Vellai (Velai in veneto) è una frazione di Feltre.
Geografia fisica Vellai è composto da un centro di dimensioni esigue circondato da una vasta area coltivata dove si trovano anche altri piccoli agglomerati urbani sparsi. Il territorio di Vellai è identificabile tra la zona periferica di Feltre a ovest, con l'area pianeggiante della località Saluch e le località Case Bianche e Lipoi, il torrente Caorame a est; la strada statale 50 a sud e il colle di Cart a nord. Vicino Vellai passa il torrente Uniera. Nel territorio ci sono diverse zone umide, tra cui la Torbiera di Lipoi, dove prosperano numerose specie animali e vegetali.
Origini del nome Sull'origine del toponimo del paese vi sono molte incertezze. Esso può essere diviso in due parti, entrambe di origine etruscoide: "Vel", base probabilmente analoga al "Fel" di Feltre, intendendola come nome proprio, e "-ai", suffisso tipico della zona del Feltrino. Si può di conseguenza supporre che il primo nucleo del paese fosse un gruppo di case costruite attorno alla preesistente dimora di un uomo di nome Vel.
Nel medioevo si cita il paese come "Vellajo", ma in un testamento datato 1610, viene già segnato come "Vellai". In una mappa del 1798, nello specifico riguardante i possedimenti della famiglia Milanese, è tuttavia indicato come "Velai": è possibile che si tratti di un errore di trascrizione, dovuto all'assenza del raddoppio consonantico presente nel dialetto locale.
Secondo la credenza popolare, non filologicamente attendibile, il nome di Vellai deriverebbe da "vello", ossia il manto di lana che ricopre gli ovini.
Storia
Antichità e Medioevo Molte poche sono le notizie del paese nell'antichità, e per la maggior parte mitico-leggendarie. Probabilmente il suo sviluppo fu dovuto alla vicinanza con la Feltria-Bellunum, strada romana che, passando per il vicino paese di Cart, univa i due principali centri abitati della Valbelluna. Il legame di Vellai con il mondo romano è testimoniato anche dalla stretta strada che collega l'abitato con il viale di Cart, chiamata "la Romanella". Questo nome probabilmente deriva dal ritrovamento di reperti antichi nella zona, nella fattispecie di un'urna funeraria, anche se questo particolare si basa più su aspetti leggendari che su elementi storici fondati.
Poco prima della caduta dell'Impero Romano, nel 451, così come molte zone dell'area Padana, anche il Feltrino subì le invasioni di Attila e degli Unni, e si fa risalire a questo periodo la località Case Bianche, fondata, come vuole la leggenda, dagli abitanti di Feltre che cercavano rifugio in luoghi più isolati.
Le vicende di Vellai nel Medioevo si articolano attorno al Castello di Pezzol. La costruzione non era situata vicino al nucleo centrale del paese, bensì a ridosso del torrente Caorame. Secondo lo storico feltrino Antonio Vecellio, la caratteristica principale del forte era la alta torre del mastio. Il castello era di proprietà della famiglia Pezzolo, che cadde in povertà in seguito al fallimento di una congiura architettata da uno dei suoi membri ai danni del vescovo serenese Adalgerio Villalta, nel 1265. In seguito a questo avvenimento, il castello si avviò verso un lento declino, e finì col diventare una semplice abitazione privata. Le ultime tracce della costruzione vennero eliminate nel 1421, quando la Serenissima Repubblica di Venezia, diventata dominatrice della zona nel 1404, emanò una legge riguardo all'abbattimento dei castelli privati sul suo territorio, ritenuti pericolosi per la sua supremazia.
Anche a Vellai era attivo un sistema feudale: il governante era costituito dal vescovo della città di Feltre che, in qualità di conte, poteva conferire ai propri feudatari territori e diritti, che potevano essere di tre tipi diversi. Il primo concerneva il godimento, da parte di uomini del paese, di terre montane a ragione vescovile, il secondo era lo ius di marighezza, ovvero di gastaldato e il terzo lo ius decimandi, ovvero il diritto di decima.
