Lallevamento intensivo è un sistema di allevamento animale volto a massimizzare la produzione riducendo al minimo lo spazio necessario e il consumo di risorse . Come ogni forma di allevamento, prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali, ma può essere svolta in ambienti confinati, anche in assenza di terreno sufficiente a garantire una produzione vegetale che soddisfi il potenziale fabbisogno alimentare dei capi allevati, lo smaltimento delle loro deiezioni e la percentuale tra superficie coperta e scoperta che contraddistingue gli insediamenti agricoli.Art. 2135 c.c. e Art. 1, comma 1, d.lgs. n. 228 del 2001Art. 44 L.R. n. 11/2004

I sostenitori di questa forma di allevamento sostengono che essendo esercitata in un ambiente circoscritto garantisca la protezione degli animali dall'esposizione alle intemperie e ai predatori, una adeguata disponibilità di alimenti e acqua in termini quantitativi e qualitativi, nonché un maggiore controllo dell'animale stesso, che si traduce nella maggior possibilità di cura dalle eventuali malattie e soprattutto nell'applicazione di un regime alimentare di alto valore nutritivo adatto a ottenere il massimo rendimento produttivo, riducendo fortemente gli sprechi e quindi l'impatto ambientale.

I detrattori, invece, definiscono l'allevamento intensivo una forma di allevamento “industriale”, lo considerano non rispettoso del benessere degli animali, nonché fonte di un enorme impatto ambientale, di un pericolo per l'igiene e la salute, nonché per l'economia soprattutto dei Paesi del Terzo Mondo, fino a sostenere che contribuisca in maniera rilevante al problema della fame nel mondo. La maggior parte della carne, dei prodotti caseari e delle uova che si acquistano nei supermercati viene prodotta in questo modo. "State of the World 2006, " Worldwatch Institute, p. 26.

Speculare all'allevamento intensivo con alti numeri di animali in spazi ristretti, vi è l'allevamento estensivo praticato su ampie superfici di solito pascoli.

Storia L'allevamento intensivo è uno sviluppo relativamente recente, nato negli Stati Uniti. La scala degli allevamenti è cresciuta rapidamente nei primi decenni del Novecento per far fronte alla domanda in continua espansione, conseguenza delle innovazioni tecnologiche nel campo della refrigerazione e dei trasporti. La situazione dei macelli industriali è stata descritta nel romanzo "La giungla" (1906) di Upton Sinclair . La macellazione meccanizzata degli animali è iniziata negli anni '30.

La Rivoluzione Verde della metà del Novecento, che portò a un notevole aumento della produzione di cereali, fu seguita dall'ascesa dell'allevamento intensivo. Molti attribuiscono questa crescita a Earl Butz, segretario dell'agricoltura del presidente Richard Nixon negli anni Settanta. Esortando gli agricoltori a "crescere o andarsene", Butz sostenne un approccio di libero mercato all'agricoltura, con le eccedenze vendute all'estero. Pur affermando di difendere i valori rurali tipici delle aziende agricole a conduzione familiare, favoriva aziende agricole più grandi e l'uso di pesticidi e fertilizzanti sintetici . L'allevamento intensivo divenne sempre più scientifico ed efficiente e, nei decenni successivi, gli allevamenti industriali di proprietà di grandi aziende sostituirono molte tradizionali aziende a conduzione familiare.

L'allevamento intensivo è una pratica che si è diffusa in Italia soprattutto a partire dal secondo dopoguerra allo scopo di soddisfare la crescente richiesta di prodotti di origine animale (in particolare carne, uova e latticini) abbattendone nel contempo i costi, in modo da rendere questa categoria di prodotti adatta al consumo di massa. Matthew Scully Macmillan, 2002. Se la riduzione dei costi unitari e la possibilità di produrre su scala industriale erano inizialmente gli unici fattori a influire sulle modalità e le tecniche impiegate nell'allevamento intensivo, in seguito queste sono state sottoposte a un continuo processo di revisione in funzione di considerazioni come la tutela degli animali, l'igiene e la qualità dei prodotti, l'impatto ambientale e via dicendo. Di conseguenza, le caratteristiche dell'allevamento intensivo sono cambiate nell'arco del XX secolo, e possono presentare differenze anche notevoli fra diversi paesi.

