La Marsigliese (in francese: La Marseillaise ) o Chant de guerre pour l'Armée du Rhin (, Canto di guerra per l'Armata del Reno) è il canto rivoluzionario adottato per la prima volta nel 1795 e poi di nuovo dal 1879 come inno nazionale francese.
Composta da Rouget de LisleAlcuni tentativi di attribuzione del brano ad altri compositori, in particolare all'italiano Giovanni Battista Viotti, non hanno trovato conferma documentale. nel 1792, è parte del processo di affermazione dell'idea di nazione, rappresenta uno dei primi (per alcuni il primo) esempi di inno nazionale moderno e si è imposta come modello di quelli repubblicani,. in contrapposizione all'inno della monarchia britannica God Save the King, di poco anteriore. In quanto portatrice di ideali democratici e testualmente sovversiva fu vietata nelle monarchie assolute e sostituita nella Francia napoleonica, della Restaurazione e del Secondo Impero..
Nella sua veste di prototipo, non solo ha ispirato autori di canti patriottici di fede repubblicana (come Mameli e Novaro per Il Canto degli Italiani), ma è stata direttamente adattata e intonata in molteplici contesti politici rivoluzionari, repubblicani e socialisti, fornendo tra l'altro la prima base melodica del testo dellInternazionale.
Storia
Precedenti Prima della Rivoluzione, sotto lAncien Régime e con l'idea politica di nazione ancora incompiuta, né in Francia né altrove si parla di inni nazionali. La stessa monarchia francese solo negli ultimi anni della sua esistenza (escluse le restaurazioni ottocentesche) trovò un simbolo nella melodia di Vive Henri IV corredata dei versi di Collé (1774); ma più che un inno fu un canto politico facilmente adattabile, al semplice variare del testo, alle più disparate fazioni, anche antimonarchiche e antinapoleoniche.
Nel primo anno dopo la presa della Bastiglia, simbolo musicale della rivoluzione fu un brano permeato di religiosità cattolica e principi evangelici, noto come Ça ira (dall'espressione frankliniana che il canto ripeteva nel ritornello) e basato sull'aria del Carillon national di Jean-Antoine Bécourt. Era però già in atto il transito dalla concezione del diritto divino dei re all'ideale deista rivoluzionario: ciò è evidente tanto nella prefigurazione di un «nuovo catechismo» civile in un verso di Ça ira, quanto nel Te Deum celebrativo di Gossec (14 luglio 1790), che non rinunciava all'implorazione «Domine, salvum fac regem» («Signore, salva il re»), ma le anteponeva la preghiera a Dio di salvare il popolo e la legge. Questo processo di transizione si sarebbe completato nel giro di due anni, in parallelo con la crisi della monarchia, la fuga del re a Varennes e l'instaurazione della repubblica; e avrebbe rapidamente condotto all'adozione di un nuovo canto rivoluzionario..
Origine e pubblicazione L'occasione della nascita del nuovo canto fu la dichiarazione di guerra all'Austria, proclamata dall'Assemblea nazionale il 20 aprile 1792. La notizia della guerra raggiunse Strasburgo, dove fu accolta con entusiasmo e celebrata sulle note di Ça ira. L'aria popolare, che prometteva ormai di farsi autentico inno nazionale, consisteva però in una contraddanza rustica e dispiaceva al sindaco della città, Frédéric de Dietrich, il quale il 25 aprile diede lettura solenne della dichiarazione alternata a rulli di tamburi e musica, con l'immancabile canto. Fu così, al ricevimento da lui offerto la sera stessa, che Dietrich incaricò il giovane capitano Rouget de Lisle, poeta e compositore, della stesura di un canto di guerra...
Rouget avrebbe composto l'inno la notte stessa, di getto e febbrilmente, in preda all'emozione degli eventi del giorno e dei fumi dell'alcol; le cronache narrano che l'indomani lo presentò a casa del sindaco Dietrich il quale, suonandolo e trovandolo esaltante, volle subito reinvitare gli ospiti del giorno prima a cena, dove intonò personalmente il canto accompagnato al clavicembalo dalla nipote Louise..
