Nel paese dei mostri selvaggi (Where the Wild Things Are) è un albo illustrato per ragazzi, scritto da Maurice Sendak e pubblicato da Harper & Row nel 1963.

Il libro narra le avventure immaginarie di un bimbo di nome Max. Nel corso della storia, il protagonista incontra i mostri selvaggi che danno il titolo al romanzo (Wild Things nella versione originale). Nonostante la sua brevità, Nel paese dei mostri selvaggi è diventato nel corso degli anni un libro amato da bambini e adulti, ispirando videogiochi, illustrazioni, composizioni musicali e svariati adattamenti per il teatro e il cinema.

In Italia il libro è stato pubblicato per la prima volta da Emme edizioni nel 1969, per poi essere ripubblicato nel 1999 dalla casa editrice milanese Babalibri.

Dopo un'iniziale diffidenza, il libro ottenne diversi riconoscimenti nel corso degli anni successivi, tra cui la medaglia Caldecott nel 1964, il Boston Globe-Horn Book Award e il American Library Association Notable Book, e riscosse un largo successo di critica e pubblico, diventando uno dei classici della letteratura americana per bambini.

Trama

Max, un bambino travestito con un costume da lupo, è intento a creare il caos in casa, rincorrendo il cane con una forchetta. Dopo essere stato definito dalla madre "Mostro selvaggio" e averle risposto che l'avrebbe mangiata, viene spedito in castigo senza cena nella propria camera.

Tra le mura della stanza inizia a crescere una foresta, lussureggiante al tal punto da far scomparire le pareti: Max inizia ad esplorare il luogo e trova una barca, con la quale, dopo avervi inciso il proprio nome, parte per un viaggio che sembra durare mesi, se non anni interi. Giunto nel paese dei mostri selvaggi, incontra delle strane e minacciose creature, Aaron, Bernard, Emil, Moishe e Tzippy, che il bambino conquista fissandoli intensamente negli occhi. Proclamato il mostro più selvaggio di tutti, Max diventa il loro re e dà inizio alla ridda selvaggia, un grande ballo di gruppo.

Poco dopo, il ragazzo comincia a sentire la mancanza di casa e decide, contro il volere dei mostri, di farvi ritorno. Giunto nella sua stanza trova la cena ad aspettarlo, ancora calda.

Genesi dell'opera

Nato come illustratore, a metà degli anni cinquanta Sendak decise di iniziare a scrivere e illustrare un proprio libro. Nel 1956, pubblicò il suo primo libro senza collaborazioni, Kerry's Window. Il suo progetto successivo avrebbe dovuto essere un altro tentativo in solitario. La storia avrebbe dovuto essere quella di un bambino che, dopo aver fatto i capricci, viene messo in castigo nella sua stanza e decide di scappare verso il luogo che dà il titolo al libro, Nel paese dei cavalli selvaggi (Where the Wild Horses Are, in origine). Poco prima di iniziare le illustrazioni, Sendak si rese conto di non saper disegnare i cavalli e, su suggerimento del proprio editore, cambiò i cavalli selvaggi con le più ambigue Wild Things (Cose selvagge, ambiguità che viene meno con la traduzione italiana), termine che prende spunto dall'espressione Yiddish "Vildechaya", usata per indicare i bambini chiassosi.

La casa editrice, tuttavia, era preoccupata dalla rappresentazione grafica dei mostri e temeva che nessuno avrebbe comprato un libro per bambini che spaventava i bambini stessi. Inoltre, il grande formato scelto da Sendak per le illustrazioni era inusuale all'epoca e dispendioso da stampare.

I mostri si rifanno alla tradizione yiddish anche per il fatto che Sendak prese ispirazione dagli atteggiamenti bizzarri dei suoi parenti. Per il loro aspetto grottesco, infatti, l'autore prese spunto dai parenti che lo venivano a trovare quando era piccolo: «Ti si avvicinavano con il loro alito e si schiacciavano e pizzicavano e i loro occhi erano iniettati di sangue e i loro denti erano grandi e gialli. Ah! Era orribile, orribile». I loro nomi, Aaron, Bernard, Emil, Moishe e Tzippy, sono stati ideati da Sendak in occasione della trasposizione teatrale degli anni ottanta. Due delle creature, Moishe e Bernard, si chiamano come i cugini dell'autore, morti durante l'olocausto.

