È considerato uno dei saggi più celebrati dell'India moderna.

Biografia Nato con il nome di Venkataraman, all'età di circa sedici anni visse un improvviso confronto con la propria morte, che descrisse come una scoperta della distinzione tra il corpo e il Sé; poco dopo abbandonò la famiglia e si recò ad Aruṇācala, una montagna nelle vicinanze della città di Tiruvannamalai, dove trascorse il resto della vita.

Dall'età di 17 anni visse inizialmente in templi e poi nelle grotte ai piedi del monte Aruṇācala, dove rimase per diversi anni in condizioni di intensa pratica contemplativa e, per un lungo periodo, in silenzio. Attorno a lui si raccolsero progressivamente numerosi ricercatori spirituali e devoti i quali fondarono un āśram, l'attuale Sri Ramanasramam di Tiruvannamalai, ai piedi dell'Aruṇācala.

Nel corso della sua vita Ramana compose relativamente poco. Tra i suoi testi più importanti figurano Uḷḷadu Nāṟpadu (Quaranta versi sull'esistenza) e Upadeśa Sāram, oltre a inni dedicati al monte Aruṇācala e traduzioni o adattamenti di opere della tradizione vedāntica. Scrisse principalmente in tamil, ma anche in sanscrito, telugu e malayalam.

Nel 1949 gli fu diagnosticato un tumore al braccio sinistro. Nonostante diversi interventi chirurgici, la malattia progredì e Ramana morì il 14 aprile 1950 a Tiruvannamalai. Il suo āśram continua a essere attivo a Tiruvannamalai.

L'insegnamento Il suo insegnamento è generalmente ricondotto all'Advaita Vedānta e ha come tema centrale la conoscenza del Sé. La pratica principale da lui indicata è l'ātma vicāra, o «autoindagine», che può essere riassunta in quattro passaggi: 1) sorge un pensiero; 2) ci si domanda: «A chi è sorto?» 3) si riconosce che è sorto «a me» e si indaga: «Chi sono io?» 4) invece di cercare una risposta concettuale, si riporta l'attenzione alla coscienza da cui emerge il senso dell'io. In altre parole, l'autoindagine non consiste nell'analizzare psicologicamente i contenuti della mente, ma nel ricercare l'origine del pensiero «io», considerato il primo pensiero, fino alla sua dissoluzione nella propria natura reale, il Sé. L'obiettivo dell'insegnamento di Maharshi era la realizzazione del Sé, cioè l'essenza dell'essere umano che coincide con una conoscenza senza limiti, beatitudine (bhakti) e completa libertà, arrivando a identificare il Sé con una realtà non duale.

Ramana Maharshi insegnava prevalentemente attraverso il silenzio e rispondeva alle domande dei visitatori e dei discepoli senza elaborare un sistema filosofico originale che fosse separato dalla tradizione dell'Advaita. La sua notorietà crebbe progressivamente e il suo insegnamento attirò visitatori provenienti dall'India e, successivamente, anche dall'Occidente. Il suo insegnamento e la sua figura hanno avuto una notevole influenza sulla ricezione moderna dell'Advaita e sul modo in cui la spiritualità indiana è stata presentata in contesti indiani e occidentali.

Ramana Maharshi fu inoltre citato da Osho Rajneesh in numerosi discorsi dedicati ai maestri e alla ricerca spirituale. Osho lo definì un «perfect Master» Maestro impeccabile, e ne mise in evidenza soprattutto la pratica della domanda «Who am I?» e il carattere silenzioso del suo insegnamento. In un altro discorso descrisse Ramana come un maestro particolarmente puro e aperto e osservò che, alla sua sola presenza, la resa del discepolo si produceva spontaneamente. Osho interpretò inoltre il suo insegnamento come una ricerca diretta della propria natura interiore, affermando che la conoscenza del Sé è già presente e richiede un rivolgersi interiormente.

Opere Gli insegnamenti di Ramana Maharshi, a cura di Arthur Osborne, trad. di Giuseppe Sardelli, Roma, Ubaldini, 1976 Chi sono io? Quaranta versi sull'esistenza, trad. di Pietro Fallica, Roma, Ubaldini, 1977 Opere complete, a cura di Arthur Osborne, trad. di Giuseppe Sardelli, Roma, Ubaldini, 1977 Sii ciò che sei: Ramana Maharshi ed il suo insegnamento, a cura di David Godman, trad. di Sergio Peterlini, Vicenza, Il punto d'incontro, 1987 L'insegnamento spirituale di Ramana Maharashi, trad. di Claudia Tarantino, Roma, Edizioni Mediterranee, 1992 Consigli per la pratica spirituale, trad. di Giampaolo Fiorentini, Roma, Ubaldini, 1999 Chi sono io? Gli insegnamenti di Sri Ramana Maharshi, a cura di S. Pillai e G. Seshayya, Vicenza, Il Punto d'Incontro, 2003 L'insegnamento di Sri Ramana Maharshi dai suoi scritti, Assisi, Edizioni Vidyananda, 2004 Opere, trad. di Maurizio Mingotti, Roma, Ubaldini, 2012

Note

Bibliografia Arthur Osborne, Ramana Maharshi e il sentiero dell'autoconoscenza, trad. di Giuseppe Sardelli, Roma, Ubaldini, 1976 T. M. P. Mahadevan, Ramana Maharshi: il saggio di Aruṇācala, trad. di Roberta Rambelli, Roma, Edizioni Mediterranee, 1980 Heinrich Zimmer, La via del sé: insegnamento e vita di Shri Ramana Maharshi, trad. di Vittorio Tamaro, Roma [etc.], Laterza, 2007 Patrick Mandala, La presenza di Ramana Maharshi: il suono del silenzio: scritti inediti, colloqui, istruzioni spirituali, aneddoti, trad. di Pasquale Faccia, Roma, Mediterranee, 2012 H.W.L. Poonja, Ramana Maharshi: il mio maestro "Io sono con te ovunque tu sia", trad. di Neeraja Anna Maria Tronca e Gianpaolo Fiorentini, Torino, Libreria Editrice Psiche, 2014 Annamalai Swami, Conversazioni con Ramana Maharshi: dal diario di Annamalai Swami, a cura di David Godman, trad. di Sergio Peterlini, Vicenza, Il Punto d'incontro, 2014 Annamalai Swami, I miei giorni con Bhagavan: memorie di Annamalai Swami, a cura di David Godman, Vicenza, Il Punto d'incontro, 2014

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