La chiesa di Santa Maria delle Consolazioni, anticamente chiesa di San Faustino in Castro, è una chiesa di Brescia, situata nell'omonima Piazzetta delle Consolazioni lungo Contrada Sant'Urbano, sulla salita per il Castello di Brescia, a poca distanza da Piazzetta Tito Speri.

Fondata probabilmente prima del IX secolo, si tratta di una delle più antiche chiese della città giunte fino a noi, seppur con i rifacimenti successivi. La chiesa, difatti, fu parzialmente demolita durante il Quattrocento per far posto ad una linea difensiva del castello, e fu ricostruita in seguito con linee rinascimentali, conservando però il campanile del XII secolo e l'abside. La chiesa è retta e amministrata dal 1612 dalla Confraternita delle Consolazioni, composta da cittadini fedeli al culto della Madonna. Al suo interno sono custodite numerose opere pittoriche di vari autori e varie epoche, da due affreschi del Quattrocento, a tele seicentesche, ad affreschi di Vittorio Trainini, importante artista bresciano dei primi decenni del Novecento.

Storia

Le origini: l'intervento di Ramperto e le ipotesi di Cristoni La chiesa di San Faustino in Castro, ovvero in Castello, cioè nei pressi del Castello, poiché, difatti, il Castello di Brescia si trova poche decine di metri più in alto, viene nominata per la prima volta nell'843, dunque nella prima metà del IX secolo. La fonte è un documento recuperato all'interno dell'altare maggiore durante il Seicento, secondo il quale il vescovo Ramperto, nel maggio 843, avrebbe consacrato la chiesa ai Santi Faustino e Giovita, situata in località Casa alta o Casolte.

Interessante è il legame fra la dedica della chiesa e il vescovo Ramperto, il quale si impegnò notevolmente alla diffusione del culto dei due santi nell'area bresciana. Il piccolo edificio era di pertinenza del monastero di San Faustino Maggiore, più in basso e verso ovest, cosa fra l'altro confermata in una bolla da Papa Innocenzo II nel 1133.

Non sono da considerarsi veritiere le supposizioni di Calimero Cristoni, rettore della Confraternita dal 1782, circa le antichissime origini della chiesa. Egli, difatti, identificava l'antico San Faustino in Castro con la chiesa di Santa Maria di Betlemme, o in Betlem, fondata addirittura alla metà del V secolo ma sul versante est del Colle Cidneo, a poca distanza dalla chiesa di San Pietro in Oliveto. Santa Maria di Betlemme fu infatti distrutta all'inizio del Cinquecento, come molti altri edifici, in occasione dei lavori di fortificazione del colle su quel versante.

È verosimile che Cristoni puntò tutto sull'estrema antichità del luogo di culto per preservarne l'esistenza, identificandolo con Santa Maria di Betlemme. La vicenda, infatti, ebbe buon esito e la confraternita fu reintegrata dopo l'iniziale soppressione, e la chiesa ad essa restituita.

Il Medioevo e la demolizione di San Faustino in Castro Fino al Duecento, la chiesa viene citata soprattutto in documenti che trattano di lavori di tipo militare sui fianchi del colle. Fino a questi anni, la zona di Casolte è un quartiere popolare molto affollato e ricco di vita: vi si tiene una fieraLa notizia emerge da uno statuto del 1254 e vi abitano numerosi mercanti, fra i quali cardatori di lana e pellicciaiPaolo Guerrini, I Santi Martiri Faustino e Giovita nella storia, nella leggenda e nell'arte, in "Brixia Sacra", XIV, Brescia 1923. Dopo aver funzionato anche da parrocchia per Casolte, la chiesetta passa nel 1148 al Capitolo della Cattedrale, assieme alla chiesa di Sant'Agostino e a quelle di Sant'Urbano, San Cassiano e Santa Margherita.

