Il fucile è un tipo di arma leggera da sparo, a canna lunga, ideata per tiri più accurati rispetto ad una pistola. In questa voce ci si riferisce ad un'arma da fuoco progettata per essere tenuta con entrambe le mani e appoggiata alla spalla del tiratore, tramite un calcio, per aumentarne la stabilità durante la mira e il tiro; il fucile di precisione necessita spesso di un ulteriore supporto, solitamente un bipiede posto vicino all'estremità della canna (volata).

In origine, erano definite fucili solo le armi lunghe ad avancarica dotate di «focile», cioè del meccanismo a pietra focaia con accensione ad acciarino. Il termine però in italiano ha assunto una semantizzazione molto più ampia, divenendo un sinonimo di tutte le armi lunghe sia da fuoco che non (ad aria compressa, a molla, a elastico, ecc), sia a canna rigata (detta rifle in inglese) sia a canna liscia (detta shotgun) e ivi incluse quelle a miccia e a ruota.

Il fucile è ampiamente utilizzato in ambito civile per sport di tiro, tiro a segno e caccia, oltre che in ambito militare da forze armate, forze speciali, ecc. e sicurezza nazionale, forze dell'ordine pubblico e penitenziario.

Storia Lo sviluppo del fucile ebbe inizio intorno al XIV secolo con l'utilizzo della polvere nera, non solo per produrre/sparare fuochi d'artificio, ma anche per lanciare proiettili. Inizialmente tramite fucili ad avancarica, con canna chiusa sulla culatta, e poi di pari passo con l'uso bellico della polvere da sparo e le cartucce per retrocarica.

Le prime armi da fuoco portatili, ideate per l'appunto durante questo secolo, venivano chiamate bombardelle, ossia piccoli cannoni; un'altra versione era l'hakbutt, un supporto di legno su cui era adagiato un corto cilindro di ferro: tale supporto disponeva d'un gancio verticale che fungeva da fermo per ridurre gli effetti del rinculo; la polvere da sparo veniva incendiata da schegge di legno ardenti, sistema sostituito attorno al 1415 da micce lente, utilizzate dallo schioppo e dall'archibugio che a loro volta lasciarono poi il posto al sistema a ruota.

Con l'apparizione del moschetto e dei fucili a percussione e a retrocarica, nonostante le numerose altre innovazioni di carattere bellico, l'arma venne estensivamente utilizzata sino a tutta la prima guerra mondiale poiché sino ad allora la maggior parte delle armi da fuoco più potenti risultarono ingombranti e poco maneggevoli specialmente durante le azioni offensive, essendo invece il fucile più comodo e maneggevole e quando provvisto di baionetta diventava estremamente efficace in occasione del combattimento corpo a corpo.

Ad oggi nell'utilizzo bellico è stato quasi completamente sostituito dal fucile d'assalto ma continua ad esser impiegato come arma da parata presso varie forze armate, nonché nell'uso civile, come nella caccia e nello sport.

Fucili a cartuccia non unitaria Questi tipi di fucili sono i modelli in cui la cartuccia non è unitaria, cioè in cui l'innesco (o successivamente la capsula a percussione), polvere da sparo e proiettile erano sciolti e caricati separatamente. L'alimentazione era quasi esclusivamente a colpo singolo tramite avancarica, e per questo erano a canna liscia. Questo perché la rigatura avrebbe interferito con il caricamento della palla, dato che la rigatura richiede una forte adesione con il proiettile che sarebbe stato difficile da inserire manualmente. Eccezioni al colpo singolo potevano essere visti in vari ingegnosi, ma alla fine poco pratici, metodi e alcuni fucili ad avancarica erano comunque rigati, grazie alla presenza di pallottole Minié