Caratteristiche Alcuni elementi comuni alla maggior parte degli allevamenti intensivi sono i seguenti:

Ottimizzazione degli spazi dedicati all'animale e alle fasi operative. Standardizzazione delle caratteristiche fisico-qualitative e operative della filiera di produzione. Riduzione dei costi unitari in rapporto alla qualità del prodotto finale. Riduzione delle ore di manodopera necessaria alla produzione. A causa della configurazione compatta degli alloggi per gli animali, con l'utilizzo di gabbie o stalle per ospitare migliaia di animali, gli allevamenti intensivi sono spesso chiamati "fabbriche di animali", termine quest'ultimo solitamente utilizzato dai critici che si preoccupano del benessere animale.

Negli Stati Uniti , il 99% degli animali destinati alla produzione alimentare e circa il 70% di quelli nel Regno Unito vengono allevati con metodi di allevamento intensivo. Nel XXI secolo, numerosi altri Paesi, tra cui Cina , Brasile e India , hanno adottato sempre più questo metodo di allevamento .

L'allevamento intensivo mantiene basso il costo per animale, il che si traduce in maggiori profitti per l'azienda e prezzi più bassi nei negozi per i consumatori. Garantisce anche una fornitura ininterrotta di prodotti per la filiera alimentare , poiché la macellazione o l'allevamento degli animali non dipendono dalla stagionalità.

Tali allevamenti sono caratterizzati dalla presenza di un gran numero di animali di una singola specie , confinati in un capannone, una stalla o un'area di ingrasso all'aperto . La maggior parte degli allevamenti intensivi non si occupa dell'intero ciclo vitale degli animali, dalla nascita alla morte; si specializzano piuttosto in una sola fase della produzione (ad esempio, allevamento di scrofe, incubazione di pulcini, ingrasso di suini per la macellazione, produzione di latte vaccino o ingrasso di bovini da carne).

Gli animali non pascolano né cercano cibo all'aperto e molti non hanno accesso all'esterno mangiano, dormono e defecano nello stesso spazio. Il numero esatto di animali necessari affinché un'azienda agricola possa essere considerata un allevamento intensivo varia da paese a paese, ma generalmente si considerano 1.000-2.000 capi per il bestiame di grossa taglia (che include ovini , bovini e suini) e fino a 40.000-100.000 o più capi per un allevamento avicolo .

I CAFO sono allevamenti intensivi americani in cui gli animali vengono allevati in ambienti chiusi e vengono sostenuti con mangimi acquistati o coltivati piuttosto che con il pascolo. Un grande CAFO contiene almeno 1.000 bovini, 2.500 suini, 30.000 polli da carne o 82.000 galline ovaiole.

I sistemi CAFO (Confined Animal Feeding Operations- Centri di alimentazione animale in condizioni di confinamento) sono i più grandi modelli di allevamento industrialeDaniel Imhoff, CAFO: The Tragedy of Industrial Animal Factories, Hardcover, 2010 . Alimentazione Negli allevamenti intensivi, gli animali hanno accesso continuo a cibo, giorno e notte, per stimolare l’accrescimento ed incrementare la produttività. Gli alimenti utilizzati sono cereali come mais, frumento e soia che contribuiscono ad un aumento elevato del peso caratterizzato da elevate percentuali di grasso e muscolo che non si potrebbero ottenere con un’alimentazione naturale dell’animale al pascolo.

