La meditazione (dal latino meditatio, riflessione) è, in generale, una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che questa divenga capace di concentrarsi su un solo pensiero, su un concetto elevato, o un preciso elemento della realtà, abbandonando i soliti pensieri spiccioli e divenendo assolutamente acquietata, pacifica. Affine alla meditazione è la contemplazione, con la quale si intende la capacità di lasciar riposare la mente nel suo stato naturale. È una pratica volta quindi all'auto-realizzazione, che può avere uno scopo religioso, spirituale, filosofico, o mirare ad un miglioramento delle condizioni psicofisiche.

Questa pratica, in varie forme, è riconosciuta da secoli come parte integrante di tutte le principali tradizioni religiose. Nelle Upaniṣad, scritture sacre induiste compilate a partire dal IX - VIII secolo a.C., è presente il primo riferimento esplicito alla meditazione giunto fino a noi. La meditazione è indicata con il termine sanscrito dhyāna (ध्यान).

Nell'ambito della psicosintesi è definita uno stato della coscienza ottenuto mediante l'indirizzamento volontario dell'attenzione verso un determinato oggetto (meditazione riflessiva) o mediante la completa assenza di pensieri (meditazione recettiva)Osho Rajneesh (1983) Il Libro Arancione. Tecniche di meditazione. Edizioni Mediterranee, Roma. ISBN 88-272-0145-9.

Nella meditazione riflessiva l'oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa. In genere nella pratica vengono utilizzate visualizzazioni di elementi che riguardano il mondo interiore o di semplici oggetti, per raggiungere uno stato di maggiore concentrazione e ponderazione. Alcuni approcci contemporanei descrivono inoltre la meditazione riflessiva come una pratica di osservazione consapevole dei propri processi mentali e di ascolto interiore, finalizzata a sviluppare una maggiore comprensione di sé e una relazione più equilibrata con il flusso dei pensieri.Valerio Barsacchi, Meditazione oltre il vuoto mentale. L'arte di ascoltare la tua anima, 2025. ISBN 979-8306544342 Questo tipo di meditazione è usato spesso dalla cultura occidentale. La meditazione recettiva ha come scopo l'assenza di pensieri e permette alla mente di raggiungere un livello di "consapevolezza senza pensieri", ovvero libertà dall'attività psichica dell'essere umano, talvolta caotica e confusionaria. È un tipo di meditazione tipica di numerose filosofie e religioni orientali. Entrambi i tipi richiedono fasi di concentrazione.a cura di: Axel Bayer, Massimo Gusmano, Paolo Trianni, I cammini del silenzio. Un'introduzione alla meditazione nelle religioni, 2025, Gabrielli editori, ISBN 978 88 6099 626 8

Etimologia Il verbo latino mĕdĭtor, che è all'origine del moderno meditare, fu adottato per tradurre in latino il termine greco melete, presente nella versione in greco della Bibbia. Melete ha il significato di ponderare, riflettere, contemplare. Fu usato a sua volta per tradurre l’ebraico hāgâ, che indica il sospiro, il mormorio, ma anche la meditazione stessa.

Il primo utilizzo noto del termine meditatio per designare un'attività contemplativa, in ambito cristiano, risale a Guigo II, un monaco certosino vissuto nel XII secolo. Nel suo libro Scala Claustralium (La scala del monaco) viene descritta per la prima volta la preghiera metodica nella tradizione mistica occidentale. In questa descrizione la meditatio costituisce il secondo di quattro gradini di una scala, metafora della vita spirituale. Il gradino precedente è la lectio divina, cioè la lettura ripetuta della Parola di Dio. Il gradino successivo è la preghiera e quello ancora più avanti è la contemplazione.

