L'Accademia fascista maschile di educazione fisica, nota anche come Accademia fascista della Farnesina, fu un ente di formazione politico-sportiva attivo in Italia durante il periodo fascista.

Storia La Scuola fascista di educazione fisica La "Scuola fascista di educazione fisica", erede degli Istituti di Magistero di Roma, Torino e Napoli, chiusi nel 1923 a seguito della Riforma GentileComunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri 6 marzo 1923, Archivio Centrale dello Stato, Verbali, Presidenza del Consiglio dei Ministri, marzo 1923., iniziò i propri corsi il 7 febbraio 1928L'inaugurazione della Scuola Superiore di Educazione Ginnico-sportiva, in «Bollettino quindicinale dell'Opera Nazionale Balilla», 15 febbraio 1928, 1..

Fu ospitato inizialmente presso l'Accademia militare di educazione fisica della Farnesina. L'istituto avrebbe dovuto svolgere una funzione essenziale: formare gli insegnanti di educazione fisica delle scuole e gli istruttori ginnico-sportivi dell'Opera nazionale balilla (ONB). Le necessità contingenti però, ovvero la mancanza di dirigenti per l'organizzazione giovanile, spinsero Renato Ricci, presidente dell'ONB, a compiere delle scelte diverse. La Scuola assunse, infatti, il ruolo di centro per la formazione della dirigenza maschile delle organizzazioni giovanili fasciste.

L'Accademia A un anno dalla sua fondazione la scuola modificò nome diventando l'«Accademia fascista di educazione fisica»30 marzo 1928, in Archivio Centrale dello Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1928-1930, 1.1.15, 2104, 22.. Ricci voleva che essa fosse il «più gigantesco esperimento di educazione di Stato» mai tentato sino ad allora per la formazione «in senso patriottico e unitario, cioè fascista», delle «classi più giovani di un popolo»R. Ricci, Prefazione, in A. Pica, Il Foro Mussolini, 1937, Bompiani, Milano, p. 5.. L'istituto doveva garantire all'organizzazione giovanile fascista la classe di educatori-dirigenti di cui aveva bisogno.

Dal 1929 si evidenziò subito una maggiore politicizzazione della struttura, dei corsi e delle finalità. Si stabilì che l'iscrizione al partito fosse un requisito essenziale per poter fare domanda d'ammissione, che gli anni di «anzianità fascista», compresi quelli trascorsi nell'ONB, e l'aver rivestito cariche dirigenziali locali fossero un importante criterio di valutazione nella scelta finale dei candidati. Anche i programmi subirono delle modifiche. Venne dato, infatti, maggiore spazio all'educazione politico-sociale, alla pedagogia e a tutte le materie letterarie, filosofiche, storiche e giuridiche ritenute necessarie per formare dal punto di vista politico-ideologico i futuri capi giovanili fascisti. Ai diplomati dell'Istituto vennero assegnati ruoli diversi a seconda delle capacità dimostrate nel corso del biennio. Alcuni vennero nominati docenti presso le scuole, mentre ad altri, quelli ritenuti politicamente idonei, furono assegnati dei ruoli dirigenzialiAttività svolta dall'Opera Nazionale Balilla nell'anno VII, in La Scuola Fascista, 17 novembre 1929, p. 10..

Dopo un tentativo fallito di riforma dello statuto dell'Accademia nel 1929, con il quale si voleva trasformare il corso da biennale in quadriennale, aumentando gli anni di studio per quanti erano destinati a rivestire delle cariche dirigenziali, vi furono due provvedimenti legislativi che indicarono in modo chiaro l'organizzazione e le finalità dell'Istituto, fino al suo passaggio alla Gioventù Italiana del Littorio (GIL): il r.d.l. n. 1.227 del 28 agosto 1931, convertito in legge il 16 giugno 1932, e il r.d.l. n. 1.592 del 31 agosto 1933 (Testo Unico delle leggi sull'Istruzione Superiore). A seguito di tali provvedimenti, si verificò una politicizzazione sempre più profonda dell'istituto e divenne sempre più chiara l'intenzione di utilizzarlo come centro di selezione per l'élite giovanile fascistaA. Pasetti, Nuove ondate di giovinezza sotto il segno del Littorio, in Almanacco fascista del «Popolo d'Italia», 1934, pp. 352-353..

