LInferno è, in molte religioni, un luogo di punizione e di disperazione che attende, dopo la morte, le anime che hanno scelto in vita di compiere il male.
Etimologia Il termine "inferno" deriva dal latino infernus, variazione di inferus (letteralmente "luogo di sotto", "luogo in basso", da infer, ovvero "sotto"); Termini con un significato analogo a Infernus e inferus in altre lingue sono adharah in sanscrito, aoara- in avestico, tmdar in gotico, ulltar e untari in astruriano, tutti risalenti al termine indo-europeo "NDHEROS".Gabriella Giacooelli, La lingua falisca, Firenze, Olschki, 1963, p. 249. La presenza della f, presente solo nel latino e nei termini da questo direttamente derivati, è probabilmente per influenza dialettale osca,Su questo punto cfr. la voce "inferus" in Michiel de Vaan, Etymological Dictionary of Latin and the other Italic Languages, Leiden, Brill, 2008, pp. 302-303. dalla quale i Romani ereditavano la credenza che l'entrata nell'"inferus" (qui inteso come il mondo di "sotto", dove "sono" i morti) si collocasse nei pressi di Cuma.La tradizione che indica nel lago Averno il luogo in cui si trovavano le porte dell'Ade risale allo Pseudo-Scimnoː cfr. Didier Marcotte, Pseudo-Scymnos, Géographes Grecs. Introduction Generale, Pseudo-Scymnos: Circuit de la Terre, testo greco e traduzione francese, Parigi, Les Belles Lettres, 2000, 236-243, p. 114 e ad Eforo di Cuma, FGrHist 70 F 134 = Strabo 5.4.5. Il riferimento più celebre è la discesa agli inferi di Enea Eneide, libro VI.
Il termine "Inferno" viene tuttavia comunemente relazionato alla nozione propria di alcune religioni, come le religioni abramitiche, ovvero al luogo di "punizione" e di "disperazione". Diversamente, il termine "inferi" indica comunemente quel luogo, come l'Ade greco, dove si collocano le ombre dei morti.
Presenza culturale L'Inferno è un concetto presente in un gran numero di culture. È solitamente identificato con un mondo oscuro e sotterraneo, collegato all'operato del Dio e della creatura superiore che ha originariamente introdotto nella Creazione l'errore, la menzogna, il peccato, e, in definitiva, il principio distruttivo dell'ordine delle cose; tale creatura superiore si identifica nel diavolo, nella divinità del male o nell'ebraico/cristiano Satana, a seconda delle culture.
In tal senso il concetto di tentatore, o demonio, e il concetto stesso di male sono intrinsecamente legati. Il tentatore della religione cristiana, o divinità negativa, solitamente genera, con il suo operato, tanto l'Inferno, quanto le condizioni che vi trascinano i viventi abbruttendo le loro scelte morali.
Tuttavia, le divinità malvagie erano viste nei culti antichi in modo duplice: come potenti e terribili, ma in certa misura come positive, in quanto la loro potenza era invincibile se si fosse riusciti ad ingraziarsele; dunque erano anche venerabili e potenzialmente propizie. D'altro canto, queste divinità erano distruttive e demoniache perché il loro operato era imprevedibile e caotico, la loro intelligenza insondabile e sottile, e la loro sensibilità difficile a gestirsi, poiché era facilissimo offenderle e scatenare la loro vendetta.
Con il passare dei secoli, si nota una sempre più netta distinzione tra principio divino positivo, costruttivo e misericordioso, e il principio demoniaco, negativo, distruttivo e, quasi sempre, ingannatore. Questa impostazione è fondamentale nelle religioni monoteiste di derivazione Accadico-Semitica (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) che sono oggi le più diffuse e professate. Nelle religioni delle origini mediorientali (Babilonesi, Accadici, Semiti, Greci e Fenici) il Chaos, demonio o principe degli inferi, è l'unico vivente prima della nascita degli dei, che dal caos si originano e si coalizzano per contenerlo nei limiti dell'ordine (cosmos).
