Monte Argentario (AFI: ) è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Grosseto, in Toscana.
Sede comunale e capoluogo è Porto Santo Stefano, situato sulla costa nord-occidentale mentre sulla costa sud-orientale si trova la frazione di Porto Ercole.
Posto nella Maremma Grossetana e parte della Costa d'Argento all'estremità meridionale della Toscana, ha una grande tradizione marinaresca. Il comune, noto per la sua vocazione turistica, è centro di rilevanza internazionale per la vela e la nautica da diporto.
Geografia fisica
Territorio
Il Monte Argentario è un promontorio che si protende nel mar Tirreno in corrispondenza delle due isole più meridionali dell'arcipelago toscano; l'Isola del Giglio e l'Isola di Giannutri. Anche l'Argentario nasce come isola, ma nel corso dei secoli l'azione congiunta delle correnti marine e del fiume Albegna ha creato due tomboli, il tombolo della Giannella e il tombolo della Feniglia, che hanno unito l'isola alla terraferma, formando nel contempo la laguna di Orbetello.
Il Monte Argentario raggiunge il punto più alto in corrispondenza di Punta Telegrafo (635 m) ed è caratterizzato da un territorio completamente collinare e a tratti impervio, addolcito unicamente dall'opera dell'uomo che ha creato nel tempo delle terrazze dove si coltivano prevalentemente viti e ulivi. La costa, molto frastagliata, comprende cale e spiagge, prevalentemente sassose, di notevole bellezza dal punto di vista naturalistico e fa parte del Santuario dei cetacei istituito nel 1991 come area naturale marina protetta di interesse internazionale. Fanno parte del territorio comunale anche alcuni isolotti, l'Isolotto di Porto Ercole, l'Isola Rossa e l'Isola Argentarola.
Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi n. 3274 del 20 marzo 2003
Clima
Il clima è di tipo mediterraneo, quindi abbastanza mite durante tutto il corso dell'anno, con un notevole aumento dell'umidità nel periodo estivo. Le precipitazioni sono piuttosto scarse (mediamente poco più di annui) e raramente di lunga durata; si concentrano soprattutto nei mesi autunnali. L'eliofania, vale a dire il soleggiamento, raggiunge valori prossimi ai massimi assoluti dell'intero territorio nazionale italiano, con una media annuale di oltre 7 ore giornaliere (valore minimo in dicembre con una media di circa 4 ore al giorno e valori massimi superiori alle 11 ore giornaliere in giugno e luglio)...
In base alle medie climatiche del trentennio 1971-2000, le più recenti in uso, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di , mentre quella del mese più caldo, agosto, è di ; mediamente si contano 14 giorni di gelo all'anno e 11 giorni annui con temperatura massima uguale o superiore a . Nel trentennio esaminato, i valori estremi di temperatura sono i dell'agosto 1998 e i del gennaio 1979.
Le precipitazioni medie annue si attestano a , mediamente distribuite in 51 giorni, con minimo prolungato tra il tardo inverno, la primavera e l'estate e moderato picco in autunno.
L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 72,8% con minimo di 64% a luglio e massimo di 79% a novembre; mediamente si contano 150 giorni annui con episodi nebbiosi.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti registrati nel trantennio 1971-2000 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio.
Classificazione climatica: zona C, GG Diffusività atmosferica: alta, Ibimet CNR 2002
Origini del nome Nell'antichità il promontorio dell'Argentario era noto come Mons Argentarius o Promontorium Argentarium, denominazione attestata per la prima volta nel poema De reditu suo di Claudio Rutilio Namaziano, composto agli inizi del V secolo d.C., nel quale il poeta descrive il proprio viaggio lungo le coste della Etruria.
Il promontorio costituiva il principale rilievo costiero prospiciente la colonia romana di Cosa, fondata nel 273 a.C., dalla quale si distaccava il tombolo della Feniglia. In età romana l'intero comprensorio era strettamente connesso al territorio della colonia e ai suoi approdi marittimi.
