Le città fantasma in Italia sono quelle località italiane un tempo abitate che sono state abbandonate, a seguito di calamità o di migrazioni, dall'intera popolazione, e i cui edifici sono in parziale o totale rovina.

Abruzzo

In provincia di Teramo vi sono alcune frazioni e villaggi montani nei territori di Rocca Santa Maria, Fano Adriano, Torricella Sicura, Cortino e Valle Castellana: Martese, Serra, Tavolero, Valle Piola, Altovia, Valle Pezzata, Laturo, Fiume, ecc. nonché il borgo medievale di Sant'Egidio alla Vibrata, il borgo medievale di Faraone Antico, la frazione Case Cascignoli del comune di Bisenti, Vezzano di Mosciano Sant'Angelo e Frunti nel comune di Teramo.

Particolarmente interessante è Valle Piola, situato nel cuore dei Monti della Laga, paese che risulta abbandonato dal 1977, quando l'ultima famiglia si trasferì altrove. In varie case è presente il caratteristico gafio, un balcone in legno di origine longobarda.

In provincia dell'Aquila si trova poi Sperone, abbandonato dai suoi abitanti che si sono trasferiti a cominciare dagli anni sessanta nel nuovo Borgo Sperone a Gioia dei Marsi; nello stesso comune si trova il casale abbandonato di Le Grippe. A Ortona dei Marsi si trova la borgata disabitata di Fonte Giusta. Morino Vecchio, nel comune di Morino, Meta Vecchio di Meta e Lecce Vecchio insieme ad alcuni casali come Sierri e Buccella a Lecce nei Marsi e Frattura Vecchia, nel comune di Scanno sono stati abbandonati dai pochi superstiti del terremoto del 1915. Anche il borgo medievale di Albe Vecchia venne distrutto e abbandonato in seguito al terremoto della Marsica. Situato nel comune di Massa d'Albe sovrasta il sito archeologico di Alba Fucens. Nel comune di San Vincenzo Valle Roveto si trovano i pochi ruderi di Roccavecchia, il primordiale borgo di Roccavivi distrutto dalla frana del 1616.

Esempio lampante di buona manutenzione è il borgo di Calascio Vecchio, distrutto dal terremoto del 1706, su cui poggia Rocca Calascio, set di numerosi film di successo come Ladyhawke.

In provincia di Chieti invece è da considerarsi città fantasma il borgo abbandonato di Gessopalena, Gessopalena Vecchia. Il paese fu distrutto con cariche di dinamite il 1º gennaio 1944 dai nazisti, essendo il paese sulla linea Gustav e successivamente trasformato in sito archeologico. Nei dintorni è abbandonato anche il borgo di Lettopalena Vecchia, anche essa distrutta dai tedeschi.

Presso la Val di Sangro è abbandonato il centro di Buonanotte Vecchio di Montebello sul Sangro per una frana che danneggiò il paese nell'Ottocento. Tra Fraine e Roccaspinalveti sono visibili i resti dei centri vecchi, caduti in rovina per via di frane.

In provincia di Pescara sono degne di nota per i resti medioevali i due borghi di Pietra Spaccata (Castrum Rocchettae) facente parte della frazione di Roccacaramanico nel comune di Sant'Eufemia a Maiella con cimitero annesso e il borgo di Salle Vecchia, nel comune di Salle. Qui è conservato il Castello di Salle, mentre Roccacaramanico è visitabile in estate dai turisti di tutta Italia.

Basilicata

Il vecchio centro abitato di Craco, paese in provincia di Matera, è stato abbandonato nel 1963 a causa di una frana che lo distrusse ed è rimasto come il momento in cui venne abbandonato. Questa evacuazione ha conferito al borgo un certo fascino che ha attratto alcuni registi che scelsero Craco per girare scene dei loro film (La Passione di Cristo di Mel Gibson, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, King David di Bruce Beresford e Quantum of Solace di Marc Forster sono alcuni esempi). Inoltre, secondo gli appassionati di paranormale, Craco sarebbe infestata da presenze arcane, in cui risuonano strani rumori, echi di voci, urla e misteriose forme luminose nelle abitazioni.