Questa prima audizione aneddotica è l'unica databile tra quelle che precedettero la prima esecuzione pubblica e che plausibilmente avvennero nei giorni seguenti da parte dello stesso Rouget,. più tardi erroneamente immortalato nell'atto di cantare per primo l'inno a casa Dietrich da una litografia del XIX secolo e da un olio di Isidore Pils del 1849.
Il 29 aprile il canto debuttò in pubblico sulla piazza d'armi di Strasburgo, nel corso di una parata militare; subito dopo Rouget de Lisle iniziò a diffonderlo inviandolo per corrispondenza a diverse personalità, sotto il titolo Chant de guerre pour l'Armée du Rhin e con dedica a uno dei destinatari, il maresciallo d'origine bavarese Nicolas Luckner,. comandante appunto dell'Armata del Reno. Tanto il dedicatario quanto il committente dell'inno sarebbero stati ghigliottinati sotto il Terrore, a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, tra il 1793 e il 1794.
Lo Chant de guerre fu pubblicato nel maggio 1792, dall'editore Dannbach di Strasburgo, senza accompagnamento e con l'aggiunta di un ritornello di violino. L'originale presenta lievi ma diffuse differenze rispetto alla versione invalsa nell'uso.. Questa prima edizione è riportata di seguito nella tonalità di do maggiore e con il metro della partitura originale. L'appoggiatura alla battuta 8 e il tremolo alla battuta 34 sono realizzati.
a) Dannbach 1792
Affermazione e titolo Il 17 giugno 1792 la cerimonia funebre del sindaco di Étampes, l'assassinato Simoneau, vide a Montpellier la partecipazione del generale giacobino François Mireur, che stava organizzando i volontari in partenza per il fronte, e di un inviato di Strasburgo che per l'occasione intonò lo Chant de guerre. Colpito dal brano, Mireur lo presentò a sua volta il 22 giugno al club dei giacobini di Marsiglia.. Il successo fu immediato e il Journal des départemens méridionaux lo pubblicò l'indomani con il titolo di Chant de guerre aux armées des frontières; infine, nel luglio seguente, un estratto dell'inno fu distribuito ai volontari fédérés marsigliesi in partenza per Parigi, che lo cantarono al loro arrivo nella capitale, ispirando ai parigini il soprannome di Hymne des Marseillais, poi brevemente La Marseillaise, che presto sostituì i vecchi titoli...
Origini del testo Il testo della Marsigliese appare debitore in primo luogo del linguaggio giacobino della Societé des amis de la Constitution strasburghese che, appresa la dichiarazione di guerra, aveva fatto affiggere ai muri della città un manifesto del seguente tenore:
L'esortazione agli «enfants de la Patrie» («figli della Patria») si ispira invece al nome dei battaglioni volontari giovanili diffusi nel Basso Reno a Strasburgo, Sélestat, Colmar: a quello strasburghese appartenevano i figli di Dietrich, uno dei quali lo comandava... Rouget, inoltre, dovette aver conosciuto un inno protestante del 1560 legato alla congiura d'Amboise e concluso dai versi «Le temps est-il venu que les étrangers ravissent d'entre nos bras, nos femmes et nos pauvres enfants pour en abuser en toute vilainie» («È giunto un tempo in cui gli stranieri ci strappano dalle braccia le nostre donne e i nostri poveri bambini per abusarne crudelmente»). Poteva infine non essergli estranea l'ode composta da Boileau nel 1656 in risposta alle minacce di Oliver Cromwell alla Francia: «Et leur corps pourris dans nos plaines/N'ont fait qu'engraisser nos sillons» («E i loro corpi marciti nelle nostre pianure/Hanno solo ingrassato i nostri solchi»).
Due soli versi sarebbero cambiati nell'immediatezza della stesura: il tenente Masclet, al quale Rouget de Lisle sottopose l'inno prima di presentarlo a Dietrich, avrebbe obiettato all'ultimo distico della sesta strofa «Et que les trônes des tyrans/Croulent au bruit de notre gloire» («E che i troni dei tiranni/Crollino al clamore della nostra gloria») sostituendolo con i versi «Que tes ennemis expirants/Voient ton triomphe et notre gloire» della versione definitiva..