Sotto la Repubblica di Venezia Come il resto del Feltrino, il territorio del paese finì sotto la dominazione della Serenissima nel 1404.
In questo periodo, assieme a Cart, Vellai faceva parte della parrocchia del vicino paese di Zermen. È proprio al XVI secolo che appartengono i primi documenti che testimoniano l'esistenza di una chiesa dedicata al culto di Sant'Agata, anche se probabilmente un edificio ad uso religioso esisteva in loco già da diversi secoli. La chiesa appare in un estimo del 1559, dove figura come titolare di alcune piccole proprietà fondiarie, ma non in quello del 1520, quindi si può supporre che la sua costruzione risalga a questo lasso di tempo. Di essa è rimasto ben poco, dato che venne demolita a metà Ottocento per fare spazio a quella attuale.
Allo stesso periodo risalgono le prime testimonianze riguardo alla chiesetta di Pezzol, dedicata ai Santi Lorenzo e Marcello, edificata con molta probabilità in prossimità dell'antico omonimo castello e ricostruita dopo le distruzioni di inizio Cinquecento, causate dalla Lega di Cambrai.
Con Cart, Vellai fu sede di un sistema regoliero. Nonostante si possa supporre che ciò abbia radici più antiche, è del 1520 uno dei primi documenti che lo testimonia (seppur indirettamente, infatti è citata la sola località di Saluch).
Nel 1667 gli abitanti di Vellai e Cart furono chiamati a contribuire alle spese di restauro del campanile di Zermen. Nonostante i due paesi fossero sotto la sua parrocchia, la richiesta venne accolta con ostilità, poiché ognuno dei tre centri abitati doveva arrangiarsi nelle spese di mantenimento dei propri luoghi di culto; la richiesta fu di conseguenza ritirata, ma tra Cart e Vellai da una parte, e Zermen dall'altra, rimase un clima freddo per tutti i secoli successivi.
Il 12 maggio 1797 cadde la Repubblica di Venezia ad opera di Napoleone e nell'ottobre dello stesso anno i nuovi dominanti francesi giunsero anche nel Feltrino. Tutti gli edifici religiosi furono obbligati a fare un prestito forzoso alla nuova autorità, pari al valore delle loro proprietà immobiliari più il 5% di interessi. Per la chiesa di Vellai, il valore totale calcolato fu di 2524 lire e 16 soldi.
Ottocento Nel panorama delle molteplici dominazioni conseguenti alla caduta della Serenissima, nel 1806 venne abolita la regola vigente ancora dal medioevo, il cui potere venne trasferito ai nuovi comuni appena costituiti. Il 4 aprile 1816, con gli austriaci regnanti, venne istituito il nuovo comune di Zermen, e Vellai ricadde nel suo territorio. Quando il 23 agosto 1820 andò a fuoco la casa dove il vicario soggiornava, la regia delegazione provinciale intervenne nei confronti delle autorità ecclesiastiche per sollecitare la costruzione di una nuova canonica. Il parroco infatti fino ad allora non aveva mai avuto fissa dimora, e doveva provvedere egli stesso a trovare alloggio, quasi sempre tra Vellai e Cart. L'edificazione della nuova canonica venne pianificata di fianco alla chiesa di San Dionisio a Zermen, sede parrocchiale, ma non vedrà la luce e all'uopo verranno utilizzati i locali privati di Don Uberto Fabris. In quegli anni la deputazione comunale, dato che i tre paesi erano riuniti sotto un'unica parrocchia, decise la costruzione di un cimitero unificato. Si scelse come area la zona denominata Commun della Lovera, situata a sud del nucleo principale di Vellai e a nord del torrente Uniera. Il nuovo camposanto venne inaugurato da Don Uberto il 2 novembre 1831, ma fu abbandonato già nel 1837, sia per l'inadeguatezza della terra, che non permetteva una regolare decomposizione dei cadaveri, sia per le dispute campanilistiche degli abitanti di Zermen e Cart, che non volevano che i loro morti fossero sepolti così lontano dai loro paesi. L'area rimase vuota per dei decenni, fino a quando non andò definendosi un piccolo agglomerato urbano che, in memoria dei defunti che lì erano stati seppelliti, prese il nome di Borgo Santo.
