Durante i secoli centrali del Basso Medioevo (1100–1230), il trovatore (o trovadore o trobadore - al femminile trovatrice o trovatora o trovadora - in occitano trobador pronuncia occitana: [tɾuβaˈðuɾ], originariamente [tɾoβaˈðoɾ] - al femminile trobairitz [tɾuβajˈɾits]) era un compositore ed esecutore di poesia lirica (ovvero di testi poetici e melodie) in lingua d'oc, parlata, in differenti varietà regionali, in quasi tutta l'attuale Francia a sud della Loira.

I trovatori non utilizzavano il latino, lingua degli ecclesiastici, ma usavano nella scrittura l'occitano. Indubbiamente, l'innovazione di scrivere in volgare fu operata per la prima volta proprio dai trovatori, supposizione, questa, da inserire nell'ambiente di fervore indipendentistico locale e nazionalistico (vedi età dei Comuni, nascita delle Università, eresie e autarchie cristiane).

Introduzione

La scuola o tradizione trobadorica inizia nell'XI secolo in Occitania (regione culturalmente autonoma rispetto a quella del nord dove invece si parlava la lingua d'oïl, idioma da cui deriverà poi il francese moderno) e continua nei secoli XII e XIII nelle sue corti aristocratiche. Successivamente, in seguito alla crociata contro gli Albigesi, i trobadori si spostarono in Italia settentrionale, in Sicilia alla corte di Federico II, in Spagna (soprattutto in Catalogna) e perfino in Grecia.

Il loro prestigio acquisito influenzerà tutte le principali tradizioni letterarie d'Europa: il Minnesang in Germania, la cosiddetta scuola siciliana, la poesia toscana delle origini, la poesia mozarabica, il trovadorismo in Galizia e Portogallo e quella dei trovieri nella Francia settentrionale. Questi ultimi si differenziavano dai trovatori per il fatto che erano attivi al nord della Francia e scrivevano in lingua d'oïl.

Dopo il periodo "classico" intorno alla fine del XII secolo e una rinascita alla metà del secolo seguente, l'arte dei trovatori declina nel XIV secolo e alla fine si estingue in concomitanza con l'epidemia di peste nera (1348). Tuttavia, durante i secoli XIV e XV, i Jeux floraux organizzati dal Consistori di Tolosa tenteranno (con successo alquanto discutibile) di continuare la tradizione della poesia e della lingua dei trovatori. Le opere trobadoriche sono note principalmente attraverso le raccolte manoscritte che prendono il nome di canzonieri.

I componimenti delle canzoni trobadoriche erano monodici, ovvero a una sola voce, mentre i testi avevano per argomento principale i temi di cavalleria e dell'amor cortese, in maggior parte metafisici, intellettuali e stereotipati. Molte sono satire comiche o volgari. I componimenti possono essere raggruppati in tre stili: il trobar leu (leggero), trobar ric (ricco) e il trobar clus (chiuso). Allo stesso modo, ci sono molti generi, il più popolare dei quali è la canso, ma ci sono anche sirventes e tenzones in special modo popolari nel periodo post-classico, in Italia, e tra i trovatori donne, vale a dire le trobairitz.

Etimologia

Discussa è l'origine Origine latina

Il termine francese "troubadour" proviene dall'antico francese dalla parola occitana trobador, il caso obliquo del nominativo trobaire, un sostantivo del verbo trobar, derivato dall'ipotetico tardo latino *tropāre, a sua volta da tropus, che significa tropo, dal greco τρόπος (tropos), vale a dire "cambiamento, maniera". Un'altra possibile radice latina è turbare, capovolgere o rovesciare. Trobar è imparentato con il verbo trouver del moderno francese, che significa "trovare". Allorché il trouver francese diventa trouvère, la forma nominativa, invece dell'obliquo trouveor o trouveur, la lingua francese adotta il caso obliquo occitano e da qui entra nell'inglese. Il senso generale di "trobar" in occitano è "inventare" o "comporre" e questo è come viene comunemente tradotto. (In latino il verbo invenire significava precisamente "trovare"). Un trovatore o troubadour perciò compone i suoi lavori, laddove un joglar (giullare o menestrello) esegue e interpreta i componimenti altrui. Questa etimologia è sostenuta dal dizionario francese dell'Académie Française, dal Larousse e dal Petit Robert.

