Il Teatro del sud-est asiatico della seconda guerra mondiale è l'insieme delle campagne e delle operazioni militari svoltesi durante la Guerra del Pacifico nei territori della Birmania, nella porzione orientale dell'India, nell'Indocina, in Malaysia, nella città di Singapore, e in Thailandia, affiancate da combattimenti aeronavali che coinvolsero anche le isole di Sri Lanka e del Madagascar. Le battaglie videro da una parte il Giappone, stato firmatario del Patto Tripartito, contro il Regno Unito, il Regno dei Paesi Bassi e il dominion dell'Australia, coadiuvati da truppe e comandanti statunitensi. Anche la Repubblica di Cina guidata dal Governo nazionalista di Chiang Kai-shek fornì supporto in termini di uomini, riorganizzati e riequipaggiati dagli americani.
Il teatro operativo si aprì l'8 dicembre 1941 quando l'Impero giapponese, a seguito del devastante attacco di Pearl Harbor, si lanciò alla conquista del Sud-Est asiatico colonizzato da Regno Unito e Paesi Bassi cogliendo ovunque successi e schiantando le successive e disorganizzate resistenze degli Alleati. Alla data del 15 maggio 1942, il Giappone si era impossessato di vastissime distese, ricche di giacimenti di petrolio, minerali e altre risorse necessarie alla sua industria bellica; si impegnò dunque a rafforzare le posizioni raggiunte per condurre una guerra di logorio contro gli Alleati, ma i tentativi di sfondare in India o in Cina fallirono. L'anno 1942 vedeva inoltre il crollo delle ambizioni nipponiche con la disfatta a Midway e il passaggio dell'iniziativa in mano alleata.
Già nella prima metà del 1943 il potenziale militare giapponese si era ridotto nell'Oceano Indiano, mentre in Birmania i nipponici subivano un continuo stillicidio di uomini e mezzi e venivano respinti dalle frontiere indiane. Il deteriorarsi del conflitto nel Pacifico, che vedeva catastrofi sempre più gravi abbattersi sulle forze armate imperiali, causò il trasferimento di alcune unità in quel teatro. Il 1944 vedeva i giapponesi in lenta ritirata dalla Birmania, premuti dalle forze anglo-cino-indiane, che nell'aprile dell'anno successivo liberavano il paese: in contemporanea venivano progettate operazioni anfibie da condursi contro Singapore.
Ormai le forze militari giapponesi erano in totale stato di disorganizzazione e a corto di ogni risorsa: ciononostante, anche dopo l'annuncio della resa senza condizioni firmata il 2 settembre 1945, continuarono sporadici combattimenti. Le operazioni nel sud-est asiatico si conclusero definitivamente il 9 settembre 1945.
Successi iniziali dell'Impero giapponese
Gli Alleati soffrirono molte sconfitte e perdite nei primi sei mesi di guerra contro il Giappone. Un primo rude colpo fu subito il 10 dicembre 1941, quando due grandi navi da battaglia britanniche, lHMS Repulse e la HMS Prince of Wales, che due giorni prima avevano lasciato l'ancoraggio a Singapore per attaccare ipotetici convogli nipponici sulle coste malesi, furono affondate nel golfo di Kuantan, a est della penisola malese, da apparecchi giapponesi decollati dall'Indocina: in questo modo le possibilità alleate di battersi efficacemente sul mare venivano ridotte al minimo, mentre al contempo era stato inflitto un brutale scacco all'orgoglio e al prestigio inglesi.
La Thailandia (nota anche come Siam) era da tempo sotto l'influenza politica nipponica, più o meno da quando l'Impero del Sol Levante era intervenuto come mediatore tra la prima e la Francia per dirimere le questioni successive la guerra combattuta tra i due paesi. Perciò quando truppe dell'esercito imperiale sbarcavano l'8 dicembre 1941 a Singora incontravano resistenze poco più che simboliche, tanto che poco dopo il paese si sottometteva all'occupante; il 21 dicembre 1941 la Thailandia si alleava al Giappone, ottenendo qualche ingrandimento territoriale a spese della Malaysia.
