La prostituzione è l'attività di chi offre prestazioni sessuali dietro pagamento di un corrispettivo in denaro, rientrando nella categoria del lavoro sessuale. L'attività, fornita da e a persone di qualsiasi genere e orientamento sessuale, può avere carattere autonomo, sottoposto, professionale, abituale o saltuario.
Strettamente legato alla prostituzione è il suo sfruttamento, o “lenocinio”, praticato per trarre profitto dall'attività di chi offre il servizio, da parte di persone che generalmente si presentano e s'impongono come “lenoni” o “protettori”, cioè intermediari e procacciatori di clienti. Inoltre vi sono altre figure legate al fenomeno della prostituzione per cui può configurarsi, al posto dello sfruttamento vero e proprio, il reato di favoreggiamento.
La prostituzione nel mondo è regolamentata giuridicamente in modo estremamente variegato, passando da società che contemplano una legalizzazione completa ad altre che ne reprimono lo svolgimento per mezzo della pena di morte.
Trattandosi di un'attività socialmente stigmatizzanteGail Pheterson,The_Prostitution_Prism, 1996, Amsterdam University Press, Amsterdam , anche laddove i Paesi sono più progressisti, viene di fatto spinta in forme di esercizio marginali e sommerse, sovente gestite dalla malavita, per cui stime quantitative numeriche soffrono di ampi margini di incertezza; un dato consolidato anche storicamente è la prevalente componente femminilePaola Tabet,La grande beffa: sessualità delle donne e scambio sessuo-economico, 2004, Rubbettino dell'offerta e la prevalente componente maschileGiorgia Serughetti, Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo, 2013, Ediesse, Roma della domandaGiulia Garofalo Geymonat, Vendere e comprare sesso, 2014, il Mulino, Bologna, ISBN 978-8815244857.
Etimologia e utilizzo del termine
La parola "prostituzione" deriva dal verbo latino prostituĕre (pro- = "davanti", e statuere = "porre", "mettere"), e indica la situazione della persona (in genere schiava) che non "si" prostituisce, ma che, come una merce, viene "posta (in vendita) davanti" alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro, traendone un proprio guadagno (cosiddetti "protettori"). Anche in greco antico il verbo προτίθημι ha un significato simile: esporre, proporre, presentare, offrire.
L'uso del termine non è univoco e, a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale, può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso (anche non in denaro) o indicare coloro che svolgono atti sessuali fuori dal matrimonio, o uno stile di vita simile a coloro che offrono le prestazioni o chi intrattiene atti sessuali disapprovati.
Secondo il linguista e scrittore ottocentesco Niccolò Tommaseo la distinzione fra meretrice e prostituta è che «la prima guadagna del corpo suo» e qui richiama il termine latino mereo, mentre "prostituta" è legata a prostat, cioè colei che «per guadagno o per libidine, si mette in mostra, e provoca a sozzure». Tipico di Tommaseo è il legare gli esiti di una fine e rigorosa indagine filologica a personali giudizi di merito e morali i quali gli fanno aggiungere: «[La prostituta] è più comune, più venale. Taide meretrice, Messalina prostituta. Ogni abbracciamento venale è meretricio, prostituzione non è». Egli inoltre affermò «Le meretrici di caro prezzo non sono prostitute; le prostitute da' genitori o dai mariti, che nulla guadagnan per sé non meritano l'altro nome [meretrici].» A rafforzare la distinzione fra prostituta e meretrice egli richiama un'evidenza storica: «Le prostitute nei templi pagani per atto di devozione, meretrici non erano; e si credevano far opera meritoria»Niccolò Tommaseo. Nuovo dizionario de' sinonimi della lingua italiana, Napoli, Bideri, 1905.
Caratteristiche dell'attività
La prostituzione può essere classificata in ampi gruppi, ognuno con le proprie specificità e modalità di esercizio, a seconda del genere o orientamento sessuale di chi offre il servizio o a seconda del servizio offerto. Si hanno dunque la prostituzione femminile, la più diffusa e conosciuta, la prostituzione maschile, e la prostituzione transessuale, che nella maggioranza si tratta di donne transgender o uomini crossdresser. A questi macrogruppi va aggiunto il fenomeno della prostituzione minorile, quello della prostituzione virtuale voyeuristica e offerta via Internet con le telecamere e quello degli assistenti sessuali, servizio di natura sessuale rivolto ai disabili che prevede un compenso pecuniario.
Le modalità di esercizio della prostituzione, che subisce sovente un forte ostracismo sociale e in molti Paesi è illegale, sono ampie e variegate. È molto comune la prostituzione di strada con l'esercitante che offre i suoi servizi sulla strada, o camminando o attendendo sull'uscio del marciapiede, generalmente, ma non nel caso di prostituzione maschile, abbigliato con vestiti appariscenti e eleganti. La prestazione sessuale è sovente consumata in auto o in stanze in affitto in motel e hotel. Le prostitute di strada sono caratterizzate da numerosi nomi popolari e spesso ingiuriosi, fra cui "lavoratrici di strada", "peripatetiche", "lucciole", "battone" e altri.
Generalmente l'offerta di prostituzione di strada si concentra in ben determinate vie ad alta percorrenza o in quartieri periferici. In alcuni Paesi l'esercizio della prostituzione è legalmente accettato e regolamentato in specifiche aree delimitate, i cosiddetti quartieri a luci rosse, o in luoghi deputati, chiamati bordelli o case di appuntamento. In Italia, dove qualunque spazio aperto o chiuso dedicato alla prostituzione è illegale, sono stati denunciati numerosi sex club che ne facevano le veci.
