The Horse Boy è un libro autobiografico pubblicato da Rupert Isaacson nel 2009.

Il libro è la storia vera di due genitori che nel 2007 hanno intrapreso un viaggio dal Texas fino in Mongolia per cercare di curare l'autismo del figlio Rowan attraverso il contatto con i cavalli e gli sciamani.

L'autore Rupert Isaacson è nato a Londra da madre sudafricana e padre dello Zimbabwe. Il suo primo libro, The Land Healing: Una Kalahari (Grove Press), è stato molto apprezzato nel 2004 dal New York Times. È un giornalista e uno scrittore di viaggio che scrive per testate quali Daily Telegraph, Esquire, National Geographic, Independent on Sunday, Conde Nast Traveller, Daily Mail e The Field. Ha viaggiato molto in Africa, Asia e Nord America e adesso vive ad Austin, in Texas, con sua moglie, Kristin, e loro figlio, Rowan. Oltre ad essere un addestratore di cavalli ex-professionale, Rupert è direttore e fondatore di “[Indigenous Land Rights Fund]”, un'organizzazione non-profit che aiuta i profughi minacciati e le tribù indigene ad ottenere il possesso della loro terra ancestrale.

Sinossi Rowan è afflitto dai disturbi dello spettro autistico e come tutti gli individui con autismo ha problemi di incontinenza fisica e psicologica, ha crisi nervose costantemente accompagnate da forti urla e strilli e nessun rapporto con il mondo esterno. Dopo la diagnosi della malattia, per i genitori, inizia l'inferno: tutta la loro vita, adesso, gira intorno al figlio e alle cure di cui necessita; non possiedono più una loro sfera personale, non esistono più come coppia: assumere babysitter è impossibile e la gestione del bambino si fa sempre più difficile.

In seguito al fallimento delle tradizionali terapie e alla scoperta che Rowan possiede un legame speciale con i cavalli e con tutti gli animali in generale, il padre, Rupert, decide, assieme alla moglie, di intraprendere un viaggio di un mese nell'estate del 2007 fino in Mongolia, per curarlo a contatto con la natura e con i riti degli sciamani.

Al termine di questo viaggio, che ha portato notevoli e importanti miglioramenti nel bambino, il padre ha deciso di raccontare la loro esperienza all'interno di un libro e di montare un documentario con le riprese effettuate “on the road”. Ha poi fondato un'associazione, la “Horseboy foundation”, che si dedica alla cura attraverso l'ippoterapia di bambini con problemi neurologici.

I primi anni Rowan Isaacson aveva solo due anni quando, gli venne diagnosticato, per la prima volta, l'autismo, malattia conosciuta come " disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato " e che oggi colpisce, inspiegabilmente, un bambino su centodieci.Stime pubblicate dal "Centers For Disease Control And Prevention" nel Dicembre 2009

Il padre Rupert racconta come suo figlio, nato con un taglio cesareo d'emergenza, apparisse, in un primo momento, estremamente precoce: amava camminare e chiacchierava molto, aveva una passione per il cartone animato " Il Trenino Thomas "Cartone animato britannico andato in onda per la prima volta nel 1984 e basato sulla raccolta di libri "The Railway Series" del reverendo W. Awdry. di cui aveva imparato a memoria ogni battuta dei dialoghi; trascorreva ore a mettere in fila i suoi giocattoli sul pavimento, mentre i suoi genitori, stupiti e orgogliosi, sognavano per lui un futuro da artista, come lo era stata la nonna o da architetto, come il nonno. La sua abitudine di muoversi e divincolarsi durante l'allattamento era stata inizialmente scambiata per indole passionale, come quella degli scrittori o degli avventurieri.

La scoperta della malattia Già all'età di 18 mesi, la madre, psicologa, iniziò però a preoccuparsi per l'originalità del figlio nel linguaggio e per lo strano modo che aveva di relazionarsi con il mondo: da quel momento le cose cominciarono a peggiorare e le crisi neurologiche aumentarono, così come l'incontinenza fisica ed emotiva.