Viceversa nell'evoluzione successiva, l'origine delle cose è inanimata (In origine era il nulla) e gli viene data razionalità, senso e dunque vita da un Dio buono. Il male è una creatura superiore all'uomo che si è pervertita. Nella sua superiorità è dunque pericolosissima, ma in quanto creatura e non divinità non è imbattibile a chi abbia il favore di Dio accanto.
Va notato come siano considerati maligni e infernali, in linea generale, tutti i comportamenti che pervertono l'ordine verso il caos e impediscono, quantomeno ad un primo esame morale, lo svilupparsi della società. In tal senso un comportamento come il furto o l'uccisione viene visto come malvagio in sé stesso, ma positivo se rappresenta la vittoria sul nemico, come nelle Crociate cristiane, nella Jihād islamica e in altre culture ancora.
Religioni vicino-orientali Mesopotamia Le religioni monoteiste, che oggi sono le più professate al mondo, affondano le loro radici negli antichi culti mesopotamici.
e raccontano la nascita del mondo, delle cose, degli dèi e della lotta tra bene e male in modo estremamente vicino a quello che è familiare a chi professa l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam.Benvenuti all'Inferno, Focus Storia, ottobre 2011, n. 60, pagg. 58-64
Una leggenda, riprodotta su una piccola serie di sette tavolette, narra che all'inizio dei tempi vi era la dea Tiamtu o Tiamat (che significa "abisso", "profondità"), raffigurata come il serpente mostruoso, possente e maligno, che spazza il mare ed abita la notte. Tiamtu genera una stirpe di creature mostruose. Curiosamente Tiamtu viene vista sia come la generatrice del male e del caos, quanto la grande madre, origine di ogni cosa e degli stessi dèi. Tiamtu viene sfidata e vinta da Marduk, il dio del Sole. Questi sconfigge le orde mostruose di Tiamtu formate da spiriti maligni e dragoni, che oscurano con la loro presenza la Luna. Questa stessa figura simbolica si ritrova nellApocalisse di San Giovanni, dove Maria secondo il cattolicesimo, l'organizzazione di Dio, secondo altre fonti, insidiata dal Dragone Satana, ha sotto i suoi piedi la luna ed una corona di stelle in capo. Infine, per assicurare che il creato possa prevalere sul caos di Tiamtu, Marduk o Bēl chiede agli dèi di tagliargli la testa, perché il suo sangue si mischi al suolo della terra e crei la stirpe degli animali che la preserveranno dalla distruzione.
Nello Zoroastrismo, dove è assai più netta la contrapposizione tra bene e male, l'anima del defunto deve passare sopra il cinvato pertush, il ponte di colui che dà il rendiconto, che si stende tra il picco del Giudizio e il sacro monte Alborz, e su questo ponte sarà deciso il suo destino: esso, infatti, si stende sull'abisso degli inferi e si allarga distendendosi ampio quanto 9 giavellotti per i buoni, ma si riduce alla lama come di un rasoio per i malvagi. Caduti nell'abisso, si ritrovano condannati all'Inferno nelle mani di Ahriman, il malefico mentitore.
In tutti questi casi l'Inferno è un luogo sotterraneo, buio, abitato da creature mostruose, sorde ad ogni ragionevolezza e ad ogni bene così come è umanamente concepibile.
Antico Egitto Nei culti egizi antichi l'Inferno è Imentet, ha una valenza duplice e duplice è il ruolo del dio malvagio Seth. Da un lato è il luogo di soggiorno delle anime vuote, malvagie. Dall'altro è la sede di creature primordiali e mostruose, prima fra tutte Apep, serpente gigantesco che attacca Ra, per spegnere il Sole e impedire che sorga al mattino. Il ruolo della divinità malefica e distruttrice del male è condiviso da figure molto diverse tra loro. Alle creature caotiche e mostruose di Amenti, il mondo sotterraneo, si contrappone Seth: il dio "del sole che prosciuga", della sete febbrile che uccide, del tramonto del giorno e della distruzione delle cose.
Seth è il Signore del deserto, adorato dai carovanieri che si spostavano tra un'oasi e l'altra. Seth è una divinità a tutti gli effetti, di pari potere agli altri e che merita adorazione per la sua possanza. Assolve, inoltre, anche compiti fondamentali: è il dio della guerra e della forza bruta, che insegna ad asservire nella lotta violenta per vincere in battaglia e trovare l'onore.
