Nato in Belgio in una famiglia ebraica, da padre francese e madre belga, Gustave Cohen abbracciò con entusiasmo la nazionalità paterna, mosso da un fervente patriottismo e da un profondo trasporto emozionale e intellettuale per l'eredità culturale di quella che egli chiamava «la France éternelle»Christopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 5, espressione con cui soleva riferirsi a una tradizione culturale dispiegatasi senza interruzioni fin dal MedioevoChristopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 147).
E proprio per l'età media, da lui considerata simbolo di una superiore civiltà francese, Cohen coltivò una particolare predilezione, dedicandosi soprattutto alla storia della letteratura medievale francese e alla storia del teatro medievale. Nonostante questo specifico interesse, Cohen disponeva comunque di una vastissima padronanza culturale ed erudita, che spaziava dal greco anticoLa padronanza di questa lingua permetteva a Cohen di dedicare le notti insonni alla lettura diretta del greco dei Vangeli., alle forme della cultura e dell'arte medievale, alla filologia, e alla letteratura francese, sull'ampio sviluppo diacronico di secoli, dalla letteratura francese del Medioevo fino al XX secolo, a lui contemporaneo.
I momenti forti della sua vita, l'Affaire Dreyfus, la valorosa partecipazione alla Grande Guerra, l'esilio e il vigoroso attivismo patriottico culturale durante le pagine buie dell'occupazione tedesca e del secondo conflitto mondiale, fanno della sua peculiare figura quella di un «intellettuale pubblico».
Gustave Cohen fu decorato con il grado di Commandeur della Legion d'Honneur.
Con un percorso spirituale partito dalle originarie radici ebraiche, Gustave Cohen maturò peesto (già nei primi anni trenta) la risoluzione di convertirsi al cattolicesimo. Questa sua decisione fu messa in pratica solo alla maturità, nel dicembre 1943, già sessantaquattrenne, quando, alla presenza di Jacques Maritain, ricevette in un solo giorno battesimo e prima comunione, sacramenti impartiti dal domenicano Joseph-Vincent Ducatillon, suo amico e collega in facoltà.
Biografia Gustave Cohen nacque da genitori di origine ebraica, figlio di padre francese, un industriale della carta originario di Marsiglia, e di madre belga. La famiglia si era trasferita nei Paesi Bassi dopo che l'attività del padre, nei pressi di Parigi, era andata in rovina, travolta dalla guerra franco-prussiana negli anni 1870-1871Nadia Margolis. «Gustave Cohen», in Albrecht Classen (a cura di), Handbook of Medieval Studies. Terms – Methods – Trends, 2010 (pp. 2245-54).
Studi e carriera Cohen compì gli studi liceali nell'area di Bruxelles, presso l'Athénée Royal d'Ixelles, fondato nel 1883 in rue Jacquelart (poi rue de l'Athénée). Iniziò gli studi di legge all'Università di Bruxelles e viaggiò molto, raggiungendo anche l'Africa. Il corso dei suoi studi superiori, inizialmente indirizzato nel campo del diritto, mutò immediatamente nel 1903, subito dopo aver ricevuto il titolo dottorale all'Università di Bruxelles. L'interesse di Cohen si rivolse, infatti, agli ambiti a lui più congeniali della filologia romanza e della letteratura francese, allievo del filologo Maurice Wilmotte all'Università di Liegi. Nel 1906 conseguì un dottorato in letteratura discutendo una tesi sulla messa in scena nel teatro religioso medievale. Dal 1906 al 1909 tenne corsi di letteratura francese all'Università di Lipsia Corsi di Gustav David Cohen all'Università di Lipsia.
Nel 1909 ottenne la Licence all'Università di Lione. Da allora, per tre anni, Cohen insegnò all'Institut Schweitzer, all'interno dell'École des sciences sociales, prospiciente la Sorbona, mentre frequentava la sezione dell'École pratique des hautes études presso la Sorbona, trovando prestigiosi mentori in figure di romanisti e medievisti come Joseph Bédier, Gustave Lanson, Gaston Paris, Paul Meyer. Quindi andò a occupare, dal 1912 al 1919, la cattedra universitaria di lingua e letteratura francese appena creata all'Università di Amsterdam, unico docente di queste materie, di cui aveva una padronanza tale da permettergli di coprirne l'insegnamento in tutta l'estensione diacronica e disciplinare.
Partecipazione alla prima guerra mondiale Come tanti ebrei di origine stranieraChristopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 146), si arruolò volontario nell'esercito francese durante la prima guerra mondiale: fu inquadrato nel 46e régiment d'infanterie de ligne dapprima come aspirant e quindi come sous-lieutenant; fervente patriota, Cohen fu gravemente ferito in combattimento per nove volte sul fronte occidentale, tanto da meritarsi, alla fine del conflitto, una decorazione al merito conferitagli personalmente dal maresciallo di Francia Philippe Pétain.
Cohen usciva dalla prima guerra mondiale con il rango di Grand Mutilé de guerre, e dovette convivere, per tutto il resto della vita, con le sofferenze e gli strascichi di quelle che egli, con orgoglio patriottico, chiamava le «gloriose ferite».
Primo dopoguerra Nel 1919, con la ratifica del Trattato di Versailles, Strasburgo e l'Alsazia erano tornati possedimenti della Francia e Cohen fu allora nominato alla cattedra di storia della letteratura medievale all'Università di Strasburgo, che tenne dall'ottobre del 1919 fino al 1924 contemporaneamente a due supplenze alla Sorbona nel 1922 e nel 1924.
