Sant'Angelo è l'undicesimo rione di Roma, indicato con R. XI.
L'importanza storica del rione deriva soprattutto dalla presenza sul suo territorio del Ghetto degli Ebrei con la Sinagoga.
Geografia fisica Sant'Angelo è il più piccolo fra i rioni romani. Esso si trova sulla sponda sinistra del Tevere davanti all'Isola Tiberina, confinando in senso orario da ovest con i rioni di Regola, Sant'Eustachio, Pigna, Campitelli e Ripa. A sudovest si affaccia sul fiume.
Il territorio del rione è pianeggiante ed essendo molto basso, prima della costruzione dei muraglioni, era particolarmente esposto alle piene del fiume.
Territorio Il rione confina con: Pigna: via Florida, via delle Botteghe Oscure Campitelli: via dell'Aracoeli, vicolo e piazza Margana, via dei Delfini, via Cavalletti, via della Tribuna di Campitelli, via Montanara, via del Teatro di Marcello Ripa: via del Foro Olitorio, via di Monte Savello il Tevere: Lungotevere dei Cenci Regola: via del Progresso, piazza delle Cinque Scole, via di santa Maria del Pianto, via in Publicolis Sant'Eustachio: via dei Falegnami, via di Sant'Elena, largo Arenula
Storia L'età Romana: Circus Flaminius
Durante la prima età romana, il territorio di Sant'Angelo si trovava al di fuori delle Mura serviane ma, essendo posto proprio di fronte all'isola, dove il fiume – almeno in estate - poteva essere guadato facilmente, esso aveva grande importanza strategica. I ponti Cestio e Fabricio, costruiti nel corso del I secolo a.C., collegando l'isola rispettivamente con la sponda destra e quella sinistra del fiume, aumentarono ancora l'importanza dell'areaIl più antico ponte in pietra di Roma, il Pons Aemilius, sorgeva anche non lontano da qui..
Durante l'Impero il distretto divenne parte della IX Regio (Circus Flaminius), la quale prese il nome dal secondo circo di Roma in ordine di grandezza, qui costruito durante il III secolo a.C. da Gaio Flaminio Nepote. L'area intorno al Circo FlaminioNel circo si svolgevano i Comitia Plebis, e anche i cortei trionfali partivano da qui. Staccioli, 208., sorgendo vicino al Campidoglio e il Foro Romano, fu destinata da Augusto ad essere parte del centro monumentale di Roma, con edifici dedicati a rappresentazioni teatrali (il Teatro di MarcelloLa sua costruzione fu iniziata da Cesare e finita da Augusto. Il teatro era dedicato al suo nipote defunto Marcello. Esso poteva contenere 15.000 spettatori. Staccioli, 204. e quello di Balbo),Esso fu costruito da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C., ed era il più piccolo, ma il più esclusivo fra i tre teatri di Roma. Esso conteneva un Criptoportico, i cui resti sono visibili ancora oggi in via delle Botteghe Oscure. Staccioli, 208. e templi.
Inoltre, due magnifici Portici, entrambi ricostruzioni di Portici repubblicani, furono costruiti verso la fine del I secolo a.C.: la Porticus Octaviae e la Porticus Philippi. Il primo fu eretto da Augusto, che lo dedicò a sua sorella OttaviaIl Portico venne in realtà costruito da Cecilio Metello Macedonico nel 146 a.C., e fu ricostruito da Augusto. Esso conteneva una biblioteca Greca e una Latina, e una serie intera di 34 statue equestri bronzee, opera di Lisippo, le quali ritraevano Alessandro il Grande e i suoi ufficiali caduti durante la battaglia del Granico. Il portico conteneva i templi di Giunone Regina e di Giove Statore. Staccioli, 206, il secondo fu eretto da suo suocero FilippoEsso fu ricostruito nel 29 a.C. al posto di un altro Portico costruito nel 168 a.C. da Gneo Ottavio. Il Portico conteneva il tempio di Ercole Musagete, eretto da Marco Fulvio Nobiliore. Staccioli, 208.
Parte dello spazio necessario per questi edifici fu ottenuta alle spese del Circo Flaminio, che fu quindi smantellato da AugustoStaccioli, 208.