Religioni e filosofie orientali

Attraverso la dinamica del modo di operare della mente si può riuscire a riconoscere la distinzione tra un io egocentrico, che si identifica con l'essere io (nome), e l'Io (sé) in grado di osservare l'osservatore (oggettivizzare il soggetto). Questo metodo comporta quattro stati di coscienza: vedo l'oggetto; mi accorgo di vedere che vedo l'oggetto; mi accorgo di vedere il vedere che vedo l'oggetto; assorbimento in uno stato che supera la dualità soggetto/oggetto al di là dell'espressione e della comunicazione convenzionale.

Anche nello yoga lo stato raggiunto tramite la pratica della dhyāna favorirebbe l'esperienza della "visione" e, ad un livello superiore, dell'illuminazione, ossia della rivelazione della divinità onnipresente. Nell'ambito dello yoga la meditazione è il settimo degli otto stadi indicati da Patanjali, e si dice che la mente è nello stato di meditazione, chiamato dhyāna, non che "sta meditando", e che nonostante ci siano molte tecniche di concentrazione, dharana, non esiste una vera e propria tecnica di meditazione.

Nella pratica di Sahaja Yoga la meditazione è considerato uno stato d'essere che si manifesta come assenza di pensieri, chiamato consapevolezza senza pensieri, dove nella mente viene a tacere l'usuale chiacchierio di sottofondo per lasciare spazio all'assoluta tranquillità.

Tale stato di pura consapevolezza senza oggetto può essere descritto come una condizione meditativa nella quale l'attività discorsiva e la focalizzazione su contenuti mentali vengono progressivamente sospese, lasciando emergere una forma di consapevolezza non più rivolta intenzionalmente a uno specifico oggetto.

Esperienze o stati analoghi vengono ricondotti a differenti tradizioni e pratiche contemplative. Ad esempio, nella Meditazione trascendentale, la ripetizione mentale di un mantra costituisce perlopiù il procedimento attraverso cui l'attività mentale ordinaria viene progressivamente quietata, fino a una condizione caratterizzata da una minore o assente elaborazione concettuale.

In tal senso, il termine meditazione, nell'accezione comunemente attribuitagli nella lingua italiana può risultare concettualmente ambiguo, poiché tende a evocare un'attività riflessiva, concentrativa o discorsiva. Un termine più preciso per descrivere pratiche orientate alla sospensione del pensiero e alla permanenza nella consapevolezza può essere contemplazione, o anche non-mente o non-pensiero, per indicare una condizione nella quale il flusso del pensiero discorsivo non costituisce più il centro dell'esperienza:

La contrapposizione tra pensiero e non-pensiero va pertanto intesa, in questo contesto, non come opposizione tra coscienza e incoscienza, ma come distinzione tra una modalità cognitiva fondata sull'elaborazione concettuale e una modalità esperienziale descritta come pura consapevolezza, non concettuale.

Buddhismo

Cristianesimo

Nel Cattolicesimo la meditazione è una forma di preghiera interiore. Viene fatta in una chiesa o cappella, in presenza dell'eucaristia, o in un ambiente privato, ed è strettamente legata al pensiero e alla riflessione sulla parola di Dio. Si fa preferibilmente la mattina presto, prima di ogni altra azione della giornata.

Nella sua forma più generale si sviluppa attraverso diversi passi successivi: Inizia con la invocazione dello Spirito Santo affinché sia luce interiore di colui che medita; si apre alla contemplazione di una scena evangelica o dalla lettura di un brano della Bibbia o di un altro libro che possa aiutare; approfondisce il significato dell'episodio o dell'insegnamento in questione; lo fa attraverso il ragionamento e la ricerca di situazioni o passi biblici simili o correlati; si sofferma su qualche parola o immagine o concetto, e lo rende oggetto di una riflessione interiore; chiede a Dio la grazia di vivere il mistero che si è contemplato; fissa l'impegno di qualche gesto da vivere durante la giornata, per trasformare in carità quello che si è contemplato; ringrazia il Signore per il dono della luce dell'alto.

Una forma particolare di meditazione è la lectio divina, che è una lettura orante di un passo biblico.