Nonostante Sendak non abbia mai citato alcuna opera come fonte d'ispirazione per il proprio libro, Nel paese dei mostri selvaggi ricorda per certi versi la fiaba folkloristica giapponese di Momotarō, come narrata da William Griffiths nel 1887: nel corso della storia, Momotarō parte per l'isola su una piccola barca senza una guida, sottomettendo le creature del luogo, che lo riconoscono come loro maestro e lo implorano di restare sull'isola. Diverse analogie sono state riscontrate anche nel racconto popolare di Kintaro, in cui l'omonimo protagonista viene a contatto con delle creature magiche, i tengu.

Pubblicazione Edizione statunitense Nel paese dei mostri selvaggi fu ultimato nel 1962 e venne pubblicato l'anno successivo dalla casa editrice statunitense Harper & Row. Le vendite non raggiunsero le aspettative dell'editore, a causa dell'aspetto dei mostri, che frenava i genitori dal comprare i libri, e delle recensioni negative pubblicate all'epoca.

Secondo Sendak, il libro fu inizialmente bandito da molte biblioteche e ricevette diverse critiche negative. Ci vollero un paio d'anni prima che i genitori e i bibliotecari si accorgessero che il libro piaceva molto ai bambini, che continuavano a leggerlo e chiederlo in prestito, diventando uno dei libri per l'infanzia più venduti di sempre.

Nel 1988, in occasione del venticinquesimo anniversario dell'opera, il libro venne ripubblicato con una nuova copertina rigida e sovraccopertina con il logo della Caldecott Medal, il prestigioso premio vinto da Sendak nel 1964.

Ad oggi, l'edizione originale del libro, datata 1963, è il decimo libro più costoso del mondo e il più costoso in assoluto per quanto riguarda la letteratura dell'infanzia. Se in condizioni perfette e nella sua custodia originale, Nel paese dei mostri selvaggi arriva a costare 10.200 $.

Edizione italiana In Italia il libro è stato tradotto da Antonio Porta e pubblicato per la prima volta dall'editore Emme nel 1969, per poi essere ripubblicato nel 1999 dalla casa editrice milanese Babalibri, che da allora l'ha ristampato varie volte nel corso degli anni: nel 2000, nel 2002, nel 2004 e nel 2009, in occasione dell'uscita dell'adattamento cinematografico diretto da Spike Jonze. Nel 2018 Adelphi ha acquistato i diritti per l'Italia e riproposto il libro in un formato più vicino all'originale e con una nuova traduzione di Lisa Topi, definita più fedele e «in linea con il progetto di un'edizione filologica».

Critiche

All'epoca della sua uscita, il libro non ottenne il successo commerciale sperato e venne accolto con scarso entusiasmo da parte della critica. Nel paese dei mostri selvaggi divise il pubblico: da una parte quelli che trovavano la storia troppo oscura e inadatta ai bambini, dall'altra quelli che consideravano Sendak un pioniere nel settore della letteratura per l'infanzia, capace di scrivere e illustrare storie per, e sui, bambini. Alcuni gruppi di genitori criticarono aspramente la storia, in quanto ritraente un bambino che urlava contro la propria madre e scappava di casa, mentre altri ne lodarono l'insegnamento positivo: trasformando in maniera produttiva la sua rabbia, Max diventa di fatto una figura rispettata dai mostri. Nonostante sia ancora arrabbiato quando viene mandato nella sua stanza, Max sfoga la sua frustrazione attraverso la sua fantasia e, alla fine, arriva alla conclusione che non lascerà più che la sua rabbia lo separi dalle persone che ama. Tuttavia, nel corso degli anni Sendak non ha mai commentato le varie interpretazioni.

