Ostigliano (Stugliano in dialetto cilentano) è una frazione del comune di Perito, in provincia di Salerno.

Il paese è adagiato sul versante opposto della collina che fa da sponda all'invaso artificiale dell'Alento. È un caratteristico abitato del primo entroterra cilentano.

Geografia fisica Territorio

Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Clima La stazione meteorologica più vicina è quella di Casal Velino. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +25,7 °C.

Storia Il casale seguì sempre le sorti della baronia e poi dello stato di Gioi. Ostigliano, prima posseduto dai Carrafa e dai Monteleone, nel 1614 era passato a Giacomo Zattera e nel 1639 a Cesare Zattara, come confermano i Cedolari. Nel 1737 apparteneva a Giuseppe Pasca e, dal 1774 al 1804, alla famiglia Ciardulli come appare dalle Intestazioni feudali (l’Intestazione a Nicola Ciardulli, però, è del 1772) e dalle Refute.

Trovano conferma, pertanto, sia le notizie pervenuteci dal Volpi, che assegna Ostigliano al feudatario dello stato di Gioi, che quelle dell'Alfano e del Giustiniani, che concordemente indicano quale feudataria del casale la famiglia Ciardulli.

Nei documenti dell'Archivio di Napoli del 13 ottobre 1522 è trascritto un ordine della Regia Camera al Commissario di Principato Citra circa la diminuzione delle quote di sale bianco alle Università di Perito e Ostigliano, in considerazione dell'esubero di consegne effettuate negli anni precedenti.

Dai protocolli del notaio Didaco Francesco Riccio si apprende che suor Antonia Ferrara, erede del barone Ferrara, il 13 luglio 1648 ratificò la donazione fatta al monastero femminile di San Giacomo Apostolo di Gioi della giurisdizione civile anche di Ostigliano.

Nel decreto della visita pastorale di mons. Siciliani del 20 settembre 1875 emerge che l'altare di S. Caterina della chiesa parrocchiale era per metà di patronato del conte di Ostigliano.

Scrive il Giustiniani che la terra di Ostigliano è «situata in piano, l'aria non respirasi insalubre, e il territorio dà del frumento, e del vino. Vi si raccoglie puranche della ghianda per l'ingrasso de' majali».

Notizie dell'Archivio di Napoli informano che nel 1522 Ostigliano era tassato per quattro famiglie, ventotto nel 1532, e soltanto sei nel 1648, ciò fa pensare ad una epidemia ancora più grave della peste. Successivamente al 1656 gli abitanti erano già saliti a 66.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Gioi, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Gioi, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.

Toponimo Incerte sono le origini del nome «Ostigliano». È noto che gli insediamenti del passato traevano nome da diversi fattori come: elementi geografici che caratterizzavano il territorio (es. Monteforte, Terradura, etc.); culto dei santi (es. Santa Lucia, San Mauro, etc.); costruzioni e personalità rilevanti (es. Rocca, Castellabate, etc.); specie arboree (es. Pruno, Lentiscosa, etc.). Le derivazioni possibili, circa il toponimo «Ostigliano», sono diverse. Un'attenta ricostruzione etimologica porta ad almeno un paio di risoluzioni plausibili. Dal latino le prime accezioni: «ostico» da hosticus (ostile) derivazione di ostis (nemici). Essendo il paese posto in posizione non tipica rispetto agli insediamenti del passato e nel caso specifico "non avvistabile" dai territori limitrofi o "ostile", nel senso di "poco adatto"; «ostio» (apertura) da ostium (bocca). Secondo le dicerie popolari, in passato l'abitato sorgeva a ridosso delle sponde del fiume Alento «laddove il fiume viene allo scoperto», poiché, proprio dove oggi sorge l'invaso artificiale dell'Alento, il fiume incontrava il Cilento Storico, l'«Antico Cilento» corrispondente all'attuale massiccio conico del Monte Stella; dal gentilizio Hostilius (o Ostilius) o ancor più appropriato Hostiglianus, prenome comune all'epoca dell'antica Roma. Studi filologici sui toponimi di alcune località del Mezzogiorno d'Italia, fanno dedurre che le loro terminazioni in -ano assumano il significato di possesso ed è inflessione di nomi gentilizi. Inoltre, in riferimento agli insediamenti, assumono particolare valenza proprio i suffissi -ano/-ana, entrambi di origine latina. E ancora, i toponimi con suffisso in -ano/-ana si sono formati dall'aggettivazione del nome del proprietario del fondo sul quale è sorto l'insediamento e sono detti prediali. Del resto, nel territorio circostante non mancano toponimi con la suddetta terminazione (si noti ad esempio Omign-ano e Prign-ano); tra l'altro, anche gran parte di essi, non sono ancora dotati di una etimologia sicura. E non è difficile che nei tempi più lontani, nel territorio pestano stanziasse un patrizio recante il cognome Hostilius o Ostilius o ancora Hostiglianus; da qui la trasformazione in Ostigli-ano, con l'evidente aggiunta del suffisso -ano, avrebbe avuto facile ascesa.