Da menzionare è anche Campomaggiore Vecchia, un piccolo centro della provincia di Potenza ove le case erano disposte a scacchiera e ogni abitante aveva un pezzo di terreno da coltivare. Analogamente a Craco, la città fu abbandonata nel 1885 per via di una frana, divenendo un borgo molto suggestivo da osservare.

Il paesino di Alianello Vecchio, frazione del Comune di Aliano in provincia di Matera, è stato abbandonato dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980 e la sua popolazione trasferita nel nuovo nucleo di Alianello Nuovo.

Il Casale di Armento, in provincia di Potenza, fu danneggiato dal violento terremoto della Basilicata del 16 dicembre 1857 che causò trentuno vittime e danni estesi in gran parte della Basilicata. La struttura più rappresentativa è il Castello, posto all’estremità SE. Noto come Palazzo Terenzio, è contraddistinto da quattro fasi costruttive (fase normanno-sveva, databile tra il XII e il XIII secolo, con la strutturazione di una cinta muraria sul lato sud-ovest; fase angioina, inquadrabile cronologicamente nel XIV secolo, con l’innalzamento di una torre; fase aragonese del XV secolo, con la ricostruzione del torrione centrale e con la realizzazione di un altro lungo il lato nord-est, e l’ultima fase, collocabile dopo il terremoto del 1857, con l’impiego della cosiddetta tecnica delle ‘civate’, contrassegnata da una pietra più grande posta al centro e diversi sassolini disposti intorno).

Brienza Vecchia è il borgo antico della cittadina, situata in provincia di Potenza e distrutta dal terremoto del 16 dicembre 1857. Con il crollo di gran parte delle abitazioni, il cedimento parziale del Castello Caracciolo e 151 vittime, fu completamente abbandonata e trasferita più a valle. Nel paese vecchio si conservano le tracce dei quartieri residenziali con abitazioni disposte a schiera. Il nucleo più antico, databile tra il VII e l’VIII secolo, è rappresentato dalla chiesa a navata unica di San Martino. Nel X secolo si sviluppano le aree residenziali distribuite nelle immediate vicinanze della chiesa di San Nicola in piazza Piana (poi Santa Elisabetta, in seguito Via Archi) e di San Nicolò dell’Arco e poi nell’XI secolo intorno alla chiesa di Santa Maria Assunta (che divenne chiesa Madre nel 1683). Accanto alla torre, posta all’estremità della cinta di fortificazione nella zona più ripida del pianoro, si apre la porta della Torricella, che immette nell’area residenziale di San Michele dei Greci. In posizione elevata, a controllo di tutto l’abitato e della sottostante vallata, è il castello Caracciolo, la cui forma quasi triangolare, su tre piani, si adatta alla conformazione della collina su cui si erge. Nella parte sommitale dell’abitato, è posto il Santuario del Santissimo Crocifisso a unica navata, databile al 1237.

Maratea Castello (o Superiore, PZ), in provincia di Potenza, è il primo nucleo abitativo di Maratea. Fu distrutta durante l’'assedio napoleonico del 1806. Descritta nel 1835 nell’opera “Di S. Biase e di Maratea. Discorso istorico”, di Carmine Iannini, rettore curato e cappellano della Basilica di San Biagio, era situata in posizione strategica: a sud era difesa naturalmente da uno strapiombo e nel settore nord da un imponente tracciato murario. Conserva in situ labili tracce come due torri, originariamente poste a guardia di una delle due porte, i ruderi di Palazzo Ventapane, posto a guardia di uno degli ingressi, e i resti di strutture abitative di dimensioni ridotte, dotate di cisterna e di un piccolo giardino ove coltivare ortaggi e allevare animali domestici.

Calabria

Il borgo di Africo, e il villaggio di Casalinuovo frazione di Africo, sull'Aspromonte, furono abbandonati nel 1951-1953 a causa dell'alluvione, del mese di ottobre 1951 e ricostruiti al livello del mare col nome di Africo Nuovo, nella contrada "Le querce" del comune di Bianco, molto vicino alla foce della fiumara La Verde, presso il promontorio di capo Bruzzano, l'antica Locri Epizefiri. I borghi (Africo e Casalinuovo) abbandonati, erano adagiati su due costoni della montagna, dirimpettai, divisi da una fiumara affluente del La Verde. Poche centinaia di metri li separavano. Non vi era collegamento stradale, nel senso comune del termine, ma una mulattiera che con ghirigori, era lunga più di tre chilometri.

