"Si non caste, tamen caute" è una frase in latino che significa letteralmente "se non castamente, almeno con cautela". Più raramente viene citata nelle forme "si non caste, saltem caute" e "nisi caste, saltem caute".
Riferita alle trasgressioni sessuali di chierici e religiosi, può essere resa in perifrasi anche come "se non riesci a vivere in castità il tuo sacerdozio o i tuoi voti ("continentia in sacris"), almeno sii prudente nelle trasgressioni e non destare scandali, vivi questa condizione peccaminosa con verecondia, circospezione, cautela".
Storia
L'invito è contenuto nello scolio 76 (77) delle Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum di Adamo da Brema (XI secolo)Adamo da Brema, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum , scolio 77. che lo attribuisce ad Adalberto di Brema, suo contemporaneo, il quale lo avrebbe pronunciato in un suo famoso discorso, presumibilmente durante il Sinodo di Pasqua del 1049 a Reims o immediatamente di ritorno da essoP. P. A. Biller, Birth-Control in the West in the Thirteenth and Early Fourteenth Centuries, Past & Present, No. 94 (Feb., 1982), pp. 3-26:
Nel Carmen ad Astralabium filium, scritto negli anni Trenta del XII secolo, Pietro Abelardo esprime lo stesso concetto, seppur in un contesto sensibilmente diverso, nel distico elegiaco "si nequeas caste ne spernas vivere caute"Dyan Elliott, Sex in Holy Places: An Exploration of a Medieval Anxiety, Journal of Women's History, Volume 6, Number 3, Fall 1994, pp. 6-34..
Nel Summa confessorum, 1215ca, Thomas di Chobham raccomandava che rimanessero segreti quei peccati la divulgazione dei quali potesse dare adito a pubblico scandalo, tale da offendere ulteriormente la divinitàThomas di Chobham, Summa confessorum 7.13.4, 570-571.. L'autore attribuiva erroneamente il detto al Libro della Sapienza.
L'adagio è riferito anche nella ChronicaSalimbene de Adam, Chronica. De commendatione castitatis, pp. 566-567 . Opera scritta a partire dal 1282, la Cronaca copre gli anni che vanno dal 1167 al 1287. di Salimbene de Adam che riporta di aver sentito spesso membri del clero ripetere questo proverbio distorcendo l'autentica dottrina di Paolo di Tarso in materia di continenza. Lo scolio riprendePhilip Schaff, History of the Christian Church, 1890 . Dal Volume 5, capitolo XV, § 126. The Lower Clergy: infatti, deformandolo, il celebre motivo della prima lettera di Paolo di Tarso ai Corinzi:
Salimbene de Adam contestava severamente questa interpretazione, disapprovava i costumi sessuali degli ecclesiastici, ed era anche contrario alla loro abitudine di convivere con le mogli o con le concubine.
Negli stessi anni Tommaso d'Aquino, nel suo Commentario alla Lettera di San Paolo agli Efesini (paragrafo sesto del quinto capitolo) conferma l'assoluta estraneità del suggerimento contenuto nel "si non caste, tamen caute" dal pensiero di Paolo di TarsoThomas Aquinas, Commentary on Saint Paul's Epistle to the Ephesians , traduzione in inglese a cura di Matthew L. Lamb..
Nel Dizionario delle sentenze latine e greche di Tosi, viene citato nella forma "si non caste, saltem caute" (n. 1568, p. 700). Secondo Tosi, nel latino classico l'aggettivo qualificativo "castus" investe tutto l'ambito dell'onestà e della correttezza di una persona.
Un'interpretazione alternativa - che si aggiunge alle altre - è ipotizzata da P. P. A. Biller secondo cui il proverbio potrebbe esser stato usato anche come malizioso riferimento alla necessità di adottare metodi contraccettivi durante il rapporto illecito, onde evitare gravidanze indesiderate.
Citazioni rilevanti nella letteratura
Nel Libro del Cortigiano di Baldassarre Castiglione (XV-XVI secolo) il tema è affrontato nel più generale contesto dell'immoralità dei chierici: «e poi allegano una certa autorità di suo capo che dice "Si non caste, tamen caute"; e par loro con questa medicare ogni gran male e con bona ragione persuadere a chi non è ben cauto che tutti i peccati, per gravi che siano, facilmente perdona Idio, purché stiano secreti e non ne nasca il mal esempio» (Libro del Cortigiano, capitolo XX).
