Il Palazzo della Sapienza di Pisa, fondato in età rinascimentale e profondamente ristrutturato nel Novecento, è la sede principale della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Pisa e della Biblioteca Universitaria di Pisa.
Collocato poco lontano dal Lungarno Pacinotti, occupa l'intero isolato delineato dalla via Curtatone e Montanara, dai vicoli della Sapienza e dall'Ulivo, e infine dalla via Tanucci, che a sua volta termina in Piazza Dante. Il Palazzo, oltre ad essere un vero e proprio simbolo dell'Ateneo pisano, forma un tutt'uno con la città: l'edificio ed i suoi portici sono incessantemente percorsi da studenti, docenti, turisti, cittadini, segno dell'indubbio successo che questa costruzione, da un punto di vista urbanistico, riscuote fra gli utenti.
Descrizione
La pianta, pur trapezia per adattarsi alla tessitura dell'urbanistica in cui è inserita, presenta un portico pressoché simmetrico rispetto ad un asse parallelo al Lungarno. In altezza l'edificato propone una progressiva riduzione delle masse murarie e di ciò beneficia l'intera statica del complesso. All'interno dell'edificio vi sono tre corpi scala che sono a diretto contatto con i portici dopo i quali si estende il cortile interno, originario del 1500, il quale, strutturato a mo' di impluvio, è disegnato secondo la tradizione medievale.
Fattore decisivo per la buona riuscita del rapporto tra spazi coperti ed aperti è, in questo edificio, l'elevato valore dell'intercolunnio rispetto allo spessore delle colonne: ciò è stato creato sia scegliendo robusti materiali per le colonne, sia utilizzando il sistema archivoltato con crociera a tutto sesto al piano terra, e traviforme al piano primo, a sostegno di una copertura leggera; in questo modo il rapporto luce/spessore dei colonnati è tale da garantire una forte trasparenza dell'apparato di sostegno dei camminamenti coperti, mitigando l'effetto incombenza che i colonnati producono verso l'utente che frequenta il portico.
La presenza della cupola dell'Osservatorio sullo spigolo sud ovest del fabbricato, introduce un elemento di asimmetria tutt'altro che sgradevole: il prospetto interno viene così sdrammatizzato alleggerendo la presenza un po' didascalica della torretta centrale con orologio posta in basso rilievo e la ripetitiva cadenza dei colonnati.
Le stemma mediceo in via della Sapienza 4 venne realizzato da Pierino da Vinci forse in collaborazione col Tribolo.
Gli ambienti interni Tutti gli spazi a piano terra presentano generalmente finestrature insufficienti e mal disposte, collocate, per ragioni di prospetto esterno, ad un'eccessiva altezza del pavimento, non essendo stata adottata l'accortezza di sollevare il piano di calpestio interno rispetto al piano viabile esterno con la conseguenza che la luminosità è, comunque, un elemento di una certa criticità che in diversi ambienti obbliga all'utilizzo diurno dell'illuminazione artificiale. Discretamente riuscite sono, da un punto di vista funzionale, le due aule magne, pur in presenza di risposte acustiche non del tutto soddisfacenti. In particolare l'Aula Magna Nuova, ben collegata da una comoda scalinata, costruita agli inizi del Novecento, e recentemente dotata di un ascensore che consentirà l'accessibilità anche a soggetti disabili, presenta una volumetria proporzionata con arredi e finiture tutt'oggi di piena fruibilità oltre che di valore storico ed artistico. Le aule allocate a piano terra sul fianco settentrionale dell'immobile, pur ancora pienamente funzionanti, non sono più idonee a raccogliere le grandi masse di studenti che frequentano i corsi della Facoltà di Giurisprudenza.
Inoltre gli affacci sul portico costringono a minor privacy i volumi interni e ne diminuiscono la luminosità, penalizzando taluni ambienti a primo piano. Minori problemi si ravvisano, in questo senso, al secondo piano, dove alcuni ambiti possono avvalersi anche dell'affaccio contrapposto tra la viabilità esterna e la corte interna, non più mediata dal portico. La luminosità è, comunque, un elemento di una certa criticità che in diversi ambienti obbliga all'utilizzo diurno dell'illuminazione artificiale.