Sempre l'8 dicembre, con un rovinoso bombardamento aereo, il Giappone iniziava l'attacco alla città di Hong Kong, tra le più note e importanti colonie inglesi: la resistenza anglo-canadese veniva stroncata dopo un'aspra battaglia il 25 dicembre, consegnando tutto il territorio ai giapponesi, che si abbandonarono ad alcuni massacri e saccheggi.
Malesia e Singapore
Colonie inglesi di fondamentale importanza strategica, la Malaysia e Singapore rientravano nei piani d'espansione giapponesi, che ne affidarono la conquista alla 25ª Armata del generale Tomoyuki Yamashita. Egli sbarcò il 9 dicembre sulle coste settentrionali della Malesia, presso Kota Bharu e Patani, e subito si diresse a sud, nelle giungle e tra le paludi, che caratterizzano la penisola malese. I comandanti inglesi si stupirono che i giapponesi andassero volontariamente a impantanarsi in quelle regioni insalubri, tenuto conto che avevano effettivi relativamente bassi (circa uomini) in confronto ai quasi soldati di cui le due colonie disponevano per difendersi. Ma i britannici non consideravano che questa massa combattente era eterogenea, male armata, supportata moderatamente dall'aviazione e priva di carri armati; i giapponesi al contrario spiegavano decine di carri leggeri e artiglierie di medio calibro che potevano muoversi anche in ambienti estremi come la giungla, senza contare il vasto appoggio aereo di cui godevano..
A causa dunque della maggiore ed insospettata preparazione nipponica le teste di ponte non incontrarono difficoltà alcuna a rafforzarsi, riunirsi e lanciarsi verso l'interno, sbaragliando contingenti indiani posti a protezione di aeroporti vicini. I giapponesi progredirono di conquista in conquista e di vittoria in vittoria, contrastati vanamente da truppe indiane che spesso fuggivano alla vista dei carri armati avversari. Il 6 gennaio 1942 il fronte distava meno di 400 chilometri da Singapore, il 7 gli inglesi, al comando supremo del generale Archibald Wavell, organizzarono una linea difensiva a neanche 200 chilometri dalla città. La pressione giapponese era però incontenibile, e dal 23 gennaio i reparti anglo-indo-australiani iniziarono a ripiegare a Singapore.
Si ebbero anche tensioni tra John Curtin, primo ministro australiano, e Winston Churchill: il primo era venuto a sapere che lo statista inglese meditava di abbandonare Singapore per concentrarsi sulla difesa dell'India e della Birmania. Lo scambio di messaggi assunse toni minacciosi, in quanto Curtin temeva a ragione che la caduta della Malesia avrebbe aperto ai giapponesi le porte sul continente: dichiarò dunque che una ritirata sarebbe stato «... un tradimento ingiustificabile»; Churchill ritrattò allora le sue posizioni, inviando a Wavell il seguente telegramma: «Resistere a qualunque costo!»..
Nel frattempo, il ripiegamento alleato era continuato, e il 1° di febbraio esso ebbe termine, quando fu fatto saltare l'argine che collegava l'isola alla Malaysia. La situazione era drammatica: le truppe erano ammassate senza ordine, e le condizioni della popolazione, già provata da due bombardamenti nipponici, faceva presagire il rischio di epidemie. Inoltre i giapponesi iniziarono a cannoneggiare da terra Singapore, mentre lanciavano continue incursioni aeree: tale preparazione durò una settimana, poi i soldati imperiali a bordo di chiatte riuscirono a porre piede a terra, l'8 febbraio 1942, in una zona della costa fittamente coperta da mangrovie, presidiata dai soli australiani, che non seppero respingerli; l'11 febbraio i giapponesi avevano conquistato metà isola. Il 13 gli ufficiali di più alto rango riconobbero che ormai non vi era più speranza, e il mattino del 15 febbraio iniziarono le trattative tra Yamashita e Percival, che condussero alla fine dei combattimenti alle ore 20.30 del 15 febbraio 1942: la potenza inglese in Estremo Oriente aveva subito una catastrofe senza precedentiLa resa di Singapore consegnò ai giapponesi ben prigionieri, il più alto numero nella storia britannica, l'impero asiatico era perduto e i giapponesi avevano dimostrato impensabili capacità tattico-strategiche oltre ad armamenti moderni..
