La guerra Etiopia-Eritrea, nota anche come guerra di Badme, fu un lungo conflitto tra l'Etiopia e l'Eritrea scoppiato nel maggio 1998 e terminato nel giugno 2000. La guerra si scatenò per questioni di definizione dei confini tra i due Stati, rimasti per lunghi tratti incerti dopo l'indipendenza dell'Eritrea dall'Etiopia nel 1991; in particolare, la contesa più importante riguardava il possesso della città di Badme, rivendicata dall'Eritrea ma occupata dall'Etiopia.
Nel maggio 1998 gli eritrei aprirono le ostilità attaccando a sorpresa il territorio etiope, occupando varie zone nella regione dei Tigrè tra cui la stessa Badme; le ostilità si trasformarono quindi in una lunga guerra di trincea, con gli eritrei asserragliati all'interno di estese fortificazioni a protezione delle loro conquiste mentre gli etiopi cercavano di sloggiarli con una serie di ripetute controffensive. Nel febbraio 1999 gli etiopi, dotati di un arsenale più avanzato, riuscirono a scacciare gli eritrei dalla regione di Badme; vista l'indisponibilità dell'Eritrea a raggiungere una soluzione negoziale del conflitto, tra maggio e giugno 2000 gli etiopi lanciarono un'offensiva risolutiva, penetrando ampiamente in territorio eritreo.
Le due parti raggiunsero infine una tregua il 18 giugno 2000, siglando poi un trattato di pace ad Algeri il 12 dicembre seguente. In base all'accordo fu nominata una commissione incaricata di delimitare la frontiera tra le due nazioni, la quale spartì le regioni contese tra i due contendenti assegnando tuttavia Badme all'Eritrea. L'accettazione della spartizione si rivelò problematica, e tensioni politiche e scaramucce militari tra etiopi ed eritrei proseguirono fino al luglio 2018, quando venne raggiunto un accordo di pace definitivo tra i due Stati.
Antefatti Etiopia ed Eritrea dagli anni 1950 agli anni 1990
Già colonia dell'Italia, dopo un periodo di occupazione da parte del Regno Unito al termine della seconda guerra mondiale il territorio corrispondente all'attuale Eritrea venne unito al confinante Impero d'Etiopia nel 1952 sotto gli auspici delle Nazioni Unite. L'impianto iniziale di tipo federale previsto per l'unione venne tuttavia rapidamente stravolto dalle autorità etiopi, desiderose di sopprimere sul nascere qualunque possibile movimento separatista che potesse portare a una futura indipendenza della regione; nel 1962 la federazione venne quindi formalmente abolita e l'Eritrea trasformata in una semplice provincia dell'Impero. L'annessione, seguita dal tentativo di sopprimere la cultura locale per favorirne l'assimilazione con l'Etiopia, non fu bene accolta dalle popolazioni eritree, e ben presto una violenta guerra d'indipendenza iniziò a interessare la regione già a partire dalla fine del 1961.
Per un trentennio i guerriglieri eritrei battagliarono contro le forze governative etiopi; a questo conflitto si aggiunse anche una lotta tutta interna al movimento indipendentista, diviso tra il Fronte di Liberazione Eritreo e il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo o FPLE: quest'ultimo, di ispirazione marxista e secolarista, emerse infine come vittorioso e assunse la direzione della lotta contro l'Etiopia. La guerra d'indipendenza eritrea finì poi con il saldarsi con la guerra civile scoppiata in Etiopia nel 1974, dopo che il governo imperiale era stato rovesciato da un colpo di Stato dell'esercito e rimpiazzato da una giunta militare, il Derg, di ispirazione marxista-leninista; contro il nuovo regime si sollevò una moltitudine di gruppi armati etiopi, sia di oppositori politici che espressione di minoranze etniche oppresse dal governo centrale. Il FPLE prese quindi a coordinare le sue operazioni belliche con uno dei più importanti gruppi armati di opposizione etiope, il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè o FPLT attivo nella Regione dei Tigrè al confine con l'Eritrea; il FPLT avrebbe poi promosso, nel 1988, la formazione di un unitario Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (FDRPE) con altre formazioni guerrigliere etiopi, guidando la lotta contro la Repubblica Popolare Democratica d'Etiopia succeduta alla giunta militare del Derg.