Islam Il concetto di meditazione è espresso in arabo dal termine tafakkur, che va distinto da dhikr, meglio tradotto come "invocazione" o "memoria". Si può dire che il termine dhikr è il ricordo di uno stato precedente, per far riemergere qualcosa che, fortunatamente, non si è perso del tutto.

Comunque i due termini sono unificati nella pratica mistica dell'islam, perché è proprio grazie al dhikr Allah, l'invocazione del nome di Dio, che si raggiunge lo stato adeguato alla meditazione. Il dhikr come metodo spirituale di concentrazione è stato elaborato dai sufi.

Questa pratica, sorta ben presto nell'Islam e sviluppata nei secoli IX e X, prevede la ripetizione di uno dei novantanove nomi di Dio o di formule sacre sotto la direzione di un maestro spirituale che rende il metodo praticabile per i partecipanti al rito. È chiamato sceicco o murshid (guida), mentre in Iran e in India è detto pir.

Dei vari tipi di sceicco, il più simile al paṇḍit degli indù è lo shaykh at-ta'lim, colui che conosce la dottrina.

Sant Mat

Nel Surat Shabd Yoga vengono praticate parallelamente due tecniche di meditazione: una mirata alla visione della luce Interiore e una volta all'ascolto della corrente sonora (Shabd). La prima pratica è sempre accompagnata dal Simran o ripetizione dei nomi divini, pratica del tutto analoga alla ripetizione di mantra nell'induismo o buddhismo o al dhikhr sufi. I guru raccomandano di praticare la meditazione per almeno due ore al giorno, e progressivamente aumentare.

Surya Yoga

Il Surya Yoga – o meditazione al sorgere del sole – è una pratica introdotta nella cultura occidentale da alcuni filosofi e maestri spirituali di tradizione gnostica giudaico-cristiana quali Peter Deunov e Omraam Mikhaël Aïvanhov. Consiste nel meditare all'alba, davanti al sole nascente, contemplando la sua luce e identificandosi in esso. In particolare, Aïvanhov osserva che attraverso la meditazione al sorgere del sole l’essere umano può ricollegarsi alla Sorgente divina, e che questa pratica può essere considerata una condensazione e una sintesi di tutte le diverse forme di meditazione e di tutti i diversi tipi di yoga praticati da secoli in Oriente.Aïvanhov, O. M., Verso una civiltà solare, Prosveta ed., 1994, pag. 27. Del medesimo autore cfr. Meditazioni al sorgere del sole, Prosveta ed., 2005.

La pratica della contemplazione meditativa del sole è nota a moltissime culture antiche, dai maya ai nativi americani, ai greci, agli egiziani.Cfr. AA.VV. La Meditazione nell’Insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov, in Misli, III-2016, pp. 128 e ss. In India compare oltre duemila anni fa con gli insegnamenti di Mahavira, il fondatore dello giainismo. Come ogni altra tecnica yogica, anche il Surya yoga prevede una serie di precauzioni, che in questo specifico caso sono finalizzate soprattutto ad evitare danni alla retina causati dall’esposizione alla luce solare diretta.

Percorsi personali Esistono molti percorsi personali al di fuori di una religione o una filosofia, di cui la meditazione è strumento indispensabile per approfondire i lati oscuri di noi stessi. Molti si avvalgono di un maestro che permette loro di fare un cammino, un percorso che attraversa nuove realtà e che si lascia alle spalle vecchi mondi, in un procedere verso la maggiore consapevolezza di sé stessi e della realtà.

Un aspetto fondamentale è la riduzione della sofferenza che, come l'acquisizione della consapevolezza di sé, abbisogna di un maestro. A tal fine occorrerà conquistarsi un cammino e capacità di meditazione nella relazione con la figura di riferimento. È importante che il maestro non sia solo padre o madre, ma una figura che possa essere lasciata per una nuova realtà affettiva.

In particolare la meditazione del Buddha Śākyamuni e di altri saggi (come Osho Rajneesh) non era ascritta a nessuna religione o filosofia ma seguiva un cammino personale.

Ricerche scientifiche