Il proverbio viene citato anche nel pamphlet in medio inglese "The Resurreccion of the Masse", attribuito a John BaleChristina Garrett, 'The Resurreccion of the masse: By Hugh Hilarie—or John Bale (?)', The Library, 4th series, xxi (1940-1), pp. 143-159.Rainer Pineas, 'The Authorship of The Resurreccion of the Masse', 5 Library XVI (1961), 210-213.Rainer Pineas, 'The English Morality Play as a Weapon of Religious Controversy', in 'Studies in English Literature, 1500-1900', Vol. 2, No. 2, Elizabethan and Jacobean Drama (Spring, 1962), pp. 157-180.Rainer Pineas, 'John Bale's Nondramatic Works of Religious Controversy' in 'Studies in the Renaissance', Vol. 9 (1962), pp. 218-233., vescovo di Ossory e storico inglese vissuto nel XVI secoloThe authorship of "The resurreccion of the masse", pag. 211: «The Mass says of her priests: "Them by no meanes to marrye can I endure || But to runne a whoring aboue al thinges. || They maye lyue | Sinon caste, tamen caute || Lyke great common Bulles in euery toune || From marriage therfore | I will haue them fre.... || Nothing defyleth me | but honest marryage || Whordome and adultery | I can right well abyde." (sig. A3 r_v)».. Il contesto è sempre quello dell'immoralità dei chiericiGarrett, Christina, The resurreccion of the masse. By Hugh Hilarie - or John Bale (?), spregiativamente chiamati sodomiti nel corso di tutta l'operettaThe authorship of "The resurreccion of the masse", p. 211: «The Mass proclaims that she loves 'stincking Sodomites' (sig. A3v), which is what the clergy are called throughout the poem».. La "Messa", personificata, pronuncia discorsi in cui condanna se stessa come prostitutaThe authorship of "The resurreccion of the masse", pag. 211: «The Mass admits she is a whore - Bale's favourite appellation for the Roman Church: "I am as common as the Barbours chayre," she says (sig. A3v)»., si dichiara nata a Roma, figlia del connubio tra la Dea dell'"Idolatria" e il "Papa"The authorship of "The resurreccion of the masse", p. 210: «In the Resurrection the Mass is personified and then made to condemn herself. During one of her self-condemnatory speeches, the Mass reveals that she was born in Rome of the goddess Idolatry and the Pope (sig. A2T)».. La "Comunione", personificazione dell'Eucaristia, conferma che "nessuna si può trovare così puttana, nessuna così notoria meretrice, così strenua mignotta, come la Messa"The authorship of "The resurreccion of the masse", p. 211: «…Communion says of her: "None is to be founde so common an whore || So notable an harlot | so stoute a strompet || As the masse is...." (sig. B4v).».. La "Messa" sostiene che il matrimonio non è cosa per chierici i quali essa preferisce invece tenere in adulterio e prostituzione (qui intesa come idolatria). Si dichiara esperta di Duns Scoto e Tommaso d'Aquino ma ammette di non avere niente a che fare con CristoThe authorship of "The resurreccion of the masse", p. 212: «The author of the Resurrection uses the same technique: the Mass declares that the English prelates support her with quotations from Duns Scotus but that they never attempt to quote the Scriptures (sig. B2r), echoing the statement at the beginning of the poem that the Mass is an expert in the doctrine of 'father Duns and fryer Thomas' but has nothing to say about Christ (sig. A2r)».. La "Risurrezione" sbeffeggia l'"Ostia", fatta da "uomini che copulano con le mogli di altri uomini e fanno figli che vivono nelle case di altri uomini"The authorship of "The resurreccion of the masse", p. 213: «These words find their echo in the language the Mass uses to describe what she does for the clergy: "I make them of the labour of other mens handes || To liue idely lyke men of great substaunce.... || I make them in loue with other mens wyues || I make their chyldren to syt by other mens fyres...." (sig. A8v)»..
Il «si non caste, tamen caute» viene citato anche nella Storia della letteratura italiana di Francesco de Sanctis, secondo cui tale motto avrebbe rappresentato l'autentico spirito del Concilio di Trento che, col pretesto di curare il male, lo avrebbe invece nascosto, mortificando così gravemente la libertà artistica di quel periodo storico: «A forza di gridare che il male era nella licenza de' costumi, massime fra gli ecclesiastici, il Concilio di Trento si diede a curare il male riformando i costumi e la disciplina. "Si non caste, tamen caute". Al cinismo successe l'ipocrisia. Il vizio si nascose; si tolse lo scandalo. E non fu più tollerata tutta quella letteratura oscena e satirica; Niccolò Franco, l'allievo e poi il rivale di Pietro Aretino, predicatosi da sé "flagello del flagello de' principi", finì impiccato per un suo epigramma latino. Il riso del Boccaccio morì sulle labbra di Pietro Aretino»Storia della letteratura italiana, p. 146.
Note
Bibliografia
Adamo da Brema, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum. Biller, P. P. A., Birth-Control in the West in the Thirteenth and Early Fourteenth Centuries, Past & Present, No. 94 (Feb., 1982), pp. 3–26. Fornasari, Giuseppe, Il papato medievale e la natura dell'uomo (secoli X-XI): abbozzo di un'interpretazione, 1999, in Gabriele De Rosa, Giorgio Cracco, Il papato e l'Europa, Rubbettino, p. 130, 2001. Fuhrmann, Horst, (1992), Adalberts von Bremen Mahnung: Si non caste, tamen caute, in Mare Balticum. Beiträge zur Geschichte des Ostseeraums in Mittelalter und Neuzeit, Festschrift zum 65. Geburtstag von Erich Hoffmann. Hg. von Werner Paravicini unter Mitwirkung von Frank Lubowitz und Henning Unverhau. Sigmaringen. 93 - 99. Salimbene de Adam, Chronica . Testo integrale dall'Archivio della Latinità Italiana del Medioevo dell'Unione Accademica Nazionale. Schaff, Philip, History of the Christian Church, 1890 Tosi, Renzo, Dizionario delle sentenze latine e greche, BUR, Milano 1992. Walther, Hans, Proverbia sententiaeque Latinitatis medii aevi, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen, 1963.
Voci correlate Locuzioni latine Celibato sacerdotale Voto di castità Astinenza sessuale Prudenza
Collegamenti esterni Adamo da Brema, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum. Salimbene de Adam, Chronica . Testo integrale dall'Archivio della Latinità Italiana del Medioevo dell'Unione Accademica Nazionale.
Categoria:Motti latini Categoria:Sessualità e religione Categoria:Sessualità nel Medioevo