L'istituto si trasferì nella sua sede definitiva nel palazzo H al foro Mussolini nel novembre 1932Comitato dei monumenti moderni, Il Foro Italico, Clear, Roma, 1990; M. Caporilli e F. Simeoni, Il Foro Italico e lo Stadio olimpico: immagini dalla storia, Tomo edizioni, Roma, 1990; A. Greco A. e S. Santuccio, Foro Italico, Multigrafica, Roma, 1991.. Il palazzo H, progettato da Enrico Del Debbio nel 1927, e poi inaugurato nel 1932 fu la prima opera costruita del Foro Italico (allora Foro Mussolini).

L'Accademia della GIL Con il passaggio dall'ONB alla Gioventù italiana del littorio fu necessario attuare dei cambiamenti all'interno dell'istituto. Nell'aprile 1938 vennero nominate dal Comando generale della GIL due commissioni, il cui scopo era stilare il nuovo statuto e i programmi di insegnamento delle Accademie fasciste di Roma e OrvietoL'Accademia fascista femminile di educazione fisica di Orvieto venne inaugurata nel 1932. Essa era un istituto analogo e complementare a quello maschile di Roma. Presso l'istituto aperto nella cittadina umbra vennero, infatti, formate le insegnanti di ginnastica e le dirigenti delle Piccole e Giovani Italiane..

I lavori delle due commissioni favorirono la promulgazione della legge 866 del 22 maggio 1939 che, assieme al testo unico del 1933, regolamentò in toto le due istituzioni. L'istituto del Foro Mussolini prese la nuova denominazione di Accademia della GIL. Mentre in passato l'Accademia era dipesa dal Ministero dell'educazione nazionale e dall'ONB, essa divenne ora un centro di formazione legato strettamente al Partito Nazionale Fascista. I corsi divennero triennaliDiscorso del Rettore Senatore Prof. Dott. Riccardo Versari all'inaugurazione dell'IX anno accademico dell'Accademia della GIL al foro Mussolini il 6 novembre XVIII, Roma, 1940, p. 7.. La materie all'interno dell'Accademia maschile, oltre allo studio di una lingua stranieraArt. 11 decreto del Capo del Governo, 1º febbraio 1940., divenuta obbligatoriamente il tedesco nell'ottobre 1940, vennero organizzate in quattro sezioni: politica, militare, biologico–scientifica e ginnico–sportivaM. Di Donato, L'evoluzione storica della formazione del personale insegnante di educazione fisica in Italia (1847-1943), in «Alcmeone», nn. 5-6, 1985, p. 179.. A differenza di tutti gli altri istituti superiori, il diploma dell'Accademia non veniva rilasciato in nome del re imperatore, ma in nome del duce.

I ragazzi per entrare in Accademia dovevano superare un concorso pubblico, garantire di poter corrispondere le rette stabilite e dimostrare di essere degni dell'ingresso nell'istituzione dal punto di vista morale, politico, razziale, personale e familiare. Le domande per partecipare al concorso di selezione non venivano presentate direttamente dai candidati, ma attraverso i comandi locali della GIL che già selezionavano chi, a loro parere, fosse più adatto per frequentare i corsi dell'Accademia della GILPNF, Gioventù del Littorio, Accademie, Collegi e scuole, Bando di concorso anno XVIII–XIX, Roma, anno XVIII, p. 6.. Dal 1938 l'appartenenza alla razza ariana italiana divenne un requisito essenziale per l'ammissione, mentre i ragazzi ebrei presenti in istituto furono espulsiAccademia della GIL, Roma, s.d., pp. 6–7..

Il 30 ottobre 1940 Riccardo Versari, che era stato rettore dell'Accademia fin dalla sua inaugurazione, lasciò il proprio posto a Nicola Pende il quale cercò di trasformare l'Accademia in un vero e proprio ateneo. Nonostante il suo impegno però l'Accademia di Roma, così come quella di Orvieto, non riuscì ad ottenere l'elevazione effettiva a universitàA. Ponzio, La Palestra del Littorio. L'Accademia della Farnesina: un esperimento di pedagogia totalitaria nell'Italia fascista, Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 141-146..