Non sorprende che l'ipotesi greco → latino → occitano → francese → inglese sia stata ampiamente sostenuta da coloro che cercano le origini della poesia trobadorica nelle forme del latino classico o nelle liturgie latine medievali, come Peter Dronke e Reto Bezzola.

Origine araba

C'è una seconda teoria, meno tradizionale e meno popolare, in merito all'etimologia della parola trobar, sostenuta da alcuni, come María Rosa Menocal, che cerca le origini dei trovatori nelle pratiche musicali arabe andaluse. Secondo costoro, la parola araba tarab, "suonare", è la radice di trobar.

Alcuni proponenti di questa teoria argomentano, per ragioni culturali, che entrambe le etimologie possano essere corrette, e che possa esserci stato un consapevole sfruttamento poetico della coincidenza fonologica tra trobar e la radice trilettere araba TRB, nel momento in cui le forme musicale sacre islamiche dei Sufi con il tema amoroso venivano per la prima volta esportate da al-Andalus verso la Francia meridionale. È stato anche messo in rilievo che i concetti di "trovare", "musica", "amore", e "ardore" — il preciso campo semantico assegnato alla parola troubadour — sono affini in arabo sotto una singola radice (WJD) che svolge un ruolo maggiore nelle discussioni sufiche di musica, e che la parola troubadour possa in parte riflettere questo. del nome occitano "trobador" e dei termini affini o del tutto simili in altre lingue: trov(i)èro e poi trovatore in italiano, trovador in spagnolo e portoghese, trobador in catalano e galiziano.

La prima volta che si fa menzione della parola, nella forma trobadors, è in un testo occitano del XII secolo di Peire d'Alvernhe. Mentre il termine francese troubadour viene documentato per la prima volta nel 1575 in un contesto storico atto a individuare il “poeta di lingua d'oc operante nelle corti del XII-XIII secolo”.Jean de Nostre Dame, Vies des anciens poetes provençaux, p. 14 in Gdf. Compl.

In genere si accetta il fatto che "trovatore" tragga il suo significato dall'uso provenzale di trobar: "poetare". Corrisponde al francese trouvère (XII secolo), da cui l'italiano trov(i)èro.

"Trovare", nell'attuale significato italiano, non ha alcun riscontro in latino, dove per lo stesso concetto si usavano i verbi "invenire" e "reperire".

Sono state scritte molte pagine sull'origine dell'uso provenzale, ma le proposte maggiori possono ridursi a due: una, che faceva risalire formalmente "trovare" al latino turbare; l'altra, che ricostruiva un tropare con significato prima di "trovare", poi di "comporre", quindi comparare.

Il verbo "trovare" veniva anche utilizzato dall'ambiente dei pescatori, usi a battere con strumenti diversi le acque per spaventare i pesci e poi catturarli (quindi cercarli per trovarli)come dal Romanische Etymologien II Wien, 1899, pp. 54-219) e poi più volte ribadito in ZrPh XXVI 1902:387-390; XXVII 1903:97-105; XXXI 1907:5-8). Alcuni studiosi obiettano che il significato di "battere" non è mai documentato per "turbare" e che, inoltre, lo sviluppo fonetico, almeno per il provenzale, non è rispettato.

G. Paris (in Romania VII 1878:418-419) aveva proposto un derivato dal latino tropu (un grecismo: da trópos) nell'accezione di "uso artistico di una parola", che Venanzio Fortunato (VI secolo d.C.) impiegò nel senso di "modo di cantare, canto"Si vedano a proposito le diverse accezioni nelle voci Tropo (dominio retorico) e Trope, di area più prettamente musicale..

Con le ricostruzioni si è andato più in là attraverso i germanici dar tröv "emettere un suono" e dar triev "dare ascolto" (J. Jud in Vox Romanica XI 1950:252), a conferma dell'impiego musicale, allargatosi poi, col composto contropare "confrontare", "comparare", alla terminologia giuridica.

Un sintetico quadro sulle denominazioni romanze di trovare è abbozzato nel lavoro di C. Beyer, Die Verben des “Essens”, “Schickers”, “Kaufens” und “Findens” in ihrer Geschichte vom Latein bis in die romanischen Sprachen, Leipzig-Paris 1934.

