La locuzione latina Favete linguis, letteralmente, significa Siate favorevoli per mezzo delle lingue, ma nella pratica comune del latino significa "non parlate".

Da un'espressione di Orazio, ripresa da Ovidio ("favere linguis"), indica il non parlare, non necessariamente il fare silenzio:

L'espressione è stata codificata nella lingua sacrale come formula di apertura nelle cerimonie del culto, quando si iniziava il sacrificio.

Il silenzio era inoltre finalizzato a non contaminare con parole nefaste la cerimonia, come viene indirettamente testimoniato da Cicerone:

La locuzione si presenta anche con varianti come parcito linguam, parce ori, favete ore (ad esempio in Virgilio, Aen. V, 71: Ore favete omnes, et cingite tempora ramis, "Silenzio tutti, e cingete le tempie di fronde")

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