Alla morte, la persona passa l'orizzonte occidentale e scende, attraverso Atmu, nell'Amenti, il mondo sotterraneo. La salvezza della sua anima dipende dalla preservazione del suo "doppio" o "altro è", che risiede nella mummia o in una statua del suo corpo. Per frustrare i tentativi di distruzione e di consunzione di Seth e della sua corte, vengono recitate formule magiche propiziatorie per ingraziarsi il Dio oscuro e vengono inseriti nella tomba cibi e bevande.
Tuttavia l'anima per salvarsi deve anche aver condotto una vita giusta e devota. Il suo cuore viene pesato nella Sala della Verità per vedere se sia pesante o leggero, mentre il morto dichiara alle divinità: "Non commisi del male, non commisi violenza, non tormentai alcun cuore, non rubai, né feci che qualcuno fosse ucciso col tradimento. Non ridussi i sacrifici, non ferii, non dichiarai il falso né feci piangere alcuno, non mi masturbai né fornicai. Non peccai, o commisi perfidie, non danneggiai la terra coltivata, non fui l'accusatore di alcuno, non mi infuriai senza una buona ragione, non fui sordo alla parola della verità. Non compii stregonerie, né fui blasfemo, non feci che il servo fosse maltrattato dal suo padrone, né rifiutai con odio Dio dal mio cuore".
Il cuore è posto sul piatto di una bilancia, e, nel caso sia più pesante della piuma che è posta sull'altro piatto, sarà dato in pasto ad Ammit, (la divoratrice) creatura mostruosa di Amenti, oppure sarà reincarnato in un maiale e rispedito nel suo mondo. Tale rituale mistico è detto "psicostasia", cioè 'pesatura dell'anima'. Tuttavia anche nell'Inferno Seth ha una valenza duplice rispetto al concetto di bene e male, perché se da un lato è il Dio della distruzione e della consunzione del duplice della persona morta, dall'altro è uno degli dèi che protegge la barca di Ra che, nottetempo, transita negli inferi per risorgere nuovamente il mattino dopo. Ra viene attaccato da Apep, il serpente gigantesco e mostruoso e Seth lo difende, gettando al collo del mostro una catena di ferro, che gli fa rigettare ciò che ha inghiottito nella sua fame mostruosa. Le rare volte in cui non vince, si ha un'eclissi di Sole. Con il passare del tempo il culto di Seth diminuisce, ed egli diviene una divinità minore, realmente crudele e malvagia, che slitterà poi, con la tradizione cristiana, nella figura di Satana.
Ebraismo Nell'ottica ebraica tanto l'Inferno quanto il demonio stesso acquisiscono i nomi ed alcuni tratti caratteristici dei culti dei popoli nemici vicini, i peccatori per eccellenza e traditori della chiamata del Dio di Abramo, che si macchiano dei peggiori crimini. Così il demonio assume anche il nome di Belzebù, una divinità Fenicia, e Hinnom (cioè la Gehenna) diviene il nome dell'Inferno al posto di Sheol, il "posto dei morti sottoterra". il Ge-Hinnom (ebraico: גֵי־הִנֹּם, ghe-hinnom) era il nome della valle in cui, secondo la narrazione biblica, veniva adorato il Moloch, il cui idolo era di bronzo e ospitava una fornace ardente dove venivano gettate le vittime, solitamente giovani, a guisa di sacrifici umani.
L'Inferno passa dunque da semplice luogo "sotterraneo" a fornace ardente dove i malvagi soffrono bruciando, a causa della presenza corruttrice di una creatura tentatrice, inconcepibilmente e gratuitamente malvagia: un'immagine che ritroviamo successivamente nel culto cristiano.
Nel Ghehinnom sono presenti sette livelli in cui vengono puniti sette tipi di peccatori con un fuoco alimentato dalla loro cattiva inclinazione; l'angelo incaricato delle punizioni assieme ad altre migliaia di angeli distruttori è Dumah.
Mondo classico Etruschi e civiltà prelatine