Rowan iniziò pian piano a dimenticare le parole apprese nel corso dell'anno precedente, chiudendosi sempre più in sé stesso, evitando qualsiasi contatto con gli altri, urlando senza motivo, come se all'interno del suo sistema nervoso fosse esploso qualcosa di estremamente doloroso, capace di allontanarlo dai suoi genitori e dal mondo intero.

Con la crescita del figlio diminuivano sempre più, per i genitori, le speranze ambiziose sul suo futuro ; le loro vite professionali ed emotive stavano precipitando, poiché tutto il tempo e le energie erano occupate da Rowan e dalle cure che la sua malattia richiedeva. Le terapie tradizionali, in ospedale, con medici e specialisti, non sembravano, tuttavia, apportare alcun miglioramento, anzi sembravano peggiorare le condizioni del bambino, che si mostrava piuttosto avverso alle cure a cui veniva sottoposto.

Un forte legame con i cavalli Fu durante una passeggiata, unica attività che sembrava tranquillizzare il piccolo Rowan, che il padre si accorse di qualcosa di straordinario: dopo che il figlio ebbe oltrepassato un recinto, al cui interno si trovava una mandria di cavalli, la cavalla a capo del gruppo equino, invece di essere spaventata e di calpestare il suolo e innervosirsi (reazione normale per un cavallo quando un bambino gli corre e urla davanti), chinò il capo verso di lui, rotolando ai suoi piedi, in segno di sottomissione.

Anche in altre occasioni Rupert si accorse che la bellissima cavalla del vicino, Betsy, dal pelo marrone e gli occhi furbi e vispi, si sottometteva al bambino nonostante questo le urlasse davanti o si agitasse intorno a lei e che ogni volta che la cavalcava con suo figlio, il piccolo non solo si calmava, ma tornava di nuovo a parlare.

La dottoressa Temple Grandin, docente di zoologia alla Colorado State University, anch'ella con autismo, confermò a Rupert che, coloro che sono affetti da tale malattia, riescono a comunicare più difficilmente con i loro simili che con gli animali, con i quali hanno in comune la modalità di visione del mondo esterno: infatti, sia gli animali che gli individui con autismo pensano per immagini, al contrario delle altre persone che, invece, pensano per parole.Temple Grandin, Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita di autistica, Trento Erickson, 2001 La professoressa gli disse, inoltre, che è possibile comprendere la mente autistica studiando gli animali e capire gli animali studiando gli individui con autismo e che ogni tipo di movimento ripetitivo o dondolante, come, ad esempio, il cavalcare, può stimolare l'apprendimento di una persona con autismo. Anche per Rupert, appassionato di cavalli fin dall'infanzia, allenatore ed ex addestratore professionista, gli episodi ai quali aveva assistito erano particolari e significativi, tanto da portarlo a formulare una strana, ma geniale, idea.

L'idea del viaggio Durante la sua carriera di scrittore, Rupert si era trovato spesso a contatto con i Boscimani del Kalahari, i quali avevano alle spalle una lunga tradizione di guarigione spirituale e aveva assistito a risanamenti inspiegabili. Dunque, convinto che i cavalli rappresentassero il collegamento tra suo figlio e il mondo esterno, cominciò a cercare su internet un luogo in cui fossero uniti questi animali e le guarigioni spirituali: si imbatté così, per la prima volta, nella Mongolia. Lì il cavallo è un animale molto importante sia come mezzo di trasporto che come animale da soma ed è legato anche ad antichi riti magici: ha quindi un valore più profondo che va al di là dell'aspetto pratico. Inoltre in Mongolia abita il Popolo delle Renne, una tribù di sciamani che vive da sempre in simbiosi con le divinità e con gli spiriti della natura.

Si convinse allora che determinati riti, un certo battito cadenzato delle mani, i canti, le dolci melodie, avrebbero avuto lo stesso effetto dell'equitazione: avrebbero cioè facilitato l'attivazione dei ricettori dell'apprendimento in suo figlio. Decise dunque di sottoporre Rowan a queste funzioni per vedere se avrebbero avuto un effetto positivo su di lui e se fosse migliorato almeno po'.

