Le elezioni presidenziali in Romania del 2000 si tennero il 26 novembre (primo turno) e il 10 dicembre (ballottaggio).
Si presentarono dodici candidati e si registrò la vittoria di Ion Iliescu, appoggiato dal Partito della Democrazia Sociale di Romania, che al secondo turno sconfisse Corneliu Vadim Tudor, proposto dal Partito Grande Romania.
Iliescu, che aveva già rivestito il ruolo di presidente della repubblica tra il 1990 e il 1996, si candidava per la quarta volta consecutiva. Fu, invece, la seconda volta per Corneliu Vadim Tudor, György Frunda e Petre Roman. Il capo di stato uscente Emil Constantinescu rinunciò a concorrere per un nuovo mandato
Il primo turno si tenne in concomitanza con le elezioni parlamentari, vinte dal centro-sinistra di Iliescu, che sostenne la formazione di un nuovo governo con a capo Adrian Năstase.
Sistema elettorale Le elezioni si svolsero secondo le disposizioni delle leggi 68/1992 (per il parlamento) e 69/1992 (per il presidente della repubblica) promulgate nel giugno 1992, che avevano regolato anche la precedenti tornate elettorali del 1992 e del 1996. Avevano diritto al voto i cittadini di almeno 18 anni di età, mentre secondo l'art. 35 della costituzione per candidarsi alle camere erano necessari 23 anni (deputati) e 35 anni (senatori).
Rispetto al 1996 l'ordinanza d'urgenza 129/2000 del 30 giugno 2000 modificò la soglia di sbarramento, portandola nel caso dei singoli partiti al 5% e nel caso delle coalizioni ad una tra l'8% e il 10%, variabile in funzione del numero dei partiti che costituivano la coalizione. Ad ognuno dei partiti delle minoranze etniche era garantito un rappresentante alla camera dei deputati a prescindere dalla soglia di sbarramento, a condizione che ottenessero un numero di voti pari o superiore al 5% del numero medio di voti per l'elezione di un deputato. Il voto prevedeva un sistema su base proporzionale, con l'elezione di un deputato ogni 70.000 abitanti e di un senatore ogni 160.000 abitanti.
L'elezione del presidente della repubblica si svolgeva su due turni. Il ballottaggio tra i due candidati più votati era previsto solamente nel caso in cui nessuno dei due avesse ottenuto il 50% + 1 dei voti al primo turno. Per candidarsi alla funzione di presidente della repubblica era necessario possedere la cittadinanza romena, aver compiuto 35 anni d'età (art. 35 della costituzione) e presentare all'Ufficio elettorale centrale le firme di almeno 100.000 sostenitori entro il 26 ottobre 2000.
Il voto era previsto nell'intervallo orario tra le 7:00 e le 21:00.
Quadro politico Le precedenti elezioni presidenziali e parlamentari del 1996 furono vinte da Emil Constantinescu e da una coalizione di centro-destra chiamata Convenzione Democratica Romena (CDR), in cui le formazioni principali erano il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) e il Partito Nazionale Liberale (PNL). Dal 1996 al 2000 si susseguirono tre esecutivi sostenuti dalla CDR e dai partner di governo del Partito Democratico (PD) e dell'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) che, lungi dal risolvere gli annosi problemi del paese, furono bloccati da continui problemi di tenuta interna della coalizione e non riuscirono neanche a contenere il loro aggravamento. Pur avvicinatasi diplomaticamente agli stati occidentali, la Romania era avvolta nella spirale della crisi economica e occupazionale, causa di costanti scioperi e tentativi di rivolta sociale (come la mineriada del gennaio 1999), fattori appesantiti anche dalla dilagante corruzione della classe politica.
La difficile situazione economico-sociale accelerò la rottura della CDR prima del 2000, anno di celebrazione di nuove elezioni locali, parlamentari e presidenziali. Il PNL lasciò la CDR e partecipò individualmente alle elezioni locali, mentre i partiti di opposizione beneficiarono del malcontento verso la coalizione di governo. La principale forza di centro-sinistra, il Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR) di Ion Iliescu, infatti, fu chiaramente vincitrice delle elezioni amministrative dell'estate 2000, malgrado la sconfitta registrata a Bucarest contro l'esponente del PD Traian Băsescu, nuovo sindaco della capitale.
Il calo del tenore di vita e l'aumento della povertà, inoltre, furono causa di un crollo di fiducia nei partiti. Una percezione prettamente negativa del sistema politico da parte dei cittadini condusse ad un'omogeneizzazione dell'orizzonte ideologico dei partiti, il cui posizionamento sull'asse destra-sinistra non costituiva motivo di mobilitazione per l'elettorato, che chiedeva azioni immediate di contrasto alla crisi economica e non un confronto sul piano del pensiero politico. In tale contesto, mentre riconosceva la sconfitta degli obiettivi della CDR, Constantinescu annunciò che non avrebbe concorso per un nuovo mandato. Nella seconda parte del 2000 il paese vide la sorprendente crescita della forza ultranazionalista radicale del Partito Grande Romania (PRM) di Corneliu Vadim Tudor, che prometteva una tempestiva ed estrema soluzione a tutti i problemi della Romania.
Nel 2000, a ridosso delle elezioni parlamentari e presidenziali, il quadro politico era caratterizzato da un fronte di centro-destra frammentato e indebolito dalla scarsa azione di governo, da un centro-sinistra filosocialista trainato dalla figura paternalista di Ion Iliescu, ex presidente della repubblica (1990-1996) ed ex dirigente del Partito Comunista Rumeno, e dall'irruente crescita del linguaggio populista, estremista e xenofobo di Corneliu Vadim Tudor, figura di riferimento del PRM.
