Biografia Giacomo Parravicino nacque a Caspano in Valtellina il 5 gennaio 1660 da Bartolomeo fu Giovanni Pietro, detto Chilla, e da Benedetta Marchesini.
Si formò alla rinnovata Accademia ambrosiana nel periodo in cui era retta da Antonio Busca (1625-1686).
I suoi primi lavori di rilievo li eseguì nel paese natio nella parrocchiale di San Bartolomeo nel biennio 1687-1688. Dello stesso periodo sono pure alcuni affreschi e tele in varie chiese e cappelle di Cercino e Morbegno, compresa la collegiata di San Giovanni Battista. In seguito, per il tramite dell'amico pittore Giorgio Bonola (1657-1700), fu a Vacciago, a Corconio e a Orta, nel novarese.
Verso il 1694, dipinse a Milano nel Duomo i quadri del Santissimo Sacramento e dei Miracoli di San Carlo.
L'anno successivo fu ancora a Milano per dipingere in collaborazione con il Bonola gli affreschi delle navate laterali della chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia. In quell'anno entrò a far parte della neonata Accademia di San Luca fondata dal Bonola stesso (insieme al padre Rocco) nella natia Corconio, con l'intento di riunire i più noti pittori lombardi del tempo, a lui legati dal comune sentire artistico, sotto l'influenza della linea classicista tracciata da Carlo Maratta (1625-1713). Il sodalizio tra i due artisti si sviluppò intensamente tra il 1689 ed il 1695.
All'Accademia corconiense avevano aderito anche i fratelli Grandi di Varese, i quadraturisti Giovan Battista (1643- 1718) e Girolamo (1658-1718), con i quali il Gianolo pure collaborò intensamente negli anni successivi. In particolare, l'intesa artistica tra il Paravicini e i fratelli Grandi si esplicò nella decorazione dell'oratorio di San Michele della confraternita dei Disciplini, nella chiesa di San Calimero a Milano e, soprattutto, dal 1700 al 1702, nella realizzazione degli affreschi, con scene del Trionfo della Croce, della cupola della basilica di Santa Maria della Croce a Crema, allora retta dai Carmelitani Scalzi. Sull'onda del successo di questi ultimi lavori, furono loro commissionati alcuni anni dopo, sempre a Crema, gli affreschi (ora perduti) per la cappella del Crocifisso del Duomo e per la chiesa delle Zitelle di San Carlo. La collaborazione proseguì a Saronno nel santuario di San Francesco (1712), a Bagnolo Cremasco nella parrocchiale per la decorazione della cappella di San Giuseppe 1714) .
Nel contempo, a cavallo del secolo, il Gianolo (con il quale iniziò a collaborare anche il nipote Alessandro) operò a Chiuro nella parrocchiale dei santi Giacomo e Andrea e nel santuario della Beata Vergine della Neve e di San Carlo. Quindi a Caspano, a Cercino e nuovamente a Milano con una Immacolata in gloria nella cappella di Sant’Agata della chiesa di Sant'Angelo. Sempre verso la fine del secolo è datata la realizzazione delle tredici lunette del chiostro del convento di San Francesco a Trecate.
Nel 1704 decorò la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Biumo Inferiore, nel 1705-1706 dipinse due grandi tele (Il trasporto delle reliquie e Il martirio dei Ss. Gervasio e Protasio) per la chiesa dei santi Gervasio e Protasio a Sondrio e nel 1708 la Madonna del Rosario con San Domenico per la parrocchiale di Campovico (Morbegno) dove trovasi anche una sua Crocefissione del 1712. Di quel periodo sono pure i teleri della Predica e del Martirio di S.Bartolomeo nel presbiterio della parrocchiale di Caspano (1712-1714) e le tele della Madonna del Soccorso e Triade presso la chiesa della Misericordia di Casale Monferrato.
Sono altresì da citare i dipinti e l'affresco sulla vita di Sant'Alessandro nell'omonima chiesa a Traona, in cui si trovano anche altri diciotto dipinti raffiguranti altrettante virtù, gli affreschi e le tele del presbiterio della chiesa di Sant’Ignazio a Ponte in Valtellina e la pala della Madonna del Suffragio della chiesa dei santi Giacomo e Andrea di Chiuro.
Nel 1721 fu nuovamente a Crema, in Santa Maria della Croce, per decorare il corpo settentrionale della basilica.
Morì il 28 febbraio (o il 25) 1729 a Milano, dov'era convolato a nozze verso il 1680 con Caterina Biglia ved. Villa, (+ 1723), dalla quale ebbe quattro figli tra i quali Giuseppe (1683-1716), pure lui pittore, morto prematuramente a 33 anni. Il figlio di quest'ultimo, Alessandro (1705-1780), proseguì anch'egli con discreto successo l'attività artistica dopo aver collaborato lungamente con il nonno.
Bibliografia
Cesare Cantù, Storia della città e della diocesi di Como, Tipografia Figli di Carlantonio Ostinelli, Como 1831. Giovanni Libera, Cronistoria di Caspano e dei paesi limitrofi, Tipografia «Volta» - S.A. Caccia e C., Como 1926, pp. 131–140. Piervirginia Glaviano, Giacomo Parravicini e Giovan Pietro Romegialli pittori valtellinesi, in Commentari, De Luca Editore, Roma 1964, pp. 82–98. Chiara Savoini, L'inesplorata attività di Giacomo Parravicini, detto il Gianolo, nel Cusio, in Bollettino della Società storica valtellinese, vol. XLVII, 1994, pp. 148, 150-152. Simonetta Coppa, Civiltà artistica in Valtellina e Valchiavenna. Il Settecento, Bolis, Bergamo 1994, pp. 295–296. Giorgio Zucchelli, Santa Maria della Croce, Edizioni Il Nuovo Torrazzo, Crema 2003. Marina dell'Omo, Il progetto per una teoria della pittura nel Cusio alla file del Seicento. Giorgio Bonola e Giacomo Parravicini , in Novarien, nr. 32, Interlinea Edizioni, Novara 2003, pp. 137–150. Augusta Corbellini e Giulio Perotti (a cura di), Il "Gianolo" e i suoi dipinti in Valtellina con uno sguardo al nipote Alessandro, Collana Atti e Documenti n.11, Società Storica Valtellinese, Sondrio 2011.
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