Alais e Yselda erano due giovani nobili trobairitz, probabilmente sorelle o suore, mentre Carenza era una donna anziana.

Le prime due stanze della loro poesia sono state composte da Alais e Yselda mentre le ultime due (le più difficili da interpretare) da Carenza. Magda Bogin e Peter Dronke leggono il verso di apertura di entrambe le stanze come l'inizio con la dedica N'Alais i na Iselda ("Signora Alais e signora Yselda").Bogin, 144. C'è, tuttavia, un'interpretazione alternativa che vede la dedica come a una "N'Alaisina Iselda". In base a questa interpretazione, vi sono due, non tre, interlocutrici nella poesia: Carenza e Alaisina Yselda (talvolta Alascina, entrambi diminutivi di Alais). All'interno della poesia, a favore della molteplicità delle giovani donne vi è la frase nos doas serors ("noi due sorelle"), in contrasto con l'uso continuo della prima persona singolare. La poesia si è conservata in una collezione di coblas esparsas nell'unico canzoniere italiano.Bruckner, Shepard, and White, 179.

Chiunque scrisse la composizione, Na Carenza al bel cors avinen è complessa e si sottrae a una piena comprensione. Bogin arriva addirittura a classificare gli ultimi quattro versi della parte di Carenza come trobar clus, facendo di essa il secondo caso nella letteratura delle trobairitz subito dopo quello di Lombarda.Bogin, 145. Il linguaggio è religioso in alcuni punti (gran penedenza, grande penitenza) e in altri colloquiale (las tetinhas, le mammelle). Il riferimento di Carenza al matrimonio con Coronat de Scienza ("Coronato da conoscenza") ha fatto aggrottare le sopracciglia. L'oscura frase è forse un nome cataro o gnostico per Gesù Cristo, e forse addirittura un icastico senhal (significante) ortodosso per Dio. Parallela alla dicotomia lessicale colloquiale/religiosa vi è il generale contrasto nel tenore tra le porzioni "serie" e "giocose" del testo. I riferimenti alle mammelle sformate di Carenza sono bilanciati dalla richiesta zelante delle sorelle di risposte alle loro domande in merito alle decisioni maritali.

Secondo Bogin, Carenza sta raccomandando alle sue interlocutrici di evitare il matrimonio terreno e "sposare Dio". In base all'interpretazione di Pierre Bec, tuttavia, Carenza raccomanda il matrimonio a un chierico colto, il quale apprezzerà la verginità e dando a lei un figlio glorioso (filh glorios). Renat Nelli spiega l'intera discussione come un esercizio cataro alla rinuncia del mondo, mentre Angelica Rieger la tratta come un tenso tradizionale che discute il valore del matrimonio. Forse l'interpretazione meno convenzionale è stata avanzata da Patrician Anderson, il quale teorizza il componimento come una satira della Midons ("mia donna"), la quale sceglie un convento per amor di vanità (un punto importante delle stanze delle sorelle è il sacrificio fisico del matrimonio per la moglie). Carenza perciò rappresenta la vergine, Alais la contadina e Iselda la nobildonna; insieme sono "un'unica donna".

Intertestualmente, Na Carenza ha legami con i lavori di Arnaut de Maruelh e con la corte di Azalais, la figlia di Raimondo V di Tolosa e moglie di Ruggero II Trencavel.Esistono traduzioni in inglese di Bogin (1976), Dronke (1984) e Rieger (1992).

Tenso

Note

Bibliografia

Voci correlate Lista di trovatori e trobairitz

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