Nel maggio 1991 il regime socialista etiope crollò sotto i colpi dei vari gruppi guerriglieri, e il FDPRE si installò al potere ad Addis Abeba; contemporaneamente, il FPLE approfittò del collasso delle forze armate regolari etiopi per porre sotto il suo controllo l'intero territorio dell'Eritrea. Il nuovo governo provvisorio di Addis Abeba, guidato dal tigrino Meles Zenawi, promosse un'impostazione di tipo federale per la struttura dello Stato in modo da tutelare i diritti dei numerosi gruppi etnici che abitavano il territorio etiope. Zenawi e il FDPRE appoggiarono inoltre le istanze secessioniste dell'Eritrea, concretizzatesi infine nel maggio 1993 dopo che un referendum tra la popolazione eritrea si era concluso con una vittoria schiacciante dei favorevoli all'indipendenza: il paese venne quindi posto sotto un governo provvisorio diretto dal segretario del FPLE, Isaias Afewerki.
Il deteriorarsi delle relazioni
Le relazioni tra Etiopia ed Eritrea nei primi anni 1990 si mantennero cordiali e collaborative. A seguito dell'indipendenza dell'Eritrea, l'Etiopia aveva perso il suo intero sbocco al mare con conseguente grave danno per il suo commercio con l'estero; Afewerki, tuttavia, concesse alle autorità etiopi di fare uso del porto di Assab alle stesse condizioni degli eritrei, garantendo così all'Etiopia un accesso ai traffici navali. Nei primi anni dopo l'indipendenza l'Eritrea mantenne inoltre la stessa moneta dell'Etiopia, favorendo così gli scambi commerciali tra le due nazioni che migliorarono sensibilmente le rispettive economie..
Entrambi i nuovi regimi al potere ad Addis Abeba e Asmara virarono su forme più o meno pronunciate di autoritarismo. Nel 1994 l'Etiopia si dotò di una nuova costituzione, basata sui principi del federalismo e dell'autonomia etnica, devolvendo il potere ai nuovi stati federati regionali; questo portò nel 1995 alle prime elezioni multipartitiche nella storia dell'Etiopia, nel corso delle quali tuttavia il FDPRE fu accusato di aver fatto ricorso ad arresti, interferenze e altri abusi pur di assicurarsi il controllo del governo federale e della maggior parte degli stati regionali. Negasso Gidada, un oromo, divenne nuovo presidente della repubblica, mentre il tigrino Zenawi diventava primo ministro di un governo i cui esponenti erano stati attentamente selezionati in modo da garantire un equilibrio tra i vari gruppi etnici. Contemporaneamente, in Eritrea Afewerki rese permanente il suo governo provvisorio e soffocò ogni voce di dissenso al regime del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, il successore del FPLE: la costituzione dell'Eritrea, pure formalmente ratificata nel 1997, non venne mai del tutto promulgata, e le previste elezioni presidenziali e parlamentari vennero rimandate a tempo indefinito; fu vietata la costituzione di nuovi partiti politici, e la stampa venne posta sotto il controllo del governo. La società eritrea venne riformata in senso militarista: gli ufficiali delle forze armate ricevettero un'autorità superiore a quella dei funzionari civili, e assunsero il controllo delle principali leve del potere politico ed economico; l'intera popolazione, sia maschile che femminile, compresa tra i 18 e i 50 anni d'età venne sottoposta a una coscrizione militare obbligatoria dalla durata lunga e indefinita, venendo impiegata nei lavori pubblici in condizioni di fatto di schiavitù..
