Il Casato di Porcia è un'antica famiglia aristocratica del Friuli. La dinastia deriva dalla nobile famiglia dei Da Prata, e assume il nome dall’infeudamento degli omonimi castelli di Porcia e Brugnera ricevuti in eredità da Federico di Porcia, figlio di Guecello da Prata.

Nel corso dei secoli i membri della famiglia hanno raggiunto posizioni eminenti nei vari governi che si sono succeduti sul territorio friulano. Nella famiglia sono presenti condottieri, alti prelati ecclesiastici, diplomatici ed accademici.

Storia Genealogia I Porcia traggono origine dalla famiglia feudataria dei Da Prata, con sede in un castello che un tempo si ergeva nell'attuale Prata di Pordenone. Guecello I (Guecello da Prata), o Vecelletto o Guecelletto (†1203), nel 1175 appare nei documenti come avogaro di diritto del vescovo di Ceneda (possedevano per investitura del vescovo il castello di Sant'Eliseo, ora di San Martino di Ceneda) e conte libero; nel 1177, lo stesso sposò Gisla da Romano (figlia di Ezzelino I da Romano, che aveva presenziato alla pace tra Federico I e il Papa Alessandro III).

Guecelletto di Prata, Porcia e Brugnera fu insignito dal vescovo Sigifredo, nel 1191, del castello omonimo. I Da Prata in tal condizione ebbero il primo posto nel parlamento friulano e poterono esercitare le funzioni di conte liberoL'attributo di "liberi" era dovuto a quei nobili che erano stati immessi nel privilegio anteriormente allo stato patriarcale della marca friulana (1077). anche senza l'intervento del patriarca a cui rendevano soltanto omaggio e offrivano un contingente militare in tempo di guerra composto da trentadue elmi e dieci balestrieri. Agli inizi del duecento, Gabriele e Federico, figli di Guecello da Prata, definirono i confini dei propri beni. È a partire da questi anni che possiamo collocare la nascita politica e amministrativa del feudo di Porcia, con giurisdizione civile e criminale su una ventina di ville attorno al castello, diretto e amministrato dalla famiglia che prese il nome del paese e che fu parte attiva in tutti gli avvenimenti politico-militari che interessarono sia il Veneto che il Patriarcato di Aquileia,Thesaurus Ecclesiae Aquileiensis, compilato per ordine del patriarca di Aquileia, in cui la famiglia di Porcia è descritta come: "Nobiles de Prata et de Porcileis comites et liberi". di cui faceva parte. In Friuli solo i Porcia, dopo i conti di Gorizia, ebbero il privilegio del Vexillo Rubeo.

Gabriele conservò il titolo di "signore di Prata", con l’avvocazia del Vescovado di Concordia (il titolo di comes appare per la prima volta in un documento del 15 luglio 1314)Diplomatorium Portusnaonense, si riferiva ad antiche investiture patriarcali dei feudi di Prata e Porcia e Brugnera, che venivano conferite "cum comitatu".; come territorio, oltre al castello di Prata, ebbe, tra l’altro: Sant’Andrea, Campagnola, Cimpello, Corva, Ghirano, Gradisca, Mantova (di Azzano Decimo), San Martino, Morsano di là, Mosson, Orsaria, Parussa, Pasiano di Sopra, Peressine, Pozzo, Praturlone, Puia, Rivarotta, Tamai, Piezzo, Prata vecchia, Prata di qua, Villanova, Villotta e Visinale. A Federico, che prese il titolo di "signore di Porcia e Brugnera", con l’avvocazia del Vescovado di Ceneda, toccarono invece: Fontanafredda, Palse, Ronche, San Foca, Castions di Zoppola (allora detta di Porcia), Maron, Talmasson, Talponedo, San Cassiano, Pieve, Francenigo e Roveredo.