Un'altra modalità di esercizio della prostituzione è quella di "accompagnatori e accompagnatrici", conosciuti anche con il termine inglese escort o, fino al XIX secolo, con quello francese cocotte, che si offrono con le più disparate modalità (autonomamente con annunci su Internet o sulla stampa cartacea, o celati dietro agenzie) e non necessariamente offrono servizi sessuali al cliente. Lo o la escort solitamente accompagna pubblicamente il cliente in funzioni sociali quali cene, intrattenimenti o eventi vari, e solo dopo avviene la prestazione sessuale presso la residenza del richiedente del servizio o in motel/hotel. Anche dove la prostituzione è legale il servizio di escort è comune.
Tra le modalità di fruizione della prostituzione è annoverato, infine, il turismo sessuale.
Rispetto all'offerta sessuale, gli esercitanti la prostituzione possono essere specializzati o offrire prestazioni generiche, anche molto diversificate dal semplice voyeurismo con lo spogliarello, massaggio, masturbazione, per arrivare alla prestazione sessuale completa o a variazioni del tema come sedute sadomaso principalmente gestite da mistress, master o prodom, registrazione di film pornografici, ecc. Le tariffe variano sia a seconda della prestazione richiesta che dei tempi cui sono direttamente proporzionali.
Storia
Grecia classica
Nella società greca antica esisteva sia la prostituzione femminile che quella maschile. Le prostitute, che vestivano con abito distintivo e pagavano le tasse, potevano essere indipendenti ed erano donne influenti; la prostituta colta e di alto ceto era definita etera. Solone istituì il primo bordello ad Atene nel VI secolo a.C. A Cipro e Corinto, secondo Strabone, era praticata una sorta di prostituzione religiosa in templi con decine di prostitute. Le prostitute femminili erano divise in diversi gradi, tra cui si ricordano le etere e le pornai.
La prostituzione maschile era molto comune in Grecia. Era spesso praticata da adolescenti, come riflesso della pederastia greca. Giovani schiavi lavoravano nei bordelli di Atene, mentre un adolescente libero che vendesse i propri favori rischiava di perdere i diritti sociali e politici una volta divenuto adulto.
Antica Roma Il diritto romano regolava con diverse leggi la prostituzione che era praticata nei lupanari, edifici siti fuori dalle città aperti soltanto nelle ore notturne. Le prostitute o meretrici generalmente erano schiave o appartenevano ai ceti più bassi.
Medioevo La prostituzione era comune, e sovente tollerata, nel Medioevo nei contesti urbani. Gli statuti di molte città regolavano la prostituzioneJohn K. Brackett, The Florentine Onesta and the Control of Prostitution, 1403-1680, The Sixteenth Century Journal, Vol. 24, No. 2 (Summer, 1993), pp. 273-300.. Era, ad esempio, spesso vietata vicino alle mura della città o nelle aree prossime agli edifici di rappresentanza.
Italia
In Italia la prostituzione è stata regolamentata dallo Stato fin dai tempi antichi, dove peraltro esisteva già una ricca tradizione di tolleranza negli stati preunitari: nel Regno di Napoli, già nel 1432, era stata distribuita una reale patente per l'apertura di un lupanare pubblico; nella Serenissima Repubblica di Venezia esistevano pure numerose case di prostituzione; case di tolleranza erano inoltre presenti anche nello Stato Pontificio.
Il Regno di Sardegna, durante il Risorgimento, introdusse così il meretricio di Stato (pensato, voluto e realizzato da Camillo Benso, conte di Cavour), anche e soprattutto per motivi igienici, lungo il percorso delle truppe di Napoleone III nel 1859, durante la Seconda guerra d'indipendenza italiana, sul modello di quanto già esisteva in Francia dai tempi di Napoleone I. Sempre nello stesso periodo, Urbano Rattazzi aveva persino stabilito con un decreto ministeriale che una prestazione basilare doveva durare venti minuti.
Fu Camillo Cavour, con un decreto del 1859, per favorire l'esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l'Austria, ad autorizzare l'apertura di case controllate dallo Stato per l'esercizio della prostituzione in Lombardia. Il 15 febbraio 1860 il decreto fu trasformato in legge con l'emanazione del "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione". Con l'unità d'Italia, questa legge del 1860 estendeva la pratica a tutto il Paese.
Nacquero in questo modo nel Regno d'Italia le cosiddette "case di tolleranza", perché tollerate dallo Stato. Ne esistevano di tre categorie: prima, seconda e terza. La legge fissava le tariffe, dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per quelle popolari, e altre norme come la necessità di una licenza per aprire una casa e di pagare le tasse per i tenutari, nonché di controlli medici da effettuare sulle prostitute per contenere le malattie veneree. Lo Stato italiano si faceva carico di fissare anche i prezzi degli incontri a seconda della categoria dei bordelli, adeguandoli al tasso di inflazione.
Più tardi, il testo definitivo della legge Crispi, approvato il 29 marzo 1888, vietava di vendere cibo e bevande, oltre che di tenere feste, balli e canti all'interno delle case di tolleranza e l'apertura di case in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane sarebbero dovute restare sempre chiuse. Per questo i bordelli presero il nome di "case chiuse". Nel 1891 Giovanni Nicotera, Ministro degli Interni, decise di ridurre le tariffe per limitare la prostituzione libera, che non subiva il controllo sanitario, e dimezzò il prezzo di un semplice trattenimento in una casa di terza classe, con ulteriori sconti per soldati e sottufficiali, acquisendo numerosi consensi fra la popolazione.