L'antico borgo di Laino Castello in provincia di Cosenza fu abbandonato all'inizio degli anni ottanta, anche se la costruzione delle infrastrutture del nuovo centro abitato era già in atto dalla prima metà degli anni settanta in località Pornia (poco distante dal vecchio centro). Il borgo è rimasto abbandonato e dimenticato dalle istituzioni per circa 20 anni, ma ora è oggetto di recupero e riqualificazione che vorrebbero farne un borgo-albergo.

Di Panduri, cittadina situata in collina nel comune di Careri (RC), distrutta da un terremoto nel 1570, rimangono le antiche mura del convento; dalla sua distruzione, su una collina vicina, sorse il nuovo paese, Careri. Si narra che nelle viscere della collina di Panduri si trovi una caverna alla quale si accede attraverso una piccola fessura nascosta chi sa dove, ma conosciuta dagli abitanti del posto. Questa caverna presenta, secondo il racconto di molti abitanti, misteriosi fenomeni di magnetismo. Fatto sta che dal terremoto che distrusse la cittadina di Panduri sopravvisse solo un terzo della popolazione. I morti non vennero seppelliti. Interessante è la storia di un famoso quadro conservato nel monastero e ritrovato successivamente al terremoto. Venne ritrovato, racconta la leggenda, da un bue che costrinse i proprietari a scavare nel luogo dal quale non voleva più muoversi. Si trattava di un'opera raffigurante una madonna, "La Madonna delle Grazie di Panduri". Il quadro venne conservato fino agli anni ottanta del Novecento presso la chiesa parrocchiale di Careri. Misteriosamente venne trafugato. Molto probabilmente rivenduto presso collezionisti. Panduri vede ogni estate riempirsi la sua collina di fedeli che si raggruppano per pregare in suffragio dei morti del terribile terremoto e per la Madonna di Panduri, di cui si porta in processione una riproduzione.

Inoltre il paese di Cavallerizzo (frazione di Cerzeto in provincia di Cosenza), è disabitato dal 7 marzo 2005 in seguito a una frana che distrusse una parte delle abitazioni. È uno dei paesi albanofoni (arberesh) della provincia di Cosenza.

Pentedattilo ora frazione del comune di Melito di Porto Salvo ma comune autonomo fino al 1811, caratteristico per la forma della roccia "a cinque dita" su cui è costruito e da cui prende il nome.

Roghudi Vecchio, in provincia di Reggio Calabria, gravemente colpito dai terremoti del 1783 (con il crollo di gran parte degli edifici), del 1894 (con il disfacimento di sessantasei abitazioni), del 1905 (con la demolizione di sette abitazioni), del 1907 (con gravi danni a quarantadue abitazioni e all’edificio scolastico) e del 1908 (con il crollo di alcune dimore, lesioni a tutte le altre e due vittime), fu danneggiato anche dalle frane del 1963 e del 1971 (1-4 ottobre). Tra il 1972 e il 1973 (15 dicembre 1972-3 gennaio 1973), inoltre, si verificò nell’area un lungo periodo di piogge che rese il sito ‘inabitabile’, causandone il trasferimento nel centro di Roghudi Nuovo, enclave di Melito di Porto Salvo. In situ, in posizione centrale è la chiesa di San Nicola, restaurata, con altare marmoreo sul quale è deposto un crocifisso ligneo, meta di numerosi pellegrini. Roghudi è uno dei comuni ellenofoni della provincia di Reggio Calabria. Non distante dal centro abbandonato si trova la località disabitata di Ghorìo.

Cirella Vecchia - alle spalle dell'attuale paese (Cirella), arroccato su di un promontorio c'è il vecchio abitato. Venne abbandonato nel 1806 in quanto bombardato dalla flotta francese durante l'"insurrezione calabrese".