Dopo il 25 luglio 1943, la GIL venne disciolta, le accademie cessarono di funzionare e gli allievi furono costretti a interrompere gli studi. Nella RSI la rinata Opera balilla, sotto la gestione di Ricci, cercò di organizzare, con molte difficoltà, presso Gallarate e presso Castiglione Olona un'Accademia maschile e una femminile di educazione fisicaIbidem, pp. 220-232.. Nel dopoguerra Una volta terminato il conflitto, molti studenti, che non avevano potuto completare gli studi presso le Accademie fasciste, chiesero di poter ottenere il diploma. Per far fronte a tale richiesta venne approvata la legge n. 415 del 1950. Essa stabilì di organizzare dei corsi accelerati che permisero agli ex accademisti, che avevano dovuto interrompere gli studi per ragioni di forza maggiore, di dare l'esame finale. Tale provvedimento avrebbe permesso in particolare ad alcuni ragazzi, espulsi per ragioni razziali, di concludere il loro ciclo di studi. La legge stabiliva inoltre che non si potesse ammettere «il riconoscimento dei corsi di educazione fisica istituiti dallo pseudo governo repubblicano fascista (Rsi) né degli esami sostenuti presso i corsi medesimi»Approvato il disegno di legge per la sistemazione degli ex allievi delle Accademie di EF, in «Educazione fisica-Organo ufficiale dell'associazione nazionale di e.f.», 15 maggio 1950, p. 2..

Il 20 febbraio 1951 il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione approvò il regolamento per la realizzazione dei corsi che si tennero a Roma tra il 1951 e il 1954Notiziario di educazione fisica, in «Educazione fisica-Organo ufficiale dell'associazione nazionale di e.f.», 24 maggio 1951, p. 5..

Per garantire la formazione dei futuri insegnanti di ginnastica dell'Italia repubblicana si stabilì di aprire a Roma, sulla base del decreto ministeriale del 18 settembre 1952, l'Istituto superiore di educazione fisica (ISEF). Esso doveva svolgere il ruolo di scuola di formazione dei docenti ginnico-sportivi e di centro per l'evoluzione e il progresso delle scienze applicate all'educazione fisica. Solo il 25 gennaio 1967 però l'ISEF trovò una sede definitiva presso l'ex Accademia di musica della GIL al Foro ItalicoIl Foro italico e lo stadio Olimpico. Immagini dalla storia, a cura di M. Caporilli e F. Simeoni, Roma, Tomo edizioni, 1990, p. 70, 220, 265 e 275..

Note

Bibliografia Discorso del Rettore Senatore Prof. Dott. Riccardo Versari all'inaugurazione dell'IX anno accademico dell'Accademia della GIL al Foro Mussolini il 6 novembre XVIII, Roma, 1940. Accademia fascista, febbraio 1935, Roma. Accademie e collegi dell'Opera Balilla, Roma, Anno XV . L'Accademia della GIL - Visita al Foro Mussolini-Corso per «Visitatrici fasciste», Roma, 1940. AA.VV., Accademiste a Orvieto. Donne ed educazione fisica nell'Italia fascista 1932-1943. Documenti e saggi, a cura di Motti L. e Rossi Caponeri M., Perugia, 1996. C. Betti, L'Opera nazionale balilla e l'educazione fascista, La Nuova Italia, Firenze, 1984 A. Cammarata, La scuola del fascismo. Appunti di pedagogia militante per gli educatori, Palermo, 1938. A. Cammarata, Pedagogia di Mussolini. La scuola dell'Opera Nazionale Balilla. I corsi per i capi centuria e i Campi DUX, Palermo, 1932. M. Caporilli e F. Simeoni, Il Foro Italico e lo Stadio olimpico: immagini dalla storia, Tomo edizioni, Roma, 1990. V. Cian, Su l'Opera Nazionale Balilla, discorso pronunciato nella seduta del 4 aprile 1933-XI, Roma, 1933. Comitato dei monumenti moderni, Il Foro Italico, Clear, Roma, 1990. M. Di Donato, L'evoluzione storica della formazione del personale insegnante di educazione fisica in Italia (1847-1943), in «Alcmeone», nn. 5-6, 1985, pp. 175–179. A. Greco e S. Santuccio, Foro Italico, Multigrafica, Roma, 1991. Tracy H. Koon, Believe Obey Fight: Political Socialization of Youth in Fascist Italy, 1922-1943, University of North Carolina press, Chapel Hill, 1985 R. Marzolo, L'Opera Balilla, Roma, anno XV . T.B. Morgan, Italian physical culture demonstration, NY, 1932. G.A. Oddo, Due anni da allievo dell'Accademia Fascista X-XI, Cantù, 1935. A. Pica, Il Foro Mussolini, 1937, Bompiani, Milano. D.S. Piccoli, Le organizzazioni giovanili in Italia, Roma, 1936.