Monumenti e luoghi d'interesse Piazza Silvio Baratta e Villa Comunale Mastrogiovanni

Al centro del borgo vi è una piccola piazza dedicata all'Avvocato Silvio Baratta, sindaco nel 1944 di Salerno, nativo di Ostigliano, dove è presente il Monumento ai Caduti ostiglianesi della Prima e Seconda Guerra Mondiale e un Cannone Militare della Seconda Guerra Mondiale.

Adiacente alla piccola piazza vi è un'antica villa appartenente alla famiglia Mastrogiovanni e poi divenuta recentemente, dopo una rivisitata ristrutturazione,Villa Comunale "Donato Mastrogiovanni" medico originario di Ostigliano.

Palazzo Marchesale Baratta

Dalla Piazza si dipanano strette viuzze sulle quali sbucano caratteristici vicoli ad arco; le costruzioni ad arco sono tipiche del paese e permettevano l'accesso alle abitazioni poste nelle immediate vicinanze delle vie principali. Su queste "antiche volte" sono state costruite le abitazioni, come il Palazzo Marchesale che si affaccia sulla piccola piazza.

L’antico Palazzo Marchesale di Ostigliano è stato riaperto al pubblico dopo lavori di ristrutturazione nel 2024. Appartenuto alla famiglia del Marchese Baratta, il palazzo – che presenta uno stile architettonico risalente al XIX secolo – è stato poi acquisito dal comune di Perito. Fino agli anni ’70 del secolo scorso ha ospitato le classi dell’allora scuola elementare diventando un luogo simbolo per l’intera comunità.

Da oggi, dopo gli interventi di riqualificazione, l’edificio sarà destinato ad attività ed eventi culturali. Al primo piano, invece, sono già pronte stanze che saranno adibite al servizio di ricezione turistica come b&b.

Portoni in pietra caratterizzano il paese.

Il "Casaletto" e la "Fontana Vecchia" Al di sopra del nuovo centro abitato è presente una parte di paese antico chiamato dai residenti comunemente "Casaletto". Questa parte del paese negli anni '50 e fino agli anni '80 era la zona dove gran parte della popolazione ostiglianese viveva, nel quale una viuzza divideva le abitazioni.Alla fine di questa viuzza vi è una fontana che aveva un esercizio molto importante per la comunità di Ostigliano, perché si prendevano le acque per bere,cucinare e dove le signore del paese lavavano la propria biacheria e i propri indumenti e dove la vasca presente serviva per abbeveratoio per gli animali poiché all'epoca il popolo di Ostigliano era dedico all'agricoltura e pastorizia.

I "Ritratti di un tempo vissuto"

Dopo la ristrutturazione e l'allargamento di Via Serrotola avvenuto nel 2018 il muro che sovrasta la via è stato abbellito dei "murales" ritraenti i "Ritratti di un tempo vissuto" dipinti che narrano storie di vita contadina ostiglianese e dei vari posti caratteristici del borgo.

