La provincia di Mantova è una provincia italiana della Lombardia di abitanti.
Confina a nord-est con la provincia di Verona, a est con la provincia di Rovigo, a sud con le province di Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma, a ovest con la provincia di Cremona e a nord-ovest con la provincia di Brescia.
Geografia fisica La provincia mantovana costituisce la propaggine sud-est della Lombardia, incuneata tra la Regione del Veneto e la Regione Emilia-Romagna, la cui forma sembra rassomigliante a un triangolo rettangolo.
Il territorio della provincia di Mantova è prevalentemente pianeggiante; a nord è presente una zona collinare costituita dall'anfiteatro morenico del lago di Garda digradante verso la Pianura Padana. L'area orientale a sinistra del Po è caratterizzata da una zona pianeggiante dolcemente ondulata mentre la pianura a ridosso del Po, che sulla riva destra costituisce l'Oltrepò Mantovano, è totalmente piatta.
La provincia è generalmente suddivisa in tre settori, marcati da lievi differenze culturali e linguistiche: l'Alto Mantovano, corrispondente alla zona nord posta al di sopra della linea immaginaria tra Asola e Goito; il Basso Mantovano comprendente l'Oglio-Po e l'Oltrepò Mantovano, identificabile nelle zone limitrofe al corso del Po, e il Medio Mantovano, posto centralmente alle due zone precedenti.
Caratteristica geografica peculiare è la ricchezza di acque, diversi fiumi l'attraversano: il Po, il tratto finale dell'Oglio e del Chiese suo affluente, il tratto finale del Mincio, il tratto finale del Secchia, la parte nord-est della provincia rientra nel bacino del fiume Tione, affluente di destra del Tartaro che raccoglie le acque di risorgiva (detti fontanili) di quell'area. Il Mincio attorno a Mantova crea dei laghi (laghi di Mantova), unici laghi di rilievo estesi interamente in Pianura Padana. Moltissimi sono i canali, dedicati all'irrigazione o alla bonifica.
Storia
I confini amministrativi attuali della provincia hanno profonde radici storiche, corrispondendo in gran parte al Ducato di Mantova che fu uno Stato sovrano di diritto internazionale.
La Provincia di Mantova subentrò al napoleonico Dipartimento del Mincio con la nascita del Lombardo-Veneto nel 1815. In seguito alla Battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859 le truppe franco-piemontesi conquistarono la Lombardia fino alla riva destra del Mincio, e il conseguente Armistizio di Villafranca dell'11 giugno 1859 tra la Francia e l'Austria definì i nuovi provvisori confini, spaccando in due il Mantovano che venne attraversato dal nuovo confine internazionale, considerando neutrale un lembo di terra esteso da Lazise a Borgoforte largo svariati chilometri.
Nel frattempo, su proposta del ministro degli Interni Urbano Rattazzi, Vittorio Emanuele II emanò il regio decreto nº3702 del 23 ottobre 1859 sul Nuovo ordinamento comunale e provinciale del Regno (decreto Rattazzi), e i comuni della Provincia di Mantova ricadenti a ovest del confine stabilito con l'armistizio di Villafranca furono giocoforza inseriti nelle province di BresciaAcquanegra sul Chiese, Asola, Canneto sull'Oglio, Casalmoro, Casaloldo, Casalpoglio, Casalromano, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Ceresara, Goito, Guidizzolo, Mariana Mantovana, Medole, Monzambano, Ostiano, Piubega, Redondesco, Solferino e Volta Mantovana. e Cremona.Bozzolo, Castellucchio, Commessaggio, Dosolo, Gazoldo degli Ippoliti, Gazzuolo, Marcaria, Pomponesco, Rivarolo, Rodigo, Sabbioneta, San Martino dall'Argine e Viadana. L'Armistizio di Villafranca fu poi ratificato nel Trattato di Zurigo del 10 novembre 1859. Un atto di delimitazione dei confini tra le provincie italiane dell'Austria e il Regno di Piemonte-Sardegna avvenne a Peschiera il 16 giugno 1860. Con Legge nº106 del 26 luglio 1861 la frazione di Borghetto (Comune di Valeggio), situata sulla destra del fiume Mincio, è aggregata al Comune di Volta. Il Comune di Scorzarolo è soppresso, il territorio e l'abitato di Scorzarolo ricadenti nel Regno d'Italia vanno al Comune di Marcaria, la frazione di Ronchi e Balconcello al Comune di Castellucchio.