Il passaggio di proprietà non fu casuale e fu probabilmente accelerato dall'intervento di Papa Eugenio III, che si era intrattenuto a Brescia per alcuni mesi proprio in quell'anno. Troppe chiese autonome, difatti, ognuna con propri fondi, beni e rendite, rischiava di attirare l'ingordigia di speculatori interessati ai beni ecclesiastici: trasferita l'amministrazione al Duomo, i rischi si sarebbero annullati. La cosa non risolve però i problemi di povertà della chiesa: nel 1275 un chierico rappresenta la chiesa in Duomo per lamentare che, al momento, in essa non est sacerdosCinzio Violante, La Chiesa bresciana nel Medioevo, in "Storia di Brescia", I, Brescia 1963 e nel 1389, più di un secolo dopo, già durante la dominazione viscontea, il vescovo Tommaso Visconti segnala l'abbandono e la povertà estrema di quelle piccole chiese, le quali necessitano urgentemente di una riforma che non può esserci.

Il Visconti parla anche di come, nelle case annesse alla chiesa di San Faustino in Castro, nessun sacerdote possa abitarvi senza vergogna, in quanto sia la chiesa che la casa annessa sono poste in una zona di malaffareGiovanni Gradenigo, Brixia Sacra, Brescia 1755. Il testo è in latino ed è qui riportato tradotto. Per proibire la frequentazione di quelle vie alle pubblice peccatrices viene emanata una lunga serie di provvedimenti, praticamente invano. A questa situazione dovevano verosimilmente contribuire anche i militari presenti nella rocca per secoli e in gran quantità, visto che la zona di Casolte era l'abitato in assoluto più vicino alle porte del castello. Per fare un esempio, nel 1609 il castello era presieduto da cento fanti, tre caporali e due capitani con ottanta uomini a testa, più due bombardieri, per un totale di duecentosettanta persone, contando solo i militari senza il personale di servizio.

La situazione rimane praticamente inalterata fino alla prima metà del Quattrocento. Nel 1423 viene dettagliatamente descritta l'area in occasione dei lavori di fortificazione del colle e del centro della città da parte dei Visconti: la Cittadella Nova. Il piano dei Visconti prevedeva una cinta difensiva che, partendo dal Castello, scendeva all'interno della città e inglobava, con un profilo a ferro di cavallo, le Cattedrali e il Broletto per poi tornare verso il Castello seguendo il profilo proprio di Contrada Sant'Urbano e passando nelle immediate vicinanze della chiesetta.

Cosa accadde a questo punto non è ancora chiaro, poiché le fonti dell'epoca sono abbastanza concordi ma non corrispondono a dati oggettivi della realtà. Bernardino Faino, cronista della metà dei Seicento, annota lapidario che, nel 1429, in castello c'era la chiesa di San Faustino, che, dopo tale data, fu demolitaBernardino Faino, Coelum Sanctae Brixianae ecclesiae, Brescia 1658. Achille Poncarali, verosimilmente fonte del Faino, nel 1593 concludeva la stessa notizia con un prudenziale "ut credo"Indice delle provvisioni del comune dei Brescia redatto da Achille Poncarali nel 1593, fonte assai consultata dagli storici successivi. È però inverosimile, anzi quasi impossibile, che la chiesa sia stata veramente abbattuta nella sua totalità: l'abside, infatti, fa parte della struttura originaria e il campanile è del XII secolo, risalente dunque a molto prima che la chiesa venisse abbattuta. Di conseguenza, è logico pensare ad un parziale abbattimento, a cui seguì una ricostruzione quasi immediata e nello stesso luogo. Ad ogni modo, l'antica San Faustino in Castro fu demolita quasi del tutto sul finire degli anni '30 del Quattrocento e, entro poco tempo, fu ricostruita secondo nuove linee architettoniche.

La ricostruzione e il Cinquecento

La ricostruzione della chiesa non coincide esattamente con il cambio di denominazione: sebbene il nuovo edificio dovette essere realizzato in fretta, ancora nel 1526 un elenco delle chiese cittadineCancelleria del Comune, registro F, carta 291 lo identificava come Ecclesia Sti. Faustini in castro. Il cambio del titolo avvenne lentamente e per un motivo ancora oggi non del tutto chiaro, a causa dei pareri discordanti che i cronisti e gli storici di tutte le epoche diedero circa la questione: secondo il CornaroFrancesco Cornaro, Apparitionum et celebrorum imaginum Deiparae Virginia Mariae in Civitate et Dominio Venetiarum, Giovan Battista Remondini, Venezia 1760, lo "spunto" per il cambio di titolo provenne da alcuni miracoli avvenuti grazie a un'immagine della Madonna posta sulla parete della chiesa. Il Fè d'OstianiFè d'Ostiani, Storia tradizione e arte nelle vie di Brescia, Brescia 1927, invece, riporta che la chiesa cambiò dedica per voto fatto in occasione di peste, non specificando però quale epidemia di peste fra le varie che scoppiarono all'epoca, anche se, ipotizzando come vera l'ipotesi del Fè d'Ostiani, la peste in questione potrebbe essere stata quella che afflisse la città attorno al 1484.