Origini e tradizioni I primi studi sui trovatori si focalizzano intensamente sulle loro origini, ma nessun consenso accademico è stato mai raggiunto in questo campo. Oggi, si possono distinguere almeno undici teorie concorrenti (gli aggettivi utilizzati di seguito sono una mescolanza proveniente dal dizionario inglese di musica Grove e da "Le origini e il significato dell'amor cortese"The Origins and Meaning of Courtly Love di Roger Boase: Arabe (anche arabiche o ispano-arabiche)Ezra Pound, nel suo Canto VIII, splendidamente dichiara che Guglielmo d'Aquitania "aveva portato la canzone oltre la Spagna / con i cantori e le vielle..." facendo riferimento alla canzone trobadorica. Nel suo studio, Lévi-Provençal si dice che abbia trovato quattro stanze arabo-ispaniche quasi o completamente ricopiate nel manoscritto di Guglielmo. Secondo fonti storiche, Guglielmo VIII, il padre di Guglielmo, aveva portato a Poitiers centinaia di prigionieri musulmani.M. Guettat (1980), La Musique classique du Maghreb (Paris: Sindbad). Trend ammette che i trovatori abbiano derivato il loro senso formale e anche la materia tematica della loro poesia dai musulmani andalusi. L'ipotesi che la tradizione trobadorica venisse a essere creata da Guglielmo (più o meno, dopo la sua esperienza delle arti moresche, mentre stava combattendo per la Reconquista in Spagna) viene anche sostenuta da Ramón Menéndez Pidal all'inizio del XX secolo, ma le sue origini risalgono al Cinquecento e a Giammaria Barbieri (morto nel 1575) e a Juan Andrés (morto nel 1822). Meg Bogin, traduttore inglese delle trobairitz, si mantiene nel solco di questa ipotesi. Certamente "un corpo di canzone di pari intensità, profanità ed erotismo [esisteva] nell'arabo a cominciare dalla seconda metà del IX secolo."Grove, "Troubadour". Bernardino-marianiste o cristianeSecondo questa teoria, è la teologia sposata da Bernardo di Chiaravalle e la mariologia sempre più in auge che più fortemente influenzeranno lo sviluppo del genere trobadorico. Specificamente, l'enfasi sull'amore spirituale e religioso, il disinteresse, il misticismo, e la devozione per Maria spiegherebbero l'"amor cortese". L'enfasi riformista di Roberto d'Arbrissel sul "matronato" per raggiungere i suoi fini può spiegare l'atteggiamento del trovatore verso le donne. Cronologicamente, tuttavia, questa ipotesi è dura da sostenere (le forze ipotizzate come la causa dell'insorgere del fenomeno arriveranno più tardi). Ma l'influenza della teologia mariana e bernardina può essere presa in considerazione senza che venga a essere implicata la teoria delle origini. Questa teoria venne proposta per la prima volta da Eduard Wechssler e successivamente da Dmitri Scheludko (il quale mette in risalto la riforma cluniacense) e Guido Errante. Mario Casella e Leo Spitzer vi hanno aggiunto l'influenza "agostiniana". Celtiche o cavalleresco-matriarcaliLa sopravvivenza di usanze sessuali pre-cristiane e i codici guerrieri delle società matriarcali, celtiche, germaniche o pittiche, tra l'aristocrazia d'Europa, può avere inciso sull'idea (fusione) dell'"amor cortese". L'esistenza del matriarcato pre-cristiano è di solito stato trattato con scetticismo, dato che soltanto fino all'Europa dell'Alto Medioevo vi si può trovare la persistenza d'elementi culturali pagani in seno al suo tessuto sociale. Latino-classicheLa teoria del latino classico produce paralleli tra Ovidio, specialmente i suoi Amores e Ars amatoria, e la lirica dell'amor cortese. Laetas ovidiana che predomina nel XII secolo all'interno e nei dintorni di Orléans, l'ideologia quasi-ciceroniana che prevale nella corte imperiale, e i frammenti di Platone allora a disposizione degli studiosi, sono stati tutti citati come influenze classiche sulla poesia trobadorica.G. A. Bond, Origins, op. cit., p. 243.