La struttura narrativa è, nella narratologia, l'architettura strutturale che soggiace all'ordine e al modo in cui viene presentata una narrazione a un lettore, un ascoltatore o uno spettatore.

Nella narratologia strutturalista I critici e teorici della narrativa che descrivono la struttura narrativa di un testo possono fare riferimento a elementi strutturali quali l'introduzione, nella quale vengono descritti i personaggi e le circostanze fondamentali di una storia; un coro, che usa la voce di un astante per descrivere gli eventi o indicare la risposta emotiva appropriata (felicità, tristezza, ecc.) rispetto a ciò che si è appena verificato; o una coda, che cade alla fine di una narrazione e presenta delle considerazioni conclusive. Descritta per la prima volta nei tempi antichi da filosofi indiani e da greci (quali Aristotele e Platone), la nozione di struttura narrativa ha goduto di una rinnovata popolarità come concetto critico dalla metà alla fine del XX secolo, quando gli esponenti della critica strutturalista come Vladimir Propp e i formalisti russi, e di seguito Roland Barthes, Joseph Campbell e Northrop Frye hanno sostenuto che tutte le narrazioni umane hanno certi elementi strutturali profondi in comune. Questa posizione è stata criticata dai fautori del poststrutturalismo come Michel Foucault e Jacques Derrida, secondo i quali asserire l'esistenza di tali strutture profonde universali era logicamente impossibile.

I miti di Frye Northrop Frye, nella sua Anatomia della critica, tratta estesamente di quelli che chiama miti della primavera, estate, autunno e inverno. I miti primaverili sono essenzialmente commedie, e cioè storie che portano da situazioni negative a un lieto fine. La dodicesima notte di Shakespeare appartiene a questo tipo. I miti estivi sono similmente fantasie utopiche, come il Paradiso di Dante. I miti autunnali sono tragedie che portano da situazioni ideali al disastro. Si vedano Amleto, Otello e Re Lear. Infine i miti invernali sono distopie, per esempio 1984 di George Orwell o Il mondo nuovo di Aldous Huxley o il racconto lungo di Ayn Rand "Antifona".

Strutture narrative lineari e non-lineari Una narrazione non-lineare è una che non procede secondo una linea retta, passo dopo passo; può esserne esempio una storia in cui l'autore racconta l'epilogo prima che si sia completato lo svolgimento della trama. L'opposto di tale narrazione è quella lineare, nella quale la diegesi procede regolarmente senza interruzioni e inversioni dell'ordine cronologico dei fatti narrati. Tenendo conto della distinzione, enunciata dai formalisti russi e ripresa dalla critica strutturalistica, tra fabula e intreccio la linearità o non-linearità di una trama dipende dalla maggiore o minore aderenza dell'intreccio alla fabula (rappresentando quest'ultima l'ideale linearità assoluta).

Note

Bibliografia

Voci correlate Struttura drammatica Critica letteraria Narrazione Narratologia Storytelling Narrema quale unità minima della struttura narrativa, affine al fonema nella linguistica strutturalista Trama (narrativa) Semiotica Suspense

Categoria:Narrativa Categoria:Critica letteraria Categoria:Strutturalismo