La carriera accademica lo portò infine a Parigi: maître de conférences dal 1925, Cohen ricoprì da quell'anno, e fino al 1948, la prestigiosa cattedra di letteratura medievale alla Sorbona, al fianco di docenti come Marc Bloch (al quale lo accomunava l'intenso trasporto patriotticoDi Marc Bloch si ricorda la morte eroica ed esemplare: fucilato dal plotone di esecuzione della Gestapo, in punto di morte proclamò «Vive la France!» (cfr. Carole Fink, March Bloch: A Life in History, Cambridge University Press, 1989, p. 321)) e Henri Focillon. Alla Sorbona Cohen lasciò un vivido ricordo della sua appassionata dedizione all'insegnamento: le sue lezioni, connotate dal carisma e dalla teatralità della sua figura di docente, erano ambitissime e attiravano frotte di studenti, tra i quali vi erano personaggi che avrebbero acquisito grande notorietà, come Roland Barthes, Jacques Chailley e Marcel Schneider.
Per condurre le sue lezioni si serviva spesso di percorsi storici, a piedi per strade e quartieri di Parigi con il séguito dei suoi allievi. La permanenza a Parigi fu interrotta per quattro anni durante l'occupazione nazista, quando Cohen fu costretto a lasciare la capitale per rifugiarsi inizialmente in Francia meridionale, dove si sostentò, finanziariamente e psicologicamente, tenendo corsi su Christine de Pizan e Giovanna d'Arco, e cercando anche, con il suo proverbiale patriottismo, di instillare nei suoi allievi la fermezza d'animo delle due eroine medievaliChristopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 143). Presto la situazione politica precipitò ema tal punto da rivelarsi insostenibile: per questo, suo malgrado, dovette abbandonare il paese per raggiungere da esule gli Stati Uniti d'AmericaGrace Frank; Urban T. Holmes, Jr.; Charles R. D. Miller; Memoirs of Fellows and Corresponding Fellows of the Mediaeval Academy of America, Speculum, Vol. 34, No. 3 (luglio, 1959), pp. 530-536 (da JSTOR). Nell'autunno del 1940, nonostante i trascorsi patriottici e i meriti acquisiti in guerra, Cohen era stato anche rimosso dalla cattedra parigina, causa la deriva antisemita della politica collaborazionista varata dal governo di Vichy del maresciallo Philippe Pétain.
Esperienze culturali dell'esilio americano: École libre des hautes études e Pontigny-en-Amerique
Nel 1941, vivendo a New York, fu visiting professor all'Università Yale e quindi alla École libre des hautes études di New York(rifugio degli intellettuali francesi esuli durante la seconda guerra mondiale), scuola della quale, peraltro, era uno dei fondatori, con Jean Wahl e con il sostegno di Jacques Maritain e Henri FocillonChristopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 4). Di quell'istituzione culturale, di cui Maritain fu presidente onorario, Cohen assunse la carica di presidente, mentre Raymond de Saussure ne fu segretario generale.
Raccogliendo un'intuizione di Helen Elizabeth Patch (docente di francese al Mount Holyoke College e già sua allieva alla Sorbona) Cohen, insieme a Jean Wahl, fu l'animatore di Pontigny-en-Amerique, un sodalizio culturale sorto dapprima come sessione estiva della École libre des hautes études, ma che si propose in seguito come continuazione diretta e ideale della tradizione delle Décades de Pontigny, sospese per l'occupazione tedesca della Francia, delle quali Cohen, anche se non figura centrale, era stato comunque protagonista negli anni venti e trenta quale stretto collaboratore di Paul DesjardinsChristopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (pp. 21-22). La reviviscenza americana degli incontri di Pontigny fu battezzata dai suoi partecipanti con il nome affettuoso di Pont-HolyokeChristopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 153): l'esperienza durò fino al 1944, quando la piega favorevole presa dalla guerra fece maturare le condizioni oer un rientro in patria e determinò la dispersione del sodalizio.
Ritorno in Francia e secondo dopoguerra Non appena la parentesi dell'occupazione nazista e del collaborazionismo ebbe fine, si affrettò a tentare il rientro in Francia, passando prima per Algeri, dove si trovava già nella primavera del 1944 (disertando quell'anno gli incontri di Mount Holyoke, sacrificati all'ansia del ritorno in patria)Christopher E. G. Benfey, Karen Remmler. Artists, intellectuals, and World War II: the Pontigny encounters at Mount Holyoke College, 1942-1944, University of Massachusetts Press, 2006 ISBN 978-1-55849-531-9 (p. 27).
Al ritorno in Francia, si racconta di come abbia ripreso i corsi forzosamente interrotti molti anni prima andando a occupare la sua consueta e prediletta posizione, alle spalle degli studenti disposti sui vari ordini dei gradoni dell'anfiteatro accademico della Sorbona: da lì, come nulla fosse accaduto, dopo lunghi anni di assenza forzata, Cohen esordì con una frase memorabile, «Come stavo dicendo...», chiaranente ispirata al dicebamus externa die che la tradizione accademica attribuisce a Luis de León, quando questi fu restituito all'insegnamento dalla sua cattedra all'Università di Salamanca dopo una vicenda di allontanamento forzato.
Studi sul teatro medievale