Inizialmente la moglie Kristin rifiutò, scettica, l'idea del marito di recarsi fin là, dandogli del pazzo, ma in seguito si lasciò convincere e, nell'estate del 2007, i due coniugi intrapresero un viaggio di quattro settimane, per portare il figlio a contatto con gli sciamani e con i cavalli,

Raggiunsero la capitale della Mongolia, Ulan Bator e poi proseguirono a cavallo, carichi di bagagli, salviette usa e getta, pantaloni di ricambio, giocattoli; accompagnati da una troupe cinematograficaAvrebbe filmato l'intero viaggio per poi montare, una volta tornati in Texas, un filmato-documentario con le riprese effettuate, un pulmino, una cuoca, delle guide e alcuni traduttori, spostandosi da un guaritore all'altro e arrivando, dopo aver attraversato tutta la steppa, fino all'estremo nord, nel territorio del Popolo delle Renne, nella parte mongola della Siberia, a più di 3000 metri di altitudine.

Primo incontro con gli sciamani Il primo incontro con i riti magici avvenne lungo le sponde del fiume sacro TuulIl più grande fiume della Mongolia sulle cui sponde si trova Ulan Bator, la capitale., dove nove sciamani erano giunti da tutta la Mongolia per aiutare Rowan con le loro funzioni. Ognuno fece un suo rito, con musiche, danze, tamburi, ognuno dando consigli ai genitori, esprimendo il proprio giudizio sul bambino, la sua malattia e l'eventuale guarigione. Stranamente il bambino, durante i vari rituali, alternava strilli (pochi) a momenti di pace, mostrando piuttosto una grande capacità di adattamento, senza essere troppo sconvolto né dalla presenza degli sciamani, né dai loro particolari costumi.

A volte gli sciamani suonavano il tamburo a poca distanza dal suo viso o addirittura gli mettevano la testa sotto il tamburo stesso, battendoci sopra; a volte lo colpivano per sbaglio o gli afferravano gambe e braccia per soffiarci su: al contrario di quanto lo stesso Rupert avesse immaginato, però, Rowan non si chiuse in sé stesso per la paura, né iniziò ad urlare, bensì rideva a crepapelle afferrando le maschere degli sciamani e divertendosi. In quel contesto, avvenne anche un episodio che non era mai successo: Rowan si fece prendere in braccio da una sconosciuta, cosa che non avrebbe mai permesso prima.

Al termine della lunga cerimonia, gli sciamani, parlando con Rupert, riferirono che i segni da parte dei Signori delle montagne erano stati tutti favorevoli: la pioggia immediatamente successiva ai riti era il primo indizio del fatto che gli dei avevano accettato che Rowan guarisse; inoltre, nessun animale aveva disturbato la funzione, né erano stati avvistati in cielo uccelli di cattivo auspicio. Tutti i guaritori affermarono, infine, la necessità di ripetere la cerimonia almeno una volta l'anno, per tre anni, per conquistare la benevolenza del Padrone delle acque e opporsi allo spirito negativo, che, dicevano, guidava Rowan ed era il principale responsabile della sua malattia.

Infine istruirono Rupert e Kristin sui riti che tutti insieme avrebbero dovuto svolgere finché fossero rimasti in Mongolia: il bambino doveva, ogni sera, essere lavato con vodka, latte ed erbe e asciugato con tovaglioli che poi sarebbero dovuti essere gettati verso Ovest; inoltre, anche loro stessi avrebbero dovuto lavarsi, per le tre sere successive, con un miscuglio di latte, vodka ed erbe, sempre gettando i panni umidi ad Ovest. Queste complicate istruzioni dovevano essere rigorosamente seguite.

Verso il lago Sharga Un lago molto lontano, il cui nome Sharga significa " splendente", era stato indicato loro, dagli abitanti del luogo e dalle guide, come una tappa fondamentale del viaggio, poiché si diceva che le sue acque avessero degli enormi poteri e che, quindi, avrebbero apportato dei benefici a Rowan. La sua lontananza, però, li rendeva incerti sul da farsi: seguire le indicazioni e recarsi fin lì o dedicare più tempo al viaggio verso il Popolo delle renne e dirigersi, dunque, direttamente verso i suoi pascoli estivi?