Solo con la Pace di Vienna (1866) tra Italia e Austria quest'ultima acconsentì alla riunione del Regno Lombardo-Veneto al Regno d'Italia, nei limiti dei confini del Regno al momento della Pace, con i francesi che aggiunsero "sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate", sebbene nei fatti il governo italiano procedette senza attendere ad espandere la propria giurisdizione. Con il plebiscito delle province venete e quella di Mantova del 21 e 22 ottobre 1866, la Provincia di Mantova e le Venezie rientrano nel Regno d'Italia. Nei 34 comuni mantovani la popolazione ammontava a 82.321 abitanti. I voti furono espressi da 19.507 cittadini, 19.494 per il sì, 13 schede nulle e nessun voto per il no. Il Regio decreto 4 novembre 1866 nº3300 e la Legge 18 luglio 1867 nº3841 formalizzarono questo passaggio.
Dopo l'annessione, la provincia mantenne i confini del 1859 con l'esclusione dei comuni che il decreto Rattazzi aveva distribuito alle provincie di Brescia e Cremona. Già nell'ottobre 1866 si costituì a Mantova un comitato, presieduto dal senatore Giovanni Arrivabene, che chiese il ripristino della situazione antecedente la seconda guerra d'indipendenza. I confini originari furono ricostituiti in buona parte il 1º luglio 1868, come stabilito dalla legge 9 febbraio 1868, n. 4232.Legge 9 febbraio 1868, n. 4232 Ci furono alcune eccezioni: i comuni di Acquafredda e Volongo rimasero alla provincia di Brescia, mentre Ostiano, già bresciana, passò sotto la provincia cremonese che si tenne anche Isola Dovarese; Rolo rimase alla provincia di Reggio Emilia, in quanto già passatovi nel 1850, e Peschiera passò a quella di Verona. Il consiglio provinciale mantovano, eletto nel 1867, fu sciolto, come stabilito dal decreto reale 31 maggio 1868,Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 154 del 6 giugno 1868 per poter procedere ad una nuova elezione estesa anche agli altri comuni precedentemente esclusi. La legge 4232/1868 riconobbe l'eccezionalità della provincia mantovana per la quale venne mantenuta l'originaria suddivisione asburgica in undici distretti amministrativi. Lo stemma della nuova Provincia contenne i simboli di Mantova, Bozzolo e Castiglione delle Stiviere, sulla falsariga di quanto venne fatto nelle province vicine, e fu adottato al posto del precedente che aveva l'aquila gonzaghesca.
Il 4 febbraio 2014, con legge regionale 20 gennaio 2014 n.9, è stato istituito il nuovo comune di Borgo Virgilio nato dall'unione dei due preesistenti enti municipali di Virgilio e Borgoforte. La provincia di Mantova sarà successivamente interessata da diverse fusioni di comuni con la creazione di nuovi enti comunali: Borgo Mantovano (in luogo dei comuni di Revere, Villa Poma e Pieve di Coriano), Borgocarbonara (Borgofranco sul Po e Carbonara di Po), San Giorgio Bigarello (San Giorgio di Mantova e Bigarello) e Sermide e Felonica (Sermide e Felonica).
In base al riordino istituzionale attuato con la legge del 7 aprile 2014, n. 56, in data 30 agosto 2016 per la prima volta il consiglio provinciale è stato eletto indirettamente dai sindaci e dai consiglieri con voto ponderato al numero di residenti dei rispettivi comuni di elezione. Il 1º settembre 2016 è stato quindi proclamato eletto alla carica di Presidente della Provincia Beniamino Morselli, sindaco di San Giorgio di Mantova. Con la riforma citata viene istituita l'Assemblea dei Sindaci con poteri propositivi, consultivi e di controllo.