L'etimologia del toponimo Argentario non è stata definitivamente chiarita. L'ipotesi, già avanzata in età moderna, che il nome derivi dalla presenza di giacimenti di argento è generalmente esclusa, poiché il promontorio non presenta testimonianze di un'antica attività mineraria argentifera.
Tra le interpretazioni proposte dagli studiosi, Giorgio Santi ed Emanuele Repetti collegarono il nome alla particolare lucentezza delle rocce ricche di mica, caratteristica che avrebbe conferito al promontorio un aspetto argenteo osservabile dal mare.
Un'interpretazione differente fu invece proposta dal geografo Attilio Mori, secondo il quale il toponimo sarebbe da mettere in relazione con gli argentarii, cioè i banchieri o finanzieri romani appartenenti alla gens Domitia, proprietaria di vasti possedimenti nel territorio dell'antica Cosa e coinvolta nello sfruttamento economico delle attività marittime e della pesca.
In assenza di testimonianze dirette che consentano di stabilire con certezza l'origine del toponimo, entrambe le interpretazioni continuano a essere considerate ipotesi etimologiche dalla storiografia.
Storia Dalla preistoria all'età romana Il territorio del Monte Argentario risulta frequentato sin dal Paleolitico medio. Le più antiche testimonianze della presenza umana provengono dalla Grotta dei Santi, nella parte sud-orientale del promontorio, dove le campagne di scavo condotte dall'Istituto Italiano di Paleontologia Umana hanno restituito livelli archeologici datati tra circa e anni fa, attribuiti a gruppi di Homo neanderthalensis. Le più recenti analisi paleoecologiche hanno evidenziato come il promontorio costituisse un'importante area di caccia e di sfruttamento delle risorse costiere durante il Paleolitico.
Nel corso dell'età del Ferro il promontorio rientrò nell'area d'influenza della civiltà etrusca. Pur non essendo noto alcun grande centro urbano sull'Argentario, il territorio gravitava nell'orbita della vicina città di Cosa e degli altri insediamenti costieri dell'Etruria meridionale, svolgendo un ruolo strategico per la navigazione lungo il litorale tirrenico.
Nel 273 a.C., con la fondazione della colonia latina di Cosa, il promontorio entrò stabilmente nell'orbita di Roma. Secondo una tradizione riportata dagli autori antichi e ripresa dalla storiografia moderna, il territorio sarebbe successivamente entrato a far parte dei vasti possedimenti della gens Domitia, una delle più influenti famiglie senatorie della tarda Repubblica, che vi sviluppò attività agricole, portuali e di pesca.
L'importanza marittima dell'Argentario è attestata dallItinerarium Maritimum, che menziona gli approdi di Portus Herculis, Incitaria e Domitiana lungo la rotta costiera che collegava Roma con la Gallia Narbonense e la Hispania.
Tra il IV e il V secolo il territorio passò progressivamente sotto il controllo della Chiesa romana, come avvenne per numerosi possedimenti dell'antica Tuscia costiera. La crisi dell'Impero romano d'Occidente e il progressivo impaludamento della Maremma determinarono tuttavia un lungo periodo di declino demografico ed economico, destinato a protrarsi per buona parte dell'alto Medioevo.
Il Medioevo e la formazione dello Stato dei Presìdi
Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente, il promontorio dell'Argentario condivise le vicende della Maremma meridionale, attraversando una lunga fase di contrazione demografica dovuta alla crisi delle infrastrutture romane, al progressivo impaludamento della pianura costiera e alle incursioni barbariche e saracene che interessarono il litorale tirrenico tra il IX e il X secolo.
A partire dall'XI secolo il territorio entrò nell'orbita della potente famiglia degli Aldobrandeschi, che esercitò il controllo su gran parte della Maremma toscana e laziale. L'Argentario seguì in particolare le vicende della contea di Orbetello, costituendo un'importante posizione strategica per il controllo della navigazione nel mar Tirreno e degli approdi naturali del promontorio.