Occorrerebbe una razionalizzazione nell'uso degli spazi interni storicamente insufficienti e impossibili da ridistribuire tenuto conto del pregio storico-architettonico e della monumentalità dell'immobile. Il risultato è che l'edificio La Sapienza privilegia in misura maggiore il suo rapporto con l'esterno, piuttosto che le attività svolte al proprio interno. A ragione di ciò vi sono motivazioni storiche connaturate con la sua passata destinazione di dimora collegiale per numeri di studenti universitari assai minori di quelli attuali, ma, in effetti, la sua stessa concezione rivela forse una maggiore attenzione per il fruitore posto all'esterno dell'edificio piuttosto che al suo interno: o almeno è questa la percezione che l'utente contemporaneo ne trae, dovuta allo stile di vita attuale, condizionato da superiori aspettative di comfort ed abitabilità degli interni rispetto al passato.. Pesante fu l'uso, durante gli anni 1985-1995 circa, di macchinari per edilizia compreso il martello pneumatico che disturbavano con rumori e soprattutto vibrazioni sia gli studenti durante le lezioni che coloro che stavano studiando nelle biblioteche di Istituto o nella sovrastante Biblioteca universitaria; non è dato sapere quanta parte di queste ristrutturazioni, che comprendevano modifiche di muri divisori interni e spostamenti di porte al piano terra, abbiano inciso assieme alla famosa scossa di terremoto di recente memoria, sulla stabilità del palazzo.
Vincenzo Pilotti e il nuovo Edificio della Sapienza
L'anno accademico 1922-1923 si apriva a Pisa con cerimonia solenne nella Nuova Aula Magna, ultimo eclatante episodio di una travagliata vicenda costruttiva durata circa tre lustri, che aveva trasformato in maniera sostanziale l'antico Palazzo della Sapienza adeguandolo ai nuovi tempi e alle nuove esigenze. Alla fine del XIX secolo lo storico Palazzo della Sapienza ospitava, con una carenza di spazi e una situazione igienico-sanitaria davvero insostenibili, il Rettorato ed i relativi uffici, la Segreteria, la Biblioteca, l'Aula Magna e le aule delle scuole di Giurisprudenza e Matematica e Scienze Naturali. L'edificio centrale, seppure il più rappresentativo, non aveva avuto la buona sorte degli altri istituti scientifici, che situati in edifici storici, erano stati sottoposti a trasformazioni ed ingrandimenti, come le scuole di Fisica, Chimica, Storia Naturale e Botanica; non ultima la scuola Medica, che aveva avuto per sé un fabbricato di nuova costruzione. La sopraccitata deprecata situazione del Palazzo si può evincere dalla relazione Progetto di sistemazione dell'edificio centrale detto La Sapienza, stilata dall'ingegnere torinese Crescentino Caselli in data 15 aprile 1902:
In più ai fini dell'ingrandimento dell'edificio era assolutamente necessario espropriare per demolirle, le case Borghini sulla via Tannici. Le numerose richieste del Rettore, poi, si basavano evidentemente sulla volontà di avere una nuova grande Aula Magna al primo piano e relativo scalone verso la via San Frediano, l'ampliamento della Biblioteca, nuove aule e il risanamento igienico sanitario di quelle esistenti, una nuova sistemazione degli uffici del Rettorato, ed un nuovo fronte principale più dignitoso.