Terremoti del 2012
Anche la Provincia di Mantova è stata duramente colpita dalle scosse del maggio 2012 con epicentro in Emilia. I comuni maggiormente danneggiati sono quelli dell'Oltrepò Mantovano appartenenti al cosiddetto "cratere sismico", in particolare Moglia, Gonzaga, Quistello, San Benedetto Po, Pegognaga, Poggio Rusco, San Giacomo delle Segnate e San Giovanni del Dosso. In questi comuni si sono avuti danni ingentissimi a edifici pubblici e religiosi, che in molti casi sono stati distrutti, ma anche all'edilizia residenziale e industriale. Seri danni si sono registrati anche a Mantova dove sono stati lesionati monumenti ed edifici di grande rilievo storico e artistico come Palazzo Te, Palazzo Ducale e il Palazzo della Ragione. Gravemente lesionata la cupola della Basilica Palatina di Santa Barbara dove è crollata la lanterna posta sulla cupola compromettendone la struttura. Moglia risulta essere il comune più danneggiato soprattutto per quanto riguarda i danni all'edilizia abitativa che hanno portato, soprattutto a seguito delle scosse del 29 maggio, ad avere quasi mille sfollati. I danni maggiormente visibili riguardano chiesa e municipio che sono crollati sulla piazza antistante. Nella fase successiva all'emergenza risultavano essere 3000 gli sfollati nella Provincia. 21 Campi sfollati sono stati aperti in 14 comuni dei quali i più grandi erano quelli di Poggio Rusco (in cui erano presenti 2 Tendopoli e una struttura coperta per un totale di 350 posti) che ospitarono circa 400 persone, Moglia in cui venne allestito un campo gestito dalla protezione civile regionale che ospitò un massimo di 360 persone, Pegognaga che ospitò un massimo di 350 persone e San Giacomo delle Segnate dove nel campo gestito dalla Protezione civile delle varie Province lombarde sono state ospitate 300 persone. Il patrimonio artistico e monumentale dei comuni colpiti ha subito danni ingentissimi: secondo la sovrintendenza numerose sono le chiese a codice rosso tra cui la Chiesa di San Giovanni Battista a Moglia, la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Quistello, le parrocchiali di Poggio Rusco, San Giovanni del Dosso, San Giacomo delle Segnate e Schivenoglia e infine il complesso Monastico di San Benedetto Po.
I centri storici, esattamente come in Emilia, si sono trasformati in zone rosse e con gravi danni alle attività commerciali situate in essi. Per quanto riguarda l'economia locale i danni più ingenti in provincia si sono registrati all'agricoltura: 270 milioni di euro i danni all'agricoltura mantovana.Migliaia di forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono cadute dalle scaffalature; ingenti danni anche a stalle, fienili e aziende agricole.
Il comparto industriale è risultato meno colpito rispetto a quello emiliano e i danni maggiori si sono avuti nei comuni di Moglia, Gonzaga, Quistello e Poggio Rusco, comuni che ospitano zone industriali dove numerose aziende, a causa dei capannoni inagibili, sono state costrette a ricorrere alle tensostrutture. Le scosse hanno suscitato ripercussioni anche per quanto riguarda l'edilizia civile. Risultano circa 3500 le abitazioni danneggiate in Provincia di Mantova. La situazione più critica è nei comuni di Quistello, Moglia, Gonzaga, San Giacomo delle Segnate e Poggio Rusco che da soli contano la quasi totalità delle 1500 abitazioni dichiarate inagibili in tutta la provincia.
Circa 28 edifici scolastici sono risultati inagibili; i comuni di Pegognaga, San Giacomo delle Segnate, Poggio Rusco e Moglia sono stati costretti a ricorrere all'utilizzo di strutture prefabbricate provvisorie. In questi ultimi due comuni si sono registrati disagi nelle procedure di appalto delle strutture che hanno rischiato di compromettere il regolare svolgimento dell'anno scolastico; tali disagi sono stati prontamente risolti da Regione e amministrazioni comunali. In Provincia di Mantova non si sono contati morti.
Natura
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