I primi anni di vita dell'Eritrea indipendente furono caratterizzati da rapporti conflittuali con i suoi vicini: durante tutti gli anni 1990 Eritrea e Sudan mantennero relazioni tese e conflittuali con accuse reciproche di appoggio alla destabilizzazione interna, mentre nel 1995 l'Eritrea sostenne un breve conflitto armato con lo Yemen per il possesso del conteso arcipelago delle Isole Hanish. Le relazioni tra Eritrea ed Etiopia iniziarono a peggiorare nel 1997, quando Asmara decise di sganciarsi dal sistema monetario etiope e di introdurre una propria valuta interna; al contrario di quanto si aspettava l'esecutivo di Asmara, il governo etiope accolse negativamente la mossa e vietò l'uso della valuta eritrea all'interno del suo territorio salvo che per transizioni economiche su piccola scala nelle regioni di confine. Oltre a danneggiare l'economia eritrea, questa mossa venne vista come un affronto personale da Afewerki che, in virtù della condizione dell'Eritrea come accesso al mare privilegiato dell'Etiopia, rivendicava una posizione di forte influenza nelle decisioni prese dal governo di Addis Abeba. Come reazioni alle decisioni etiopi, e anche come mezzo per rafforzare il consenso interno al suo regime, Afewerki sollevò quindi con insistenza il tema dell'esatta definizione dei confini tra Eritrea ed Etiopia, questione spinosa che una commissione congiunta nominata dai due governi non era riuscita a risolvere del tutto; l'Eritrea, in particolare, rivendicava il possesso della zona di Badme nella Regione dei Tigrè, rimasta sotto l'amministrazione dell'Etiopia dopo il collasso del regime del Derg.
Forze in campo Etiopia
Gli eserciti che si affrontarono nel corso del conflitto erano, in entrambi i casi, una diretta derivazione dei gruppi guerriglieri che avevano preso il potere nei rispettivi paesi, ed erano ancora per gran parte nel bel mezzo di una fase di riarmo e riorganizzazione.
Subito dopo il suo insediamento ad Addis Abeba, il governo del FDPRE dovette gestire il non facile compito di smobilitare l'enorme apparato militare lasciato in eredità dal precedente regime socialista (ammontante a circa effettivi) nonché buona parte dei suoi stessi gruppi guerriglieri (con più di uomini in armi), in particolare per ricondurre le spese della difesa a un livello più sostenibile per la fragile economia nazionale; non senza difficoltà, la smobilitazione venne portata a compimento nel 1995. Adottando la stessa struttura sviluppata dai guerriglieri tigrini durante la guerra civile, la nuova Forza di difesa nazionale etiope venne strutturata su un nucleo base di regolari in servizio permanente, ammontante a circa uomini, addestrati a svolgere anche compiti superiori alla loro qualifica in modo da costituire i quadri essenziali per costituire una forza più ampia, mobilitata solo in caso di conflitto su vasta scala tramite il richiamo alle armi di un'ampia forza di riservisti addestrati. Benché composta principalmente da ex-guerriglieri del FDPRE, la nuova forza mantenne in servizio circa membri delle forze armate del Derg, in particolare ufficiali di medio livello dotati di addestramento avanzato e personale specialista in particolari settori tecnici vitali..
Sotto la guida di uno stato maggiore centrale (retto, nel 1998, dal generale tigrino Tsadkan Gebretensae), le forze armate etiopi si componevano di un esercito e di un'aeronautica militare. Le Forze terrestri etiopi erano strutturate su tre comandi territoriali (Settentrionale, Orientale e Sud-occidentale), ciascuno con agli ordini due divisioni composte da una brigata di fanteria, una brigata meccanizzata e una brigata commando; vi era poi un'ulteriore divisione meccanizzata autonoma, impiegata come riserva strategica e serbatoio per rinforzare le altre formazioni, strutturata su una brigata corazzata, una brigata di fanteria motorizzata, una brigata commando, una brigata di artiglieria, una brigata di artiglieria anticarro e una brigata di difesa antiaerea.