La settima strofa, detta couplet des enfants («strofa dei bambini»), fu aggiunta da un autore non identificato (forse Louis Dubois o l'abate Antoine Pessonneaux.). Variazioni minori e di probabile origine popolare hanno interessato il testo originale: così «vos bras, [...] vos fils, vos compagnes» (in luogo di «nos [...]») e l'imperativo di prima persona «marchons» al posto di «marchez», che si suppone modificato per esigenze di rima (con «bataillons» e «sillons»).
Origini e sviluppo della musica
Attribuzione Negli anni La Marsigliese ha conosciuto una sorte molto diversa quanto al testo e alla musica. Mentre il primo non ha avuto che pochi rimaneggiamenti, e la sua attribuzione a Rouget de Lisle non è mai stata posta in discussione, la seconda è stata gradualmente modificata e sulla sua paternità aleggiano molti dubbi, spinti fino al sospetto di plagio. Rouget fu un compositore molto mediocre e nessuna delle sue melodie ebbe successo, tranne proprio La Marsigliese; le prime edizioni inoltre non erano firmate.
Le ipotesi al riguardo sono numerose e provengono tanto dalla Francia quanto dall'estero. Tra i francesi, Garros e Parès hanno sostenuto che il vero autore fosse Ignace Pleyel, amico di Rouget ma realista, che avrebbe rinunciato a esporsi a causa delle sue idee politiche; alla tesi si obietta tuttavia che Pleyel fu lontano da Strasburgo da dicembre 1791 fino almeno a maggio 1792 e, a meno di aver composto il canto in precedenza, non potrebbe averlo offerto a Rouget.. Arthur Loth ritiene invece che il brano provenga dall'oratorio Esther del maestro di cappella di Saint-Omer Jean-Baptiste Grisons. L'ipotesi sembra meno peregrina, ma Grisons non rivendicò mai tale paternità.. Luxardo sostiene che il brano interessato, certamente identico all'inno, sia un'interpolazione dello stesso Grisons, attuata per scampare a una condanna penale, magari a morte; si tratta però di una semplice congettura.. La datazione dell'oratorio non è attestata, ma desunta da Loth dalla biografia di Grisons, che cessò dalla sua funzione di maestro di cappella nel 1787.
Una tesi emersa in Germania nel 1861 attribuisce la paternità dell'inno a tale Holtzmann, con poco fondamento; e in proposito fu il musicologo tedesco Wilhelm Tappert che nel 1889, tornando sui propri passi, rigettò l'ipotesi e mise in luce come frammenti slegati della Marsigliese si ritrovino di certo in opere anteriori (tra le quali notoriamente il concerto per pianoforte n. 25 di Mozart), essendo però molto improbabile che il compositore francese le conoscesse.
Il violinista italiano Guido Rimonda ha sostenuto nel 2013 che la Marsigliese derivi da un identico tema variato in do maggiore del piemontese Giovanni Battista Viotti, musicista di corte a Parigi, fuggito dopo la Rivoluzione. La data sul frontespizio del manoscritto allegato da Rimonda, 2 marzo 1781, è però contestata come un'aggiunta tardiva; mentre altre variazioni sulla Marsigliese pubblicate nel 1795 a nome di Viotti (tre delle quali coincidenti con quelle del manoscritto), contenute nei Six Quatuors d'airs connus dialogués et variés, appaiono disconosciute da una postilla vergata dal compositore e recante «Je n'ai jamais composé les quatuors ci dessous» («Non ho mai composto i quartetti di seguito»).
Evoluzione I rimaneggiamenti dell'originale furono copiosi nel corso di almeno trent'anni e, per piccole che fossero le modifiche, interessarono quasi la metà delle battute dell'inno, nel tramandarsi soprattutto orale della melodia che influenzò le pubblicazioni successive al 1792. Rouget de Lisle accettò tutte queste modifiche e, ritenendole evidentemente migliorative,. ripubblicò l'inno nel 1825 per proprio conto a Parigi, così come nel frattempo era cambiato e con accompagnamento di pianoforte. Il brano veniva trasportato in , con metro e indicazione di tempo Fieramente assai (dal Temps de marche animé che corredava l'originale.). Si tratta di una versione, riportata qui di seguito nella sola melodia, molto simile a quella definitiva.
b) Rouget de Lisle 1825