A miccia

Le prime testimonianze dei fucili a miccia si trovano in scritti, disegni e dipinti del 1470. Il fucile a miccia prevedeva un braccio di ferro curvo fissato all'arma, detto serpentina: questo braccio poteva girare su un perno centrale ed era collegato ad una leva di ferro sotto il supporto di legno dell'arma. Di fatto questa leva costituiva l'antenata del grilletto. La procedura di caricamento era la seguente: il tiratore posizionava il fucile verticalmenteposizionava il fucile verticalmente, inserendo una quantità determinata di polvere da sparo all'interno della canna, ovverosia il tubo metallico. La polvere veniva quindi spinta accuratamente verso il basso e pressata con una bacchetta; successivamente si introduceva il proiettile, che a sua volta veniva calcato all'interno con la bacchetta. A quel punto l'arma era pronta per far fuoco: per incendiare la carica di polvere, una miccia accesa veniva portata verso il focone, ossia il forellino presente sulla culatta dell'arma. Una versione più tarda del fucile a miccia era dotata di uno scodellino d'innesco intorno al focone. Il fuciliere collocava un pizzico di polvere da innesco nello scodellino, quindi, quando la leva veniva pressata contro il supporto, la serpentina girava attorno al proprio asse e accostava la miccia incandescente allo scodellino, il fuoco della polvere di innesco si propagava, attraverso il focone, all'interno della canna dove accendeva la carica vera e propria. Questo fuoco generava una pressione tale da far fuoriuscire con forza il proiettile.

Nei modelli successivi, la serpentina era provvista di una molla a balestra. Quando la serpentina era piegata all'indietro, era bloccata da un gancio: quando il gancio veniva lasciato andare, la molla faceva sì che la serpentina si spostasse in avanti. La leva per fare fuoco era talvolta sostituita da un pulsante che bloccava il gancio, in seguito rimpiazzato dal grilletto.

La ricarica dei fucili a miccia era fortemente influenzata dalle condizioni atmosferiche: una forte raffica di vento, infatti, poteva far volar via la polvere da sparo dallo scodellino d'innesco, mentre la pioggia poteva impedire l'accensione dell'arma. Tale difetto portò ai modelli del XVII secolo con scodellino d'innesco munito di coperchio. Quando il fucile non era utilizzato, la polvere da sparo era protetta da un coperchio a perno; quando il fuciliere doveva fare uso dell'arma, faceva ruotare o piegare il coperchio dello scodellino d'innesco in modo che la miccia potesse raggiungere la polvere. Già all'inizio del Seicento i soldati, noti come moschettieri, indossavano bandoliere con contenitori in legno di bosso (da cui il nome bossolo) che avevano al loro interno la giusta quantità per ogni carica: l'uso di corni o di fiaschi per la polvere di dimensioni maggiori per ricaricare l'arma, infatti poteva rivelarsi pericolosissimo poiché le scintille o la fuliggine che bruciava senza fiamma rimasta nella canna potevano dar luogo alla esplosione delle fiasche stesse. La miscela esplosiva utilizzata in porzioni minori nei contenitori in legno era assai più sicura.

A ruota

Il meccanismo con acciarino a ruota fu il passo successivo dell'evoluzione del fucile. Questo sistema d'accensione, che sostituì quello a miccia, in realtà era stato concepito da Leonardo da Vinci: questi redasse all'inizio del XVI secolo il Codex Atlanticus, nel quale compaiono schizzi di un acciarino a ruota. I primi modelli che montavano tale marchingegno apparvero alla fine del XV secolo. Il loro funzionamento può essere paragonato a quello di un accendino: una ruota zigrinata, comandata da una molla, sfregava un pezzo di pirite provocando delle scintille. Prima che l'arma potesse essere utilizzata, la molla doveva essere caricata, ovverosia avvitata girando una chiave e bloccata dal dente d'arresto; quando la molla era carica, il cane veniva abbassato sulla ruota stessa, contro la quale era tenuto premuto da una molla. Premendo il grilletto, si sbloccava la ruota zigrinata che, girando assai velocemente e sfregando la pirite, produceva una pioggia di scintille che incendiavano la polvere d'innesco. L'acciarino a ruota era un meccanismo complesso e costoso e per di più era facilmente condizionato dallo sporco, che poteva causare l'inceppamento del fucile: non sorprende, dunque, che alcune armi costruite nel XV secolo fossero dotate di due sistemi differenti per far fuoco.