Il Medioevo: Sant'Angelo in foro piscium
Dopo la fine dell'Impero, gli edifici monumentali caddero in rovina,Nella seconda metà del IV secolo l'imperatore Valentiniano I demolì parte della scena del teatro di Marcello per ricostruire il Ponte Cestio. Delli, 819 ma alcuni fra di essi furono trasformati in fortilizi. Diversi fattori giocarono un ruolo importante in questa trasformazione: prima di tutto, la mole e la solidità di costruzione; quindi, la vicinanza al Tevere (dopo la distruzione degli acquedotti durante la Guerra gotica, il fiume divenne la sola fonte d'acqua potabile per la città). Infine, la possibilità di controllare l'accesso alla sponda destra tramite i Ponti Fabricio, Cestio ed Emilio,Conosciuto più tardi come "Ponte rotto". i soli ancora transitabili all'interno del perimetro della Mura aureliane all'inizio del medioevo.
Le famiglie baronali dei Fabi e – più tardi - dei Savelli, i quali sull'Aventino possedevano anche la fortezza chiamata Rocca Savella, si annidarono dentro le rovine del teatro di Marcello, mentre gli Stefaneschi costruirono dentro il teatro e la cripta di Balbo il castello chiamato Castrum aureum, che più tardi donarono al monastero di Santa Caterina.
Il mercato del pesce si spostò invece dal Foro Piscario, situato vicino al Foro Romano, fra le rovine del Portico d'Ottavia, e rimase lì sino alla fine dell'Ottocento, divenendo uno dei luoghi più pittoreschi di Roma.
Durante il Medioevo il distretto prese il nome di Vinea Thedemari, mentre la sua parte settentrionale venne chiamata Calcaràrio, dalle Calcare (forni per la Calce), che per secoli produssero la Calce ottenuta bruciando i marmi dei Fori.
Più tardi apparve anche la denominazione attuale Sant'Angelo, dalla chiesa più importante del rione, Sant'Angelo in Foro Piscium ("Sant'Angelo in Pescheria"). Questa chiesa, eretta nel 770 dentro i Propilei del Portico di Ottavia, ebbe una grande importanza storica durante l'età medievale. Nel 1110 papa Pasquale II nominò diacono cardinale del titolo di questa chiesa San Berardo. Da qui, la domenica di Pentecoste del 1347, i Romani, guidati da Cola di Rienzo, lanciarono l'assalto al Campidoglio nel tentativo di ripristinare la repubblica romana.
Sant'Angelo, essendo come i rioni confinanti di Regola e Ripa un quartiere essenzialmente operaio, ospitò molte corporazioni: vicino alla chiesa di Santa Caterina erano presenti i funari,Questi dettero il nome alla chiesa di Santa Caterina, che fu chiamata Santa Caterina dei Funari. Essa è in realtà la sola chiesa di Roma il cui nome non deriva dal giuspatronato di una corporazione, ma dal fatto che i membri di quest'ultima lavoravano vicino ad essa. Pietrangeli, i quali torcevano le funi nel cortile porticato lungo 60 m della Crypta Balbi. Lungo le Botteghe Oscure così erano chiamate le arcate del Teatro di Balbo - era prodotta la calce, mentre fabbri e calderai avevano le loro botteghe dentro le arcate del teatro di MarcelloGli ultimi calderai lavorarono lì sino al restauro del teatro nel 1926..Infine, cardatori e cimatori avevano le loro botteghe presso la chiesa di San ValentinoLa chiesa di San Valentino dei Mercanti fu abbattuta poco dopo il 1870. Pietrangeli, 66, mentre i pescivendoli avevano il loro mercato in via del Portico d'Ottavia, dove essi vendevano il pesce su tavole marmoree le quali erano affittate a caro prezzo dalle famiglie nobili romane. Sul muro vicino al Portico è ancora oggi visibile la copia di una lastra marmorea (l'originale può essere visto nei Musei Capitolini), la cui lunghezza dà la dimensione massima dei pesci che potevano essere venduti interi. A quelli che erano più lunghi bisognava tagliare la testa, la quale doveva essere data ai Conservatori (I consiglieri comunali della Roma papale), che la usavano per preparare una zuppa di pesceL'iscrizione dice "CAPITA PISCIUM HOC MARMOREO SCHEMATE LONGITUDINE MAIORUM USQUE AD PRIMAS PINNAS INCLUSIVE CONSERVATORIBUS DANTO" in Italiano: Le teste dei pesci più lunghe di questa lastra di marmo dovranno essere date ai Conservatori, sino alle prime pinne incluse.. Delli, 83.. L'attività più caratteristica della pescheria era il cosiddetto cottío, cioè la vendita all'incanto del pesce, che aveva luogo ogni notte alle due. Particolarmente atteso era il cottío dell'antivigilia di Natale, il quale era frequentato da moltissimi romani i quali andavano a procurarsi il pesce per il cenone della Vigilia. Per i Romani il cottío dell'antivigilia costituiva l'inizio delle feste natalizieZanazzo, 160.