Molti contestarono, inoltre, il fatto che il libro non contenesse alcuna morale o regola di comportamento e che, anzi, mostrasse una madre che non disciplina il proprio figlio, abbassandosi al suo stesso livello. La cosa fu particolarmente criticata dallo psicologo Bruno Bettelheim, che scrisse un articolo intitolato Don't let this book overnight in your child's room (Non lasciate questo libro di notte nella stanza di vostro figlio). In seguito, Sendak incontrò Bettelheim, che, secondo il racconto dell'autore stesso, gli disse: «Odierò per sempre il tuo libro».

Da allora, Nel paese dei mostri selvaggi ricevette svariati apprezzamenti da parte della critica, diventando uno dei libri per bambini più apprezzati di sempre. John Cech, professore d'inglese alla University of Florida, scrisse, nel libro Angels and Wild Things: The Archetypal Poetics of Maurice Sendak:

Mary Dixon Weidler sul sito Common Sense citò la conclusione positiva dell'opera: «Il messaggio di amore incondizionato da parte dei genitori è rassicurante e costituisce il finale perfetto per la storia»,. Elizabeth Kennedy elogiò la combinazione, particolarmente riuscita, della storia con le illustrazioni: «Il testo e le illustrazioni si completano a vicenda, facendo scorrere la storia senza intoppi. La trasformazione della camera di Max nella foresta è deliziosa. Le illustrazioni di Sendak sono allo stesso tempo spiritose e spaventose, in modo da riflettere sia l'immaginazione del protagonista che la sua rabbia. E Max è un personaggio con il quale i bambini si possono realmente identificare. Ciò che rende il libro un'opera straordinaria è l'immaginazione di entrambe le componenti, il Maurice Sendak scrittore e il Maurice Sendak artista». Il TIME lo acclamò invece come «Il viaggio verso il lato selvaggio di ognuno di noi», mentre Francis Spufford affermò che il libro «È uno dei pochi libri illustrati a fare un uso sconsiderato e meraviglioso della rabbia».

Secondo alcuni, Nel paese dei mostri selvaggi rappresenta il primo libro in un'ideale trilogia sulla crescita dei bambini e su come padroneggiano le loro emozioni, continuata poi con Luca la luna e il latte e Outside Over There.

Il libro, oltre ad aver ottenuto diversi riconoscimenti nel corso degli anni, tra cui il Caldecott Medal nel 1964, il Boston Globe-Horn Book Award e il American Library Association Notable Book, ebbe un forte impatto culturale e nella letteratura per bambini in particolare. Tuttavia, Sendak non si scompose al riguardo, affermando che il libro deve piacere prima di tutto ai bambini: «Se ad un bambino non piace un libro, bisogna gettarlo nella spazzatura, senza preoccuparsi degli elogi della critica»; nel libro The Art of Maurice Sendak viene descritta la seguente conversazione avuta da Sendak con una madre:

Trasposizioni Per anni, vennero fatte molte richieste per utilizzare la licenza sui personaggi del libro per fumetti, videogiochi e capi di vestiario, ma Sendak rifiutò sempre queste proposte, finché alla fine degli anni ottanta, ormai sessantenne, permise che i personaggi venissero utilizzati in prodotti di consumo, il primo dei quali fu una serie di pubblicità della compagnia telefonica Bell Atlantic.

Cinema

Nel corso degli anni, furono molti i cineasti interessati a produrre un adattamento cinematografico del libro. Tuttavia, trasformare un libro per bambini di dieci frasi in un lungometraggio avrebbe significato modificare, o comunque ampliare, la storia di partenza. Il primo tentativo venne fatto con l'animazione, con l'adattamento del 1973 diretto da Gene Deitch, del quale vennero realizzate due versioni: la prima con la narrazione di Allen Swift e una colonna sonora di musica concreta composta dallo stesso Deitch, la seconda, invece, del 1988, con una nuova colonna sonora e la narrazione ex novo di Peter Schickele.