Il 1840 fu un anno importante, poiché a Vellai si spostò la sede parrocchiale, su iniziativa del vescovo Antonio Gava. I presupposti c'erano tutti: la preponderanza demografica rispetto a Zermen, la centralità delle strutture preesistenti, la disponibilità di un luogo da adibire a canonica e l'idea, nascente in quegli anni, della costruzione di una nuova e più capiente chiesa.
Risale al 1843 l'ultima notizia riguardo allo ius decimandi in Vellai: questo testimonia che il sistema feudale era qui sopravvissuto per circa quarant'anni dopo la sua abolizione da parte di Napoleone nel 1806.
Nel 1848, dopo circa un decennio dalla chiusura del cimitero unificato, si decise di edificarne uno nuovo, e si scelse l'area di Caraja, a occidente dell'abitato principale, dove tuttora vengono sepolti i defunti di Vellai e Cart. Pochi anni dopo iniziò effettivamente la costruzione della nuova chiesa dedicata a Sant'Agata, che si protrasse dal 1854 al 1857. L'organo della stessa fu messo in loco nel 1891, esigenza dettata dall'esponenziale crescita della cantoria, guidata in quegli anni dal maestro Giovanni Battista Dalla Gasperina, uomo di gran talento, lodato anche da Vittore Pilotto, fratello del ben più noto drammaturgo Libero Pilotto.
Tutte le costruzioni precedenti avevano gravato sulle finanze del comune di Zermen, che aveva dovuto sopportare anche ingenti spese straordinarie. Le casse comunali avrebbero potuto essere rimpinguate aumentando l'imposta fondiaria, ma si preferì accettare la proposta di unificazione con il comune di Feltre, avvenuta il 22 agosto 1857, al fine di ripartire le spese in un'area più ampia.
Dal Novecento a oggi Il nuovo secolo si aprì con un'azione goliardica perpetrata da alcuni abitanti di Vellai e Cart ai danni di quelli di Zermen: nel dicembre 1900 era prevista l'inaugurazione della nuova pala d'altare per la chiesa di San Dionisio, dato che la precedente di Cima da Conegliano era stata acquistata dallo stato italiano, e le campane suonavano a festa da parecchi giorni; alcuni vellaiesi, rubata al colono di Villa Rosada un'alta scala, si recarono in piena notte alla base del campanile di Zermen. Il loro obiettivo era rubare le campane, ma venne dato l'allarme quando gli avventori erano riusciti solo a segarne la cinghia di cuoio che le sosteneva al supporto. Questo avvenimento, figlio della storica inimicizia tra i due paesi, guastò in larga parte i rapporti tra gli abitanti, ma favorì il distaccamento di Zermen come sede parrocchiale autonoma, che però avvenne solo nel 1937.
Nel 1909 si aprì un altro importante periodo per la storia del paese, con l'apertura della colonia agricola per orfani ad opera di Don Giuseppe Bortolon. L'istituto, inizialmente situato nell'antica Villa Tomitano, si prefiggeva di dare un'istruzione agli orfani della Provincia e di avviarli così ad un lavoro manuale.
Risale poi al 1910 l'inizio della costruzione della scuola elementare, ora scuola dell'infanzia, che verrà intitolata ad Ida Pilotto dopo la morte della medesima. In precedenza le lezioni si tenevano al piano terra dell'angolo rivolto ad ovest di Villa Rosada, in precarie condizioni igienico-sanitarie.
Nel 1917, con la disfatta di Caporetto, il Feltrino venne invaso dalle truppe austroungariche. Gli ufficiali, il 28 gennaio 1918, ordinarono la requisizione delle campane e delle canne dell'organo della chiesa di Sant'Agata, per un peso complessivo di 322 chilogrammi, al fine di fonderle per ricavarne macchine da guerra. Esse furono sostituite nel 1920 da un trio di campane fuse dalla ditta bassanese di Pietro Colbacchini.