La casata in questione discende perciò da Federico, il quale ereditò dal padre i castelli di Porcia e Brugnera, appartenenti ai Da Prata almeno dal 1077. I nipoti di Federico, Artico e Gabriele, diedero origine ai due rami principali della famiglia: Artico fu il capostipite dei "Porcia di Sopra" e Gabriele dei "Porcia di Sotto". Per quanto riguarda la stirpe del secondo, essa continuò a chiamarsi di Prata, e dopo essersi scontrata con i Veneziani, finì in esilio e si estinse nel Cinquecento.;

Altri feudi appartenenti a questo casato si trovavano nel trevigiano., tesi di laurea (rel. prof. G. Cozzi, Università Ca' Foscari) I villaggi legati ai loro feudi erano più di cinquanta. I membri della famiglia ricoprirono in effetti la carica di avogari (cioè di amministratori dei beni) sia del vescovo di Ceneda, sia del vescovo di Concordia. A conferma del loro ruolo di primo piano nella storia del Friuli e della Marca Trevigiana, i Porcia contrassero matrimoni con alcune tra le più potenti famiglie del nord Italia, quali i da Romano, i da Carrara, i da Camino, i della Torre, i Visconti, i Vimercati, gli Scaligeri, i Savorgnan, i Polcenigo, i Colloredo, i Fugger, gli Starhemberg e gli Attems.

Il periodo rinascimentale e il rapporto con la Serenissima

Con l'arrivo della Serenissima in Friuli, avvenuta nel 1418, la famiglia si sottomise spontaneamente alla Repubblica, mantenendo così il potere feudale su Brugnera e Porcia. Nel 1433 il conte Federico di Porcia aveva difeso Rosazzo dagli Ungheri.Definizione geografica dei mercenari assoldati nelle zone del Regno di Ungheria. Nel 1463 il conte Brazzalea di Porcia aveva assediato Trieste. Dal 1470 vennero investiti anche del feudo gravitante attorno al castello di Ragogna. Nel 1473 il conte Artico combatté valorosamente contro i Turchi. Nel 1532 la famiglia ospiterà l'imperatore Carlo V.