Fra le varie ipotesi, comunque, quest'ultima appare la più verosimile, anche perché l'affresco che oggi fa da pala all'altare maggiore della chiesa raffigura la Madonna fra San Rocco e San Sebastiano, tradizionali protettori dalle epidemie, ed è databile, confrontando lo stile con quello di autori influenti come Vincenzo Foppa e Floriano Ferramola, proprio verso la fine del Quattrocento. Se il Quattrocento non era stato indolore per le vicende della chiesa, il Cinquecento non doveva aprirsi meglio: nel 1512 si verifica il cruento assedio e successivo saccheggio di Brescia da parte dei francesi guidati da Gaston de Foix-Nemours, assoldato dai Visconti perché riconquistasse la città entrata a far parte della Repubblica di Venezia. Data la posizione strategica, poco sotto il Castello e affacciata sull'unica strada che, al tempo, scendeva da esso, la chiesetta diventa più volte quinta di rappresaglie e massacri da ambedue le parti, assedianti e assediatiSi vedano, ad esempio, le testimonianze di Innocenzo Casari, al tempo abate di San Giovanni Evangelista, De exterminio Brixiane civitatis libellus, in Vittorio Faggi, Il sacco di Brescia, volume I, Grafo Edizioni, Brescia 1989.

Terminati i terribili eventi del 1512, la vita della chiesetta riprende il suo corso. Durante il resto del secolo, si segnala una sempre maggiore devozione alla chiesetta, causata da una crescente venerazione della Madonna, a sua volta dovuta a eventi come la Battaglia di Lepanto, dove la Madonna si rivelò essere "l'alleato in più" che consentì la vittoria ai veneziani, e il diffondersi della riforma protestante, che necessitava di saldi elementi religiosi per poterla arginare. Il comune di Brescia partecipa attivamente al miglioramento e alla gestione della chiesa, deliberando nel 1527 che il prete residente a Santa Maria delle Consolazioni riceva sempre l'occorrente per addobbare la chiesa e le vicinanze il giorno dell'Assunzione della Vergine. Nel 1551 fa anche costruire, a proprie spese, un ponte su un fosso costeggiante l'edificio per migliorarne il collegamento con San Pietro in Oliveto.

Nel 1580, San Carlo Borromeo in visita alla città, ispeziona, come tutte le altre chiese cittadine, anche Santa Maria delle Consolazioni. San Carlo descrive così l'edificio e le sue pertinenze: "La chiesa delle Consolazioni fa parte della parrocchiale ed è piccola. Ha due altari, il maggiore appunto e il secondo sotto il titolo di Santa Maria, che è venerato dalla popolazione con profonda devozione. Esiste una sacrestia ma è adibita a un uso più profano che religioso, infatti i paramenti si conservano in un'arca. Alla chiesa è unita una casa ad abitazione del cappellano. C'è un oratorio fuori dalla chiesa, presso la porta principale, dedicato a San Rocco, con una grata di ferro e con un unico altare. Questa chiesa è frequentata perché risulta comoda alla popolazione"Angelo Turchini, Gabriele Archetti, a cura di, Visita apostolica e decreti di Carlo Borroemo alla diocesi di Brescia su "Brixia Sacra", gennaio-aprile, Brescia 2003. Seguono altre note su chi regge la chiesa al momento e chi è incaricato di amministrarne i beni. Le disposizioni di San Carlo sono diverse: sistemare i due altari, eliminare quello di San Rocco nell'oratorio, rifare il pavimento della sacrestia e restaurare un ritratto della Vergine.

Il Seicento e la nascita della Confraternita