Acciarino (snaphaunce) Nel corso del XVI e del XVII secolo vennero istituiti numerosi gruppi di moschettieri: dotarli di armi ed equipaggiamento adatti, tuttavia, costituiva una spesa alquanto elevata. La ricerca di una soluzione più economica dell'acciarino a ruota portò allo sviluppo del sistema d'accensione snaphaunce, prodotto a partire dal 1545. Esistono numerose teorie sull'origine del termine snaphaunce; secondo una di queste, deriverebbe dall'olandese snaphaan, che probabilmente significa «ladro di polli». A quel tempo, infatti, dato l'elevato costo dell'acciarino a ruota e la pericolosità dei fucili a miccia, i bracconieri avevano risolto tali inconvenienti ideando un loro sistema a pietra focaia: l'acciarino snaphaunce. Un'altra ipotesi, più plausibile, indicherebbe come origine del nome un vocabolo dell'antico olandese che significa «testa d'uccello che becca» e che sarebbe dovuto alla somiglianza della forma dell'acciarino e del movimento contro la pietra focaia.

Il meccanismo consisteva in un cane che serrava un pezzo di pietra focaia: quando si premeva il grilletto, la pressione della molla spingeva di scatto il cane in avanti. Davanti allo scodellino d'innesco era montata una piastrina d'acciaio (la "martellina"), sulla quale picchiava la pietra focaia del cane, provocando le scintille che cadevano sullo scodellino innescato, che a sua volta trasmetteva il fuoco alla carica di polvere all'interno della canna. Inizialmente lo scodellino d'innesco era chiuso da un coperchio manovrato manualmente, come nel caso degli ultimi modelli di armi da miccia; in seguito il coperchio si spostava meccanicamente quando il cane colpiva in avanti. Una variante di questo sistema fu lo snaplock svedese ("chiusura a scatto"), il quale disponeva di una piastrina d'acciaio montata sopra il coperchio dello scodellino: questo pezzo poteva essere spostato di lato e fungeva da meccanismo di sicurezza. Il fuciliere poteva dunque portare l'arma con il cane in tensione: siccome la piastrina non era in posizione, il fucile non poteva sparare, mentre il coperchio manteneva asciutto lo scodellino d'innesco.

A pietra focaia

I fucili che presentavano l'acciarino snaphaunce furono sostituiti da quelli a pietra focaia, comparsi attorno al 1610. Questo sistema assomigliava molto a quello precedente: la differenza principale consisteva nel fatto che la piastra d'acciaio e il coperchio dello scodellino d'innesco erano combinati in un solo elemento. Il coperchio dello scodellino del fucile a pietra focaia aveva una piastrina verticale. Quando il grilletto veniva premuto, il cane partiva in avanti, la pietra focaia colpiva l'acciaio, che si alzava assieme al coperchio, ad essa collegato. Ciò permetteva alle scintille di cadere nell'innesco, rimasto scoperto. Il miquelet, altrimenti detto "acciarino spagnolo", è una variante del fucile a pietra focaia: le principali differenze rispetto a quel modello erano la piastrina d'acciaio zigrinata e la molla del cane che si trovava all'esterno, sulla piastra del congegno.

A percussione

Nel XVII secolo gli scienziati erano già alla ricerca di sistemi innovativi che potenziassero la polvere da sparo e aumentassero la distanza raggiunta dai proiettili sparati, e furono svolti esperimenti con diverse sostanze, tra cui il mercurio e l'antimonio. Ametà del XVIII secolo, il chimico francese Berthollet sviluppò un esplosivo a base di fulminato d'argento. Nel 1798, il militare inglese Edward Howard scoprì un sistema più facile per produrre una sostanza alternativa, il fulminato di mercurio (usata anche oggi in molte capsule a percussione).

Tuttavia, la vera rivoluzione nello sviluppo del fucile (e delle armi da fuoco in generale), giunse con l'invenzione del meccanismo del sistema a percussione, ideato dal reverendo scozzese Alexander Jhon Forsyth di Belhelvie: nel 1799 pubblicò un trattato scientifico su un composto chimico, il fulminato , che poteva prender fuoco ricevendo un colpo secco.