Il conte Silvio di Porcia (1526-1603) fu un membro insigne della famiglia: ottenne l'investitura dei feudi familiari nel 1539. Nel 1564 fu governatore delle postazioni strategiche di Orzinuovi e nel 1565 di quelle di Cattaro. Nel 1567 e nel 1569 fu incaricato di organizzare i trasporti delle truppe a Cipro, ricevendo il 14 marzo 1570 il grado di Colonnello. Combatté nella Battaglia di Lepanto sulla galea del provveditor generale Agostino Barbarigo, coprendosi di gloria restando ferito alla coscia sinistra e al fianco destro (tanto che resterà claudicante e soffrirà di complicazioni polmonari tutta la vita; nonostante le ferite, assunse subito il comando e, con Antonio Canal e Federico Nani, inseguì le navi nemiche amplificando la vittoria ebbe menzioni e lettere di encomio da parte di Agostino Barbarigo prima di morire e di Sebastiano Venier per la sua impresa. Nonostante le ferite ancora aperte, aveva partecipato alla spedizione militare in Albania nell'area di Margariti. Ritornato a Porcia, ordinò che nella chiesa di San Giorgio a Porcia venisse eretto un trofeo composto dalle bandiere e dalle armi nemiche conquistate, accompagnato da un'iscrizione commemorativa della vittoria di Lepanto. Nel 1572 fu nominato governatore dei fanti a Bergamo., documento d'archivio Venne inviato nel 1573 a Brescia ed ebbe il comando delle cernide padovane, trevigiane, rodigine, bassanesi e asolane. Nel 1574 ospiterà Enrico III re di Polonia. Nel 1578 venne inviato a Zara come governatore delle milizie. Nel 1584 fu trasferito al governo dell'isola di Corfù e ottenne dal governo veneziano il titolo di condottiero con il comando della compagnia che fu riservata a Giovanni Enea degli Obizzi., documento d'archivio Nel 1591 ebbe il governatorato di Padova e nell'ottobre 1592 fu governatore di Verona. La famiglia sotto la monarchia asburgica Il primo principe di Porcia (allora ancora solo conte) Giovanni Ferdinando, del ramo dei Porcia di Sotto, nacque a Venezia nel 1605 (il ramo si era trasferito al servizio degli Asburgo già da due generazioni) e venne educato assieme ad un principe austriaco, il futuro Ferdinando III., documento d'archivio Fu proprio Ferdinando III che, nel 1652, gli affidò l’educazione di suo figlio dodicenne Leopoldo (futuro imperatore); Leopoldo stesso, salito al trono, ricordò sempre con somma benevolenza il suo maestro, colmandolo di privilegi: nominato Prinziplaminister (primo ministro) e Obersthofmeister (gran maestro di corte), il 17 febbraio 1662 venne elevato al rango di principe del Sacro Romano Impero con privilegi di vario genere pur non essendo un sovrano, come la possibilità di fare nobilitazioni e riconoscimenti di figli naturali (con un decreto di ben quindici pagine)., con la pubblicazione del diploma di Leopoldo I del 1662 che creava i principi di Porcia Giovanni Ferdinando, nell’aprile dello stesso anno, acquistò la contea di Ortemburg (in Carinzia), con capoluogo Spittal, il cui castello è considerato tra i più significativi castelli rinascimentali a nord dell'Italia e che divenne la residenza dei principi e dei conti regnanti di Porcia (Regierende Grafen) di Ortemburg. Oltre alle alte cariche e ai titoli, come l’elevazione al rango di "conti palatini", e alle donazioni, il principe ricevette talmente tanti privilegi che ancora oggi è difficile elencarli tutti; i più importanti furono: il diritto di precedenza nelle cerimonie e nei duelli; il diritto di coniare monete d’argento e d’oro e di erigere una zecca (i principi coniarono una sola moneta d’oro, lo “Zecchino di Porcia”, la più squisitamente preziosa delle monete da ostentazione, fatto coniare probabilmente a Vienna dal principe Annibale Alfonso Emanuele nel 1704, ma decisero di non erigere mai una zecca a Spittal); il diritto di nominare maestri, notai, tutori e incoronare poeti; il diritto di creare nobili (elevandoli a loro discrezione e con pompa magna) e cavalieri (con vesti adeguate e catene d’oro), equiparandoli in tutto e per tutto agli altri nobili dell’Impero; il diritto di usare il tamburo d’armata in ogni occasione (quando un principe lo desiderava, il suo arrivo doveva essere segnalato dal rullo del tamburo d’armata); la concessione dell’uso degli stemmi ai borghesi; il diritto di affrancare i servi della gleba; il diritto di permettere l’adozione di figli e di dichiarare maggiorenni o minorenni; il diritto di imporre l'ungeld (tassa su tutte le bevande); il diritto di unire al loro nome tutti i loro possedimenti presenti e futuri; il diritto del bergregal o ius minerarum (il diritto, cioè, di estrarre l’oro, l’argento, il piombo e altri metalli preziosi); il diritto di potersi stabilire in tutte le città dell’Impero e di essere esenti da ogni tassa ivi in uso, comprese quelle che erano in conflitto con l’imperatore; il diritto di imporre la “salvaguardia” in caso di conflitto (ai principi di Porcia era infatti concesso di affiggere su ogni loro proprietà - castello, palazzo, fattoria, ecc. - l’aquila imperiale e la scritta “salvaguardia”), con cui la famiglia e le proprietà passavano sotto la protezione immediata e personale dell’imperatore; il diritto di esenzione da ogni tassa doganale, pedaggio di strade e ponti; il diritto di amministrare la bassa e l'alta giustizia in tutti i possessi; il diritto, secondo solo all’imperatore, di usare o non usare tutti o in parte i privilegi concessi.

Per molti aspetti araldici, come per gli Asburgo, nei loro atti ufficiali non c’era più posto per tutti i titoli. La loro titolatura, anche se non racchiudeva tutti i titoli ma solo i più importanti, era questa: principe imperiale di Porcia, conte principesco di Tettensee e Mittelburg, conte di Brugnera, conte regnante di Ortemburg, Signore di Spittal, Afritz, Flaschberg, Prem, Senosetsch, Oberdranbourg, Pittersbourg, Goldenstein, Grünbourg, Moedendorf, Gran Maestro Ereditario della contea principesca di Gorizia, Membro della Dieta della Carniola, Membro della Dieta della Carinzia, Membro Ereditario della Camera dei Signori del Consiglio dell’Impero d’Austria. I garanti dei privilegi dei principi di Porcia erano gli stessi dell’imperatore: l'arcivescovo di Magonza, l'arcivescovo di Treviri, l'arcivescovo di Colonia, il re di Boemia, l'elettore Palatino, l'elettore di Baviera, l'elettore di Sassonia, l'elettore di Brandeburgo e l’elettore di Hannover.

I rami del casato I Porcia nel corso del tempo si divisero nei due rami principali (conosciuti come "colonnelli"), i Porcia di Sopra e i Porcia di sotto.