Nel corso del XIII secolo il dominio aldobrandesco si frammentò progressivamente in seguito alle divisioni ereditarie del casato. Il territorio passò quindi sotto il controllo del ramo degli Orsini, conti di Pitigliano, che mantennero il possesso dell'Argentario fino agli inizi del XV secolo.
Nel 1414, nel quadro delle guerre che interessavano l'Italia centrale, Ladislao I di Napoli occupò Orbetello e il promontorio dell'Argentario, sottraendoli temporaneamente agli Orsini. Alla morte del sovrano, sopraggiunta nel 1414, il territorio tornò ai precedenti possessori, ma la loro autorità risultò ormai profondamente indebolita.
Nel 1416 la Repubblica di Siena acquisì definitivamente Orbetello e il Monte Argentario, inserendoli nel sistema difensivo dello Stato senese. Durante il dominio senese furono restaurate le fortificazioni medievali e potenziati gli approdi naturali di Porto Santo Stefano e Porto Ercole, che assunsero una crescente importanza commerciale e militare lungo la costa tirrenica.
La guerra di Siena (1552-1555), combattuta tra la monarchia di Carlo V, alleata con Cosimo I de' Medici, e la Repubblica di Siena, segnò una svolta decisiva nella storia del promontorio. Con la caduta di Siena nell'aprile del 1555 e il successivo trattato di Londra del 1557, Filippo II di Spagna trattenne sotto il diretto controllo della Corona i territori costieri di Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone, Ansedonia e il Monte Argentario, costituendo il nucleo del nuovo Stato dei Presìdi.
L'istituzione dello Stato dei Presìdi rispondeva all'esigenza della monarchia spagnola di controllare militarmente il Tirreno centrale e garantire la sicurezza delle rotte marittime tra il Regno di Napoli, la Sicilia e i domini spagnoli dell'Italia settentrionale. Il Monte Argentario divenne così uno dei principali capisaldi strategici dell'intero sistema difensivo mediterraneo della Corona di Spagna.
Lo Stato dei Presìdi e la dominazione spagnola (1557-1707)
Con l'istituzione dello Stato dei Presìdi nel 1557, il Monte Argentario assunse una funzione strategica di primaria importanza nel sistema difensivo della Monarchia cattolica. Il nuovo Stato, amministrato direttamente dalla Corona di Spagna quale dipendenza del Vicereame di Napoli, comprendeva i centri di Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone, Ansedonia e il promontorio dell'Argentario, costituendo un fondamentale presidio militare posto a controllo delle comunicazioni marittime tra la Spagna, il Regno di Napoli, la Sicilia e il Ducato di Milano.
La posizione geografica del promontorio, situato al centro del Tirreno e dotato di due ampi approdi naturali, ne fece uno dei principali capisaldi del sistema difensivo mediterraneo della monarchia ispanica. A partire dal regno di Filippo II di Spagna furono avviati imponenti lavori di fortificazione, affidati ad architetti e ingegneri militari di formazione italiana e spagnola, secondo i più avanzati criteri dell'architettura bastionata rinascimentale.
A Porto Santo Stefano venne edificata la monumentale Fortezza Spagnola, iniziata intorno al 1559 e progressivamente ampliata nel corso del XVI secolo, destinata a controllare il porto e il tratto settentrionale del promontorio. A Porto Ercole furono invece profondamente riorganizzate le difese esistenti attraverso il potenziamento della Rocca aldobrandesca e la costruzione di Forte Filippo, iniziato nel 1558, e di Forte Stella, completato negli ultimi decenni del Cinquecento. L'intero sistema difensivo era integrato da una fitta rete di torri costiere, batterie e postazioni di avvistamento distribuite lungo le coste del promontorio e del litorale dei Presìdi.