Il raid giapponese nell'Oceano Indiano
L'invasione della Birmania richiese che gran parte dei rifornimenti necessari alle truppe giapponesi che stavano risalendo le valli dei principali fiumi della regione provenissero dal mare: si sviluppò così un intenso traffico di navi trasporto e mercantili nipponiche nelle acque settentrionali dell'Oceano Indiano. Era ovvio che tale viavai di navi avrebbe offerto agli inglesi la possibilità di attaccarle, ottenendo in tal modo due risultati: inficiare l'operatività delle colonne giapponesi in Birmania e ristabilire la fiducia e la combattività degli uomini, scosse dalle recenti disfatte in Malaysia e di Singapore. Perciò fin dai primi di marzo la flotta imperiale distaccò una portaerei, 3 incrociatori e 6 cacciatorpediniere, che coprirono gli sbarchi effettuati l'11 vicino a Rangoon e il 12 a Sebang, nell'isola di Sumatra..
Dal canto loro i britannici furono allarmati dalla nuova espansione nipponica e dalle operazioni in corso nell'oceano, che minavano la sicurezza e la tranquillità delle loro rotte. Fu dunque inviato nel settore l'ammiraglio Somerville che assunse il comando della squadra inglese, composta da 3 portaerei (una delle quali obsoleta), 5 corazzate risalenti all'inizio del secolo, 8 incrociatori (due di questi erano olandesi con ridotta capacità bellica) e 15 cacciatorpediniere vecchi di quasi trent'anni: come si vede la flotta britannica era numerosa ma non moderna, e difettava grandemente del supporto aereo, limitato ad antiquati velivoli. Ciononostante i giapponesi non rimasero indifferenti a queste forze navali, e destinarono all'Oceano Indiano le due corazzate dell'ammiraglio Nobutake Kondō (Kongo e Haruna) affiancate dalla flotta dell'ammiraglio Nagumo, priva però della portaerei Kaga, in riparazione. La flotta nipponica, un totale di 5 portaerei, 4 corazzate, 3 incrociatori e 9 cacciatorpediniere, salpò il 26 marzo 1942..
I giapponesi miravano al fattore sorpresa per ottenere una schiacciante vittoria, ma essi furono avvistati dapprima negli ultimissimi giorni del mese, e poi il 4 aprile da un idrovolante, ma Kondō decise di proseguire la missione, sentendosi sufficientemente forte. Il mattino successivo 200 apparecchi delle portaerei decollarono e bombardarono Colombo, sull'isola di Ceylon, ma affondarono solo naviglio da trasporto o ausiliare, e solo 12 aerosiluranti inglesi furono abbattuti in volo. Mentre i nipponici rientravano sulle loro basi galleggianti, due incrociatori inglesi furono avvistati, attaccati e affondati da altri 80 bombardieri in picchiata..
Impressionato da tali attacchi e certo che i giapponesi miravano alla sola distruzione della sua flotta, Somerville rifiutò il combattimento e disperse le sue navi nelle basi inglesi sulla costa africana del Kenya o nei porti indiani, in attesa di tempi più propizi alle armi britanniche. Nel campo opposto, l'ammiraglio Kondō desiderava ardentemente eliminare del tutto la squadra inglese nel settore, ma disperava ormai di poterla scovare: decise dunque di attaccare la base di Trincomalee, nel nord-est di Ceylon, per attirare le navi avversarie. Le manovre di avvicinamento furono però scoperte dagli inglesi, e il 9 aprile, quando l'ondata di 125 aerei giapponesi stava già dirigendosi sul porto, fu attaccata da 11 caccia Hawker Hurricane; il bombardamento fu simile a quello di Colombo e non produsse risultati decisivi. Nel frattempo una seconda ondata di apparecchi era partita all'attacco della vecchia portaerei leggera Hermes scortata da un cacciatorpediniere, avvistati 70 miglia a sud dell'isola: le due navi furono affondate senza scampo..