Una mucca da latte lasciata vivere al pascolo produce dai 15-18 litri di latte al giorno a fronte dei 50-60 litri prodotti da una mucca allevata in modo intensivo. Negli USA è ulteriormente potenziato dalla somministrazione legale di ormoni con produzione che raggiunge i 90 litri al giorno per capo. In seguito a questo pesante sfruttamento, i bovini raggiungono l’esaurimento fisico e ormonale nell’arco dei 2 anni di vita con conseguente macellazione. Al pascolo può raggiungere i 20 anni. Automazione L'allevamento intensivo si basa spesso sull'automazione e solitamente impiega la meccanizzazione, come abbeveratoi e mangiatoie automatiche. Gli operatori possono utilizzare computer per controllare questi sistemi e monitorare gli animali a distanza tramite video, riducendo la frequenza delle visite in loco. Produttività +La tabella è utile per confrontare due tipi di allevamento completamente diverso: quello industriale tipico, per gli USA, e uno tradizionale, per l'India Bestiame statunitense e indiano (bovini e bufali) (1972)B. Leon, Agriculture: A Sacred Cow, Environment, XVII, 1975; Shiva 1995, p. 131.Descrizione Alimentazione(1010 kg) Energia (1012 calorie) Proteine (109 kg) Usa India Usa India Usa IndiaAlimentazione Commestibili per l'uomo 11,9 0,68 38,6 1,7 16,0 2,1 Non commestibili per l'uomo 22,2 40,00 88,0 120,5 25,1 33,3 Totale 34,1 40,68 126,6 122,2 41,1 35,4Prodotti Lavoro – – – 6,50 – – Latte 1,12 0,51 5,04 2,09 2,06 0,88 Carne 0,90 0,50 4,40 2,23 0,17 0,11 Pelli 0,11 0,07 – – – – Concime 0,87 10,81 – 16,16 – – Totale 3,00 11,89 9,44 26,98 2,23 0,99 Efficienza (%) 9 29 7 22 5 3

Negli allevamenti intensivi gli animali sono sottoposti a selezione individuale e sono perciò in grado di fornire elevate prestazioni produttive a cui corrispondono fabbisogni nutritivi in energia e proteine di maggior rilievo. I regimi dietetici e le razioni alimentari vedono perciò l'apporto di non trascurabili quantitativi di concentrati, i soli in grado di soddisfare tali fabbisogni in rapporto alla capacità di ingestione volontaria. La provenienza e la natura di tali concentrati è composita e varia notevolmente secondo il comparto produttivo, la fisiologia delle singole specie, il tipo produttivo della specie allevata e, infine, l'ordinamento produttivo dell'azienda. Oltre ai cereali e ai loro derivati, che rappresentano la base fondamentale dei concentrati, si fa largo ricorso ai sottoprodotti della trasformazione agroalimentare.

La prima differenza che si nota è proprio l'alimentazione degli animali: negli USA si dà agli animali cibo che sarebbe adatto anche agli uomini (soia, granturco ecc.) prodotto appositamente, e poco cibo non commestibile, che invece è preponderante in India, dove si sfruttano gli "scarti" della produzione agricola (fieno e paglia) e agroforestale. La differenza dipende dal modello agricolo: le varietà ad alta resa negli USA riducono la produzione di fieno per le mandrie, che vanno quindi nutrite con colture apposite; in India le varietà indigene producono sia cibo per l'uomo sia cibo per gli animali.

Dai prodotti è evidente il diverso obiettivo dei due modelli di allevamento: data una partenza circa uguale in termini di massa ed energia, gli allevamenti USA producono circa il doppio di latte e carne; in India la carne bovina non ha rilevanza alimentare (le vacche sono considerate sacre e non possono essere uccise, e anche per questo hanno una vita molto più lunga di quelle statunitensi e danno quindi meno carne). In compenso, in India l'allevamento è integrato con l'agricoltura e gli animali servono a coltivare i campi, sia grazie al lavoro che svolgono sia grazie al concime che producono, e inoltre forniscono energia perché gli escrementi essiccati sono usati anche come combustibile; le voci corrispondenti per gli USA sono nulle o quasi, e vanno perciò compensate con combustibili fossili e fertilizzanti chimici.

Il trattamento dei reflui zootecnici, di cui si parla sotto, potrebbe inserire il recupero delle deiezioni come concime e fonte energetica anche negli allevamenti industriali