Campagna elettorale Partito della Democrazia Sociale di Romania Sconfitto alle elezioni del 1996, il PDSR ebbe a disposizione quattro anni per riorganizzarsi, riuscendo a sfruttare a proprio vantaggio l'insoddisfazione della popolazione contro il governo di centro-destra. Già nell'estate 1999 aveva iniziato ad ampliare la propria base, stringendo protocolli di collaborazione con diverse formazioni politiche minori, con rappresentanze delle minoranze etniche e con associazioni civiche e sindacali. Nel corso della conferenza nazionale del 9 ottobre 1999 fu presentato il Rapporto politico per l'uscita della Romania dalla crisi (in rumeno: Raport politic pentru scoaterea României din criză), che divenne il documento programmatico per le elezioni del 2000. Gli accordi pre-elettorali più importanti furono siglati nel 2000. Il 25 febbraio il PDSR gettò le basi per un'alleanza con il Partito Umanista Romeno (PUR) di Dan Voiculescu, che era finalizzata alla partecipazione su liste comuni alle elezioni parlamentari del 26 novembre e al sostegno congiunto a Ion Iliescu per l'incarico di presidente della repubblica. Nacque, quindi, il Polo della Democrazia Sociale di Romania. Dopo la vittoria alle elezioni amministrative di giugno, il 7 settembre il partito stipulò un fondamentale accordo anche con il Partito Social Democratico Romeno (PSDR) di Alexandru Athanasiu. Il PSDR aderì alla coalizione del Polo della Democrazia Sociale di Romania e si impegnò ad accettare la creazione di un gruppo parlamentare comune nel caso di vittoria alle elezioni, che avrebbe portato alla fusione tra i due partiti nella prima parte del 2001.
Il 21 ottobre Iliescu presentò all'Ufficio elettorale centrale ben 1.200.000 firme a supporto della propria candidatura. Lo slogan per la campagna fu «Vicino alle persone, insieme a loro!» («Aproape de oameni, împreună cu ei!»).
Il clima politico del 2000 favorì la risalita di Iliescu nei sondaggi (in estate era dato al 30%). Malgrado la sua palese vicinanza a politiche sociali ed economiche affini al comunismo, il leader del PDSR si riproponeva come "salvatore" della Romania dalla crisi, messaggio già veicolato nelle sue precedenti campagne presidenziali a partire dal 1990. Iliescu si presentava all'elettorato come l'unica figura capace di garantire stabilità e giustizia sociale al paese in un momento di profondi cambiamenti sociali ed economici. Nel corso della campagna sottolineò più volte il bisogno di superare il disastro economico causato dalla CDR e porre urgente rimedio alla corruzione. Nei discorsi di Iliescu del 2000 apparvero riferimenti sull'esigenza di premiare le competenze, di rafforzare il percorso europeo della Romania e di dialogare con le forze moderate e le minoranze, rivelando un equilibrio e un progressismo che erano stati alieni alla precedente propaganda politica del partito. Lo stesso primo vicepresidente Adrian Năstase si espose pubblicamente, affermando che la riforma del sistema economico verso un capitalismo funzionale era l'unica soluzione per lo sviluppo della Romania, dichiarazioni che mitigarono i timori dei paesi occidentali sul possibile ritorno al potere di un partito filocomunista.
Partito Grande Romania Il PRM aveva ottenuto il 6% alle elezioni locali del giugno 2000, ma le sue quote erano in crescita. L'avanzamento del partito fu dovuto principalmente alla figura del suo presidente, Corneliu Vadim Tudor, personaggio dal temperamento vulcanico ed irruente che, secondo alcuni analisti, possedeva un talento naturale per l'invettiva contro gli avversari politici. Nel corso delle sue frequenti apparizioni televisive sottolineò il proprio ruolo messianico e si scagliò regolarmente e platealmente contro tutti gli esponenti dei partiti tradizionali, trattati come nemici e ritenuti colpevoli di aver razziato il paese e averlo ridotto alla povertà. Tra gli altri, accusò Constantinescu di intrattenere una relazione extraconiugale con l'attrice Rona Hartner, il primo ministro Isărescu di aver causato il fallimento dell'economia, Petre Roman di essere figlio di un agente segreto dell'Unione Sovietica. Tra le sue dichiarazioni più eclatanti vi furono «Il paese è stato governato da dei gangster» e «La Romania può essere governata solo con la mitragliatrice». Fra i suoi progetti, aveva predisposto una lista di personalità che, in qualità di traditori della patria, sarebbero state liquidate non appena assunto il potere.
Il leader del PRM presentò la propria candidatura all'Ufficio elettorale centrale il 24 ottobre, insieme alle firme di 437.000 sostenitori. Il motto scelto per la campagna fu «Il presidente della Grande Romania» («Președintele României Mari»).
Il PRM riprendeva vari dettami del nazionalismo dell'epoca di Ceaușescu, mentre il discorso di Vadim Tudor era un mix di temi populisti di sinistra sul piano sociale e di elementi tratti dall'estrema destra, con accenti xenofobi, razzisti e violenti. Il PRM si rivolgeva agli ultranazionalisti, ai nazionalisti moderati (raccogliendo il favore di una cospicua parte dei votanti del defunto Partito dell'Unità della Nazione Romena) e, soprattutto, a quella fetta di elettorato che chiedeva azioni radicali dal punto di vista sociale. In tal modo il PRM si faceva collettore del voto di protesta della popolazione delusa dalla povertà e dall'incapacità della classe politica di farvi fronte. A tal proposito il PRM prometteva punizioni esemplari per quanto riguardava la lotta alla corruzione e soluzioni immediate e non convenzionali per i problemi del paese.