Fede, luoghi di culto e tradizione In paese sono oggetto di culto diverse figure sante. Nel mese di giugno si celebrano le festività di Sant'Antonio di Padova (13), San Vito (15) e San Giovanni Battista (24), protettore del borgo. Nel mese di agosto si ricordano San Rocco (16) e la Madonna di Loreto (18).

Chiesa Madre e Festa patronale

La chiesa parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, è situata a monte della collina, in posizione dominante rispetto all'abitato, e risale alla metà del '500. Si presenta a due navate: la centrale e quella sinistra. A destra, invece, è situata la cappella dedicata al patrono. Almeno fino agli inizi della seconda metà del '900, il culto di San Giovanni era molto sentito, e l'iter devozionale era caratterizzato da tappe ben precise. Il 23 giugno, giorno di vigilia, si teneva la tradizionale "processione delle lanterne": 24 lanterne accese arricchivano il corteo processionale e simboleggiavano, oltre alla data vera e propria della ricorrenza, anche le ore del giorno. Il dì seguente il corteo sfilava in paese con le caratteristiche "cente" e la statua a mezzo busto del Battista era preceduta da una croce bifronte lignea e di argento sbalzato del 1611; di questa croce, entrambi i lati sono dettagliatamente scolpiti con immagini cristologiche e con l'effigie di Giovanni. Nell'anniversario della sua salita al cielo, il 29 agosto, si teneva ancora una volta la tradizionale processione in stile cilentano.

Sant'Antonio di Padova In occasione della festività di Sant'Antonio di Padova,a cui Ostigliano è particolarmente devoto, la popolazione si prepara alla festa per i precedenti 13 giorni in cui si riunisce in preghiera nella Chiesa Madre accompagnando la preghiera con canti devoti al Santo. Come di consuetudine, il giorno della festa, il 13 Giugno, si tiene la tradizionale processione per le vie del paese con l'immagine del santo di Padova.

San Vito Martire Antico e ben radicato nella storia locale è il culto di San Vito, martire dalla vita incerta che la maggior parte degli studiosi vuole originario della Trinacria e martirizzato nei pressi del fiume Sele.

Diversi sono gli altari del Cilento che si innalzano a suo nome: tra questi uno si trova ad Ostigliano. Ad oggi, pur essendo il suo culto in loco assai ridimensionato rispetto alle tradizioni del passato, conserva la sua testimonianza di protettore radicato al territorio. Non a caso in paese erano conservate, oltre alla statua del Santo stesso, anche due esili statuette raffiguranti i santi Modesto e Crescenzia, suoi compagni di vita e di martirio. L'uno simboleggia la «modestia» e l'altra la «crescentia»: la nutrice che ne aveva tutelato le prime gesta. Dell'antico fasto, ad Ostigliano rimane solo il ricordo lontano e una leggera sopravvivenza in una processione che ancora vi si tiene nel mese di giugno.

San Rocco Tra le architetture religiose presenti in paese, la piccola cappella di San Rocco è la più giovane in ordine cronologico e, nelle vesti attuali, fu eretta probabilmente tra il XVIII secolo e la prima metà del XIX. Negli anni precedenti non si riscontrano notizie che ne attestino l’esistenza ma si evince chiaramente nel resoconto di una visita pastorale avvenuta nel 1875.

Di modeste dimensioni, l’interno si esaurisce in un unico ambiente. L’unico altare presente è ai piedi della nicchia che ospita la statua di San Rocco. Nel recente passato, invece, era presente anche un’immagine in cartapesta dell’Immacolata, ora custodita nella navata laterale della chiesa parrocchiale. Vi era anche l’immagine di Santa Sofia. Quest’ultima vantava probabilmente anche il titolo della cappella o comunque vi si richiamava popolarmente la sua presenza, come vi è palese testimonianza nell’onomastica della popolazione e nella toponomastica cittadinahttp://cilentoitalia.altervista.org/ostigliano-san-rocco-di-penitenza/.