La parte artistica dei lavori della "Sapienza pisana" (scalone, facciata e Aula Magna), fu commissionata all'architetto Pilotti, nell'ambito dei progetti originariamente predisposti dal Caselli; si trattò, invece, di un vero e proprio trampolino di lancio, da un punto di vista professionale, per Pilotti, che poté così imprimere un segno nel volto della città storica: una prerogativa etico-professionale che lo accompagnerà per tutta la vita. Alla fine del 1908 Pilotti per il progetto della Sapienza lamentava che:
Nel 1913, ottenuto un rifinanziamento governativo il rettore incaricò Vincenzo Pilotti del progetto della Nuova Aula Magna con un contratto fra le parti che stabiliva un compenso per l'architetto di 1500 lire e l'obbligo inderogabile di consegnare il progetto entro il tempo massimo di tre mesi. Pilotti consegnava i nuovi disegni in data 10 ottobre 1913 disattendendo quanto già approvato nel 1905 con la motivazione che per l'Aula Magna:
Per la nuova Aula Magna Pilotti aveva quindi modificato radicalmente il progetto licenziato dal Genio Civile: una nuova concezione spaziale che liberava i circa 300 m² di superficie (il doppio della Vecchia Aula) da un previsto colonnato periptero a tutta altezza, intramezzato al primo piano da un ballatoio che correva lungo l'intero perimetro della sala. Un nuovo ambiente che si poteva contemplare totalmente da una loggia sostenuta da due sole coppie di pilastri tuscanici, sormontati al primo piano da due coppie di colonne corinzie, che chiudeva la sala sul lato lungo, contrapposta alla Cattedra Rettoriale.
Storia La costruzione del Palazzo della Sapienza, sul luogo della trecentesca Piazza del Grano, viene iniziata nel 1486 da Lorenzo dei Medici e viene completata da Cosimo I nel 1543 in occasione della riapertura dello Studio per risolvere il problema della frammentazione sparsa nel tessuto cittadino delle numerose "scuole" destinate alla didattica e la necessità di ospitare gli studenti bisognosi.
La Sapienza e la città Originariamente allo Studio di Pisa mancava un fabbricato che raccogliesse tutte le aule delle lezioni. Queste ultime erano tenute nelle chiese di San Michele in Borgo, San Nicola, Santa Caterina e San Pierino. Fu Lorenzo il Magnifico che ad iniziare dal 1489 ordinò in Piazza del Grano la costruzione dell'edificio della Sapienza, dove al pian terreno dovevano essere ubicate le aule delle lezioni e al piano superiore gli alloggi di studenti e professori. Il palazzo, però, per le vicende politiche e sanitarie del tempo, fu terminato solo a metà secolo seguente, quando Cosimo I dei Medici fece riaprire in via definitiva lo studio di Pisa con sede appunto nella Sapienza, redigerne i nuovi statuti ed allestire al piano superiore il collegio studentesco ducale. In Sapienza, finché l'università di Pisa fu frequentata da un numero relativamente basso di giovani, rimasero gli uffici delle autorità e dell'amministrazione accademica e le aule delle lezioni dei tre collegi docenti dei teologi, dei legisti e degli artisti; mentre piano piano con lo sviluppo delle scienze esatte si formarono in alcuni locali ubicati lungo via Santa Maria i primi laboratori e all'ospedale di Santa Chiara gli "anfiteatri" anatomici..Anticamente al piano terreno della Sapienza le aule erano undici e si aprivano tutte nel peristilio che circondava il cortile (atrium), compresa l'Aula Magna Storica, dove si tenevano le lezioni più frequentate, come quella inaugurale dell'anno accademico, oltre agli esami finali di laurea e per gli studenti acattolici la stessa cerimonia di conferimento delle insegne dottorali, che invece per i cattolici avveniva con maggiore sfarzo nella sala dei dottorati di Palazzo arcivescovile, dal momento che l'arcivescovo di Pisa restava il gran cancelliere dello Studio Generale pisano. Sempre al piano terreno della Sapienza, presso l'ingresso principale, c'erano poi altri vani riservati ai docenti, ai bidelli e al refettorio dei "sapientini". Quando finalmente a metà cinquecento anche il piano superiore venne ultimato, vi si poté trasferire, infatti, il Collegio della Sapienza, capace di accogliere il altrettante camerette ed annessi 40 scolari, provenienti da famiglie in condizioni disagiate e meritevoli di essere aiutati negli studi con vitto e alloggio gratuiti mediante apposita grazia granducale e successivamente mediante concorso di ammissione.