Rinascimento: Serraglio delli Ebrei
Il Rinascimento arrivò a Sant'Angelo intorno alla metà del XV secolo. A quel tempo Lorenzo Manili, un nobile romano entusiasta della sua città, costruì la propria dimora decorandone la facciata con rilievi romani e una lunga iscrizione in latino, dove egli esalta la rinascita della città EternaLa casa si trova vicino all'estremità nord di Via del Portico d'Ottavia. Sopra le finestrelle al primo piano può ancora essere letta la frase "HAVE ROMA". Pietrangeli, 48.
Nel XVI secolo, i Savelli fecero costruire in cima al Teatro di Marcello un bellissimo palazzo, opera di Baldassarre Peruzzi, il palazzo Savelli Orsini, che nel 1729 divenne possesso degli Orsini. Nel frattempo, nella parte nord del rione, un'altra potente famiglia, i Mattei, eresse ben quattro palazziEssi sono conosciuti come Palazzo Mattei di Giove (capolavoro di Carlo Maderno), di Giacomo Mattei (opera di Nanni di Baccio Bigio), Mattei di Paganica, e di Alessandro Mattei (ora Caetani). Pietrangeli, i quali insieme formarono un isolato, chiamato "Isola dei Mattei"La visita del cortile di Palazzo Mattei di Giove in primavera, decorato con statue e rilievi romani, e inondato di rose rampicanti, ci insegna più di molti libri sull'ideale di vita rinascimentale a Roma. In questo periodo anche altre nobili famiglie, come i Costaguti, i Santacroce e i Serlupi, scelsero di costruire le loro residenze in Sant'Angelo.
Ma, mentre il vento del Rinascimento stava iniziando a soffiare per Roma, un altro evento cambiò profondamente il destino del rione: l'arrivo degli Ebrei.
A causa della decadenza del commercio fluviale, all'inizio del XV secolo essi abbandonarono la sponda destra e si sparsero per la città. A quel tempo, in Roma vivevano circa 2.000 Ebrei: 1.200 a Sant'Angelo (qui essi ammontavano all'ottanta per cento della popolazione), 350 alla Regola, 200 in Ripa, mentre gli altri erano sparsi nei distretti restantiDelli, 435.
Circa un secolo dopo, il 14 luglio 1555, Papa Paolo IV, un campione della Controriforma, promulgò la Bolla "Cum nimis absurdum", dove egli revocava tutti i diritti della comunità israelita e la rinchiudeva in un quartiere muratoIl muro fu costruito sotto la direzione dell'architetto Giovanni Sallustio Peruzzi. Il denaro per la sua costruzione – 300 scudi – dovette essere pagato dalla comunità Ebrea., il Ghetto. I Cristiani che erano proprietari degli edifici posti all'interno del recinto poterono mantenere la proprietà ma, grazie al cosiddetto "jus gazzagà" (diritto di possesso) essi non potevano né mandar via gli inquilini né aumentare gli affittiIntorno al 1860 l'affitto di un grande appartamento in Ghetto era di 30 Scudi al mese. L'affitto dello stesso appartamento sul mercato libero era di 450 scudi. About, 94.
Il muro era interrotto da duePiù tardi nel corso del Cinquecento le Porte divennero tre: sotto Sisto V cinque, e infine, durante l'Ottocento otto. Queste variazioni furono causate da successivi ingrandimenti dell'area. Pietrangeli, 44. porte, le quali venivano aperte all'alba e chiuse ogni sera, un'ora dopo il tramonto fra novembre e Pasqua, due ore dopo negli altri periodi dell'annoPietrangeli. L'area aveva forma trapezoidale, e non conteneva quasi edifici degni di nota. La sola piazza importante – Piazza GiudeaSulla piazza erano poste le casermette dei gendarmi che controllavano l'ordine pubblico in Ghetto, e lì veniva praticato il tormento della corda. Pietrangeli, 45 – era divisa dal muro in due parti. Le tre chiese che sorgevano nel Ghetto furono sconsacrate e demolite subito dopo la sua costruzione.