del Lunedì di Repubblica come "testata originale". Il lancio avviene il 10 gennaio 1994: in questo periodo il quotidiano si attesta su una tiratura media di copie. Il 1995, oltre a essere l'anno dell'introduzione dei due supplementi Musica! rock & altro e Salute, è anche quello della rivoluzione grafica: viene infatti introdotto il colore per la prima pagina e le inserzioni pubblicitarie.
Il 2 ottobre 1994, durante la fase di passaggio dall'MSI ad AN (iniziata nel gennaio di quell'anno e conclusasi con la svolta di Fiuggi del gennaio 1995), il direttore Eugenio Scalfari pubblicò un articolo di fondo intitolato Lo sdoganamento della destra. Sempre Scalfari schiera il proprio quotidiano su posizioni antitetiche a quelle di Silvio Berlusconi, magnate dei media che entra in politica nello stesso 1994; il quotidiano critica in special modo il suo conflitto d'interessi come imprenditore e politico.
La direzione di Ezio Mauro Nell'aprile 1996, dopo le elezioni politiche, la direzione della testata passa di mano: Eugenio Scalfari dopo vent'anni lascia il timone a Ezio Mauro (che firma la Repubblica dal 6 maggio), pur continuando a collaborare al giornale come editorialista. Il quotidiano mantiene una linea vicina allo schieramento politico del centro-sinistra, anche se non risparmia critiche ai suoi rappresentanti politici e ai partiti che lo compongono (con riguardo sia alla "questione morale" che alla frammentazione delle forze politiche). Con la direzione di Mauro il quotidiano si trasferisce nella nuova sede di via Cristoforo Colombo, all'EUR. Tra le prime novità editoriali vi è l'inserto settimanale femminile D - la Repubblica delle donne (21 maggio). Sempre in maggio, il quotidiano incappa in un infortunio giornalistico: il 30 maggio 1996 viene infatti annunciata e commentata la vittoria di Shimon Peres alle elezioni israeliane, quando ancora lo spoglio non era terminato; alla fine risulterà vincitore Benjamin Netanyahu.
Il 1996 è un anno elettorale. Il 5 aprile viene aperta la versione sperimentale del quotidiano sul web, in occasione delle consultazioni politiche del 21 aprile. Il sito conta 16- contatti al giorno. La notte delle elezioni più di persone cercano di collegarsi (quando gli utenti Internet in Italia erano tra i 3 e i 4 milioni). In agosto iniziano i lavori per la realizzazione dell'edizione on-line definitiva. Il 14 gennaio 1997 viene lanciato il sito web del quotidiano (repubblica.it), il progetto è ideato da Ernesto Assante, Gualtiero Peirce e Vittorio Zambardino, i quali lo propongono a Eugenio Scalfari che lo approva concedendogli l'uso dello scantinato della sede dell'epoca del giornale e alcuni computer. Negli anni successivi si affermerà come principale sito d'informazione italiano con oltre 10 milioni e utenti unici:Report censuario di Nielsen Netratings ottobre 2007. il sito contiene tutti gli articoli a partire dal 1984. Sempre nel 1997 nasce l'edizione cartacea locale di Palermo, seguita, tre anni dopo, da quella di Bari.